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Inverno e Monteleone

Con l’uscita dal lockdown si è potuto tornare a viaggiare per tutta la regione: quale migliore occasione per riscoprire le bellezze in prossimità? E’ così che sono tornata a viaggiare e a scoprire luoghi vicini ed interessanti. E’ il caso di Inverno e Monteleone.

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Luogo Storico

Prima del lockdown avevo preso contatto con il Sindaco, il Signor Andrea Lazzari, che si era reso disponibile per un incontro e per raccontarmi la storia del suo Paese. L’incontro è poi dovuto immancabilmente slittare a causa dell’emergenza ma è stato solo rimandato. Un sabato io e Andrea ci siamo ritrovati nel suo ufficio in Comune e insieme abbiamo potuto disquisire del blogging, della valorizzazione del territorio, della storia di Inverno e Monteleone. Ci siamo subito trovati in sintonia grazie alla nostra visione comune del travel blogging e della valorizzazione di un territorio che troppo spesso viene snobbato o addirittura ignorato. Sappiamo che Pavia e la sua Provincia hanno sempre sofferto di questa “mancanza di attenzione” da parte del turismo di massa e anche di una visione un po’ ottusa che tende a sminuire o a elevare ben poco (non è il caso di ogni realtà, ad esempio Torricella Verzate si è distinta per la sua lungimiranza, come pure altre realtà). Dopo aver chiacchierato di ciò Andrea mi ha raccontato della storia di Inverno e Monteleone e di come le due “frazioni” che costituiscono il Comune abbiano in realtà una storia e un’identità ben distinte.

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L’abitato di Inverno

Inverno e Monteleone è un piccolo comune di circa 1500 abitanti che si trova appunto nella Provincia di Pavia, nella parte orientale e pianeggiante tra il fiume Olona e il Lambro meridionale. Monteleone, inoltre, si trova proprio ai piedi del Colle di San Colombano.

I primi insediamenti ad Inverno furono di origine romana. Il nome “Inverno” pare che derivi da “Hiberna Castra” e che questo territorio fu utilizzato dai soldati romani per stabilirvi un accampamento posto per la sorveglianza delle strade. Nel VIII secolo il Re longobardo Liutprando fece costruire ad Olonna (l’attuale Corteolona) una villa, una chiesa e un monastero: il territorio circostante, che avrebbe compreso Inverno, divenne un piccolo feudo rurale. Nell’866 l’Imperatore Ludovico II donò alla sua sposa, l’Imperatrice Angelberga, diversi territori fra cui la “Corte di Inverno“. Dopo la sua morte il feudo passò sotto le dipendenze dell’abbazia di Santa Cristina e all’epoca delle Crociate passò di nuovo di mano e questa volta all’ordine dei Cavalieri Ospitalieri (poi Cavalieri di Malta), che fecero costruire l’attuale castello e da cui il paese dipese feudalmente nei secoli seguenti fino al 1786, anche se nel censimento del 1751 risultò essere feudo dei marchesi di Origo. La presenza dei Cavalieri di Malta non è insolita all’interno dell’odierna Provincia di Pavia: pensate al Castello di Chignolo Po.

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Il crescente potere della Signoria dei Visconti sembrò non intaccare particolamente l’integrità di Inverno e del suo territorio: questo infatti non fu formalmente annesso al regno dei duchi di Milano. La sua posizione privilegiata però non gli garantì la protezione dei Visconti nè di nessun altro in vista di scorribande di gruppi armati che distrussero una parte del castello a metà del 1400. Tra il 1450 e il 1478 i Cavalieri di Malta ricostruitono ad Inverno un nuovo castello (quello odierno) e una nuova chiesa che venne dedicata a San Giovanni Battista (la chiesa odierna del paese).

Un territorio placido ma ricco di sorprese quello di Inverno e Monteleone che ha saputo davvero conquistarmi, così come i suoi abitanti.

Il toponimo Monteleone è documentato come Montis Luponi nel 999, in seguito come Montis Olivonis (1374) e successivamente come Mons Oleonis (1428). Da Monteleone dipendevano i tre piccoli comuni di Cantelma, Gatta e Ca del Rho. Monteleone fu antica pertinenza della Regia Corte dell’Olona, oggi Corteolona, staccata per donazione fatta dall’Imperatore Lamberto al Monastero di Santa Cristina de Olona, oggi Santa Cristina e Bissone. Intorno al 1374 Monteleone entrò a far parte del Vicariato o Feudo di San Colombano. Nel 1400 fu unito al Feudo di Miradolo. Nel 1470 il territorio venne accorpato a quello di Belgioso dopo l’investitura di Galeazzo Maria Sforza. In seguito passò alla casata degli Sforza-Estensi. Incredibile come queste due realtà, così vicine, abbiano avuto una storia completamente diversa che ha portato allo sviluppo di una forte identità.

Nel 1863 Monteleone cambiò denominazione in Monteleone sui Colli Pavesi e nel 1873 fu soppresso e aggregato a Inverno.

Il comune assunse l’attuale denominazione di Inverno e Monteleone nel 1961.

Il gentile Sindaco mi ha concesso di visitare l’edificio del Comune nella sua interezza, permettendomi di accedere anche alla Sala Consiliare dominata da un meraviglioso affresco del pittore Remo Faggi che illustra lo stemma del Comune e l’allegoria dello stesso.

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Oltre a ciò Andrea mi ha mostrato un osso trovato nel territorio del Comune, in particolare nella zona collinare di Monteleone: si tratta di un frammento di femore di un elefante (famiglia Elephantidae) probabilmente appartenente a un Mammuthus o ad un Palaeoloxodon antiquus risalente al Pleistocene (compreso tra 2,58 milioni di anni fa e 11.700 anni fa), in periodo interglaciale, il periodo “caldo” che è intercorso tra una glaciazione e l’altra. In Pianura è comune rinvenire resti fossili di elefanti, soprattutto in prossimità dei fiumi, resti di un antico passato: è proprio nel Pleistocene che si è originata la Pianura Padana, formatasi durante le fasi interglaciali da imponenti fiumane che, trasportando valanghe di detriti, formarono depositi alluvionali in grado di riempire grandi golfi come quello che un tempo appunto allagava l’attuale pianura.

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Per questo approfondimento sulla formazione della Pianura Padana e sull’identificazione del frammento di femore ringrazio il caro amico geologo Marco Monzo e il Professore di paleontologia dei vertebrati Giuseppe Santi dell’Università di Pavia.

Il ritrovamento di questo eccezionale reperto porta di sicuro lustro e onore al Comune e a tutto il territorio: ora che è stato catalogato correttamente il fossile verrà esposto rendendogli così la giustizia che merita.

Oltre al Sindaco ho conosciuto il Vice Sindaco Enrico Vignati, che mi ha permesso di realizzare un set fotografico esclusivo presso l’Equicenter di Monteleone, e il Signor Stefano Re che mi ha permesso di scattare delle fotografie all’interno del Castello di Inverno (bene privato e non visitabile).

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La placida vita nel borgo di Inverno e Monteleone

Dopo aver ringraziato il Sindaco Andrea Lazzari per la sua disponibilità e per la sua gentilezza mi sono avviata a scattare qualche fotografia del piccolo Comune: tra le sue strade si nota come il suo impianto rifletta perfettamente la tipologia di paese rurale e ancorato all’agricoltura. Il profumo dei campi e la bellezza d’altri tempi fanno di Inverno un piccolo gioiellino della Provincia di Pavia. Il Castello si erge nell’abitato, imponente: ancora oggi conserva la sua struttura di architettura fortificata. Il complesso ha forma quadrilatera con torri angolari e cortile interno con portico. Le quattro torri agli angoli sono diverse per tipologia e dimensione: la torre dell’orologio, nell’angolo sud-est, è di forma circolare e si eleva per 23 metri; la torre maestra, nell’angolo nord-est, ha forma rettangolare. Le altre due torri agli angoli sud-ovest e nord-ovest hanno un’altezza di circa 10 metri: la prima è a pianta quadrata con gli angoli smussati, la seconda è a pianta circolare. La scelta di costruire delle torri tutti diverse è particolare: ignoti sono però i motivi di tale scelta. Il fossato oggi non esiste più se non per qulche resto solo nel fronte sudorientale. Non si hanno notizie storiche di questo castello e, benchè la sua struttura sia imponente, si sa solamente che è stato costruito sopra ad un precedente fortilizio. Dopo essere stato frammentato in varie proprietà e venduto a privati, oggi è trasformato in residenza privata costituita da più unità abitative.

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Dopo aver scattato qualche fotografia al castello e alla Chiesa di San Giovanni Battista, simbolo della presenza dei Cavalieri Templari, mi dirigo verso Monteleone, situato a poca distanza da Inverno, raggiungibile anche a piedi e in bicicletta grazie alla comoda pista ciclabile. Anche a Monteleone si respira un’aria rustica, proprio l’aria che volevo respirare in questi luoghi della “Bassa” Pavese. A poca distanza dal Paese, imboccando via Forni, si trova una piccola cappelletta dedicata alla Madonna del Ronchetto: costruita in occasione dell’epidemia di influenza spagnola oggi è ancora simbolo di speranza e, durante la pandemia di COVID-19, in molti si sono qui recati cercando conforto. Dalla Madonna del Rocchetto si iniziano a vedere le colline e i dolci declivi tipici del territorio di San Colombano: non mancano le vigne che producono vini eccellenti.

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La Madonna del Rocchetto

Ma la mia visita alla scoperta di Inverno e Monteleone non è finita qui. Grazie al Vicesindaco Enrico Vignati ho potuto visitare il centro d’eccellenza della filiera ippica regionale e nazionale: l’Equicenter Monteleone, polo di riferimento per la riproduzione e l’allevamento dei trottatori. Se siete lettori assidui del mio blog sapete quanto io ami i cavalli e quando Enrico mi ha detto che si poteva visitare questo luogo non mi sono tirata indietro: l’Equicenter ospita molti trottatori prestigiosi come il “Principe Biondo” Nesta Effe. Il più famoso è però senza dubbio il mitico e leggendario “Capitano” Varenne.

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Terminata la sua straordinaria carriera da trottatore dove ha vinto 62 competizioni su 73 disputate, il meraviglioso cavallo si dedica ora all’attività riproduttiva e come stallone ha già prodotto più di 2000 puledri di cui 200 già affermati campioni come Lana del Rio, Lisa America e Miele d’Alfa (giusto per citarne alcuni).

Quando ho saputo che avrei potuto incontrare questa leggenda vivente il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata e non me lo sono fatta ripetere due volte! E’ così che io, Andrea ed Enrico ci siamo dati nuovamente appuntamento presso Inverno per raggiungere Monteleone e l’Equicenter allo scopo di incontrare dal vivo il “Capitano”.

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Dopo aver scattato qualche fotografia alla struttura che insiste su una superficie di ben 20.000 metri quadrati e che ospita anche una clinica veterinaria (oltre a quella equina), una scuola di mascalcia e una scuola di equitazione (salto a ostacoli e dressage), incontro Daniela Zilli, groomer e horse trainer di Varenne che mi dedica ben un’ora e mezza del suo tempo (e altro me ne avrebbe dedicato) per raccontarmi la storia di questo famoso campione: dopo aver vinto le principali competizioni nazionali ed internazionali (aggiudicandosi anche più volte titoli prestigiosi) come il Grand Prix d’Amerique nel 2001 e nel 2002, l’Eitlopp di Stoccolma nel 2001 e nel 2002, il World Cup nel 2000 e nel 2002 e aver collezionato nel suo palmares record unici come il Mondiale assoluto 1.09.1 conseguito a New York il 28 luglio 2001 ed essersi guadagnato l’immenso onore di ricevere dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la Targa d’Argento per la straordinaria carriera (non era mai stata conferita ad un animale prima di allora) oggi Varenne si gode una tranquilla vita da stallone. Fiero, baldanzoso ma dal cuore d’oro lo vedo lì, davanti ai miei occhi, intento a mangiare una carota o a farsi coccolare da Daniela e da me.

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Per niente infastidito dalla presenza delle persone, Varenne è nato davvero per essere una star e per segnare per sempre la storia del trotto. Oggi Varenne si dedica all’attività di stallone con ben 3 monte a settimana (senza alcuna fatica nonostante la sua età di 25 anni, circa 70 in anni umani).

Aver avuto la possibilità di trascorrere del tempo con Varenne mi ha riportato indietro nel tempo, quando cavalcavo assiduamente e quando passavo le mie estati nei maneggi, spensierata. E’ stato un grande onore e un tuffo piacevole nel passato.

All’Equicenter è giunto nel 2019 per volere della Società Proprietaria e qui rimarrà, probabilmente, fino alla fine della sua incredibile vita. Da grande cavallo quale è, è stato affidato ad una incredibile e preparatissima equipe guidata dal Dottor Rognoni Cesare, titolare e fondatore dell’Equicenter: Varenne può vantare di avere un alimentarista personale, un dentista personale, un maniscalco personale, la trainer Daniela e altri preparatori eccezionali che gli consentono di vivere al meglio la sua vita di cavallo e stallone. Si può davvero dire che il cavallo viva da vero re in quanto possiede un enorme box sorvegliato 24 ore su 24, climatizzato e coibentato: oltre a ciò segue un regime alimentare creato ad hoc per lui (che conta anche un mangime speciale chiamato “Jerry” della ACME) e riceve tante coccole da parte di chi lo segue. Qui a Monteleone dopo tanti anni a Varenne viene rimessa la sella e lui è stato ben felice di ciò: con Daniela non è infatti raro vederlo in passeggiata, fiero e meraviglioso come sempre.

Una vita dedicata ai cavalli quella di Daniela Zilli che ora ci mostra quanto è felice di prendersi cura di una leggenda vivente. Quando avrò un maneggio tutto mio di sicuro non mancheranno occasioni per chiederle consigli preziosi!

Daniela mi ha concesso dunque di trascorrere momenti indimenticabili con lui e di scattare fotografie uniche che sempre terrò nel mio cuore: con lei c’è subito stato un feeling in quanto entrambe siamo amanti dei cavalli. Forse, a sentirla parlare dei suoi viaggi e delle sue meravigliose esperienze avute con i cavalli (tra cui gli arabi, quelli che amo di più), mi è venuta un po’ di malinconia in quanto lei ha vissuto delle esperienze che avrei voluto vivere anche io ma le cose sono andate diversamente: mai dire mai e forse se non fosse stato così non avrei mai potuto incontrare Varenne!

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Sguardi complici

Il suo respiro, il suo nitrito, i suoi occhi, tutto è dolce ma al contempo focoso: si tratta di un animale orgoglioso ma docile, per nulla scontroso e anzi molto curioso!

Dopo aver scattato le fotografie e aver coccolato il dolce Varenne lo riportiamo nel suo box e concludiamo la mia visita guidata all’Equicenter, facendo visita ai laboratori e ad altre strutture del centro. A breve scriverò un articolo solo questa struttura che merita una visita anche se non si è appassionati di cavalli o del trotto: è infatti possibile venire a trovare Varenne concordando una visita telefonando al centro. La riapertura è imminente e se anche voi volete trascorrere un po’ di tempo in compagnia di Daniela e dell’illustre campione sappiate che presto potrete farlo!

La presenza di Varenne e di altri trottari degni di nota dona prestigio e gloria sia al Comune di Inverno e Monteleone sia a tutta la Provincia di Pavia, dimostrando che anche nel suo territorio possono esserci luoghi importanti per l’ippica e non solo.

La Provincia di Pavia ancora una volta si dimostra ricca di luoghi storici interessanti, capaci di attrarre turismo e di mostrare le proprie bellezze.

Ringrazio di cuore il Sindaco Andrea Lazzari per la sua gentilezza e disponibilità, il Vicesindaco Enrico Vignati per avermi fatto scoprire le bellezze dell’Equicenter, il Signor Stefano Re e sua moglie Simona per avermi concesso di fotografare l’interno del castello, la Società Proprietaria del mitico stallone Varenne per avermi permesso di fotografare questa leggenda e per la collaborazione avviata grazie a questo servizio fotografico e, ultima ma non ultima, la mitica Daniela Zilli che con i suoi racconti su Varenne e sulla sua vita avventurosa mi ha fatto sognare e credere ancora di più nel mio sogno.

Spero che questo articolo abbia fatto trasparire la mia gioia e la felicità di aver visitato questi luoghi e di aver scritto di questa meravigliosa esperienza.

Per saperne di più visitate il sito del Comune.

Per sapere di più sull’Equicenter visitate il sito ufficiale.

Commenti

  • J
    1 Luglio 2020

    Hai valorizzato questo territorio più tu di mille giunte comunali. Ottimo lavoro, brava!

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  • 3 Luglio 2020

    E’ sempre un piacere seguire le tue avventure! Avevo visto già su Facebook il tuo incontro con Varenne, che invidia!

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  • 4 Luglio 2020

    Che bello vedere che abbiamo obiettivi in comune. Come dico sempre “è troppo facile fare i blogger in zone conosciutissime!”
    Dobbiamo invece raccontare i nostri territori e valorizzarli💓

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  • 5 Luglio 2020

    Stupendo modo di raccontare e valorizzare un territorio praticamente sconosciuto alle masse, che però ha davvero tanto da offrire. Ci voleva proprio qualcuno che parlasse anche di questi luoghi quasi dimenticati, piuttosto che dei soliti posti turistici. 😊

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  • foodeviaggi
    5 Luglio 2020

    Mi piace scoprire posti e luoghi poco conosciuti che sanno dare emozioni nuove. Leggiamo spesso percorsi, itinerari abbastanza comuni e in alcuni casi già conosciuti e abbiamo bisogno di idee nuove!

    Rispondi
  • Lisa Trevaligie Travelblog
    17 Luglio 2020

    Davvero un luogo delizioso, in cui trascorrere qualche giorno tra relax e cultura. Non ne avevo mai sentito parlare prima, e son o curiosa di andare di persona.

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