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Il Museo del mese di Marzo: il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino

Il Museo del mese di Marzo è un museo particolare, ricco e assai interessante: si tratta del Museo Nazionale del Risorgimento di Torino.

Museo Risorgimento

Il Museo si trova all’interno di Palazzo Carignano, nel cuore del centro storico della prima capitale del Regno d’Italia: è stato fondato nel 1878 per celebrare la morte del primo re dell’Italia unita, Vittorio Emanuele II, che proprio a Palazzo Carignano nacque.

Il filo conduttore di questo museo è l’Epoca Risorgimentale, trattata in chiave europea e non solo italiana: documenti, capi di abbigliamento, strumenti, armi e quadri ripercorrono la storia del 1800 europeo, italiano e torinese. Dall’Era Napoleonica al 1900, il museo mostra numerosi reperti interessanti, corredati da spiegazioni chiare e lineari.

Il Museo è stato fondato nel 1878 e i reperti sono databili tra il 1706 (anno dell’assedio di Torino) e il 1946 (nascita della Repubblica Italiana).

L’esposizione venne ampliata nel 1948, in occasione del centenario della prima guerra d’indipendenza e nel 1961 durante le celebrazioni del centesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

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Palazzo Carignano che ospita il Museo del Risorgimento

E’ così, tra i 2579 reperti esposti in 30 sale, che si scopre la storia del Tricolore Italiano, dei moti rivoluzionari, di Mazzini e di Garibaldi, della costituzione del Regno d’Italia: vicende assolutamente essenziali per la creazione del nostro odierno Stato ma anche dell’Europa e dei suoi equilibri. Il 1800 è stato un secolo imprescindibile per quanto riguarda la conquista dei diritti civili e delle libertà fondamentali dell’uomo.

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L’allestimento offre la possibilità di scegliere tra percorsi differenziati, a seconda del tempo a disposizione e dell’interesse ad approfondire i temi proposti. Ciascun percorso è dotato, per chi lo desideri, del supporto di audioguide e videoguide, realizzate seguendo criteri di rigore scientifico e grande attenzione alla comprensione e fruibilità dei contenuti storici.

Le sale, ben illuminate e raggiungibili anche dalle carrozzine, consentono un’accurata e ampia esposizione di tutti i reperti: spesso sono anche corredate da schermi che proiettano video di approfondimento.

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Una delle sale espositive

Incredibile è poi la possibilità di vedere dall’esterno la Camera dei Deputati del Parlamento Subalpino: questa è l’unica aula parlamentare rimasta integra in Europa tra quelle nate con le rivoluzioni del 1848, riconosciuta monumento nazionale dal 1898, attiva dal 1848 al 1860, ancora oggi con l’arredamento originale così com’era nel 1860 quando cessò di funzionare, compresi gli scranni originali occupati all’epoca dai parlamentari più importanti (Camillo Benso di Cavour, Massimo d’Azeglio, Cesare Balbo, Vincenzo Gioberti e Giuseppe Garibaldi).

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Il Museo mi ha veramente colpito, sia perchè non ci aspettavamo di vedere una tale mole di reperti, sia perchè è davvero piacevole visitarlo: si tratta del più grande spazio espositivo di storia patria italiano, il più antico e il più importante museo dedicato al Risorgimento e l’unico che abbia ufficialmente il titolo di “nazionale”. Nonostante la miriade di reperti esposti e l’esposizione ampia questa non mi ha assolutamente affaticato, ma anzi mi ha davvero entusiasmato: questo museo è, a mio parere, il più interessante e ricco di tutta Torino e vale la pena visitarlo anche se non si è appassionati di storia o di questo particolare periodo storico.

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Informazioni utili

Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano si trova in Via Accademia delle Scienze, 5 – Torino.
L’ingresso è da piazza Carlo Alberto 8.

Orario di apertura
10.00 – 18.00 da martedì a domenica
(ultimo ingresso ore 17.00)
lunedì chiuso

Tariffe di ingresso
Intero: € 10,00
Ridotto: € 8,00
(gruppi minimo 11 persone – maggiori di 65 anni – militari)
Gruppo famiglia: € 18,00 (famiglia di max 5 persone, con max 2 adulti)
Studenti universitari: € 5,00
Ragazzi scuola secondaria di secondo grado: € 4,00
Ragazzi scuola primaria e secondaria di primo grado: € 2,50
Gratuito: minori di 6 anni – visitatori con disabilità (compreso accompagnatore) – insegnanti – possessori di tessere “Abbonamento Musei Torino Piemonte”, “Torino+Piemonte Card” e “Royal Card”

Convenzioni
Sono previste riduzioni sul biglietto di ingresso per: Soci Touring Club Italiano, Clienti Trenitalia del Piemonte, dipendenti Mibact, Soci Unitre, Soci FAI, Soci ARCI, Biblioteca “G. Arpino” di Nichelino, OfficineBrand, Citysightseeing, Museo Diocesano di Torino, Cronaca qui, Soci COOP, 8 GalleryCard, Area12, Emergency.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Pianificazione del viaggio: Torino 2020

Durante le prossime vacanze di Natale io e Gabriele avevamo deciso di rimanere a casa a riposarci ma, ovviamente, questo progetto non poteva essere realizzato: la mia voglia di partire ha annientato la nostra pigrizia e alla fine abbiamo trovato una meta vicina e abbastanza nota ad entrambi: Torino.

A Torino ci siamo stati più volte sia io che Gabriele ma non l’abbiamo mai davvero visitata. In questa città risiedono alcuni dei nostri amici più cari ed è anche per questo che non ci è così sconosciuta. In soli tre giorni di sicuro quello che si può vedere non è molto, ma questo sarà il primo viaggio di molti altri, per goderci Torino a più riprese.

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Photo by Samuele Giglio on Unsplash

Torino in breve

3 Gennaio 2020 – 5 Gennaio 2020

Budget: 400 euro in due (circa).
Vaccinazioni: nessuna obbligatoria.
Visti: nessun visto obbligatorio, dato che siamo in Italia.
Viaggiare Sicuri: dalla Farnesina non risultano esserci problematiche relative ad un viaggio in Italia in senso lato. Per ulteriori informazioni, visitate il Sito ufficiale.
Perchè ho scelto di fare questo viaggio: Io e Gabriele cercavamo una meta italiana, che non fosse troppo distante e facilmente raggiungibile anche in auto. La scelta è ricaduta sulle città dell’Emilia Romagna e del Piemonte. Torino è risultata vincitrice perchè è da un po’ di tempo che avevamo il desiderio di vederla e scoprirla. Dunque, perchè non farlo con gli amici? Se possiamo conciliare la voglia di viaggiare con la loro compagnia, ben venga!
La scelta dell’Hotel: come al solito ho consultato il mio portale preferito, Booking: abbiamo cercato un hotel piccolo, semplice ma in pieno centro, in modo da poter essere vicini a ciò che vogliamo vedere. La scelta è ricaduta sul ” Le Petit Hotel“, hotel sobrio e centralissimo.
La scelta del mezzo: per questo viaggio ho deciso di raggiungere Torino con l’automobile.
Itinerario: dato che il tempo non è dalla nostra parte, ho deciso di concentrarmi su alcune attrazioni in particolare. Escludendo il Museo Egizio che ho visitato lo scorso anno (cliccate qui per leggere l’articolo a riguardo), vorrei concentrarmi il venerdì sul Museo Nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana, Piazza San Carlo, Piazza Castello, Palazzo Reale con i suoi musei all’interno, sulla Chiesa Parrocchiale Gran Madre di Dio, il sabato sul Duomo di Torino, Palazzo Carignano con il Museo Nazionale del Risorgimento, sul Borgo Medioevale di Torino. L’ultimo giorno, quello del rientro, visiteremo la Basilica di Superga.
Cosa portare in valigia: a Torino le temperature saranno prossime allo 0 o appena sopra dato il periodo dell’anno scelto. Di certo non possono mancare indumenti pesanti come pile e felpe calde. Come calzatura sicuramente uno stivaletto comodo ed impermeabile farà al caso mio. Non è previsto l’uso di abbigliamento tecnico. Non potranno mancare le attrezzature per scattare in notturna, come il cavalletto.
Prima di partire: Mi assicurerò che l’automobile sia pronta per affrontare questo viaggio, attrezzandomi con catene a bordo (già obbligatorie per molti tratti stradali) e spray antigelo. Non mancherò di controllare le previsioni metereologiche, sperando di non trovare maltempo!

Un’escursione in giornata: le Langhe – Barolo e Grinzane Cavour

Chi lo dice che si deve viaggiare solo d’estate? Anche l’autunno può regalare delle intense emozioni! Era una domenica soleggiata di ottobre quando decisi di visitare un luogo che ancora mancava alla mia lista: le Langhe.

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Non distanti da Pavia, sono la meta perfetta per un’escursione in giornata e per un tour fotografico. Approfittando dunque del tiepido sole, io e mio padre ci siamo diretti verso Barolo, uno dei luoghi più famosi di questa regione. Ma esattamente cosa sono le Langhe?

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Le colline delle Langhe

Le Laghe sono un territorio piemontese che si sviluppa tra le province di Cuneo e Asti, confinanti con il Roero, il Monferrato e l’Astesana. Questa lingua di terra è costituita da un esteso sistema collinare, definito dal corso dei fiumi Tànaro, Belbo, Bòrmida di Millesimo e Bòrmida di Spigno. Le Langhe si dividono in tre categorie:

  • Paesi delle Langhe a bassa quota: zona con quote genericamente inferiori ai 600 m; zona di vini e tartufo (rinomato il bianco di Alba).
  • Paesi delle Langhe ad alta quota: zona con quote fino agli 896 m.; dominano i boschi e la coltivazione della pregiata varietà di nocciole “tonda gentile delle Langhe”.
  • Langhe Astigiane: zona nel sud della provincia di Asti, con un picco di 851 m nel comune di Seròle.

Le Langhe, per la loro bellezza e per le peculiarità del territorio che permettono la coltivazione e la produzione di molti prodotti enogastronomici pregiati, sono state ufficialmente incluse nella lista dei beni del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Le Langhe sono estremamente conosciute per essere un centro d’eccellenza per la viticoltura e la vinificazione, dove spiccano varietà DOC e DOCG come il Barolo, Nebbiolo, Barbaresco, Dolcetto d’Alba, Dolcetto di Dogliani, Barbera d’Alba e il Pelaverga di Verduno. Se si pensa alle Langhe viene in mente immediatamente il tartufo bianco di Alba, in onore del quale ogni anno vi si tiene una fiera internazionale. Altri prodotti tipicamente di questa zona sono la nocciola Tonda Gentile delle Langhe e i formaggi come le Robiole di Roccaverano e di Murazzano.

Dopo questa full-immertion sulle bontà delle Langhe, vi racconto come si è svolta la mia escursione in giornata.

La prima tappa è il piccolo paese di La Morra, non lontano da Barolo: dalle sue colline si gode di una suggestiva vista delle Langhe. Purtroppo quel giorno c’era un po’ di foschia e la luce non era proprio delle migliori per le fotografie così, passata La Morra, sono scesa verso Barolo per fotografare dalle colline il Castello della Volta: questa rocca, oggi privata, non è visitabile e si trova in cattivo stato di conservazione.

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Il Castello è frutto di numerose fasi costruttive: tra il XVI e la fine del XVIII, viene progressivamente occupato da una serie di edifici di servizio, con adeguamento degli ambienti medievali già esistenti. Con il decadimento della dinastia dei Falletti, il castello venne abbandonato. Purtroppo, come per molti castelli e costruzioni medievali, la sua sorte è davvero incerta: mi auspico che un giorno questo bellissimo fortilizio venga restituito alla collettività restaurato. Nonostante il pessimo stato, il Castello incornicia naturalmente l’ambiente collinare e orna le sue pendici, regalando viste uniche e suggestive.

Dopo aver scattato quale foto, mi dirigo a Barolo, una delle cittadine più famose delle Langhe: non ci sono notizie precise sulla nascita di Barolo, benché la zona fosse abitata in epoca preistorica da tribù celto-liguri, il primo insediamento effettivo sul territorio è di origine barbarica e risalente all’Alto Medioevo. Nel 1250 la famiglia Falletti, acquisì tutti i possedimenti di Barolo dal Comune di Alba. I Falletti erano una potente famiglia di banchieri, esponenti della nuova borghesia, i quali segnarono il destino di Barolo e delle zone circostanti. Intorno al 1300 arrivarono a controllare fino a una cinquantina di feudi piemontesi. Barolo divenne poi un Marchesato nel 1730 e la sua sorte dipese poi dal Regno d’Italia.

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Barolo è piccola, caratteristica e molto molto carina: le sue viuzze sono abitate da circa 700 abitanti e la fama del vino omonimo porta ogni giorno numerosi turisti a calcare il suo suolo. Quella domenica, con mio sommo piacere, si svolgeva un bel mercato tradizionale di prodotti del luogo: formaggi, salumi, polenta e brasato, miele e lavanda…Ce n’era davvero in abbondanza per tutti! Ovviamente non mi sono fatta sfuggire la possibilità di acquistare qualche eccellenza: del miele biologico e alcuni salamini al Barolo…Una bontà assoluta!

Una visita la merita sicuramente il Castello comunale, di proprietà ancora oggi dei Falletti ma messo a disposizione della comunità grazie all’allestimento del WiMu, il Museo del Vino. Purtroppo io non ho avuto il tempo di visitarlo, ma già dall’esterno si percepisce la bellezza di questo luogo.

Soddisfatta delle fotografie scattate al Castello e al Paese, decido di dirigermi a visitare un nuovo Castello, quello di Grinzane Cavour. A pochi chilometri dal Comune di Barolo, Grinzane Cavour mi accoglie con la magnificenza del suo castello. Il nome del borgo rende omaggio dal 1916 allo statista risorgimentale Camillo Benso conte di Cavour, che di Grinzane fu sindaco per diciassette anni: nominato tale nel maggio 1832, a ventidue anni, mantenne la carica fino al febbraio 1849.

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L’imponente maniero di Grinzane Cavour

Il Castello ospita l’enoteca regionale, il Museo Etnografico e l’esposizione dei Cimeli Cavouriani: non potevo perdermi tutte queste bellezze! Il Castello è completamente adibito a museo e ad enoteca e ospita anche un ristorante che offre prodotti e piatti tipici.

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Numerosi attrezzi storici, ricostruzione di luoghi e parti di botteghe, la camera da letto e studio di Cavour, tutto questo attira fortemente la mia attenzione: tra uno scatto e l’altro, l’emozione e l’euforia sono tante! Da segnalare anche una sezione dedicata alla fotografia: sono esposti alcuni scatti delle Laghe e dei suoi luoghi simbolo, in bianco e nero…Davvero meravigliose!

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Uscita dal Castello di Grinzane noto che la luce sta iniziando a diventare fioca ed è dunque ora di rientrare a Pavia: questo breve ma intenso tour delle Langhe mi è davvero piaciuto. Spero che anche l’Oltrepò Pavese riesca un giorno, come le Langhe, a imporsi sul mercato turistico, data la sua naturale vocazione per la bellezza.

L’escursione in pillole

  • Periodo di viaggio: ottobre
  • Durata: una giornata
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì

Un’escursione in giornata: Orta San Giulio

Con l’arrivo della bella stagione e con il miglioramento delle mie condizioni di salute, sono riuscita finalmente a programmare le nuove escursioni in giornata, che sono tante e tutte a portata di qualunque viaggiatore. La prima meta che ho scelto è Orta San Giulio, sul Lago d’Orta, in Piemonte.

Orta San Giulio

Perchè proprio Orta? Perchè l’avevo visitato molti anni fa e Gabriele non l’aveva mai visto quindi volevo ritornarci per mostrargliela. Il suo fascino sarà rimasto immutato? Scopritelo insieme a me!

Orta San Giulio è un piccolo comune che fa parte della provincia di Novara e sorge sull’omonimo Lago d’Orta. Questa piccola cittadina è stata inserita nel circuito dei Borghi più belli d’Italia e ha ricevuto il riconoscimento della bandiera arancione del Touring Club Italiano.

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La cittadina è situata a metà della sponda orientale del Lago d’Orta, a 45 chilometri da Novara. La sua storia è intimamente legata a quella del territorio del Lago: Orta è stato sempre il centro principale della Comunità di Riviera, un consorzio autonomo di comuni istitituito nel Medioevo e sciolto solo a metà del 1700.

Non è difficile capire perchè Orta sia stato inserito all’interno dei “Borghi pià belli d’Italia”: le sue viuzze strette e pittoresche si affacciano su un panorama unico, quello del Lago e dell’Isola di San Giulio, raggiungibile con una piccola imbarcazione che parte ogni quarto d’ora dalla Piazza principale, cioè Piazza Motta. Il centro è tutto esclusivamente pedonabile e le auto possono essere lasciate in uno dei numerosi parcheggi appena fuori da esso. E’ così che abbiamo fatto anche io e Gabriele: lasciata l’auto nel parcheggio di Via Panoramica, abbiamo raggiunto in circa 10 minuti il centro attraverso una delle viuzze. La nostra prima tappa è stata Villa Bossi, sede del Comune, caratteristica villa a ridosso del Lago, i cui giardini valgono una breve visita. Molto particolare è la statua del Pittore, che sembra stia ritraendo sulla sua tela il meraviglioso Lago.

 

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Dopo aver scattato qualche fotografia, ci dirigiamo verso Piazza Motta: il fulcro della città, pittoresca e molto caratteristica, con il suo Palazzo della Comunità, simbolo della città. A questo Palazzo di modeste dimensioni troviamo annesso un porticato che era sede del mercato. Il Palazzo della Comunità era la sede del potere di Orta.

E’ ora di pranzo ma molti locali sono ancora chiusi in quanto la stagione turistica non è ancora iniziata. Poco male, la scelta comunque c’è e decidiamo di pranzare presso l’Enoteca Gastronomica Re di Coppe: con un buon calice di Dolcetto d’Alba ed un tagliere misto di salumi con bruschette, il pranzo gustoso è ben servito!

 

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Dopo esserci rinfrancati, decidiamo di visitare la caratteristica Isola San Giulio, approfittando delle piccole barchette che accompagnano i turisti ogni quarto d’ora circa.

 

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L’Isola di San Giulio è l’unica Isola del Lago d’Orta ed è quasi occupata interamente dall’abbazia Mater Ecclesiae, fondata nel 1973, nel quale vengono svolte importanti ricerche e studi su testi antichi. La Basilica di San Giulio, annessa all’abbazia, è un luogo di rispetto e sacralità e quindi il silenzio è obbligatorio, così come in tutta l’isola, tanto che sulla sua via principale, un anello che parte dalla Chiesa e vi termina, ci sono numerosi cartelli con proverbi e citazioni che ricordano al visitatore l’importanza del silenzio.

Passeggiare sull’Isola deserta mi mette un po’ di malinconia e di solitudine, ma ogni tanto la tranquillità ci vuole per sgomberare la mente. Il silenzio valorizza comunque questi luoghi, che sembrano abbandonati ma non trascurati.

 

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Rientrati sulle rive di Orta, saliamo sulla strada anch’essa denominata “Motta” fino a raggiungere la caratteristica Chiesa di Santa Maria Assunta. dalla sommità della salita si può godere di uno scorcio di Orta davvero incredibile! La via è inoltre circondata da palazzi storici tra cui Palazzo Gemelli, risalente al XVI secolo e palazzo De Fortis Penotti, costruito in periodo neoclassico.

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Via Motta e la Chiesa di Santa Maria Assunta

Con questo ritorno ad Orta posso confermare che la cittadina non ha perso minimanente il suo fascino, e anzi d’inverno diventa ancora più bella, con meno turisti e con più silenzio, tutte carte in più per godersi a pieno l’esperienza.

La luce comincia ad affievolirsi ed è ora di rientrare a Pavia, dopo essersi goduti la fresca brezza piacevole che spira sul Lago. Non avrei voluto lasciare questi luoghi così in fretta, ma purtroppo tutto ciò che inizia prima o poi finisce, quindi posso solo dire: arrivederci, Orta!

L’escursione in pillole

  • Periodo di viaggio: febbraio
  • Durata: una giornata
  • Difficoltà: 1/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì

consigli

Come raggiungere Orta: Orta San Giulio è raggiungibile facilmente da tutti i viaggiatori, anche diversamente abili. Potete lasciare l’auto presso il parcheggio a pagamento di Via Panoramica e scendere tramite gli scalini verso il centro (che è ZTL, quindi non accessibile se non pedonalmente).

Dove mangiare: per un pranzo sfizioso ma veloce, proponiamo l’Enoteca Re di Coppe, alla fine di via Olina, verso Piazza Motta. Con una piccola cucina e piatti adatti a tutti, potrete degustare i vini della zona e del Piemonte. Vi consiglio di mangiare all’aperto, per godere di una bella vista sul Lago.

Cosa vedere: Orta San Giulio è proprio una piccola cittadina, quindi vi consiglio di “perdervi” tra le sue viuzze ed ammirare il Lago dai numerosi piccoli pontili per le barche. Piazza Motta e via Motta sono imprescindibili, così come una visita all’Isola di San Giulio. Le barche del servizio di trasporto locale partono ogni 15 minuti dai moli del piccolo porticciolo di Piazza Motta: il biglietto, di andata e ritorno, costa 4 euro e 50. Sono ammessi anche gli animali domestici sulle piccole imbarcazioni.

Un’escursione in giornata: Grugliasco

Quando capita di spostarmi per eventi e corsi, non mi faccio scappare l’occasione di visitare anche il luogo in cui sono previste le attività. Chi mi segue ormai lo sa. Si dà il caso che ad inizio luglio 2017 mi trovavo a Grugliasco per un concerto, insieme alla mia amica Martina. Perchè non visitare la piccola cittadina ordunque?

Grugliasco

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Le insegne dei negozi di Grugliasco.

Le prime testimonianze scritte che nominano Grugliasco risalgono al 1047, quando Enrico III il Nero del Sacro Romano Impero cita il Capitolo canonicale del Duomo di San Giovanni di Torino i diritti sui beni posseduti cui la curtis Grugliascum. Il villaggio omonimo si era appunto sviluppato nel tempo intorno al nucleo di proprietà dei canonici torinesi, nucleo oggi corrispondente al centro storico. Agli inizi del XIII secolo, il villaggio Grugliascum venne incluso nei principati di Savoia-Acaia fino al 1619. Ottenuta anche l’indipendenza da Torino, Grugliasco ritorna sullo scenario storico alla fine della seconda guerra mondiale, dove il 30 aprile 1945, la città, insieme a Collegno, fu tragicamente la protagonista della Strage di Grugliasco e Collegno, in cui vennero uccise 66 persone, di cui venti residenti a Grugliasco e trentadue a Collegno, tra partigiani e civili, fucilati ad opera di una divisione di soldati tedeschi in ritirata: a questa strage seguì, il giorno successivo, l’eccidio di 29 militi fascisti della divisione Littorio che erano prigionieri.

Oggi Grugliasco è una ridente cittadina, con una sua identità e con piccole chicche storiche da non perdere.

Arrivate al nostro alloggio, il B&B Grugliasco Central, decidiamo di fare un piccolo tour per il centro storico, visitabile in circa un’ora a piedi. E’ luglio e in giro non c’è nessuno, si respira un’aria di tranquillità e pace. Grugliasco è anche la città dei parchi, con moltisse aree verdi in cui ci si può rilassare e divertirsi. Nella via principale del centro storico, non mancano i ricordi dei partigiani uccisi durante la strage.

Arrivate in Piazza San Cassiano, troviamo la piccola e graziosa chiesa, purtroppo chiusa, e la Torre Civica.

Proseguiamo, con un bel gelato, e ci dirigiamo al Parco Porporati, il più grande della città. Qui troviamo un enorme monumento ai caduti di tutte le guerre.

Circunnavigando il parco, si arriva a Villa Boriglione: entriamo e visitiamo il parco, con il curioso Chalet Allemand. La villa non è visitabile, e purtroppo nemmeno il museo della grugliaschesità, che è anche un rifugio antiaereo, aperto solo il weekend.

Nel complesso delle “Serre” si svolgono durante l’anno molti eventi culturali, tra cui la fiera di minerali e fossili. Un po’ amareggiate, continuiamo nella nostra passeggiata, ritornando verso il centro storico, dove non mancano anche esempi di arte moderna.

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Il murales con il protagonista di Trigun, Vash.

Incrociamo anche la graziosa Piazza 66 martiri, con un altro monumento ai caduti grugliaschesi.

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Monumenti ai caduti grugliaschesi.

Scattate le foto, è ora di tirare il fiato in camera prima del concerto dei nostri adorati Bastille, al centro commerciale “Gru Village”: un bel centro di 180 negozi, dove davvero ci si può perdere!

L’escursione in pillole

  • Periodo di viaggio: luglio
  • Durata: mezza giornata
  • Difficoltà: 1/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì