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Un’escursione in giornata: Marostica

Nel corso di questo 2018 sono riuscita a viaggiare in lungo e in largo per l’Italia, visitando mete poco conosciute e cittadine pittoresche. In occasione dell’evento “Opera on Ice”, sono giunta a Marostica, ridente cittadina medievale in provincia di Vicenza. La città degli scacchi, conosciuta anche per la sua bellissima cinta muraria, è sede di importanti festival folkoristici ed eventi molto interessanti. Scopriamo insieme la storia di questa ridente città del vicentino.

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La cinta muraria di Marostica

I primi insediamenti prendono vita in epoca preistorica grazie alla presenza di pendii soleggiati e la stretta vicinanza con la fertile pianura. Tracce più o meno tarde sono infatti riferibili ai Paleoveneti.

Con la caduta dell’Impero Romano, il centro abitato fu protagonista di un susseguirsi di governi e cadute, fino ad arrivare alla dominazione del ducato di Vicenza.

Dopo l’invasione dei Longobardi, fu la volta dei Franchi, nonchè degli Ungari.

Durante il Basso Medioevo queste terre divennero feudo degli Ezzellini, che, dopo una grossa espansione, entrarono in conflitto con il Comune di Vicenza, faida che causò un saccheggio di Marostica nel 1197. Solo nel 1218 la città venne ceduta a Vicenza dietro il pagamento di quarantamila lire veronesi.

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L’indipendenza di Vicenza cessò nel 1266, quando la città entrò sotto l’orbita di Padova. Cangrande della Scala fece costruire il famoso castello di Marostica, articolato ancora oggi in un castello inferiore ed uno superiore, mentre la cinta muraria, ancora oggi presente, fu costruita da Cansignorio della Scala nel 1372. Nel 1404 Marostica passò ancora di mano, questa volta sotto la Repubblica di Venezia. Sotto il governo della Serenissima, ci fu un rimodernamento urbano notevole.

Dopo la caduta di Venezia nel 1797, Marostica segui le vicende e le sorti del Veneto, passando sotto la Francia di Napoleone Bonaparte

Nel 1866, al termine della terza guerra d’indipendenza, il Veneto entrò a far parte del Regno d’Italia.

Gli anni successivi si caratterizzarono per lo sviluppo dell’industria della paglia, che portò la città a divenire uno dei più importanti centri del settore sino alla prima guerra mondiale.

Il primo conflitto, combattuto sul monte Grappa e sull’altopiano di Asiago, coinvolse anche Marostica che divenne centro di acquartieramento delle truppe. Si cita fra tutti il “Comando-tappa” di Vallonara, dove sostò anche la celebre Brigata Sassari.

Della seconda guerra mondiale va ricordata la Resistenza, con il sacrificio di quattro giovani partigiani fucilati nel cortile del castello Inferiore (gennaio 1944)

Sicuramente una menzione d’onore meritano gli scacchi, dato che Marostica si è guadagnata la sua fama mondiale proprio grazie a questo gioco. Negli anni pari, il secondo fine settimana di settembre, viene disputata la Partita a Scacchi Viventi che si ispira ad una vicenda ambientata nel 1454, benchè ancora oggi si discuta sulle fondamenta storiche di questo avvenimento. La sfida è tra due nobili della città, Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara. Secondo la celebre trama, entrambi si innamorarono della bella dama Lionora ma il padre di lei vietò ai due un duello, per evitare spargimenti di sangue. Così, si decise che la mano della giovinetta si dovesse vincere con una partita a scacchi. L’esito non voglio raccontarvelo, vi consiglio di vederlo dal vivo, in questa interessante città!

Oltre ai due sfidanti, la partita è incorniciata da oltre 600 figuranti tra cavalli, armati, sbandieratori, sputafuoco, guitti, gentiluomini e dame. Un tuffo nel Medioevo in grande stile!

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La mia visita a Marostica si è tenuta durante Opera On Ice, manifestazione di pattinaggio artistico che si tiene da due anni nella celebre Piazza degli Scacchi. Se ho potuto godere di uno spettacolo davvero memorabile, con le stelle del pattinaggio di figura sia italiane che internazionale che si sono esibite in performance straordinarie, dall’altra parte questo meraviglioso spettacolo ha però inficiato sulle mie fotografie, a causa del fatto che la Piazza, stella della città, è stata completamente murata e chiusa al pubblico per l’allestimento degli spalti. Ahimè, questo mi ha impedito di scattare delle belle fotografie. Ma non mi sono abbattuta, anzi! Una buona occasione per ritornare a Marostica, e sicuramente non mancherà il divertimento, grazie ai numeori eventi che vengono organizzati durante tutto l’anno!

Marostica dunque mi ha sorpreso piacevolmente, grazie ai suoi stretti e caratteristici portici, alle sue viuzze e alla sua imponente cinta muraria. Un piccolo gioiello vicentino, in un territorio che non si può non visitare.

 

Diario di viaggio: New York – giorno 4

Eccoci arrivati al quarto giorno, superando la metà del viaggio. New York è davvero immensa per visitarla tutta in una settimana, ma faccio del mio meglio e cerco di vedere almeno le attrazioni principali, con qualche chicca. Oggi è il turno della Statua della Libertà e di Ellis Island. Dopo aver pianificato da casa la visita a questi due monumenti famosissimi, mi avvio al Battery Park per prendere il battello che mi porta dritta dritta alla prima meta: La Statua della Libertà, o Lady Liberty come è conosciuta qui, è stata inaugurata nel 1886 ed è il simbolo degli Stati Uniti, oltre che della città di New York.

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Lady Liberty e Liberty Island

La statua è costituita da una struttura reticolare interna in acciaio e all’esterno rivestita da 300 fogli di rame sagomati e rivettati insieme, poggia su un basamento granitico grigio-rosa. Il nome intero dell’opera è La Libertà che illumina il mondo (Liberty Enlightening the World in inglese, La Liberté éclairant le monde in francese). Arriviamo e oltre a noi c’è veramente una fiumana di visitatori, da tutte le parti del mondo, tra cui distinguo nettamente alcuni Amish grazie ai loro peculiari vestiti. E’ bello vedere tanti popoli che vengono a vedere il simbolo della libertà, e che rimangono estasiati da questa imponente statuta. Purtroppo non posso salire fino alla corona, quindi mi accontento di vederla dal basso. Più che per l’opera in sè, che è comunque molto espressiva, sono rimasta ad osservarla a lungo proprio per ciò che simboleggia: la libertà e il sapere, che sempre sono indissolubilmente legati. Purtroppo non in tutto il mondo la libertà è concessa, quindi la luce della fiamma che Lady Liberty mostra deve arrivare anche in quelle parti della nostra Terra in cui le persone vedono solo il buio. Me lo auguro, anche se non è così semplice.

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Sua Maestà, la Libertà.

Il tour prevede delle piccole soste con le audioguide che ci raccontano un po’ la storia della sua costruzione e la sua simbologia. Dopo aver finito il tour, mi riposo assieme alle mie compagne di viaggio, tanto che è già ora di pranzo e decidiamo di mangiare nel piccolo cortiletto dietro alla statua, dove ci sono numerosi venditori ambulanti di prelibatezze americane. Dopo un lauto pasto, è ora di fare una cappatina al negozio dei souvenir, dove non mi faccio scappare il passaporto dei monumenti nazionali americani, una sorta di passaporto delle Dolomiti (ne parlo in questo articolo) ma per i monumenti nazionali degli Stati Uniti: i monumenti qui sono visti come un patrimonio, e comprendono anche parchi e zone protette. Questi monumenti fanno parte della storia integrante del popolo americano ed è giusto preservarli: il governo prende molto seriamente questa mission e fa in modo che anche la popolazione, nonchè i turisti, siano partecipi di questa attività.

Dopo la bellissima Lady Liberty, faccio tappa su Ellis Island: è qui che tutti gli immigrati, spinti dal sogno americano e dalla voglia di riscatto, sono approdati prima di entrare ufficialmente negli U.S.A. L’isolotto ospita appunto l’Ellis Island Immigration Museum che raccoglie le testimonianze delle persone arrivate qui, il loro arrivo, le prassi per accettare gli immigrati, e tutti gli esami per consentire l’entrata. Alcune prove non erano semplici e molte persone venivano rispedite a casa, segno di un’accoglienza non sempre riuscita e che anche oggi forse non è stata completata in modo assoluto, ma anzi, è minacciata da molte politiche della paura. Con curiosità, vediamo che molti immigrati erano italiani, nostri compatrioti e pensiamo a come molti di loro siano riusciti poi a fare carriera e a vivere dignitosamente. Da sempre l’uomo migra, per un futuro migliore: il nostro compito dovrebbe essere sempre quello di ricercare la felicità, anche lasciando le terre natie, con dispiacere certo, ma anche con speranza e determinazione. I visi sorridenti di chi riesce ad ottenere il permesso di rimanere sono spumeggianti e rimangono impressi nella nostra memoria: per loro inziava una nuova vita, speriamo migliore.

La visita al museo dura almeno tre ore grazie alla vasta esposizione e alla fine usciamo che è pomeriggio inoltrato. Io e mia mamma decidiamo di fare una passeggiata nei dintorni del nostro quartiere, e scopriamo con piacere che siamo vicini alla New York County Supreme Court il mitico “tribunale” di Law & Order: i due volti della giustizia, una delle nostre serie tv preferite. E’ da qui che Jack McCoy infatti portava avanti le accuse, prima come membro dell’ufficio del Procuratore Distrettuale, poi proprio come Procuratore effettivo. Indimenticabili le sue arringhe sulle tematiche etiche, razziali e i pregiudizi, argomenti contro cui Jack dimostrava di essere sempre dalla parte giusta. E’ l’impeccabile Sam Waterston che interpreta magistralmente il nostro personaggio preferito.

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La Suprema Corte

Dopo qualche scatto, ci dirigiamo al Columubus Park con una bibita fresca in mano: questo parco è un luogo di ritrovo e di socialità, dove molti lavoratori si leggono il giornale dopo una giornata di lavoro, o dove in molti si ritrovano a giocare a scacchi e a dama sui tavolini del giardinetto. Non mancano gli onnipresenti scoiattoli, sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare.

Anche questa giornata volge al termine, domani un altro bel museo mi attende!

 

 

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