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I weekend a Bologna: la nuova rubrica di Donna Vagabonda

Bologna, città della musica, della cultura, dei portici.

Mattone, rossa, ocra.

Bologna è la città studentesca per eccellenza, con Piazza Verdi, via Zamboni, e le sue aule studio.

Ma Bologna è davvero magica, e non è amata solo da me. Il Carducci scriveva:

« Amo Bologna; per i falli, gli errori, gli spropositi della gioventù che qui lietamente commisi e dei quali non so pentirmi. L’amo per gli amori e i dolori, dei quali essa, la nobile città, mi serba i ricordi nelle sue contrade, mi serba la religione nella sua Certosa. Ma più l’amo perché è bella. »

Per via delle mie vicende sentimentali, ho scoperto questo gioiello emiliano, che placida si staglia sulle ultime propaggini della Pianura Padana e accoglie il turista, il forestiero, o l’innamorata. Da buona vagabonda, dunque, ci voleva proprio una rubrica che descrivesse la storia e i monumenti di questa città dai mille volti, che tanto a cuore ora mi sta.

Ho già scritto qualche articolo inerente ai musei di Bologna, come la Collezione Mineralogica Bombicci (leggi qui l’articolo), il Museo delle cere anatomiche (leggi qui l’articolo) e la Collezione Zoologica (leggi qui l’articolo), ma ora voglio anche approfondire la sua storia, la sua architettura, i suoi simboli.

Bologna è pronta dunque per essere scoperta, ed inauguro questa rubrica con un nuovo video, tutto dedicato alla città dei tortellini.

Un mese ad Heidelberg: Heidelberg e le sue meraviglie

Nell’estate del 2017 ho deciso di intraprendere un viaggio in solitaria per studiare il tedesco e così mi sono iscritta alla International Summer School of German Language di Heidelberg, tutta frebbricitante per la nuova avventura che stava per cominciare. Detto fatto, dopo l’iscrizione in un batter d’occhio era ora di partire! E così, dal 2 agosto al 2 di settembre mi sono trasferita ad Heidelberg, per vivere questa emozionante esperienza in terra teutonica.

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La statua della Madonna con Bambino a Kornmarkt ed il Castello sullo sfondo

Questa rubrica non può che iniziare con la sua protagonista, Heidelberg, perla del Baden-Württemberg, città storica incastonata nella valle del fiume Neckar.

La città è un importante centro industriale grazie alle numerose industrie del tabacco, meccaniche, elettrotecniche e cartarie. E’ tuttavia per l’Università che questo centro è conosciuto: l’Università di Heidelberg è la più antica della Germania, fondata del 1386 da Roberto I.

La città fu fondata nel XII secolo ma la sua storia risale fino al tempo dei Celti e dei Romani, che si stabilirono qui su insediamenti già esistenti dell’età della pietra. Nei pressi di Heidelberg, Daniel Hartmann scoprì il 21 ottobre 1907 la mandibola del noto Homo heidelbergensis, da cui deriva il più famoso Homo neanderthalensis. I resti sono conservati al Museo del Palatinato (leggi la mia visita in questo articolo).

La più antica testimonianza scritta su Heidelberg è del 1196 e la costruzione primitiva del suo famoso castello fu innalzata nel XIII secolo. Il Palatinato, regione storica in cui si trova Heidelberg, divenne sempre più importante nel Medioevo, e i suoi Conti divennero elettori del Sacro Romano Impero grazie alla Bolla d’oro del 1356. Nel 1386 Roberto I fondò l’Università ed Heidelberg si porta così sulla scena della storia.

Nell’ultima legge promulgata dal Sacro Romano Impero (Reichsdeputationshauptschluss), il Palatinato fu abolito, e i territori alla destra del Reno, quindi anche Heidelberg, furono riuniti al Granducato di Baden.

All’inizio del secolo XIX la città sul Neckar divenne uno dei luoghi simbolici del romanticismo tedesco.

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Con l’avvento del Nazismo, la città fu sconvolta dalla persecuzione razziale e dalle deportazioni (numerose sono infatti le pietre d’inciampo poste in tutta la città). Più di 6000 Ebrei vennero deportarti nei campi di concentro, la maggiorparte a Dachau (leggi il mio viaggio a Dachau, in questo articolo). Heidelberg era una città importante per la Wehrmacht, piena di ospedali militari, che non subì pesanti bombardamenti. Il 29 marzo del 1945 l’esercito tedesco fece saltare il Ponte Vecchio durante la ritirata, il giorno dopo le truppe americane entrarono in città senza incontrare resistenza.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale Heidelberg rifiorì e divenne un centro turistico rinomato in tutta l’Europa.

Chi la visita per la prima volta, non può che rimanere sbalordito dal profumo di storia che si respira in questa città: da Marktplatz, a Bismarckplatz, moderno ed antico si amalgamano in un tripudio di bellezza. Che si arrivi in auto o in treno, Heidelberg è ben servita di parcheggi e mezzi pubblici.

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Per le tappe prettamente “turistiche” non si può non visitare il suo Castello, che domina tutta la città dalla sua posizione sopraelevata, il Ponte Vecchio, ricostruito esattamente come l’originale, il Carcere studentesco (leggete del Carcere in questo articolo), luogo affascinante e ricco di leggende, la festosa Hauptstraße ricca di negozi all’ultima moda, la Heiliggeistkirche,
imponente chiesa protestante di Marktplatz.

I palazzi storici e il fiume Neckar incorniciano questa città meravigliosa e vivibile, che offre tanto di giorno quanto di sera: se durante le ore più calde possiamo rilassarci all’ombra degli alberi del giardino del Castello, di notte la città si anima di giovani che frequentano i numerosi Kneipe di Untere Straße, ritrovi musicali e ricchi di vita.

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Se la giornata è bella, si può fare un piacevole giro in battello sul Neckar, con la possibilità di effetuare crociere anche in altre città con punto di partenza Heidelberg. Gli amanti delle passeggiate non disdegneranno la Philosophenweg, la camminata dei filosofi, un percorso tra i boschi che ci permette di scorgere la città dall’altra sponda del fiume, e Königstuhl, il punto più alto della città, raggiungibile tramite la stessa cabinovia che collega il centro storico con il Castello (biglietto acquistabile con un sovrapprezzo).

Da ricordare come attrazioni lo Zoo di Heidelberg, nel quartiere di Neunheim, e i vari negozi dell’antiquariato, sparsi in tutta la città.

Per gli amanti della squisita cucina tedesca, consiglio vivamente i ristoranti Weisser Schwan (in Hauptstraße) e Vetter’s Alt Heidelberger Brauhaus (in Steingasse). Se invece siete nostalgici e avete voglia di un buon espresso italiano, niente è meglio di Peppino, sempre in Hauptstraße, dove l’ospitalità è di casa e dove potrete ritrovare il gusto autentico della nostra amata Italia.

Non mi rimane che consigliarvi questa città, anche per viverci, perchè una volta visitata, ve ne innamorete letteralmente.

Scoprendo Pavia: Il Castello Visconteo

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

 

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia, cominciando dal suo simbolo storico: il Castello Visconteo.

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Il Castello Visconteo visto da Piazza Castello.

Questo Castello è stato costruito da Galeazzo II Visconti, nel 1360. Oltre al castello, ancora presente e ben conservato, si volle costruire anche un parco da caccia che si doveva estendere fino alla Certosa di Pavia: oggi i resti di questo immenso parco costituiscono il Parco della Vernavola.

Il Castello di Pavia era una splendida dimora, sede della corte dei Visconti, colta e raffinata: tutto ciò è rimarcato e confermato dalla presenza delle grandi bifore esterne e dagli affreschi delle sale interne, tutto riconducibile al gusto gotico internazionale.

 

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Questo castello era molto importante non soltanto per i Visconti, ma anche per Ludovico il Moro, che proprio qui sposò Beatrice d’Este, figlia di Ercole I d’Este, duca di Ferrara, il 17 gennaio 1491.

Nonostante le mutilazioni del 1525 a causa della Battaglia di Pavia, il castello si presenta pressoché nella sua splendida interezza, grazie anche ai restauri avvenuti tra il 1920 ed il 1930 da parte del Comune, che lo acquistò nei primi anni del 1900.

 

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Il Castello oggi ospita i musei civici ed il museo del Risorgimento, oltre che molte mostre ed eventi come concerti e festival di vario genere.

Raggiungibile da più parti della città, il Castello è circondato da un bellissimo parco su 4 lati e dal suo fossato: durante le giornate primaverili ed estive, è piacevole soffermarsi su una delle numerose panchine per leggere un bel libro o per godersi un po’ di riposo durante una passeggiata alla scoperta del centro storico. Se venite a Pavia, di certo non potete evitare questa perla della città!

Curiosità sul Castello Visconteo…

  • Il fossato del Castello ospita una delle più grandi colonie feline della città, ma avvicinare i gatti non è per nulla facile!
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Uno dei gatti della colonia felina.
  • Tra le fessure delle mura del Castello risiedono centinaia di Parrocchetti dal Collare (Psittacula Krameri): sappiate che qui, più che in ogni altro luogo di Pavia, li potrete osservare!
  • Il Parco del Castello ospita la statua di due cani da caccia.
  • Il Parco del Castello è intitolato a Papa Giovanni Paolo II, che ha visitato la città nel 1984.
  • Nel fossato del Castello si possono osservare molti resti del muro settentrionale del Castello stesso.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare il Castello Visconteo, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Viale XI Febbraio
  • Viale Argonne
  • Viale Giacomo Cattaneo
  • Piazza Petrarca
  • Piazza Castello

Un’escursione in giornata: Bergamo Alta

Bergamo Alta è stata la meta scelta per un’uscita didattica nella prima scuola in cui ho lavorato: la decisione di visitare questa stupenda città, però, è arrivata dai miei studenti. Un giorno mi dicono:”Prof andiamo in gita!” – e io contenta non mi sono tirata indietro, così hanno deciso di visitare Bergamo. Dato che avevamo solo una giornata a disposizione, ci siamo focalizzata sulla parte alta della città. Pronti, via! Itinerario alla mano e si parte!

Il 16 maggio era una perfetta giornata primaverile, non faceva troppo caldo e quindi la visita è stata proprio piacevole.

Bergamo Alta è una città medioevale, circondata da bastioni eretti nel XVI secolo durante la dominazione di Venezia e ancora oggi è una delle poche città circondata dalle cinta murarie, come Lucca e Ferrara. Questa “protezione” ha fatto sì che si mantenesse l’anima medioevale della città, che la rende unica.

Arrivati a Bergamo Alta, abbiamo visitato subito la piazza principale, cioè Piazza Vecchia: per secoli questa piazza è stata il fulcro della vita della città e ancora oggi è il simbolo della Alta. I segni di un antico potere rimangono grazie al Palazzo della Ragione e alla fontana Contarini, donata alla città nel 1780 dal Podestà Alvise Contarini, con i leoni caratteristici. Su un lato, si può osservare il Palazzo Nuovo, sede oggi della Biblioteca civica Angelo Mai.

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Piazza Vecchia, con la fontana Contarini.

Qualche foto e subito ci intrufoliamo a Santa Maria Maggiore, appena dietro il porticato del Palazzo della Ragione. Questa basilica imponente si trova in piazza del Duomo, proprio affianco all’omonima chiesa. E’ stata edificata nella seconda metà del XII secolo e all’esterno conserva ancora lo stile romanico-lombardo originale. All’interno, un tripudio di barocco incanta i nostri occhi. La chiesa mostra tutto il suo splendore, con i colori vivaci, i capitelli intarsiati, le navate tutt’altro che austere: non sembra di trovarsi in una chiesa, se non per le pitture tipicamente religiose. I ragazzi sono estasiati e mi fanno qualche domanda, concludendo che non avevano mai visto un capolavoro così. All’interno della chiesa c’è il monumento del compositore bergamasco Gaetano Donizetti, opera di Vincenzo Vela.

Usciti dalla Basilica, visitiamo il Duomo di Sant’Alessandro, dall’architettura decisamente più sobria e meno accattivante, più adatta forse ad un luogo di preghiera: l’interno si presenta con una pianta a croce latina, con una navata unica e tre cappelle per lato. Visitiamo anche le catacombe, dove riposano personalità eminenti della diocesi.

Usciti dal Duomo ci dirigiamo verso Palazzo della Ragione e facciamo il biglietto per salire sul famoso “Campanone”. I ragazzi sono entusiasti e corrono per salire per primi. E’ quasi mezzo giorno e aspettiamo il rintocco della campana, che è proprio sopra di noi: un po’ sordi ci scattiamo le foto, e facciamo quattro chiacchiere, con qualche battuta.

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Panorama.

Dopo la Torre, visitiamo il museo della storia di Bergamo Alta allestito all’interno: il museo è molto tecnologico e interattivo, con molti dispositivi che permettono di visualizzare video e contenuti multimediali.

E’ quasi l’una ed è ora di pranzo: ci dividiamo, così io e alcuni ragazzi decidiamo di mangiare una pizza, in un ristorante che si affaccia quasi sulla piazza: il Ristorante “Il Sole”. Chiediamo di pranzare in terrazza, c’è una piacevole brezza. Il pranzo è stato uno dei momenti più piacevoli, perchè ho chiacchierato con i ragazzi, e sono diventata quasi “una di loro”, grazie al coinvolgimento nelle loro conversazioni sulle loro peripezie. Tra risate e buon cibo, vola veramente il tempo.

Finito il pranzo ci riuniamo a tutti gli altri e ci dirigiamo verso l’ultima tappa del viaggio: il Museo di Scienze Naturali “Enrico Caffi”. Il museo è nato nel 1871 e ospita più di un milione di reperti, tra animali tassidermizzati, fossili, rocce e minerali. Tra le collezioni principali spiccano la collezione lepidotterologica di Antonio Curò (circa 12.000 esemplari), la Raccolta ornitologica di Gabriele Camozzi Vertova, e la Raccolta Malacologica di Giovanni Piccinelli. Se volete sapere di più su questo museo, cliccate qui per leggere il mio articolo a riguardo.

Da buona naturalista cerco di fare da guida, illustrando i reperti e descrivendo ciò che osservavamo. I miei occhi sprizzavano gioia, ero proprio nel mio mondo. Il museo non è affatto piccolo e per visitarlo bene occorrono almeno 2 ore, ma noi non abbiamo tutto questo tempo a disposizione e molte parti vengono viste velocemente.

La parte paleontologica è forse quella che colpisce di più, con lo scheletro di Allosaurus fragilis intero e con i fossili del Triassico della zona bergamasca, tra cui l’ Eudimorphodon ranzii.

Finita la visita, ci avviamo verso il pullman, attraverso la funicolare. Siamo tutti soddisfatti e contenti, la giornata è stata bellissima e Bergamo Alta è assolutamente da visitare almeno una volta.

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: maggio
  • Durata: mezza giornata
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: sì, con la scuola.
  • Adatto a famiglie e bambini: sì