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Un’escursione in giornata: Vigevano

Per chi abita a Pavia, o nei dintorni, sicuramente è famigliare la città di Vigevano. Situata in Lomellina, nel cuore delle campagne pavesi, a pochi chilometri sia da Pavia che da Milano, Vigevano è una delle città industriali più importanti della regione grazie alla fama guadagnata per l’industria calzaturiera. La produzione di scarpe ha infatti segnato profondamente il volto e la storia di questa antica città. Il comune è compreso nel Parco naturale lombardo della Valle del Ticino ed è il capoluogo del Vigevanasco.

 

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Piazza Ducale e la Torre del Bramante

 

Vigevano è una città che personalmente amo molto: sono intimamente legata a questo comune per via delle mie vicende sentimentali ed inoltre è una città che frequento fin da piccola. Sia d’estate che d’inverno, Vigevano conserva il suo fascino storico, immmortalato dai monumenti simbolo di questa cittadina.

L’origine di Vigevano è sicuramente molto antica, probabilmente romana. Protagonista di vicende belliche tra Pavia e Milano, con l’avvento delle signorie Vigevano divenne feudo prima dei Della Torre, poi dei Visconti e infine, tra il 1450 e 1535, degli Sforza.

Durante il periodo visconteo-sforzesco Vigevano raggiunse il suo periodo di massimo splendore, divenendo residenza ducale e centro commerciale di notevole importanza per la lavorazione dei panni di lana e di lino.

 

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Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Vigevano divenne una delle capitali italiane dell’industria calzaturiera, ma il boom durò poco ed il declino iniziò già dagli anni ’60-’70. Nonostante tutto, ancora oggi Vigevano rimane uno dei punti di riferimento per le calzature e la loro lavorazione.

Vigevano si raggiunge facilmente, sia da Milano che da Pavia ed è protagonista di molte manifestazioni culturali: famoso fra tutti è il Palio di Vigevano, con la competizione delle contrade, che si tiene a maggio e a novembre.

Il centro storico ruota intorno alla sua pizza più famosa, ovvero Piazza Ducale: è una delle più famose piazze d’Italia e venne costruita per volere di Ludovico il Moro in soli due anni, tra il 1492 e il 1494 come anticamera del castello che era ormai divenuto residenza ducale. La pianta della piazza è rettangolare di 138 metri per 46 ed è racchiusa da porticati per tre lati.

 

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Piazza Ducale

 

Quando si giunge in piazza si è davvero colpiti dalla sua magnificenza. Non si può che fare un giretto sotto i portici e raggiungere il castello attraverso  l’ingresso a scalinate: qui si accede al giardino (gratuito) e anche la Torre del Bramante (previo pagamento di un biglietto di ingresso). Il Castello Sforzesco si estende su una superficie di 70.000 metri quadrati per 5 piani ed è quasi totalmente visitabile. Suggestive sono le sue strade coperte e le scuderie, location perfette per fotografie e ambientazioni medievali.

 

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Le vie del centro

 

Con una bella giornata di sole, si può godere a pieno delle stradine pedonali del centro storico, dove si possono acquistare capi firmati e scarpe di gran moda, o bere una squisita cioccolata calda in uno dei numerosi bar nei dintorni della Piazza Ducale.

Vigevano mantiene dunque il suo fascino storico, in ogni mese dell’anno.

 

Un’escursione in giornata: Genova e i Rolli

Dopo una lunga assenza, dovuta a viaggi ed impegni di vario genere, torno a scrivere una bella escursione in giornata. Il 2 aprile sono stata invitata a Genova dalla mia amica Chiara, genovese DOC. Non era la prima volta che visitavo questa ex Repubblica Marinara, e non sarà nemmeno l’ultima, ma devo dire che ogni volta che la vedo l’apprezzo di più. Da città portuale, Genova può sembrare industrializzata ed ostile, ma invece ci riserva tanti luoghi storici di impareggiabile bellezza. In una giornata non si può apprezzare tutta, ma consiglio comunque di farci un salto.

Il 2 aprile era il “Rolliday” la giornata dove i Palazzi dei Rolli venivano aperti al pubblico alle visite: quale migliore occasione per ritornare ad una città a me cara?

Il mio viaggio inizia da Pavia, con un treno per Genova Brignole: è qui che trovo Chiara, che mi aspetta per un vero e autentico tour della bella Genova. Dopo una buona colazione insieme, ci dirigiamo verso il centro, visitando prima la Chiesa di Santo Stefano: la chiesa è uno dei luoghi di culto più famosi di Genova e si trova proprio sopra la via XX Settembre , importante via del centro della città, ed è un esempo significativo di architettura romanica presente nel capoluogo ligure.

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La Chiesa di Santo Stefano.

La chiesa è anche il luogo dove venne battezzato Cristoforo Colombo. Purtroppo non possiamo attardarci a fare fotografie al suo interno, in quanto si stava celebrando un battesimo.

Sempre sulla scia di Cristoforo Colombo, l’illustre esploratore, decidiamo di visitare la sua antica dimora, a pochi passi da via XX Settembre. Prima di raggiungerla, incappiamo in una libreria, dove sempre si trovano libri interessanti da portare a casa: come a Verona e in tutte le città che visito, una tappa in libreria ci vuole sempre.

Raggiungiamo ora la casa del navigatore e troviamo una folla che gremisce la sua entrata: non ci scoraggiamo e ne visitiamo l’interno: non era per niente piccola, anzi!

La casa si trova a breve distanza Porta Soprana, e l’esploratore ci ha abitato tra il 1455 e il 1470: in quell’anno il giovanissimo Cristoforo aveva 4 anni.

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Porta Soprana.

La casa ha subito molti cambiamenti dalla sua costruzione originale e quello che ne rimane oggi è probabilmente una ricostruzione dei primi anni del Settecento. Nonostante ciò, il fascino antico rinascimentale si respira ancora e pensare di camminare proprio dove viveva, correva e giocava il piccolo Cristoforo è molto emozionante!

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Replica di uno dei libri appartenuti ai Colombo.

Dopo la visita alla dimora, passiamo tra i Caruggi di Genova, dove Chiara mi fa vedere i luoghi di ritrovo dei giovani e dei suoi amici, fino ad arrivare al Porto Antico: zona che conosco molto bene ma che è sempre bello rivedere. Purtroppo non abbiamo il tempo per visitare l’Acquario o il Museo del Mare, così ci accontentiamo di fare un salto da Eataly e di goderci il panorama dall’alto della terrazza.

Scese a terra, cerchiamo una tipica trattoria dove mangiare del buon pesce, e subito dopo ci dirigiamo verso i famosi Rolli. I Rolli di Genova erano, al tempo dell’antica Repubblica, le liste dei palazzi e delle dimore eccellenti delle famiglie nobili che ambivano a ospitare ricchi e potenti in transito per le visite di stato. I Rolli vennero costruiti a partire dal 1576 e ancora oggi l’elenco è conservato nell’Archivio di Stato di Genova. Oggi, molti dei Palazzi dei Rolli sono Patrimonio dell’Umanità Unesco e sono stati acquisiti dall’Università di Genova, che è responsabile anche del buon mantenimento di queste perle.

Quelli che visitiamo noi sono 4 in tutto.

Iniziando da Palazzo Giacomo e Pantaleo Balbi, ora sede della facoltà di Lettere: possiamo visitare solo la terrazza e l’aula Magna dove oggi si tengono le sedute di laurea. all’interno si trovano i ritratti di alcuni nobili genovesi molto importanti e dove altri dipinti sono stati trafugati.

Continuando il nostro giro con il Palazzo Balbi-Senarega, uno dei più belli in assoluto: anche qui, la visita non sarà completa, ma soltanto di alcune stanze. Oggi è sede della facoltà di Giurisprudenza. All’interno, troviamo una cappelletta e una sala finemente affrescata, che funge oggi da Aula Magna: qui troviamo tutte le virtù raffigurate allegoricamente, in un intreccio di simboli e di figure naturali. Proseguendo al piano superiore, ci accoglie il busto di Garibaldo, fino a raggiungere la sala dei Liguri, anche questa finemente affrescata.

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Soffitto e controsoffitto dell’Aula Magna.

La visita continua con Palazzo Reale: è questo il più spettacolare che visitiamo. La costruzione del palazzo cominciò tra il 1618 e il 1620 ad opera di Stefano Balbi e Gio Francesco Balbi II, la cui potente famiglia – quella dei Balbi – era già coinvolta nel processo di pianificazione e costruzione di altri edifici della via che avrebbe portato il loro nome.

Nel 1677 la famiglia Balbi vendette il palazzo alla famiglia Durazzo che lo ampliò.

Nel 1823 gli eredi lo vendettero al re di casa Savoia che lo adibì a residenza ufficiale e nel 1919 divenne demanio dello Stato.

Oggi il palazzo conserva i mobili originari e le opere di importanti artisti genovesi del Seicento come Bernardo Strozzi, il Grechetto, Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio, Domenico Fiasella insieme a capolavori dei Bassano, Tintoretto, Luca Giordano, Antoon Van Dyck, Simon Vouet e Guercino. Incantevole è la Sala degli Specchi che mi ricorda molto quella della Residenza di Monaco di Baviera (rimando a leggere qui): avere un salone ricco di specchi aiutava a far percepire gli spazi come dilatati e inoltre era molto in voga tra le famiglie nobili. Ritroviamo ancora i letti a baldacchino tipici della nobiltà, alti e stretti, e una miriade di piccole stanze ad uso della nobildonna di casa.

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La Sala degli Specchi.

Oltre alla parte interna, è meraviglioso l’esterno, con un ninfeo e un bellissimo cortile lastricato. Dai piani nobili si risale alla terrazza, da dove si gode una meravigliosa vista del Porto Antico, del Mar Ligure e anche della facciata interna del Palazzo.

La visita termina al cortile di Palazzo Doria-Tursi, dove è esposta anche una mostra fotografica.

E’ ora però di salutare Genova, il treno mi attende, per il ritorno a Pavia. La saluto con la promessa di tornarci molto presto, dato che ancora ho molto da scoprire. Chiara purtroppo rimane a Genova, ma la rivedrò molto presto a Pavia.

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Io e Chiara, felici davanti alla carrozza Balbi, Palazzo Reale.

 

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: aprile
  • Durata: una giornata
  • Difficoltà: 1/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì

 

 

Un’escursione in giornata: Burano

Quando si visita Venezia, non si può fare a meno di vedere i piccoli paesi caratteristici della sua laguna: tra questi, immancabile è Burano, gemma della laguna.

E’ forse meno famosa di Murano, il paese del leggendario vetro soffiato, ma non per questo meno bella. Con le sue caratteristiche casette colorate, che sembrano pennellate di Van Gogh, è di sicuro una delle attrazioni più belle di questo territorio.

Burano è famosa per il suo merletto, raffinato e pregiato: la sua storia è antichissima ed è legata a storie e leggende; le prime testimonianze del suo commercio risalgono al XV secolo e ben presto questa lavorazione divenne famosa, grazie anche ad un’editoria dedicata che venne esportata al di fuori della Serenessima. Grazie anche alla dogaressa Morosina Morosini, la sua fama superò i confini dell’odierna Italia, fino ad arrivare in Inghilterra, dove i Tudor acquistarono parecchi merletti. I cugini d’oltralpe non resistettero a questa lavorazione pregiata e, prima Caterina de’ Medici e poi Colbert incoraggiarono le merlettaie a trasferirsi in Francia. Luigi XIV indossò un collare di merletto buranello durante il giorno della sua incoronazione!

Con la crisi della Serenessima e la fine della Repubblica, nel 1797, la produzione di merletto entrò in declino, e divenne un’attività solo famigliare e di piccola scala, come lo è ancora oggi.

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Vicoli variopinti a Burano

Ma Burano è anche ricca di storia cittadina: la città venne probabilmente fondata dagli abitanti della città romana di Altino che si erano rifugiati in laguna per sfuggire alle invasioni barbariche. Le prime abitazioni erano sorte su palafitte e il piccolo comune dall’aria salubre era un luogo ambito da chi voleva respirare buona aria. Ben presto, la piccola città cadde sotto l’orbita di Venezia e il suo destino fu sempre legato a quello della Serenissima.

 

Partendo con uno dei numerosi battelli, si può arrivare a Burano senza difficoltà: il paese si affaccia ridente sulla laguna, e i suoi abitanti sono gentili e allegri. Ho visitato questa città nel gennaio del 2014 e il clima non era molto clemente in quei giorni, ma a Burano il sole mi ha fatto apprezzare ancora di più questo incantevole centro. In un paio d’ore, con calma, potete visitare tutto questo piccolo paese: da sottolineare, come importanza, il museo del merletto e la Chiesa di San Martino, che custodisce la famosa Crocifissione di Tiepolo. Io sono arrivata di pomeriggio, dopo aver visitato Murano alla mattina e devo dire che in un giorno si visitano entrambe con calma, senza perdersi nulla. Non dimenticatevi di acquistare uno dei famosi merletti, che trovate nelle botteghe del centro anche a prezzi abordabili.

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: gennaio
  • Durata: 2 ore
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì

 

 

Un’escursione in giornata: l’Etna

Da buona mezza siciliana, quale sono, non potevo non visitare la grande Etna, ‘a Muntagna in siciliano. L’Etna in realtà non è solo un monte, ma un’importante complesso vulcanico che si è originato durante il Quaternario. E’ il più alto vulcano terrestre della Placca euroasiatica, nonchè uno dei più studiati vulcani al mondo. Le eruzioni spettacolari hanno sempre influenzato l’ambiente circostante, plasmandolo e modificandolo. Dal 2013 è anche Patrimonio dell’umanità. Il vulcano sorge sulla costa orientale della Sicilia, nella provincia di Catania.

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Pendici dell’Etna

L’edificio di base è a scudo ma il vulcano si è poi evoluto in uno strato vulcano. Le eruzioni si verificano sia sulla sommità che dalle bocche laterali e sono soprattutto effusive, ma dal 1971 è cresciuta la sua attività esplosiva. Sulla sommità ci sono 4 crateri, mentre sui fianchi si annoverano circa 300 coni di varie dimensioni.

Con il mio compagno di viaggio, mio papà, partiamo di buon’ora da Scordia (la nostra base per il viaggio in Sicilia) verso il maestoso monte. Già da lontano si può ammirare la maestosità di questo gigante, che è anche il protagonista di una leggenda tutta italiana: sotto al monte, si narra, è seppellito Encelado, un gigante che aveva osato sfidare Giove. Ancora oggi, per ricordarci della sua presenza, Encelado sputa fuochi e fiamme dall’Etna e così avviene l’eruzione.

Passando tanti pittoreschi paesi della Piana Catanese, arriviamo verso il gigante e iniziamo a salire, e salire, e salire. La vegetazione tutta intorno a noi cambia, i boschi diventano sempre più radi, e i gli alberi si fanno più giovani, con la terra che è sempre più nera, risultato delle più recenti eruzioni. Sembra di essere catapultati nel Triassico!

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La peculiare vegetazione: un esempio di dinamismo

Arriviamo alla stazione dove lasciare l’automobile e non è per niente facile trovare un parcheggio, ma con un po’ di fortuna ce la facciamo. Qui ci sono numerosi negozi di souvenirs e ristoranti, inoltre è anche il punto di ritrovo degli escursionisti che partono per visitare i punti più alti del vulcano. Noi ci accontentiamo di rimanere in basso, in quanto non siamo attrezzati per un’escursione ad alta quota: già qui fa freddino e il pile viene comodo, nonostante sia settembre.

Ci sono dei piccoli crateri antichi, che sono visitabili: ci addentriamo anche nel fondo di questi, e ci sentiamo già piccoli piccoli. La roccia è scura, quasi nera, ed è porosa, ma anche fragile: se pensiamo che era lava fa quasi impressione, ma non a me, che sono abituata a trattare rocce per i miei studi. Ci sono parecchi scorci che si prestano a bellissime fotografie e infatti non perdiamo proprio occasione per fotodocumentare il tutto.

 

Alla fine del giro intorno al cratere incontriamo un pastore, in abiti tradizionali, con una simpatica capretta: il pastore ci dice che ha perso il lavoro dopo 10 anni, perchè la sua fabbrica ha chiuso, e quindi si è messo ad allevare caprette ma non è andata molto bene, così è rimasto con una capretta soltanto e adesso guadagna qualche spicciolo vendendo delle rocce vulcaniche e facendo foto insieme ai turisti. La sua storia ci intristisce molto, ma lui non smette di sorridere, e ci dice che la speranza di trovare un lavoro decente sarà l’ultima a morire. Gli auguriamo buona fortuna, facendogli anche noi una donazione. Purtroppo non possiamo fare molto altro, ma era così contento di aver scambiato quattro chiacchiere in siciliano e quasi si commuove: probabilmente viene ignorato da molti, ma non da noi.

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Sorrisi…

 

E’ ora di comprare qualche piccolo pensiero, tra cui una piccola bandiera della Trinacria e un piatto in pietra lavica con il dipinto dell’Etna, eseguito a mano.

Rimaniamo lì ancora per un’oretta per le ultime fotografie e per ammirare ancora la maestosità dell’Etna. Ora scendiamo, pian piano, verso Zafferana Etnea per il pranzo: in Piazza Umberto I Belvedere c’è un bel localino, il Castello di Bacco: ordiniamo una bella grigliata mista ed è tutto squisito. Per finire, un bel souflè al cioccolato con granella di pistacchio di Bronte. Non vi dico come cantavano le mie papille gustative!

Purtroppo il tempo non è dei migliori (sarò io probabilmente, non lo so) e infatti inizia a piovere. Decidiamo quindi di rientrare pian piano verso Catania, ma prima ci dirigiamo al Castagno dei 100 Cavalli: di questo però, vi racconterò nella prossimo articolo de “Un’escursione in giornata”. Rimanete connessi 😉

 

 

 

Un’escursione in giornata: Caltagirone

Per questa bella escursione in giornata ci spostiamo nella bella Sicilia, precisamente a Caltagirone.

Ero in Sicilia a settembre del 2016, in occasione del matrimonio di mia cugina. Mi sono trattenuta qualche giorno in più per visitare l’entroterra catanese e riscoprire i luoghi d’infanzia del mio papà. Non poteva quindi mancare una visita a Caltagirone, la città delle ceramiche.

Caltagirone si trova al centro del territorio Calatino, nella provincia di Catania. Città storica dal glorioso passato, fu roccaforte per bizantini, arabi, genovesi e normanni.

Nel 1900 la città fu simbolo di Don Luigi Sturzo e del movimento anti-fascista. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Caltagirone venne pesantemente bombardata e gli angloamericani distrussero molti monumenti importanti per la città.

Durante gli anni sessanta e settanta, Caltagirone si spopolò a causa del massiccio esodo dele popolazioni del sud verso il nord in cerca di lavoro.

Oggi Caltagirone è Patrimonio dell’Unesco ed uno dei simboli della Sicilia. In città ci sono numerosi interessanti musei, come quello regionale della ceramica e la Mostra dei pupi siciliani.

Durante una bella giornata di sole, una visita non può mancare. Con la mia auto a noleggio mi dirigo verso la città e parcheggio proprio vicino alla famosa Villa Vittorio Emanuele, che è anche la prima meta della mia escursione. Si trova proprio alle spalle del Museo della Ceramica. Si tratta di un imponente parco, in stile inglese, opera dell’architetto G. B. Filippo Basile, e della villa comunale attorniata da viali decorati con vasi in terracotta e maioliche. Nel piazzale centrale si trova un grande palco musicale in stile moresco con rivestimento in maiolica realizzata dalla I.P.A.C.

Nella parte inferiore si può ammirare una delle vasche della Fontana della Flora dello scultore ed architetto fiorentino Camillo Camilliani del XVI secolo.

Il sole splende felice e mi attardo qualche minuto per scattare fotografie e riposarmi su una panchina. Ci sono alcuni gatti che gironzolano davanti a me, e non si negano a coccole e carezze.

Proseguo con il mio itinerario, incontrando il tondo vecchio, un belvedere che ci mostra l’entrotera siciliano, e poi il Convento di San Francesco d’Assisi, con un ampio chiostro risalente al XVII – XVIII secolo. Purtroppo la chiesa è chiusa, quindi mi dirigo verso il centro, infilandomi, di tanto in tanto, nei vari negozi di ceramica.

Giungo alla famosa Scalinata di Santa Maria del Monte: 142 gradini in pietra lavica finemente decorati da mattonelle in maiolica nei tipici colori della ceramica di questa città, cioè verde, giallo e azzurro. La gradinata è suddivisa in settori di 14 gradini in cui le decorazioni delle maioliche richiamano diversi periodi storici, dal X secolo al giorno d’oggi. La salita non è proprio facile, ma non si può davvero evitare se si viene a Caltagirone. Proprio a lato della scalinata sorgono anche negozi di ceramica, alcuni tra i più antichi della città. Finita la scalinata, mi perdo nei piccoli vicoli caratteristici, fino ad arrivare nella periferia della città.

Torno indietro, sono già passate tre ore da quando sono arrivata, e sento un po’ di fame. Compro qualche cartolina, di cui sono una collezionista accanita, e mi fermo a mangiare una buona brioche con una granita in Piazza del Municipio.

Mentre torno all’auto, mi fermo alla Cattedrale di San Giuliano: secondo la tradizione è stata edificata in epoca normanna. Il tempio però è datato nel 1282, in piena età aragonese, grazie all’iscrizione che era posta sull’architrave d’ingresso. Il 12 settembre 1816 papa Pio VII con la bolla pontificia Romanus Pontifex eresse la diocesi di Caltagirone ed elevò la chiesa di San Giuliano a cattedrale.

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L’interno di San Giuliano

Tornando, mi faccio anche indicare una pasticceria buona dove comprare i cannoli e le paste di mandorle: in via Principe Amedeo di Savoia la trovo, proprio non distante.

Prima però di lasciare definitivamente questo meraviglioso paese, devo per forza acquistare delle ceramiche, che mi hanno completamente stregato per la loro bellezza: entro nel negozio Ceramiche Artistiche in via Roma, dove trovo un’esposizione senza pari. Non perdo tempo e compro vari oggetti: piatti, gattini, bummuli… Noto anche numerose ceramiche con le teste di moro e mi faccio raccontare come mai questa raffigurazione: la leggenda narra che c’era una bella ragazza sposata con un moro, il quale però la tradiva. Scoperto il tradimento, la ragazza gli tagliò la testa e ne fece una fiorera. Da qui le teste della ragazza e del moro. un po’ macabra come leggenda, ma pittoresca.

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La grande esposizione del negozio Ceramiche Artisiche

Con una bella cassetta piena di dolci e sei borse di ceramiche, torno a casa contenta.

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: settembre
  • Durata: mezza giornata
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì