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Il Castello di Chignolo Po

Grazie alla scrittura sul blog ho potuto scoprire numerosi luoghi della Provincia di Pavia che prima ignoravo totalmente: scrivere aiuta ad allargare sempre i propri orizzonti! E’ così che è nata la mia passione per la storia di Pavia e del suo territorio: scrivendo ho potuto incontrare persone pregevoli che che si prodigano per la tutela del patrimonio storico e naturale del Pavese e non solo. In una tiepida giornata di fine estate del 2019, con l’inseparabile Gabriele e insieme ai cari amici Alessio e Federica, ho deciso di visitare un luogo conosciuto come “La Versailles della Lombardia”: con un nome così non potevo farmelo sfuggire e in men che non si dica siamo giunti al Castello di Chignolo Po.

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Luogo Storico

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Benvenuti al Castello di Chignolo Po

Il Castello di Chignolo Po, detto anche Castello Procaccini, è un importante edificio storico costruito a scopo difensivo e si trova nel paese omonimo, in Provincia di Pavia.

Il castello ha origini lontane e la parte più antica ancora restante è la grande torre che si ritiene fu costruita da Re Liutprando attorno al 740 d.C. durante il Regno Longobardo (Pavia ne era la capitale). La rocca fu costruita in data incerta e per scopo difensivo: la sua posizione garantiva un controllo sulle terre adiacenti al fiume Po e un presidio sulla “Via di Monte Bardone”, l’attuale via Francigena. La rocca venne poi ceduta da Re Berengario nel 910 d.C. ai monaci benedettini dell’Abbazia di Santa Cristina. Le cronache del 990 riportano che l’Arcivescovo di Canterbury Sigerico indicò il castello e l’Abbazia di Santa Cristina come la XL tappa della Via Francigena. Facendo un salto temporale giungiamo al 1251 quando l’Abate nominò un Feudatario al governo del castello: è proprio nel 1200 che il forte assunse la struttura odierna, poi rimaneggiata ma comunque ancora riconducibile al quel periodo. Il feudo passò di mano molte volte e vide molte famiglie potenti come proprietarie tra cui i Pusterla che vennero coinvolti in una regione antiviscontea e quindi sterminata dagli stessi Visconti. Siamo nel 1340.

La proprietà del castello passò dunque ai Federici e ai Cusani i quali si prodigarono per aumentare il prestigio e la potenza del fortilizio: fedeli al Ducato di Milano, ricevettero da questo continui privilegi e ingenti concessioni. La famiglia dei Federici – Cusani, che mutò di nome diventando Cusani – Visconti grazie al matrimonio del marchese Agostino Cusani con Giovanna Visconti, rimase la proprietaria del feudo fino al 1796, quando il feudalesimo fu abolito definitivamente con la Rivoluzione Francese. Nonostante la perdita del feudo, il castello rimase di proprietà della famiglia e dal 1700 al 1730 la fortezza fu trasformata in raffinata reggia settecentesca per volere e finanziamento del cardinale Agostino Cusani Visconti, che ospitò personaggi illustri come Papi, Imperatori, Re, Principi e Arciduchi. In questo periodo le sale di rappresentanza furono impreziosite con stucchi e dipinti realizzati da artisti di scuola tiepolesca.

Dei lavori venne incaricato l’architetto romano Giovanni Ruggeri che, avvalendosi di maestranze veneziane e francesi, fece eseguire:

  • la costruzione del grande parco di 30 ettari che si estende intorno al castello;
  • l’edificazione al centro del parco di un maestoso edificio barocco, con antistante un laghetto, denominato “Tea House” o “Teatro delle Uccelliere”;
  • la costruzione di giardini, ninfei, gazebi, fontane e statue a ridosso del castello;
  • l’edificazione del cortile d’onore, ornato dallo stemma vescovile del cardinale sul balcone principale, collegato al giardino da un ponticello che scavalca il fossato;
  • la costruzione di tutta l’ala est che conserva gli appartamenti per gli ospiti, tra i quali il famoso appartamento del papa dedicato a Clemente XI, e la camera da letto che ospitò Napoleone Bonaparte e l’Imperatore d’Austria Francesco I d’Asburgo.

E’ a seguito di questi grandi interventi di ristrutturazione e ampliamento che il Castello di Chignolo Po venne soprannominato “La Versailles Lombarda”.

La famiglia aggiunse poi nel 1829 anche i cognomi di Botta Adorno per il matrimonio tra il marchese Francesco e Cherubina Clementina Botta Adorno. L’ultimo discendente dei Cusani, il Marchese Camillo Visconti Botta Adorno, morendo nel 1936 senza eredi, lasciò il patrimonio all’Ordine di Malta, che adibì nel ricetto un collegio per orfani di guerra. Alla fine del 1980, chiuso l’istituto, l’Ordine di Malta vendette il complesso ad un privato. Per iniziativa dell’attuale proprietario, ora il ricetto è sede del Museo dell’Agricoltura. La parte nobile è adibita a residenza privata e solo alcune stanze sono visitabili.

Il complesso ad oggi risulta essere un ibrido data la sovrapposizione tra un’architettura fortificata e la tipologia di villa-palazzo settecentesca.

Una volta giunti presso l’ampio cortile abbiamo acquistato i biglietti e atteso l’inizio della visita guidata: il castello è infatti visitabile solo tramite la visita guidata.

La nostra guida ci illustra con dovizie di particolari la storia e le caratteristiche architettoniche del castello che si sviluppa lungo l’asse nord-sud, ordinando in successione le due corti del ricetto, una rustica e l’altra nobile, il castello vero e proprio e il giardino. Il corpo principale del castello è a pianta quadrata con cortile e porticato interno, ha muratura in mattoni a vista e si sviluppa su quattro piani totali, dei quali uno è seminterrato e ospita il Museo dell’Agricoltura.

 

 

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La visita guidata, di circa un’ora e mezza, copre il piano seminterrato che conserva antichi strumenti agricoli, il torchio e gli attrezzi per lavorare nei campi: Chignolo Po infatti si trova proprio ai piedi del Colle di San Colombano che dal punto di vista agricolo è un luogo di produzione vitivinicola. E’ sempre affascinante poter vedere gli strumenti antichi e ancora ben conservati e pensare a quante persone servissero nel quotidiano. Intere generazioni di contadini, di lavoratori agricoli e attendenti dipendevano da questi attrezzi e dedicavano la loro intera esistenza alla terra e ai suoi frutti.

Dopo la visita al Museo dell’Agricoltura ci dirigiamo verso il piano terra: purtroppo all’interno il castello non può essere fotografato quindi vi riporto solo la mia testimonianza. Le sale sono ricche di meravigliosi affreschi e opere d’arte e conservano ancora il fascino settecentesco. Non è difficile immaginare nobildonne con vestiti sontuosi di pizzo e broccato o gentiluomini con le loro giacche eleganti camminare per i corridoi o danzare con grazia. Anche gli arredi sono stati restaurati e mantengono il loro gusto antico.

 

 

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Terminata la visita e congedatici dalla guida, abbiamo ancora un po’ di luce per poter scattare le ultime fotografie alla parte esterna: la torre medioevale spicca su tutto il complesso e si amalgama bene allo stile architettonico posteriore. Raggiungiamo dunque il vasto parco cirocndato da un muro di cinta in mattoni: il parco è composto da prati e da piccoli sentieri che conducono al “Teatro delle Uccelliere”, un caseggiato che era adibito all’intrattenimento degli ospiti e che assomiglia ad una palazzina di caccia. Questa struttura oggi richiederebbe un intervento di ristrutturazione massiccia in quanto riversa in pessime condizioni: l’intonaco è scrostato e molti calcinacci sono caduti dalla struttura portante. Inoltre alcune piante sono cresciute proprio nel porticato, rovinando anche la pavimentazione. Questo ci lascia un po’ intristiti, soprattutto dopo aver visto la magnificenza del castello.

Augurandoci che anche il “Teatro delle Uccelliere” possa essere ristrutturato e che possa tornare agli antichi fasti, lasciamo il Castello di Chignolo Po davvero contenti e soddisfatti della visita.

Per ulteriori informazioni sulle visite e sul castello, visitate il sito ufficiale.

 

 

 

 

 

Commenti

  • foodeviaggi
    9 Maggio 2020

    Non avevamo mai sentito parlare di questo Castello! E’ davvero bellissimo. Lo mettiamo in lista per il “dopo Covid”. Non vediamo l’ora di girare e vedere le bellezze del nostro paese!

    Rispondi

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