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Un mese ad Heidelberg: Rothenburg ob der Tauber

Il mese che ho trascorso ad Heidelberg mi ha permesso di conoscere molte cittadine situate nei dintorni, ma non solo nel Baden. Una delle escursioni a cui ho partecipato si svolgeva a Rothenburg ob der Tauber, la famosa città del Natale, in Baviera.

Rothenburg ob der Tauber

Rothenburg
Piazza del Mercato

Rothenburg è una tipica cittadina medievale, con alte mura e case colorate costruite secondo questo stile. Sembra quasi un paese delle favole e ricorda molto il paesino francese in cui è ambientata la vicenda de “La Bella e la Bestia”.

 

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Rothenburg fonda le sue radici nel 950 d.C., data in cui si fa risalire la fortezza che si trovava al posto dell’odierno giardino del castello del Conte di Combrug-Rothenburg.

L’edificazione della città avvenne all’incirca nel 1170 e la prima fortificazione è ancora visbile attraverso i luoghi de la cantina vecchia, la fossa antica, il mercato dei lattai, la Sülzengasse e la Küblergasse. Le mura e le torri sono state costruite nel XIII secolo. Le torri Weisse Turm e Markusturm, con il famoso arco Röderbogen, sono ancora intatte.

Nel 1274 Rotheburg ottenne dal Re Rodolfo I d’Asburgo lo statuto di città libera dell’Impero.

La città raggiunse la sua fioritura sotto il governo del sindaco Heinrich Toppler (1373-1408), grazie alle sue abilità diplomatiche e di capitano militare.

Durante la guerra dei trent’anni la cittadina venne occupata dai francesi nel 1645 e questo evento portò malattie e disgrazie.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Rothenburg venne parzialmente distrutta ma venne salvata dalla decisione catastrofica di raderla al suolo da un generale americano. Dalle macerie è riuscita a rinascere e ancora oggi riesce ad affascinare grazie alla sua storia secolare.

Purtroppo, come spesso accade in estate in Germania, quando sono giunta a Rothenburg il tempo non è dei migliori, anzi uno scroscione mi ha accoglie: non mi perdo d’animo e seguo, insieme al mio gruppo, la guida che purtroppo parla solo tedesco (velocissimo, non veloce!). Nonostante le mille difficoltà, riesco comunque a vedere le principali attrazioni della città.

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Il cammino della guardia e le mura antiche

Il tour inizia con una camminata sotto le mura e sul cammino di guardia, dove ci sono numerose epigrafi con nomi di personaggi legati alla città di Rothenburg. Dalle mura antiche procediamo verso il centro passando per la famosissima Plönlein, lo slargo della strada principale con la famosa acsetta gialla e le due torri, Sieberstor e Kobolzellertor.

 

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La Plönlein

Nonostante il cattivo tempo, la città è gremita di turisti ed è difficile scattare fotografie tra la pioggia e la ressa.

Il tour continua verso la piazza più famosa del piccolo paese, la Marktplatz, o piazza del mercato, in cui si affacciano numerosi edifici di importanza storica come il rathaus (Municipio) e il Ratstrinkstube del 1466 con il meccanismo di un orologio che ad ogni ora, dalle 11 alle 15, mette in movimento diverse figure riproducenti la scena del Meistertrunk, ovvero la bevuta del Borgomastro: si tratta di una grande manifestazione che dura quattro giorni nel periodo di Pentecoste (18 – 21 maggio) e comprende sfilate in costume e la danza dei pastori. La rievocazione trae origine dalla guerra dei trent’anni: le truppe imperiali guidate dal generale Tilly vinsero sulla città ma con enormi perdite, così il comandante decise di uccidere i membri del consiglio comunale per vendetta. Per evitare questo massacro, la figlia del dispensiere decise di imbonire il vendicativo Tilly porgendogli con grazia un enorme boccale di vino. L’impresa riuscì e Tilly decise di revocare la sua decisione a patto che uno dei consiglieri comunali avesse vuotato tutto d’un fiato il gigantesco boccale appena offertogli e così il borgomastro fece. Il boccale era davvero enorme, conteneva ben 3 litri e 1/4 di vino!

 

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Dopo qualche fotografia, ci dirigiamo verso la chiesa parrocchiale di San Giacomo risalente al XIV-XV secolo, che ospita numerose opere d’arte, come l’Heiligblutaltar (l’Altare del Sangue), capolavoro dello scultore Tilman Riemenschneider che lo realizzò fra il 1500 e il 1505 per accogliere una reliquia del Santo Sangue racchiusa in una capsula di cristallo di rocca. Di squisita fattura, il trittico raffigura l’Entrata di Gesù a Gerusalemme (ala destra), l’Ultima Cena (centro) e il Monte degli Ulivi (ala sinistra). L’altare è conservato nella cappella omonima posta nel coro occidentale.

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L’Altare del sangue

E’ giunta l’ ora del pranzo e abbiamo un’ora e mezza per goderci la città prima del rientro ad Heidelberg: sono nel paese del Natale, quindi perchè non visitare i numerosi negozi che vendono oggetti a tema? C’è davvero l’imbarazzo della scelta! Palline, decorazioni, oggetti per l’albero, tutto per rendere il Natale una festa gioiosa e… Pomposa! Ce n’è davvero per tutti i gusti, dalle palline dipinte a mano raffiguranti uccellini e animali di vario genere, a quelle più scherzose raffiguranti dolciumi e caramelle. Occhio ai prezzi però: non tutto è economico a Rothenburg e se volete la vera qualità preparatevi a sganciare qualche euro in più, ma dopo tutto ne vale la pena, perchè qui è proprio Natale tutto l’anno!

 

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Purtroppo il sole non vuole far proprio capolino, ma nonostante tutto Rothenburg è una perla bavarese che proprio non può mancare all’appello se visitate il sud della Germania: la sua atmosfera vi rapirà letteralmente e la sua storia vi intrigherà al punto da volerla visitare non una, ma molte volte.

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Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 1

Un mese ad Heidelberg: Bamberg

Durante il mese in cui ho vissuto in Germania, precisamente ad Heidelberg, ho potuto visitare alcune città non troppo distanti, grazie alle numerose escursioni organizzate dall’Università. E’ questa la volta di Bamberg, o Bamberga italianizzata.

Bamberga

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La Statua dell’Imperatrice Cunegonda

Bamberga è una città bavarese situata nell’Alta Franconia, sul fiume Regnitz. Città Patrimonio dell’Unesco, è un centro solare dalle radici antiche, famoso per la produzione di birra e per i suoi monumenti tutti da scoprire.

Bamberga era già popolata nel 600 d.C. per la maggior parte da Slavi.

Durante il Medioevo, la città passa “di mano” e cambia feudo molte volte fino a diventare dominio imperiale (tale rimarrà fino al 973).

Per un breve periodo Bamberga fu il centro del Sacro Romano Impero: Enrico II Imperatore e sua moglie Cunegonda, entrambi annoverati frai i Santi della Chiesa cattolica, sono seppelliti nella cattedrale.

Dalla metà del XIII secolo in poi i vescovi divennero anche principi dell’Impero e nei secoli seguenti Bamberga venne governata dai suoi vescovi che promossero la costruzione di edifici monumentali.

Bamberga diventa tristemente famosa durante il XVII secolo, dove è protagonista della scena storica a causa dei processi alle streghe che qui si sono svolti: sotto il governo del principe vescovo Johann Georg II von Fuchs Dornheim venne fondato il Drudenhaus, il Carcere delle streghe. Al 1632 vennero condannate più di 300 persone a Bamberga e solo con l’invasione delle truppe svedesi si è riusciti a porre fine al massacro e al governo dei Vescovi.

Nel 1647 fu fondata l’Università di Bamberga, con il nome di Academia Bambergensis con le facoltà di Teologia e Filosofia.

Con la mediatizzazione, Bamberga perse la sua indipendenza nel 1803, entrando a far parte del Regno di Baviera.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, il Governo regionale bavarese si rifugiò a Bamberga in seguito ad un’insurrezione comunista. Nel febbraio del 1926 Adolf Hitler tenne qui la Conferenza di Bamberga e nel 1933 ci fu il Rogo di libri, esattamente il 1º luglio.

Dopo la Seconda Guerra mMondiale Bamberga passò sotto il controllo della Zona di occupazione americana.

Con una storia così ricca e variegata, Bamberga è oggi un luogo simbolo della Baviera e della Germania tutta, che attira ogni anni migliaia di turisti da tutto il mondo.

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La “Piccola Venezia”

Arrivata in questa graziosa cittadina, vengo subito catturata dal colore sgargiante delle sue abitazioni (la Klein-Venedig, la Piccola Venezia), che in una bella giornata come questa risalta ancora di più. Il tour prevede la visita dei monumenti principali, e così ci dirigiamo subito verso il centro storico: molti sono gli edifi storici con riportate targhe e incisioni che testimoniano il passato assai ricco di questa città bavarese. In buon numero sono anche le insegne delle birrerie, ancora oggi in funzione, che naturalmente attirano appassionati e non solo.

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Un’antica birreria

Passeggiando procediamo lungo i ponti e incontriamo la Statua di Cunegonda, e subito accanto il Vecchio Municipio (Altes Rathaus) del 1386 costruito nel messo del fiume Regnitz ed accessibile attraverso due ponti. All’interno ospita la Sammlung Ludwig, una delle maggiori collezioni di porcellana d’Europa che purtroppo non riesco a visitare, a causa del poco tempo a disposizione. Gli affreschi di Johann Anwander sono spettacolari e attirano subito l’attenzione grazie ai motivi architettonici a trompe-l’oeil.

 

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Dopo qualche minuto raggiungo il cuore della città, il Kaiserdom: il Duomo Imperiale è la cattedrale della città. Fondata nel 1004 per volere dell’Imperatore Enrico II il Santo, è una delle sette cattedrali imperiali tedesche (assieme al Duomo di Magonza, quello di Worms,  quello di Spira, la Cattedrale di Acquisgrana, il Duomo di Francoforte) è conosciuta come la Basilica di Königslutter, chiamata così perchè ospita la tomba dell’Imperatore e di sua moglie Cunegonda. Il Duomo è uno degli esempi più splendidi dell’architettura romanica.

 

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Dopo aver visitato l’interno, che è davvero spettacolare, scatto qualche foto della cittadella medioevale che ancora rimane intatta con il suo fascino d’altri tempi.

E’ ormai ora di pranzo e naturalmente un buon piatto di carne e crauti non può mancare presso il ristorante Kachelofen.

Il pomeriggio è dedicato alla visita alla Residenza Nuova, la Neue Residenz, l’antico palazzo dei principi-vescovi, che sorge proprio in Piazza del Duomo. Oggi ospita la Biblioteca di Bamberga, la Galleria di Stato ed un’importante pinacoteca.

I lavori per la costruzione di questa residenza iniziarono nel 1608. L’edificio viene poi ampliato nel 1697 grazie all’arcivescovo Lothar Franz von Schönborn: i lavori terminarono nel 1703. Durante questi lavori vennero realizzate le sale di rappresentanza più belle, come la Marmosaal, la Spiegelgalerie e la Kaisersaal. Dal 1803 divenne residenza reale fino alla conquista napoleonica.

 

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Nel 1919 si installano nel palazzo il governo dello Stato di Baviera con il ministro presidente Johannes Hoffmann, e il Landtag della Baviera, che adottarono la costituzione democratica bavarese nella Galleria degli Specchi.

La visita di questa residenza vale proprio la pena, anche se le sale da vedere non sono molte. Per ultimo, visito il giardino, con il favoloso roseto, che ospita numerose varietà davvero intriganti.

E’ ora di tornare a casa, dopo una visita che so che rimarrà sempre nel mio cuore.

Il Museo del mese di Agosto: il Museo Nazionale della Baviera

Durante il mio viaggio a Monaco di Baviera (leggete il mio diario di viaggio di Monaco di Baviera, partendo dal primo giorno), ho potuto visitare interessanti musei che custodiscono molti manufatti che hanno fatto la storia di questo Land tedesco: dopo il museo della Tesoreria della Residenz (cliccate qui per leggere l’articolo), vi voglio raccontare di un altro museo della città che mi ha rapito il cuore. Si tratta del museo nazionale della Baviera.

Museo Baviera

Era l’ultimo giorno, e come tale è perfetto per godersi un museo prima della dipartita sofferta, quindi io e la mia compagna di viaggio, la mia cara mamma, abbiamo deciso di visitare questo museo, che ci ha incuriosite da subito.

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Il Museo Nazionale Bavarese

L’edificio che ospita la collezione è notevole: fu costruito tra il 1894 e il 1899 su progetto di Gabriel von Seidl, lo stesso architetto del famoso Deutsches Museum, sempre di Monaco. L’edificio è caratterizzato da stili molto diversi, che riflettano la collezione variegata di oggetti molto differenti tra loro, dall’Arte sacra lignea alle ceramiche, alle armature.

La fondazione del museo fu iniziativa del re Massimiliano II di Baviera: l’idea era quella di raccogliere i tesori e gli oggetti della dinastia regnante dei Wittelsbach, così venne deciso il nome Bayerisches Nationalmuseum dal sovrano in una missiva del 30 giugno 1855. La collezione è raccolta in tre piani, ed è stata donata dallo stesso Massimiliano II proprio nel 1855. Oltre ai pezzi di notevole pregio della collezione Wittelsbach, si trova una splendida collezione di presepi, al piano seminterrato: qui possiamo comprendere come il presepe sia una tradizione di molti paesi, con manufatti provenienti da Napoli, dall’Italia in generale e dal sud della Germania. Un’altra tradizione in comune che condividiamo con i tedeschi!

La nostra visita inizia proprio dal piano seminterrato dove possiamo ammirare questi meravigliosi presepi che sono a tutti gli effetti delle opere d’arte! La cura dei dettagli è notevole, e la bravura degli artigiani è ben marcata in tutte le statuine che si possono osservare. Una lieta musica natalizia accompagna il nostro passaggio, e ci riporta al Natale, appena passato (eravamo a gennaio).

Saliamo poi al piano terra, dove possiamo ammirare dipinti, sculture e manufatti fino al XVIII secolo: qui troviamo molti oggetti religiosi, molti altari e molti crocifissi, finemente intagliati nel legno.

Raggiungendo il primo piano, troviamo una deliziosa collezione di strumenti musicali, che ci testimoniano come i Wittelsbach fossero appassionati da questa arte: liuti, clavicembali e arpe la fanno da padrone. Oltre a questi squisiti strumenti, osserviamo con grande interesse le ceramiche finemente dipinte e ornate di motivi floreali: queste ceramiche, che apprezzo molto, mi riportano alla mente quelle che avevo visto a Vienna, alla Hofburg.

Al secondo piano troviamo gli oggetti della vita quotidiana dei nostri reali: armature, fucili ed archibugi, ma anche armadi e argenteria.

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Un armadio portagioie

Da sottolineare anche la presenza di alcune scacchiere in avorio e altri materiali pregiati: da amante degli scacchi non potevo non notarle!

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Scacchiera con l’esercito indiano sugli elefanti.

All’ultimo piano troviamo una splendida collezione di vestiti, con abiti in particolare del 1700: i colori sono sgargianti e la stoffa è molto raffinata. Mi chiedo spesso come siano stati i balli e i salotti di quell’epoca: doveva essere una goduria per gli occhi vedere tutti quei vestiti con ricami e motivi floreali, indossati da dame e gentiluomini. Ora li ammiro sui manichini e sogno tempi passati.

Informazioni Utili

Il Museo nazionale bavarese si trova a Monaco di Baviera, presso Prinzregentenstraße numero 3.

Il Museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 17. Il giovedì la chiusura è prevista per le ore 20. Il lunedì il Museo è chiuso.

Il biglietto intero è di 12 euro, il ridotto di 8 euro.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 4

Ultimo giorno a Monaco di Baviera, la tristezza è immensa. Mi alzo di buon mattino, voglio godermi a pieno le ultime ore in questa magnifica città che già mi manca. Oggi il sole splende e mi augura un’ultima radiosa visita. La prima tappa è Odeon Platz, per vedere la Feldherrnhalle, cioè la Loggia dei Marescialli, e la Chiesa di San Gaetano.

Monaco di Baviera

Appena fuori dalla metro mi accoglie una maestosa statua di Ludovico I a cavallo, che è stato anche il Re che ha commissionato la Feldherrnhalle.

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La statua di Ludovico I

Proprio di fronte la vedo e subito mi ricorda la Loggia della Signoria di Firenze. In effetti, l’architetto Friedrich von Gärtner si ispirò proprio a quell’opera per la realizzazione della Loggia. Costruita per onorare gli eroi bavaresi, la Loggia è alta 20 metri e ha una tripla arcata e vi si accede grazie ad una scalinata centrale.

La Loggia ospita le statue del conte di Tilly, condottiero della guerra dei Trent’anni, del conte von Wrede, maresciallo dell’età napoleonica, ed una allegoria dell’esercito bavarese : tutte le statue sono opera di Ferdinand von Miller. Questo luogo riveste anche un’importanza storica rilevate: è qui che finì il putsch della birreria di Adolf Hitler, nel 1923.

 

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Loggia dei Marescialli

Scatto qualche foto e poi mi dirigo nella Chiesa di San Gaetano, proprio adiacente: in questo periodo la facciata era sotto restauro, ma riesco comunque a scattare le foto alle caratteristiche due torri. Entro durante la celebrazione della messa, quindi non riesco a visitare bene la chiesa, per non disturbare lo svolgimento della funzione.

La chiesa venne costruita per volere del Principe Elettore Ferdinando e della moglie, per festeggiare la nascita del loro figlio. Si iniziarono i lavori nel 1663 su progetto dell’architetto Agostino Barelli  e nel 1674 si iniziò a costruire la cupola.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa fu pesantemente bombardata e subì danni enormi. Il restauro fu però assai rapido e questa venne riaperta nel 1955.

Esco dalla Chiesa e mi dirigo verso il giardino della Residenz, che avevo visitato il primo giorno. Coppie felici passeggiano, magari in compagnia del proprio cagnolino, e si scattano romantiche fotografie.

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Gazebo nel giardino

Successivamente decido di visitare il Museo Nazionale Bavarese, il Bayerisches Nationalmuseum, quindi prendo il tram e arrivo alla mia meta. Il nucleo centrale della collezione è la collezione Wittelsbach, donata alla città da Massimiliano II nel 1855. Il museo ha tre piani: al piano seminterrato c’è una bellissima collezione di presepi, soprattutto napoletani, tirolesi e siciliani. Al primo piano trovo una ricca collezione di arte religiosa, mentre all’ultimo piano si trova la collezione di strumenti musicali, di porcellane e di arte in stile Biedermeier.

 

Finisco la visita al museo che è già ora di avviarmi verso l’hotel per ritirare i bagagli, ma prima faccio l’ultima tappa a Marienplatz per una merenda a base dei dolci più buoni di Monaco.

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Presi i bagagli mi dirigo in aereoporto e… Il mio aereo è in ritardo di tre ore e mezza.

Nemmeno l’aereo vuole che torni a casa, a quanto sembra.

Che devo fare? Mi siedo e aspetto, con un giornale del Bayern Monaco e la testa piena di ricordi, ma soprattutto con il cuore pieno di tristezza, perchè è proprio qui che ne ho lasciato un suo pezzo.

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 2

Continua il nostro viaggio nella perla bavarese, siamo già al secondo giorno.

Questo giorno è dedicato alla memoria, infatti è prevista una visita guidata al Campo di Concentramento di Dachau e una visita al NS-Dokumentationszentrum.

Monaco di Baviera

Ho prenotato una visita guidata tramite “GetYourGuide”, il sistema di prenotazioni di escursioni e tour guidati affiliato a Booking. La visita guidata, in inglese, partiva da Marienplatz per giungere a Dachau tramite i trasporti pubblici.

La temperatura è gelida, siamo a -19 gradi garantendoci un’atmosfera che ci riporta proprio a quei tempi.

Arrivata a Dachau, scopro di essere l’unica italiana in un gruppo molto eterogeneo: poco male, ho l’occasione di sentire tanti accenti inglesi diversi. Dachau è una cittadina dove il tempo sembra si sia fermato: le persone sono gentili e ci guardano sapendo già perchè siamo lì. Rimane ancora molto del Nazionalsocialismo, in primis le ex caserme utilizzate come accademie delle SS, ora riconvertite come deposito per i mezzi della polizia.

L’autobus mi ha portato proprio davanti all’entrata del campo, oggi tutto innevato. Insieme alla guida Lucia, ragazza estremamente cordiale e molto molto preparata, faccio i biglietti ed inizio ufficialmente il giro.

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L’insegna del Campo di Dachau

Dopo un’introduzione sul cosa sono i campi di concentramento e il perché venissero costruiti, varchiamo la famosa cancellata che riporta la scritta “Arbeit macht frei” – Il lavoro rende liberi.

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“Il lavoro rende liberi”

Sì, perché come molti altri campi di concentramento, questo era un campo di lavoro, non di sterminio, anche se forse ricorderete la famosa scritta sulla cancellata di Auschwitz, che pure era un campo di sterminio. La scritta era di monito sia ai prigionieri, che ai cittadini.

Al contrario della maggior parte dei lager, Dachau venne costruito con il più grande clamore possibile, la cittadinanza doveva vedere che c’era un nuovo campo di prigionia, dove i detenuti lavoravano per il Reich. Che cosa accadesse poi veramente dentro, era solo affare dei prigionieri e dei carcerieri.

Varco il cancello, che apprendo essere una replica della replica, in quanto l’originale e la prima replica sono stati trafugati.

Davanti a me trovo un piazzale innevato, sulla sinistra due baracche ricostruite e sulla destra gli edifici del comando, ancora originali.

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Il centro di comando delle SS

Nonostante il luogo esiga silenzio e rispetto, qualcuno sghignazza e si fa i selfie vicino al cancello…  Davanti a queste manifestazioni mi ripeto che studiare la storia è ancora più importante di quello che si pensi.

Entro al comando e un grande cartellone con tutti i campi di prigionia, di sterminio, di concentramento e altri mi accoglie: il Terzo Reich era disseminato di questi centri e comprendo ancora di più quanto fosse pericoloso all’epoca anche solo avere un’opinione diversa dalla massa: bastava questo per finire in uno dei tanti campi di prigionia.

Sui muri, ci sono ancora le scritte dell’epoca, mentre gli arredi sono solo un ricordo.

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Scritta rimasta sui muri: “vietato fumare”

Le varie sale si snodano e mi accompagnano alla scoperta della storia del Reich tramite i pannelli fotografici. Da amante della storia, soprattutto della Seconda Guerra Mondiale, trovo assai interessante la possibilità di scoprire e approfondire molti aspetti di quel periodo.

All’interno di Dachau, non vi erano tanti ebrei come si possa pensare, ma c’erano molti oppositori politici, malati mentali, omosessuali, semplicemente diversi, apoliti, e così via. Ricordo che questo era un campo di lavoro, non di sterminio, ed era una cosa ben diversa, anche se oggi la differenza ci sembra davvero sottile: anche qui, vediamo i ritratti di scheletri con una casacca a righe, che dovevano essere mantenuti in salute, seppur minima, per lavorare e produrre vestiti e armamenti per la grande macchina bellica. La maggiorparte, però, moriva di stenti.

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Tabella per la distinzione dei prigionieri

Dopo le stanze del comando, ho assistito ad un documentario, in inglese, sulla storia del campo e sulla scoperta del campo da parte dei soldati americani: oltre ai migliaia di prigionieri affamati e a chi non ce l’ha fatta, gli alleati trovarono un treno diretto proprio lì pieno di cadaveri, proveniente da Auschwitz. Le immagini sono tremende, ma necessarie per comprendere: ciò che è successo non dovrebbe succedere mai più, ma purtroppo ancora accade, con i molti genocidi silenziosi del nuovo millennio.

Dopo questo tour, si fa tappa alle prigioni dei “detenuti speciali“, cioè i prigionieri “importanti”, come oppositori politici, membri dell’intelligence straniera, aviatori inglesi, e anche il famoso Johann Georg Elser, uno dei protagonisti dei molti attentati a Hitler: Elser progettò una bomba per uccidere il dittatore nella birreria Bürgerbräukeller di Monaco, ma questo scampò all’attentato per pochi minuti. Purtroppo, Georg Elser non vide mai la liberazione del campo, perchè venne “giustiziato”: il capo della Gestapo, SS-Gruppenführer Heinrich Müller trasmise l’ordine  al comandante del campo, Obersturmbannführer Eduard Weiter. Era il 9 aprile 1945. Da lì a poco sarebbe finita la Seconda Guerra Mondiale.

Al campo transitarono, anche se per pochi giorni, alcuni famigliari degli attentatori dell’Operazione Valchiria, l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944.

Usciti dalle prigioni, percorriamo il cammino della memoria, il tragitto che porta dal comando ai forni crematori. Qui il tempo sembra davvero essersi fermato. Una lapide indica l’entrata a questa macabra sezione: i prigionieri che lavoravano in questa parte del campo non potevano avere alcun rapporto con gli altri, e quindi rimanevano isolati.

I forni crematori sono stati in funzione soprattutto nell’ultimo arco temporale della vita del campo. Entriamo nello stabile e non possiamo non passare attraverso i tre step che attendevano i condannati:

  • La camera di disinfezione: dove i prigionieri si dovevano spogliare delle loro divise per passare attarverso le docce.
  • Le docce, che in realtà spruzzavano Zyklon B invece che acqua.
  • Il “deposito dei corpi morti”.
  • I forni crematori.
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L’ingresso delle docce. Il termine “Brausebad” oggi non viene più utilizzato nella lingua tedesca per indicare la doccia, proprio per non ricordare le terribili docce dei campi di concentramento.

Il percorso è silenzioso, e mi sono sentita come in trappola in quegli spazi angusti. Ho appreso dalla nostra guida che questa parte del campo era ad uso “sperimentale”: non eseguendo lo sterminio di massa, le docce servivano come banco di prova. All’interno di queste, i prigionieri designati venivano asfissiati e i carcerieri avevano il compito di osservare in quanto tempo avvenisse la morte e quanto gas servisse, per poi inviare i dati ai campi di sterminio. Questo dettaglio scosse ancora di più le nostre coscienze, mia e degli altri partecipanti, e ci domandammo tutti come un essere umano potesse commettere un crimine del genere con tutta quella leggerezza, come se fosse un lavoro di routine. Eppure, era così.

Lasciata la parte più drammatica del campo, attraversiamo il filo spinato una volta elettrizzato e giungiamo alla “Chiesa della Memoria”, un luogo di raccoglimento per dedicare un pensiero a tutti i morti. Vicino alla chiesa, il Comune di Dachau ha fatto erigere una sala conferenze e tutte le settimane propone serate divulgative sul Campo e sulla storia del Nazionalsocialismo: penso che non poteva fare di meglio, oggi Dachau è il luogo della memoria ma anche il luogo della conoscenza.

Per ultimo, visitiamo le baracche ricostruite e osserviamo come i detenuti passavano i pochi momenti tranquilli. Lucia ci spiega anche che i detenuti, se si comportavano bene e lavoravano, potevano ricevere in cambio del denaro e con questo potevano acquistare le sigarette allo spaccio. Uno spicchio di umanità, forse.

Dopo 5 ore di tour, sono uscita triste ma arricchita da Dachau: ho acquistato anche il libro, che si rivelerà assai interessante ed istruttivo.

Tornata a Monaco non mi sono fermata e subito ho preso un’altra metro per dirigermi al NS-Dokumentationzentrum, il Centro di Documentazione del Nazionalsocialismo.

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Scritta all’ingresso del Centro

L’atmosfera è accogliente e lo staff è come sempre gentilissimo, mi danno l’audioguida interattiva e inizio la mia visita: quattro piani di pannelli e di testimonianze video.

Se vi aspettate di vedere divise, armi e suppellettili, questo non è il posto giusto: come ci tengono a precisare, questo non è un museo, ma un centro di studio e di documentazione sul Nazionalsocialismo, un luogo dove approfondire e riflettere.

Dagli albori del movimento ai movimenti neo-nazisti odierni, il viaggio si snoda per circa 80 anni di storia.

Non manca una ricca sezione dedicata a chi ha voluto dire no a questo indottrinamento, tra cui i coraggiosi ragazzi della Rosa Bianca: i fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf.

L’esposizione è davvero immensa, e per apprezzarla tutta non bastano tre ore.

Finita la mia visita, mi accingo al book-shop e acquisto un libro su Claus Schenk von Stauffenberg, la mente dell’Operazione Valchiria e la guida alla mostra, dove ci sono tutti i pannelli con la loro spiegazione.

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Libri acquistati

Uscita dal Centro non posso far a meno di pensare che proprio lì sorgeva il Centro di Comando del Partito Nazionalsocialista e tutto il quartiere pullullava di uffici amministrativi e militari: il cuore dell’ideologia.

La mia giornata finisce qui, ormai è buio e nevica forte, all’insegna della memoria ma soprattutto della grande conoscenza acquisita. Vi lascio con una frase che mi ha colpito più di ogni altra.

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Ultimo pensiero della giornata

Se volete leggere il primo giorno del diario di Monaco, Cliccate Qui.

Mentre per il terzo giorno, Cliccate Qui.

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 1

München: la perla della Baviera, il gioiello dei Wittelsbach, il capoluogo della cultura e delle diversità. Monaco non è mai semplicemente Monaco, la sua fama la precede e la sua storia la riempie inesorabilmente.

Monaco di Baviera

Arrivata all’aereoporto alle 8 di mattina, con la frenesia di conoscere ogni angolo recondito della città, mi sono avviata alla famosa metro S-Bahn. Per questo viaggio mi sono ripromessa di approfondire la mia conoscenza del tedesco, quale occasione migliore?

Dopo una mezz’ora, sono giunta alla mia destinazione, l’hotel Golden Leaf Altmünchen: l’albergo è accogliente, con alcuni dipinti nella hall che richiamano la nobiltà bavarese. Lasciati i bagagli mi sono diretta verso il centro: a piedi ci vogliono circa 20 minuti.

La prima tappa è il Viktualienmarkt, il mercatino delle specialità bavaresi: qui si può trovare la vera cucina bavarese, con bratwurst mit kartoffeln, birra di ogni genere e dolci squisiti.

A pochi passi la bellissima Marienplatz mi accoglie: l’atmosfera è gioiosa e allegra. Si incontrano tanti monacensi, ma anche tanti italiani, giapponesi, americani, tutti pronti per salire sulla torre del Neue Rathaus: il municipio infatti è stato bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale, come riportano le scritte all’interno del corridoio d’ingresso.

 

Dall’alto la vista è meravigliosa, si vede perfino l’Allianz Arena!

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Vista dell’Allianz Arena

Un giretto in centro per annusare l’atmosfera tedesca è quello che ci vuole ora: non può mancare una tappa al Duomo, con i caratteristici campanili, e alla Chiesa di San Michele dove sono sepolti molti regnanti.

 

 

La giornata sembra volare, ma c’è ancora tempo per visitare la Residenz di Monaco, dove hanno vissuto molti Wittelsbach, tra cui Ludovico II di Baviera, der Märchenkönig, il Re delle Fiabe; la visita, accompagnata dall’audioguida in italiano, si divide in due step: la visita alla tesoreria e alla residenza vera e propria. Ho iniziato dalla tesoreria e sono rimasta incantata dallo sfarzo e dalle meravigliose opere di oreficeria e gioielleria. La seconda parte mi ha visto impegnata ad ammirare le numerose camere da letto e di ricevimento dei Principi Elettori, ma anche delle Principesse Elettrici.

 

Si è fatto buio e dunque ho deciso di rientrare alla base: il primo giorno è gia terminato, ma già mi sento un po’ tedesca.

Se volete continuare a leggere il diario di Monaco di Baviera, procedete al secondo giorno, cliccando QUI.