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I viaggi naturalistici delle Travel Blogger Italiane

Da Naturalista quale sono ho pensato di raccogliere alcune testimonianze di viaggio verso mete naturali mozzafiato, luoghi incontaminati che la nostra Terra ancora ci offre. Per fare ciò ho chiesto ad alcune colleghe Travel Blogger di descrivere il loro viaggio, la loro esperienza e di mostrarmi le loro foto scattate in questi paradisi naturali. Molte di loro hanno accettato e io sono lieta di presentarvi la loro esperienza!

Buona lettura delle avventure delle amiche Travel Blogger Italiane!

Fiore separè

Eleonora

Avventure Ovunque

Amazzonia – Bolivia

Il nostro viaggio inizia in America del Sud e subito ci immergiamo nel lussureggiante e tanto fragile ecosistema della Foresta Amazzonica. Eleonora ci porta dunque in Bolivia per scoprire una fauna e una flora ancora vergini e che è nostro compito preservare adottando strategie e comportamenti sempre più green.

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Tra le “Nuove sette meraviglie del mondo naturali”, la più estesa è senza dubbio la foresta amazzonica. Prima di partire, quello che mi attirava di più di questa distesa verde era la sua incredibile biodiversità, unita alla possibilità di immergersi in un ambiente così particolare e fare delle esperienze uniche. Insomma, dormire nella giungla non è certo cosa da tutti i giorni!

Sebbene la maggior parte della foresta stessa si trovi in Brasile, io sono invece stata nell’Amazzonia boliviana, nel parco naturale Madidi. Già l’arrivo in questa regione mi ha lasciata senza fiato. Un po’ per il panorama pazzesco che si ammirava dal finestrino dell’aereo, una infinita distesa di verde attraversata da fiumi enormi che si diramano come fossero delle arterie. E un po’ anche letteralmente, per l’improvvisa botta di caldo e umidità che mi ha investita non appena scesa dall’aereo, considerando poi che appena un’oretta prima mi trovavo a La Paz, a 3500 metri di altitudine e in un clima decisamente diverso!

Io ed il mio compagno, per questa avventura, abbiamo scelto di dormire in un eco lodge, una struttura attenta a mantenere basso il proprio impatto ambientale ed immersa all’interno della foresta. Per raggiungere il lodge sono servite circa tre ore in barca, risalendo lungo uno di quei fiumi che avevamo ammirato poco prima dall’alto. Ed ogni minuto è stato speso a guardarci intorno pieni di meraviglia: eravamo finalmente nella foresta amazzonica.

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Nei quattro giorni trascorsi lì abbiamo principalmente camminato in silenzio. Ogni mattina camminavamo con la nostra guida tra alberi giganteschi e innumerevoli insetti minuscoli (o anche non tanto minuscoli!) per circa tre ore, poi altre tre ore nel pomeriggio. E camminare nella giungla è una fatica immensa, perché ti manca letteralmente l’aria. Sembrerà assurdo, ma nel “polmone verde” del mondo la sensazione che ricordo maggior mente di aver provato è stata proprio quella, perché la vegetazione è talmente fitta che l’aria quasi non circola. Anzi, la vegetazione è talmente fitta che anche della pioggia si sente solo il rumore, ma le gocce d’acqua quasi non arrivano a terra. Eravamo comunque sempre zuppi, perché l’umidità è spaventosa. Perfino le lenzuola del letto erano sempre umide.

La nostra missione principale era quella di riuscire a vedere più animali possibile. E in effetti abbiamo visto varie scimmiette e alcune specie di uccelli, ma sempre da molto lontano. Abbiamo però anche incontrato da vicino un caimano, ammirato una famigliola di capibara che sonnecchiava sulla riva di un fiume e avuto un incontro un po’ troppo ravvicinato con uno dei ragni più velenosi al mondo, il ragno delle banane.

Insomma, ne è valsa davvero la pena, dal primo all’ultimo momento.

Fiore separè

Claudia e Ilaria

Trottole in Viaggio

Cascate dell’Iguazù – Brasile/Argentina

Continua il nostro viaggio in Sud America e dalla Bolivia ci spostiamo in Argentina e in Brasile per ammirare delle cascate maestose e incredibili: quelle dell’Iguazù. Mia zia le ha viste con i suoi occhi e mi ha detto che sono talmente spettacolari da togliere per qualche minuto il fiato: anche Claudia e Ilaria sono rimaste ammaliate da queste cascate così imponenti! Scopriamole con le loro parole!

Quando Madre Natura ci mette lo “zampino” nascono luoghi incredibili come le Cascate dell’Iguazù. Una serie infinita di cascate tra Argentina e Brasile che sono state decretate una delle Sette Meraviglie naturali al Mondo. Non sono una fan dei numeri ma quelli associati alle Cascate dell’Iguazù sono impressionanti: quasi 300 cascate distribuite lungo 2,7 chilometri per un’altezza fino a 80 metri e una portata d’acqua di quasi 2 milioni di metri cubi al secondo.

cataratas iguazu - lato argentino

Dal lato Argentino si scoprono passo dopo passo, cascata dopo cascata. Sembra proprio che non finiscano mai. Passeggiate di chilometri e chilometri immersi nel verde della foresta tra farfalle ed uccelli variopinti. Potrete vedere tucani e colibrì, ma se siete fortunati anche qualche scimmietta. Quelli che non vi abbandoneranno mai lungo tutto il percorso sono i coati: state attenti ai vostri viveri con questi piccoli animaletti simili a dei procioni sempre affamati! Durante il cammino neanche l’acqua vi abbandonerà mai: se non con la vista sicuramente con l’udito attraverso il suo scorrere incessante in sottofondo. Ci sono tre percorsi: il Paseo Inferior, il Paseo Superior e il percorso che conduce alla Garganta del Diablo. Come suggerisce il nome, la Gola del Diavolo, è un luogo a dir poco impressionante. Si rimane inebetiti dinanzi all’immensa potenza e maestosità dell’acqua. Un vero e proprio muro d’acqua dove sarete immersi in una nube di vapore acqueo ed arcobaleni. Un luogo così ovattato dalla nebbiolina e dal rumore assordante dell’acqua dove l’unico modo di comunicare è urlare.

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Il lato brasiliano è più panoramico e d’impatto. Lo spettacolo delle Cascate dell’Iguazù si presenta fin da subito in tutta la sua imponenza. Da questo versante si può ammirare la Garganta del Diablo dal basso raggiungendo il Salto Floriano. Tramite una passerella sull’acqua vi ritroverete ai piedi di questo immenso muro d’acqua. Uscire da lì ancora asciutti è una vera e propria impresa.

iguazu lato brasiliano

Entrambi i versanti sono da ammirare perché profondamente diversi tra loro. Vi consiglierei di iniziare da quello argentino per poter scoprire le cascate poco a poco dedicando ai vari percorsi un’intera giornata. Per il lato brasiliano è sufficiente mezza giornata e si può abbinare la visita con il Parque das Aves formato da voliere immense con all’interno bellissimi uccelli provenienti da varie parti del pianeta.

iguazu lato argentino

Fiore separè

Antonella

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Deserto di Atacama – Cile

Ci spostiamo in Cile per scoprire un luogo di inaudita bellezza: dalle foreste più estese al mondo, alle cascate più imponenti del Sud America, scopriamo il fascino del Deserto di Atacama, raccontato dalla Travel Blogger Antonella. Lo sapevate che proprio da Atacama deriva il nome di un minerale dalle sfumature verdi brillanti? Si chiama proprio atacamite! Scopriamo dunque questo favoloso deserto!

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Se dovessi pensare ad un luogo in particolare in cui la natura si impone con tutta la sua potenza, quello è il Deserto di Atacama nel Nord del Cile: un territorio vasto ed estremo, la regione più arida della terra.

Siamo a 2500 metri di quota, l’aria è rarefatta e l’atmosfera a volte, surreale.

Ci sono stati momenti durante quel viaggio indimenticabile in cui ho creduto che il cuore mi scoppiasse nel petto per la troppa emozione.

Le lagune altipianiche sono stupefacenti: due laghi salati a 4000 metri di quota. Il blu intenso e la forma a cuore della laguna Miscanti, incastonata tra vulcani altissimi, sono indescrivibili.

Proseguendo accompagnati dalle cime innevante dei vulcani ed ad ogni curva si rivela a noi uno spettacolo nuovo e strabiliante.

Verso il Salar de Talar le montagne sembrano disegnate da un pittore che abbia voluto sperimentare tutte le sfumature dei gialli e dei viola e su cui il vento ha deposto una spolverata di sale. Il silenzio è rotto solo dal vento fortissimo che non ci impedisce di scendere e avvicinarci alla laguna salata popolata da una miriade di fenicotteri andini con le ali di colore rosa intenso.

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La natura non smette di meravigliarmi: poco oltre una pozza azzurro chiaro si staglia nel bianco del sale. Ancora il vento, ancora il silenzio, ancora un panorama inimmaginabile.

Questo viaggio è stato molto importante per me, è arrivato dopo un periodo difficile in cui la malattia e poi la morte di mia mamma mi avevano profondamente prostrato e avevo bisogno di nutrire nuovamente l’anima. Quel vento forte e gelido, che è stato un po’ il fil rouge di tutto il viaggio in Cile e Argentina, ha simbolicamente spazzato le tristezze e le angosce. Davanti a tanta meraviglia sembra impossibile che possa esistere il dolore. E infatti il senso di oppressione piano piano se ne è andato lasciando il posto a una bellissima sensazione di libertà e di serenità.

La conferma della funzione terapeutica della bellezza della natura, se ce ne fosse bisogno, arriva al tramonto: nella Valle della Luna rimango ammaliata da un paesaggio unico fatto di pareti di roccia, stretti canyon e dune di sabbia che al calare del sole si infiammano.

Quando le sculture di sale iniziano a tingersi  lentamente di rosa affido il mio cuore a questo luogo sacro ai nativi e mi sento finalmente in pace.

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Fiore separè

Daniela

THE DAZ BOX

Kenai Fjord – Alaska

Si sale verso il Nord America e qui partiamo da una meta fredda, inospitale ma di indiscutibile bellezza: questa è la terra dei grandi cetacei e dei maestosi leoni marini che al gelo riescono a resistere e che anzi senza questi ambienti così al limite non potrebbero sopravvivere. Daniela ci porta in Alaska, un luogo che con tutta me stessa vorrei visitare e che spero un giorno di accarezzare con il mio sguardo estasiato.

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Che rumore fa una lastra di ghiaccio che lentamente si stacca, si sgretola e irrompe, con tutta la sua potenza, nelle acqua gelide del mare? È un rumore sordo, ma al tempo stesso talmente forte da frantumarti le ossa. Siamo talmente impotenti davanti alla forza dirompente della natura da risultarne davvero inermi.

Questi, e molti altri, sono i pensieri che scorrono veloci nella mente quando ci si trova davanti ai ghiacciai del Fiordo Kenaj, la meraviglia naturalistica situata nell’monima penisola in Alaska, poco più a sud di Anchorage. Lì, dove montagne, ghiaccio e oceano si incontrano. Un paesaggio surreale che difficilmente riuscirete a scordare.

Il Fiordo Kenai si esplora in barca ed è indubbiamente una tappa obbligata in un qualsiasi itinerario di viaggio in Alaska. I due centri urbani da cui partire per esplorare la zona sono Seward e Whittier. Il primo è più grande e movimentato, con un bellissimo centro marino che piacerà in particolare ai piccoli viaggiatori. Nella zona di Whittier, fermatevi al Portage Glacier, per ammirare l’omonimo ghiacciaio con una veloca gita in barca di circa un’ora.

Le escursioni per ammirare il Kenai Fjord durano dalle quattro alle otto ore, a seconda del tragitto che viene percorso. Diversi sono gli operatori che operano nel territorio, tutti attivamente impegnati nella conservazione dell’ambiente circostante, tanto meraviglioso quanto delicato. A bordo delle imbarcazioni è sempre presente un ranger (ci troviamo in un Parco Nazionale, area protetta) il cui compito è quello di spiegare l’ecosistema circostante.

Si naviga nel cuore del fiordo, circondati da ghiacciai, balene, orche, foche e leoni marini. Le barche si fermano proprio davanti ai ghiacciai (sempre a distanza di sicurezza, ovviamente) ed è lì che si riesce a sentire il rumore del ghiaccio, l’aria pungente che trafigge lo sguardo, il profumo unico dell’oceano che si ghiaccia.

Le escursioni vanno prenotate con anticipo, sopratutto se viaggiate in agosto. Quantomeno un paio di mesi prima. I prezzi vanno dai 100 ai 300 Euro a persona. Se il prezzo vi sembra alto, considerate che in Alaska questo genere di escursioni (non solo nella Penisola di Kenai) oscillano sempre intorno a queste tariffe, se non di più.

Mettiamola così: si tratta di una di quelle esperienze da fare una volta nella vita!

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Fiore separè

Lucia

Souvenir di Viaggio

Yosemite National Park – California

Scendiamo verso sud per scoprire uno dei più suggestivi Parchi Nazionali Americani, un must per chi desidera visitare la California e non fermarsi solo a Los Angeles o a Las Vegas: Lucia ci porta a Yosemite National Park, la patria indiscussa delle giganti sequoie testimoni di vita, morte e rinascita di un territorio che come pochi altri è spesso sconquassato dalla potenza del fuoco.

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Nella mia vita ne ho viste di città, musei, gallerie d’arte, chiese, ma poche volte luoghi totalmente naturali. Un po’ per scelta personale, un po’ perché sono mancate le occasioni…Forse.

Però, tra i pochi posti naturali visitati, ricordo uno in particolare dove la natura regna sovrana, ovvero lo Yosemite National Park in California . E’ stato una tappa del mio
viaggio “California on the road”, che aveva come punto di partenza Las Vegas e di arrivo San Francisco.

Cascate naturali , sequoie giganti , imponenti rocce , laghi e paesaggi mozzafiato sono gli ingredienti che rendono lo Yosemite Park uno tra i parchi più belli degli Stati Uniti. Il parco nel 1864 è stato dichiarato “area naturalistica protetta” e si trova precisamente sulla catena montuosa della Sierra Nevada.
All’interno sono presenti 4 strutture ricettive e qualche ristorante, anche se è chiaro che in un posto del genere il pranzo al sacco rimane la cosa più consigliata da fare, per godersi appieno l’esperienza (sempre nel rispetto dell’ambiente).

Le cose che ho visto nel parco sono davvero tante, come laghi, impressionanti sequoie, il monolite, El Capitan, di ben 1100 metri e l’ Half Dome, una roccia granitica gigantesca posta ad un’altezza di 2694. Tra l’altro, questi e tutto il parco si possono ammirare da punti panoramici come il Glacier Point o il Tunnel View.

Dello Yosemite Park mi sono rimaste impresse le cascate, le Yosemite Falls, che sono le più alte dell’America Settentrionale (739 metri) e il tronco di un’enorme sequoia caduta. E sì, le sequoie sono tantissime e ti accolgono con tutta la loro imponenza non appena metti piede nel parco. Da vedere Grizzly Giant, che è fra gli esemplari più famosi (pare abbia 2700 anni) ed è davvero enorme, 63,7 metri per l’esattezza: quando sono arrivata ai suoi piedi non riuscivo a crederci, sembravo una formica al suo confronto!

Tutto lo Yosemite Park è ricco di “monumenti naturali” da ammirare e di animali che girano allegramente, come scoiattoli, cerbiatti ,marmotte e, pare, anche orsi. Si dice scendano a valle sentendo l’odore del cibo… Purtroppo (o per fortuna) io non gli ho visti!
Insomma, lo Yosemite National Park è uno dei parchi naturali più affascinanti di tutta la California e, credo, che gli scenari che mi ha regalato non li scorderò facilmente.

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Fiore separè

Carmen

Viaggiatrice da grande

Cascate del Niagara – Canada/USA

Quando si pensa al Nord America di certo si pensa a due meraviglie naturali pazzesche come le Cascate del Niagara e il Grand Canyon: in questo articolo le Travel Blogger Italiane sono riuscite a parlarci di entrambe queste due favolose zone che ogni anno attirano migliaia di visitatori da tutto il mondo. Partiamo dunque con il racconto di Carmen che ci porta alla scoperta delle spettacolari Cascate del Niagara!

Nel 1842 Dickens, il grande romanziere vittoriano, durante la sua visita alle cascate del Niagara affermó: “Qualsiasi cosa detta su questo posto mirabile sarebbe una sciocchezza… Sarebbe difficile per l’uomo stare più vicino a Dio di quanto non lo sia qui”.

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Il senso di magnificenza della natura e lo stupore che ne consegue sono stati gli stessi anche per me: qualsiasi racconto, immagine o video non potranno mai eguagliare la meraviglia di trovarsi lì davanti.

Oggi i visitatori sono più di 14 milioni all’anno, concentrati soprattutto nei mesi estivi, a causa delle nevicate e delle basse temperature che provocano il congelamento delle stesse cascate durante l’inverno.

Il grande spostamento d’acqua che le caratterizza è frutto di un processo geologico ancora in atto: dopo l’ultima era glaciale (circa 12000 anni fa) le acque del lago Erie hanno trovato sblocco nel lago Ontario e gli strati più deboli di argilla ed arenaria, che definiscono il salto di 52 metri, vengono via via erosi dalla massa d’acqua in caduta. Così gradualmente la cascata arretra a monte. In origine tale erosione era di 1 m all’anno mentre oggi, con lo sfruttamento dell’acqua per produrre energia elettrica, tale erosione è ridotta a circa 30 cm ogni 10 anni.

Possiamo distinguere fra le American Falls (lunghe 305 m) e le Horseshoe Falls (lunghe 792 m): difatti i canadesi sono molto orgogliosi del fatto che “le loro cascate” siano più spettacolari di quelle della Riva statunitense.

Passeggiando nella cittadina di Niagara Falls ci si fa incuriosire dalle mille attrazioni (hotel, torri, luna park, sale giochi, museo delle stranezze…) ed è possibile vivere l’esperienza delle cascate canadesi in più modi: sorvolarle a bordo di un elicottero; lasciarsi scivolare, appesi ad una imbracatura, su un cavo metallico sospeso; avvicinarsi al salto d’acqua coperti da un impermeabile, in una imbarcazione in cui riuscire a restare asciutti è un’impresa ma il divertimento è assicurato.

Merita sicuramente una visita la vicina Niagara in the Lake, con i suoi viali alberati e le casette in mattoni e legno, risalenti al XIX secolo.

Invece la strada panoramica Parkway, 56 km fra il lago Erie e il lago Ontario, fu definita da Churchill “la più bella gita domenicale in auto del mondo”. Come dargli torto…

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Fiore separè

Simona

Usa La Valigia

Grand Canyon

Simona da grande amante degli USA non poteva che portarci qui, nel luogo più imponente che la natura ha plasmato e che continua a modellare con tanta maestria: il Grand Canyon. Da mineralogista quale sono questo luogo per me è un sogno da tanto, forse troppo tempo. Di certo un viaggio potrebbe essere programmato e fatto solo per visitarlo! Che aspettiamo dunque? Scopriamolo con le parole di Simona!

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Ogni volta che mi soffermo a pensare a quanto la natura sia sorprendente, il mio cuore torna là, al Grand Canyon.

Mai nessun paesaggio, situazione o evento mi ha lasciato una sensazione così potente, che però a parole è difficile da descrivere. Lo stesso vale per le immagini, nemmeno la più professionale ed elaborata riesce a trasmettere la magnificenza di questo luogo nella sua totalità. Basti pensare però che fa parte delle 7 Meraviglie Naturali del mondo: lo stupore è assicurato.

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Osservando il Grand Canyon sono evidenti i miracoli che  riesce a compiere la natura, miracoli che risalgono ad almeno 2 miliardi di anni fa. Non ci sono teorie esatte sulla sua formazione, ma sembra che tutto abbia avuto origine da una catena montuosa alta almeno 9500 metri. Glaciazioni, disgeli e inondazioni formarono spaccature nel terreno e soprattutto contribuirono al deposito di strati rocciosi diversi che ancora oggi sono ben visibili. E sono proprio le mille sfumature di colore del terreno, cangianti in base a come viene baciato dal sole, che rendono il paesaggio ancora più magico e affascinante: si riconosce l’arenaria formatasi dai depositi di sabbia, poi uno strato più scuro fangoso e il calcare chiaro composto dai resti degli organismi calcificati. E poi c’è quella inconfondibile sfumatura di rosso, dovuta al ferro presente in tutte le rocce. E ancora colate laviche e montagne circolari che testimoniano anche un’intensa attività vulcanica.

450 chilometri di lunghezza e 2,5 chilometri di profondità in cui la natura si mette a nudo e si esprime in tutta la sua potenza e bellezza. E’ sufficiente affacciarsi da uno dei tanti punti panoramici per rimanere senza fiato. Un wow di stupore e poi un nodo in gola e immancabilmente una lacrimuccia. Sono queste le sensazioni che ho provato tutte e 3 le volte che ho avuto la fortuna di visitarlo.

Nonostante sapessi già ciò che mi stava aspettando, la reazione è rimasta immutata e intensa allo stesso modo.

Sono tante le attività che si possono fare nel Grand Canyon National Park: escursioni, tour in elicottero, in barca nel Colorado, ma la mia preferita è sempre quella di sedermi a poca distanza dal precipizio per ammirare l’infinità che mi circonda, cullata dal vento e dal gracchiare di qualche corvo. Ci si sente piccoli e impotenti, ma completamente appagati e sicuramente al posto giusto per connettersi con la natura.

Fiore separè

Sara

Viaggi da Fotografare

Antelope Canyon – Arizona

Dal Grand Canyon saltiamo all’Antelope Canyon, un altro luogo assolutamente suggestivo e particolare sempre creato dall’erosione di rocce millenarie: Sara ci porta alla scoperta dello slot canyon più visitato degli USA sudoccidentali, una location dove luci e ombre sembrano danzare per creare composizioni uniche!

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Fra le più belle meraviglie della naturali nel mondo possiamo sicuramente includere Antelope Canyon, di cosa si tratta?

Antelope Canyon è uno slot canyon che si trova negli Stati Uniti d’America, in Arizona, ma precisamente nella Navajo Nation, la nazione gestita dalla tribù Navajo.

L’azione erosiva di acqua e vento ha dato vita a un canyon dalle pareti incredibilmente levigate, dalle forme più strane e particolari ma anche dalle tonalità più disparate: dal rosso, al bordeaux, all’arancio.

L’effetto d’insieme è qualcosa di assolutamente mozzafiato.

Tutte queste sfumature di colore, le forme delle rocce, senza contare anche i raggi del sole che penetrano in alcuni punti del canyon e proiettano il loro raggio fra le strette pareti.

Quando parliamo di Antelope Canyon, inoltre, intendiamo in realtà due distinti canyon, che non sono collegati fra loro ma hanno molto in comune.

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Upper Antelope Canyon è quello più largo: proprio qui, da aprile a settembre, sono visibili, in alcuni momenti della giornata, in base alle stagioni intorno a mezzogiorno, i fasci di luce.

Upper Antelope Canyon, inoltre, essendo sul piano stradale, è quello più facilmente accessibile a tutti, ecco perché è molto gettonato e anche affollato.

Lower Antelope Canyon, invece, è raggiungibile tramite scalinate, quindi non adatto a tutti, e anche meno affollato.

Qui non sono visibili i fasci di luce, ma in compenso i colori delle rocce assumono tonalità più intense perché le pareti sono più larghe ed entra più luce. In particolare al mattino o, ancora meglio, nel primo pomeriggio.

Infatti fotografare il Lower è molto più semplice rispetto al Upper, proprio grazie alla luce maggiore.

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Nei pressi di Antelope Canyon, poi altre bellezze naturali da non perdere sono Horseshoe Bend e Lake Powell.

Se invece volete visitare uno slot canyon meno affollato, potete optare per Canyon X, forse meno spettacolare, ma qui i fasci di luce sono ben visibili e assicura ancora piena libertà di movimento.

Fiore separè

Giulia

Viaggiare con gli occhiali

Giant’s Causeway – Irlanda del Nord

Facciamo un balzo nel Continente Europeo per scoprire la bellezza dell’Irlanda del Nord nelle parole di Giulia che ci porta alla Giant’s Causeway o Selciato del Gigante. Questo luogo iconico è nella mia lista dei luoghi naturali da vedere a breve dato che si tratta anche di un luogo di immenso interesse geologico e naturalistico (e come sapete io con le “pietre” vado fin troppo d’accordo!). Scopriamo la sua bellezza con le parole di Giulia!

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Il Selciato del Gigante, in inglese Giant’s Causeway, è una formazione rocciosa naturale in Irlanda del Nord, in uno dei punti più settentrionali del paese. Le 40mila colonne basaltiche dai bordi lisci e dagli angoli perfetti hanno ispirato nel corso dei secoli diverse storie e leggende, che rendono questo luogo ancora più magico.

Il mito più celebre riguarda il terribile guerriero gigantesco Finn, personaggio della mitologia irlandese e presente anche in quella scozzese. Il gigante avrebbe costruito questo selciato per raggiungere il suo omologo rivale Angus (o Benandonner), che viveva sull’isola di Staffa in Scozia. Finn, però, si addormentò prima di raggiungere il nemico. Quando Angus, invece, approdò sulle coste dell’Eire, Oonagh, la moglie di Finn, coprì l’amato con un enorme lenzuolo, dicendo che il bello addormentato fosse il loro figlioletto. Beh, se questa è la stazza del pargolo non oso immaginare il padre, pensò Angus ritirandosi alla chetichella e distruggente il sentiero lanciando le pietre sul fondo del freddo Oceano Atlantico.

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In realtà, le cose andarono diversamente. Per quanto sia bello credere che Finn sia esistito veramente (e del resto chi può dirlo?), il Selciato del Gigante è un fenomeno del tutto naturale. Ben 60 milioni di anni fa, infatti, la crosta terrestre si lacerò in quel punto preciso facendo fuoriuscire grandi colate di basalto fuso, che si raffreddarono grazie alle gelide correnti dell’oceano creando le colonne a forma di prisma o esagonali che conosciamo.

Oggi le colonne del Giant’s Causeway si possono visitare, incluso camminarci sopra tra una marea e l’altra. Alcune nel corso dei millenni per via dell’erosione hanno assunto delle forme particolari, tanto da diventare vere attrazioni. Si possono distinguere chiaramente lo stivale e l’arpa del gigante Finn, la gobba del cammello e l’organo.

Oltre che nell’isola di Staffa in Scozia, nel mondo esistono diverse formazioni vulcaniche simili. In Europa ce ne sono diverse tra Islanda, Grecia, Germania, Ungheria e persino alcune in Italia. Nel mondo tra le più conosciute troviamo le colonne sulle sponde dell’isola di Jeju in Corea del Sud, la Torre del Diavolo in Wyoming e “l’organo” sul monte Cargill in Nuova Zelanda.

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Fiore separè

Virginia e Leonardo

Travel Gudu

Isole Svalbard – Norvegia

Con questo contributo sono riuscita a comprendere meglio il fascino delle Isole Svalbard, che destano la mia curiosità dai tempi dell’Università, quando il mio Professore di Cartografia mi raccontava delle sue spedizioni proprio in queste terre ghiacciate assolutamente magnetiche per gli occhi e per il cuore! Scopriamo il loro fascino con l’esperienza di Viriginia e Leonardo!!

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Un luogo dove lo spazio ed il tempo si curvano e si stirano a loro piacimento, un luogo dove l’occhio si perde, il cuore si apre ed il respiro si fonde negli infiniti colori che assume il ghiaccio. Le isole Svalbard sono una incredibile ed emozionante distesa di ghiaccio dove l’uomo si perde e si ritrova in continuazione. Noi ci siamo stati alla fine dell’inverno artico, quando i colori sono quelli di un’eterno crepuscolo, quando il sole rosso si specchia nel ghiaccio distorcendosi in mille cangianti forme e sfumature.

Non troverete altro alle Svalbard se non voi stessi ed il ghiaccio… Forse potrete riempirvi gli occhi con la bellezza di una volpe artica o di un orso per qualche minuto… Ma la fondamentale l’incredibile esperienza delle Svalbard consta proprio nella totale solitude che vige in questo deserto di ghiaccio. Noi abbiamo passato un paio di giorni con le motoslitte in mezzo a questo immenso bianco ed abbiamo potuto vivere l’esperienza di perdere ogni riferimento e ritrovarci a diretto contatto con la terra e contemporaneamente con noi stessi.

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Dopo qualche ora di guida in queste lande, noi eravamo nel ghiaccio ed il ghiaccio era in noi, il dentro era fuori ed il fuori era dentro. La notte poi abbiamo avuto il privilegio di vedere (e sentire) quello che per può essere descritto solo come “Il respiro della terra che si fonde nell’universo” ovvero l’Aurora Boreale; una esperienza che può essere descritta con due parole “Meraviglia” e “Commozione” ed ancora non rende l’idea di ciò che abbiamo vissuto.
Alle Svalbard la vita ci ha colpito forte in tutti i sensi ed anche dopo decide di altri viaggi, rimane l’esperienza più incredibile che abbiamo vissuto.

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Fiore separè

Hartine

ABC Home

Red Canyon – Israele

Hartine ci porta in Asia e precisamente ad Israele per scoprire un altro incredibile canyon: la natura in queste formazioni geologiche dà proprio il meglio di sè e si fa apprezzare per le forme del paesaggio e per i colori delle rocce. Scopriamo dunque insieme il Red Canyon!

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Il Red Canyon si trova nelle montagne di Eilat a circa 23 km dalla zona degli hotel. Eilat è la città più meridionale di Israele, affacciata al Mar Rosso, sulla faglia che segna il confine tra la faglia africana e quella araba.
Il Red Canyon si è formato a causa di una erosione iniziata 6,5 milioni di anni fa che causò la fuoriuscita del magma e l’indurimento con trasformazione della sabbia rossa in roccia.

Quando il mare si è ritirato si è creato la roccia calcarea di colore bianco. Il processo del ritiro e del avanzamento dell’acqua si è ripetuto per centinaia di volte nel corso dei millenni creando degli strati che appaiono di colori diversi. Circa 3 milioni di anni fa successe una spaccatura di circa sei mila chilometri che comincia dalla attuale Somalia e arriva in Turchia. Il percorso della visita al Red Canyon passa all’interno di questa faglia rocciosa.

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Una zona è desertica se ci sono meno di 200 millimetri di acqua all’anno, nelle montagne di Eilat e nel suo deserto, la quantità dell’acqua annua è di solo 20 millimetri. Accade che non piova per due o tre anni di seguito e che poi cadano circa 60 millimetri di piogge. A causa della grande siccità nulla cresce sulle colline, le poche piante che si vedono durante il percorso sono a valle dove scorre quel poco d’acqua disponibile. Le piante del deserto si adattano raccogliendo l’acqua nelle foglie che fungono da piccole sacche d’acqua. Durante il periodo di secca la pianta prosciuga a una a una le piccole sacche d’acqua che le servono e in questo modo può vivere per diversi anni senza pioggia. Le piante sono succulente, gli abitanti della zona le chiamano “accoppiate” perché le foglie crescono in coppia. Si incontrano altre specie di piante procedendo all’interno del canyon, sempre adattate alla siccità anche se in modi diversi. Abbiamo visto anche una specie di cappero.

Man mano che si scende giù addentrandosi nel percorso del trail si torna indietro nel tempo e si possono osservare i vari strati della roccia e le poche varie piante. In alcuni tratti si osservano gli effetti degli eventi catastrofici che si notano attraverso delle interruzioni negli strati rocciosi.

Ci sono quattro percorsi nelle montagne intorno a Eilat: verde, rosso, blu e nero. I colori non dimostrano la difficoltà del sentiero stesso, ma la mappa del percorso e la lunghezza dello stesso. Nel Red Canyon passano due di questi sentieri quello verde e quello nero.

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Fiore separè

Claudia

Travel With The Wind

Skazka Canyon – Kirghizistan

Claudia mi ha fatto conoscere grazie al suo contributo un luogo davvero magico e assolutamente unico: lo Skazka Canyon del Kirghizistan. Un luogo inospitale ma che regala emozioni uniche e che scatena l’immaginazione del visitatore, ammaliato da forme del paesaggio peculiari. I processi geologici dell’erosione e della sedimentazione hanno dato vita a calanchi e gole con sfumature sensazionali.

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Lo Skazka Canyon (conosciuto anche con il suo nome inglese Fairy Tale Canyon) è una delle più stupefacenti attrazioni naturali che si possono trovare in Kirghizistan.

 Non potrebbe essere altrimenti visto il nome che gli è stato dato: Skaska in russo, così come Fairy Tale in inglese, significano entrambi fiaba.

Lo Skazka Canyon è infatti un luogo in cui le rocce, grazie ad un lento processo di erosione e sedimentazione durato milioni di anni, hanno assunto quelle forme che poi ognuno di noi, con la propria fantasia, trasforma in un orco, in una fata, in un castello, o addirittura in un drago volante.

Quel che è certo, e noi lo possiamo confermare, è che lo Skazka Canyon è qualcosa di unico al mondo. Quando ti trovi al suo interno sembra veramente di essere stati catapultati in una foresta fatata dove le rocce hanno, non solo forme fantastiche, ma anche colori che non immagini possano esistere in natura. Una tavolozza di colori con sfumature che vanno dal rosso al rosa passando per il giallo e l’arancione con frammenti di grigio e verde: un arcobaleno in terra!

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Questa meraviglia si trova in Kirghizistan, uno degli stati dell’Asia Centrale attraversato dall’antica Via della Seta, stato che confina con Kazakistan, Cina, Tajikistan e Uzbekistan. Un paese talmente affascinante e ancora selvaggio che consiglio di visitare assolutamente prima che sia raggiunto dal turismo di massa.

Lo Skaska Canyon si trova sulla sponda sud del Issy-Kul (un’altra delle meraviglie kirghise, il secondo più grande lago di montagna al mondo dopo il Titicaca in Sudamerica) ed è facilmente raggiungibile dalla strada principale (poco distante dal villaggio di Tosor) con una piccola deviazione verso l’interno.

La strada per raggiungere il canyon è sterrata per cui vi consiglio, nonostante i kirghisi ci vadano con qualsiasi tipo di auto, di addentrarvi solo se avete un fuoristrada altrimenti potete lasciare l’auto all’inizio della sterrata, sono circa un paio di chilometri di cammino ma tutti in piano.

Prevedete di restare nel canyon una mezza giornata o meglio ancora una giornata intera (noi ci siamo stati 6 ore) perché ci sono moltissimi sentieri da percorrere, scalare la muraglia cinese (una particolare formazione rocciosa chiamata così per la somiglianza con grande muraglia) e scattare centinaia di fotografie.

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Fiore separè

Veronica

Travel Misadventures

Il Parco Forestale Nazionale di Zhangjiajie – Cina

Ci spostiamo nel cuore dell’Asia alla scoperta della Cina: questo Paese complesso ed estremamente variegato offre una miscellanea di ambienti, animali e piante che pochi altri possono vantare. La Cina, luogo di crescita impazzita ma anche di calma nei modi di vita dei villaggi più isolati. Veronica ci porta alla scoperta del Parco Forestale Nazionale di Zhangjiajie, un luogo che sembra provenire da un altro pianeta!

La natura è sempre stata la mia passione, l’unico luogo in cui i pensieri svaniscono e il cuore si acquieta, in cui riesco sempre a ritrovare quel contatto con me stessa che la frenesia della quotidianità mi ruba.

Il parco di Zhangjiajie rimane, ad oggi, uno dei posti naturali più belli mai visti al mondo, qualcosa davanti cui è impossibile rimanere impassibili. Il parco, che fa parte della zona scenica di Wulingyuan, si trova in Cina e in particolare nella regione dello Hunan.

La sua caratteristica è la presenza, in quella che di fatto è una foresta, di numerosi pilastri di roccia molto alti, prodotti dall’erosione. Il più famoso di questi è sicuramente un pilastro solitario alto più di mille metri, rinominano “Avatar Hallelujah Mountain” poiché si pensa che i monti Halleluja, nel film Avatar, siano stati ispirati proprio a queste formazioni.

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Il parco è stato riconosciuto come patrimonio UNESCO ed è enorme, infatti il biglietto di ingresso è valido per tre giorni e al suo interno ci sono vari modi per spostarsi da una zona all’altra: dei pullmini, un ascensore completamente di vetro per ammirare il panorama e delle cabinovie per arrivare in cima alla montagna.

Ci sono vari percorsi, di diverse lunghezze e difficoltà, da seguire per poter esplorare il parco, ammirarne il panorama e immergersi nella sua vegetazione in compagnia di scimmiette pronte a rubarti il cibo.

Trovarsi di fronte a tanta meraviglia e tanta immensità è una sensazione difficilmente spiegabile a parole, ci si sente piccoli e impotenti, capaci solo di poter amare e ammirare il mondo su cui abbiamo la fortuna di vivere. La sensazione che ho provato quando sono salita, con una lunghissima scala a pioli, sulla cima di una di queste formazioni è stata un’emozione mai provata prima, il senso di libertà che da sempre il viaggio mi regala percepito in modo esponenziale.

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Anna

La Tartaruga Volante

Francois Peron National Park – Western Australia

Ho ricevuto e trascritto il contributo di Anna con estrema gioia perchè ha deciso di parlarci di un luogo dove la biodiversità letteralmente esplode ed è talmente unica da meritare una visita almeno una volta nella vita: l’Australia, si sa, è forse la meta più ambita per chi si definisce “viaggiatore ambientale” o con termini simili e il Francois Peron National Park è talmente spettacolare da doverci passare almeno un giorno e una notte.

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Uno dei posti più incredibili che abbia mai visto, l’ho scoperto vivendo nel Western Australia, si chiama Francois Peron National Park.

E’ uno di quei luoghi difficili da spiegare, un posto che va vissuto, guardato e che ti riempie non solo gli occhi di bellezza ma anche il cuore, perché di cose belle non se ne ha mai abbastanza.

Siamo nel nord del Western Australia, nella penisola dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità, e che ha a nord il Francois Peron NP e a sud le più famose Shark Bay e Shell Beach.

Per raggiungere il parco serve un fuoristrada, di quelli seri, di quelli che riescono a percorrere i sentieri di sabbia alta del deserto australiano.

Prima di procedere lungo i 20 chilometri che attraversano la penisola del Francois Peron è obbligatorio fermarsi, sgonfiare le gomme e prepararsi all’avventura.

La strada all’inizio è abbastanza semplice, un sentiero di sabbia rossa che corre fra cespugli di acacie verde scuro. Poi mano a mano che si procede la sabbia si fa alta, a tratti difficile, ma ancora non si vede nulla. Servono ancora alcuni chilometri, fra polvere e caldo.

Una curva, giusto una curva per ritrovarsi nel bel mezzo di ciò che è quanto di più vicino al paradiso abbia mai visto. Alte dune di sabbia rossa che scendono dolcemente sulla spiaggia bianca a chiazze rosa e che abbracciano una laguna dalle mille sfumature di azzurro. Non esistono tutti i nomi per queste tonalità, dall’azzurro chiarissimo, al blu intenso, passando per il blu elettrico (quello del dentifricio Aquafresh per intenderci) . E l’oceano è vivo.

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Questa laguna, infatti, per le sue peculiarità attira tutto l’anno mante, tartarughe, squali e dugonghi. E a far loro compagnia, pellicani e ibis bianchi. Oltre naturalmente a canguri, wallaby e emu.

La Blue Lagoon, così si chiama questa insenatura, è una cartolina. Chiazze azzurre che si mescolano a pennellate blu, e ancora onde rosso acceso su un mare bianco ghiaccio. Impossibile replicare una tela così perfetta. Seduti in cima alla duna si rimane ammaliati e incantati.

Vi consiglio, di passare una notte qui: piantare la tenda a pochi passi dall’oceano e trascorrere la notte in compagnia dei canguri e, soprattutto, di miliardi di stelle che fanno capolino nel cielo appena il sole se ne va. E’ uno dei posti migliori al mondo per vedere la via Lattea.

Il Francois Peron NP è oltre 800 chilometri a nord di Perth. La strada in alcuni tratti è noiosa, il caldo è tanto e soprattutto tante e fastidiose sono le mosche, ma una volta raggiunto, la sua bellezza è tale da ripagare ogni goccia di sudore.

Questo è il mio parco incantato, una laguna che sembra cantare.

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Fiore separè

Agnese

I’ll B right back

Uluru – Australia

Continuiamo a viaggiare con Agnese in Australia che ci porta a scoprire i segreti di Uluru, uno dei luoghi più affascinanti del continente! Se capitate in Australia non potete assolutamente perdervi questa icona sacra per le tribù Aborigene!

Agnese Sabatini - Uluru 1

Il mio ‘Paese gemello’ è l’Australia, e non potrei parlare di un luogo diverso quando si tratta di meraviglie naturali: credo che la natura, così variegata e selvaggia, sia una delle prime cose che mi ha fatto innamorare di questo Paese fin da quando ero piccola. Ci ho vissuto per un anno tra il 2014 e il 2015, poi ci sono tornata per un paio di mesi nel 2017; in entrambi i casi, ho avuto l’enorme fortuna di viaggiare per il Red Centre e di vedere Uluru.

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Uluru (o Ayers Rock, in inglese) è un monolito gigantesco che si staglia in maniera netta sotto all’enorme cielo australiano e sul territorio piatto e brullo del deserto rosso, proprio al centro del Paese; siamo nel Northern Territory, a circa 450 km da Alice Springs e lontanissimi da qualsiasi forma di vita moderna.

Il monolito ha una circonferenza di 9 km, esce dalla superficie terrestre di “soli” 350 metri circa ma, sotto, sprofonda per oltre 7 chilometri: riuscite a immaginarne la dimensione e l’imponenza? L’enorme roccia di arenaria è piena di ferro, la cui ossidazione le conferisce il caratteristico colore rossiccio; questo colore, però, sembra mutare nel corso della giornata, dall’alba al tramonto. È come se i raggi del sole, toccandolo da diverse angolazioni mano a mano che passa il tempo, lo accendessero di sfumature diverse ogni ora: rosso mattone, ocra, oro, bronzo, violaceo… È uno spettacolo davvero indescrivibile. Per chi non c’è mai stato potrà sembrare una semplice “roccia”, ma è solo quando ti ritrovi lì che ti rendi conto di quanto questo luogo sia unico al mondo. Osservarlo cambiare colore al tramonto fa vibrare le corde dell’anima, è un’emozione immensa e si percepisce una sensazione mistica, quasi divina. Non è un caso che questo sia uno dei luoghi sacri più cari alle tribù aborigene australiane!

Agnese Sabatini - Uluru 4

Fiore separè

Veronica

Sogna Viaggia Ama

Le Mont Brabant – Mauritius

Veronica ci porta in Africa, terra di contrasti vibranti, di colori affascinanti e di fauna variegata. L’Africa, continente che mi chiama a gran voce e che spero di rivedere il prima possibile, mi ha sempre attratto a dismisura. il contributo della nostra amica ci conduce a Mauritius per scoprire Le Mont Brabant! Leggiamolo insieme!

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Le isole Mauritius non offrono soltanto mare da sogno ma anche una vastissima scelta di escursioni da fare nelle foreste o in montagna.

Una tra le più sorprendenti è senza alcun dubbio la scalata del Monte Brabant a Le Morne, a sudovest dell’isola. Da lassù infatti potrai godere del panorama più bello dell’isola.

L’accesso al Monte Brabant è possibile su due fronti: l’entrata dalla parte della spiaggia e l’altra posteriore, dalla strada. Ho scelto quest’ultima che dopo un chilometro e mezzo di sterrato, mi ha condotto ai piedi della montagna alta 556 metri.

Il percorso tra andata e ritorno è di circa sette chilometri fino alla South View quindi un paio d’orette di camminata. Se però volete proseguire avvicinandosi alla vetta, bisogna aggiungere un’altra ora.

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Il primo tratto è tutto in salita quindi è un buon segno perché significa solo una cosa: panorami!

Dopo un paio di chilometri si arriva alla South View con una vista spettacolare sulla baia di Le Morne: a destra il mare trasparente dal quale si riesce perfettamente a vedere la barriera corallina, a sinistra il verde fitto e brillante delle montagne che si tuffano in un’altra baia.

L’ ultimo tratto di sentiero è riservato ad escursionisti esperti in quanto pericoloso: la parte finale infatti si può scalare solo con le corde data la presenza di sola roccia.

Se capitate a Mauritius segnatevi questo posto incredibile!

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Raffaella

Raf Around the World

Fish River Canyon

Ci spostiamo nell’Africa Continentale e precisamente in Namibia alla scoperta di un altro canyon: il Fish River Canyon. Lo facciamo con Raffaella che ha vissuto con i suoi occhi questa favolosa esperienza. La Namibia è una delle mete che tanto vorrei visitare in Africa e che spero di raggiungere presto: il Paese è all’avanguardia per la tutela e la protezione faunistica ed è uno dei pochi luoghi in Africa dove le popolazioni di elefanti è in aumento e non in diminuzione. Scopriamo la bellezza della Namibia con Raffaella!

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La Namibia è un Paese meraviglioso che ha molto da offrire dal punto di vista naturalistico: il deserto del Namib, l’immenso e candido pan del Parco Etosha, le colorate rocce del massiccio dello Spitzkoppe e le aride distese del Damaraland sono solo alcuni esempi di questa bellezza.
Se però dovessi scegliere un solo simbolo per rappresentare l’unicità di questo Paese, sicuramente sceglierei il Fish River Canyon, che per dimensioni è secondo solo al Grand Canyon. Il Fish River Canyon si trova nella parte meridionale della Namibia in una vasta area arida e remota.
Per raggiungere uno dei punti panoramici da cui ammirare questo spettacolo della natura non ci sono strade asfaltate e si devono percorrere parecchi chilometri senza attraversare un centro abitato. Io non mi sono accontentata di ammirare di Fish River Canyon da uno dei suoi punti panoramici, ma ho scelto di passare una notte al Fish River Lodge in uno dei 20 chalet disposti lungo il margine del canyon con una terrazza privata da lasciare senza fiato. Inutile dire che è stata un’esperienza indimenticabile.

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Così come è stato davvero interessante fare un’escursione guidata per raggiungere il fondo del canyon che si estende per più di 150 chilometri e in certi punti raggiunge i 500 metri di profondità. La discesa a bordo di una jeep è stata davvero da brividi e mi ha permesso di conoscere la geologia del luogo e gli animali che lo abitano (kudu, orix, zebra di montagna). A conclusione dell’escursione, una meritata pausa pranzo ai bordi di una piscina naturale dove è stato anche possibile rinfrescarsi con una nuotata.

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Questo, in poche parole, è il ricordo che serbo di questa meraviglia della natura che ho avuto il privilegio non solo di osservare, ma anche di vivere attivamente. Nella programmazione di un viaggio in Namibia, una sosta al Fish River Canyon è davvero imprescindibile.

Fiore separè

Termina qui questo incredibile viaggio attorno al mondo, che ha toccato ben 5 continenti e che ci ha fatto, anche solo per un attimo, desiderare di poter stare a contattatto con la natura sfolgorante e selvaggia della nostra fantasiosa Terra. Mi auguro che questo articolo sia riuscito a farvi assaporare la poliedricità e la bellezza della Natura, che tanto amo da quando ero piccola (non sarei Dottoressa in Scienze Naturali adesso). Se volete leggere un po’ di articoli sulla natura raccontata da me, ve ne lascio qualcuno:

Viaggiare responsabilmente per proteggere la Natura

Birdwatching sull’Isola di May

Le Grotte di Postumia

Le Cascate Savica

I Lavini di Marco

Il Lago del Predil

Il Vintgar Bled

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Commenti

  • 8 Aprile 2020

    Che meraviglia, con questo articolo mi hai fatto sognare! Mi sono immersa in quei posti strepitosi e mi sono rilassata, come se fossi lì. Sono felice di aver dato il mio contributo, non vedo l’ora che si ritorni a viaggiare!🤞

  • 8 Aprile 2020

    Che bella carrellata di meraviglie! Il nostro pianeta, adesso più che mai, merita cura e rispetto e quale modo migliore di scoprire e far conoscere al mondo di quali bellezze siamo circondati!? Partirei subito per ognuna delle destinazioni proposte ma se proprio dovessi sceglierne una, andrei in Bolivia

  • 8 Aprile 2020

    che meraviglia, è stato come fare un viaggio virtuale nelle bellezze naturali del nostro mondo. Grazie per avermi invitata, grazie per questo viaggio

  • 8 Aprile 2020

    C’ è davvero l’imbarazzo della scelta tra queste meraviglie una più bella dall’altra😍
    Spero di riuscirli a vedere tutti perché sceglierne soltanto uno è IMPOSSIBILE!!!
    Bellissimo articolo Eliana❤

  • Dilva Abbati
    8 Aprile 2020

    Io sono pronta

  • 8 Aprile 2020

    Grazie per aver ospitato il nostro contributo in questo articolo che fa letteralmente sognare ad occhi aperti!

  • 8 Aprile 2020

    Ma che bellezza questo articolo che è venuto fuori, sono proprio contenta di aver partecipato, ed in più ora ho allungato ulteriormente la mia lista di meraviglie naturali da vedere nel mondo!

  • 8 Aprile 2020

    E’ sto un piacere Eli❤

  • 9 Aprile 2020

    Uno dei post che mi ha fatto sognare. Complimenti a tutte le ragazze che hanno saputo dare il giusto valore ad ogni luogo visitato spero con la consapevolezza di quanto sia importante preservare il nostro grande patrimonio naturale. Grazie per avermi fatto fare il giro del mondo nei luoghi dove sicuramente amerei andare.

  • 10 Aprile 2020

    Un bel progetto quello di raccogliere le più entusiasmanti avventure naturalistiche delle Travel blogger più competenti. Mi ha davvero emozionato il racconto dell’Amazzonia boliviana, non pensavo che un posto così ricco di vegetazione potesse essere così fitto di piante da soffocare la presenza di ossigeno. Più che viaggi, si tratta di vere e proprie avventure in grado di mettere alla prova la propria resistenza!

  • 11 Aprile 2020

    Verissimo, la natura ci riserva sorprese in grado di aprirci gli occhi sulla vera bellezza del mondo. Per questo trovo che i viaggi naturalistici siano vere e proprie esperienze costruttive e, semplicemente, memorabili 😉☺️

  • 25 Maggio 2020

    Che carrellata di luoghi incredibili!!
    Non ne ho visto nemmeno uno di quelli descritti ed ovviamente vorrei vederli tutti!
    Bellissima questa idea di raccogliere tutte insieme le esperienze più belle!

  • Rita F
    5 Settembre 2020

    E’ meravigliosa questa raccolta di bellezze naturali! Solo a leggere e a guardare le immagini ci si immerge proprio in un altro mondo. Qualcosa ho visto, mi manca ancora tantissimo pero’! Intanto prendo appunti!

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