Diario di viaggio: Scozia – Giorno 4

Ed eccoci giunti al quarto giorno in terra scozzese, tra meteo ballerino e meravigliosa natura che ammalia e rapisce. Dopo la pessima cena e la serata tranquilla passata a Stonehaven è ora di dirigerci verso Aberdeen, una delle città più importanti della Scozia. La nostra meta tuttavia non sarà solo Aberdeen ma anche alcuni castelli non distanti da questo grosso centro abitato, vale a dire il Fraser Castle e il Craigievar Castle. Non mi resta che mostrarvi la cartina e chiedervi di accompagnarmi in questo nuovo e rocambolesco giorno in Scozia!

Dopo aver salutato la gentile Eilean e il nostro piccolo e modesto guesthouse (ma fornito di ogni comodità), saliamo in auto per dirigerci verso Aberdeen, ancora più a nord. Tuttavia non ci fermeremo immediatamente qui ma proseguiremo verso il primo castello che vogliamo visitare: il Fraser Castle.

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Il Fraser Castle è solo il primo castello che vediamo nell’Aberdeenshire. Il cielo, già fosco dalle prime ore del mattino, non lascia presagire nulla di buono ma ormai siamo abituati alle sue bizze e quindi non ci facciamo scoraggiare, pensando al fatto che comunque saremo all’interno del castello per buona parte della mattinata. Giunti al castello lasciamo l’automobile presso il parcheggio privato del luogo (a pagamento) e ci dirigiamo verso il magnifico maniero, costruito nel 1455 ma riammodernato tra il 1575 e il 1635. Fraser Castle colpisce subito il nostro occhio per il suo colore grigio e la sua imponenza che si spinge verso l’alto: una struttura compatta, geometrica e che trasuda molta austerità.

L’edificio originale era costituito da un fortilizio costruito per volere di Thomas Fraser e chiamato Castle of Muchil-in-Mar. La tenuta era di proprietà del Clan Fraser da quando il Re Giacomo III gliela donò, il 29 ottobre del 1454. Di questo castello originale non restano che le fondamenta in quanto nel 1575 Michael Fraser di Stoneywood lo ricostruì trasformando l’edificio totalmente e impostandone uno con pianta a “Z”. Purtroppo Michael Fraser non vide la sua opera terminata in quanto morì nel 1588. L’opera di riammodernamento proseguì sotto la guida del figlio Andrew e i lavori terminarono nel 1636 a causa dell’osticità del progetto originale. Il nome “Castle Fraser” venne ufficialmente dato nel 1695.

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Nel 1795 il castello venne di nuovo riammodernato, questa volta grazie ad Elyza Fraser che commissionò la realizazzione del giardino e del laghetto a Thomas White.

L’ultima opera di restauro risale al 1814 e fu portata a termine dal Colonnello Charles Mackenzie Fraser.

Il castello oggi fa parte della rete di castelli di proprietà e gestiti dalla National Trust for Scotland: si tratta di un’organizzazione benefica scozzese dedita alla conservazione e alla tutela del patrimonio culturale e naturale della Scozia. Il suo impegno e la sua volontà sono di certo ammirevoli e questo lo posso confermare dopo aver visitato numerosi siti riconducibili a questa organizzazione. Come in tutti i siti facenti parte della National Trust for Scotland, il biglietto comprende la visita guidata, senza la quale non si può visitare gli interni del castello. Così, assieme a due canadesi, due svedesi, un’irlandese e tre tedeschi inizia il mio tour rigorosamente in inglese con forte accento scozzese: mio padre, dal canto suo, non conosce l’inglese e dunque io sarò la sua traduttrice (per questa e molte altre visite guidate).

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Il nostro accompagnatore, da vero esperto della storia del Clan Fraser e del castello, ci illustra con dovizia di particolari i vari ambienti di questo luogo e ogni tanto si lascia andare in qualche battuta bizzarra che nessuno comprende davvero a pieno….Nessuno tranne mio padre! Che sia di discendenza scozzese? Mah!

La visita, durata circa un’ora, si conclude con una foto di rito e con la visita al meraviglioso giardino, curato in ogni minimo dettaglio. Peccato solo per il cielo grigio che però ha donato un’atmosfera tipicamente “british”.

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Prima di lasciare questo splendido castello, la nostra guida ci consiglia di acquistare il biglietto cumulabile per visitare tutte le attrazioni comprese nel National Trust of Scotland: al costo di 45 sterline (invece che 55) decidiamo di fare due pass per visitare i castelli dell’Aberdeenshire. Un bell’acquisto azzeccato devo dire! Con il guadagno ricavato dalla vendita dei biglietti abbiamo così sostenuto questa preziosa oranizzazione che tanto si impegna per la conservazione di beni storici e artistici.

Sempre su indicazione della nostra guida decidiamo di visitare il Castello di Craigievar, non troppo distante dal Fraser. Per la prima volta nel nostro viaggio percorriamo alcune strade strette e un po’ sperdute tra le campagne ma questo non è niente rispetto a quello che vedremo sull’Isola di Skye…Ma di questo ve ne parlerò più avanti!

Nonostante le stradine un po’ strette, la vista rimane comunque eccezionale e il paesaggio bucolico a cui assistiamo ci riporta alla mente la tipica immagine che tutti noi abbiamo della Scozia: una terra verde, forse un po’ brulla ma incredibilmente affascinante.

Con il sole che timidamente inizia a fare capolino sulle nostre teste, giungiamo al castello di Craigievar, situato ad Alford, sempre nell’Aberdeenshire. Il castello si staglia davanti a noi come una struttura massiccia, dal colore rosato (un po’ insolito per noi che siamo abituati ai castelli italiani) e con le torrette che ricordano il tipico “castello delle fiabe”. Non è che troviamo Cenerentola qui dentro?! Beh, un po’ straniti decidiamo di avvicinarci e di recuperare i biglietti per entrare (gratuiti dato che abbiamo ora il biglietto cumulativo). La visita al suo interno è sempre guidata ma, per ragioni a noi sconosciute, non si possono scattare fotografie al suo interno, quindi vi mostrerò solo gli esterni.

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Il castello di Craigievar era la sede del Clan Sempill e della famiglia Forbes che qui vi risiedette fino al 1963, quando la proprietà fu donata al National Trust for Scotland da William Forbes-Sempill, Lord Sempill. Questo castello è un eccellente esempio dell’originale architettura baronale scozzese: la struttura venne completata nel 1626 e possiede in tutto sette piani. Fu acquistata dal mercante William Forbes, antenato dei baroni di Forbes di Craigievar dalla famiglia Mortimer nel 1610. La sua pianta è al “L” ed è famoso per i soffitti in cartongesso riccamente decorati.

Il castello in origine aveva più elementi difensivi tra cui un cortile murato con quattro torri rotonde; solo una delle torri rotonde rimane oggi. Nella porta ad arco di quella torre sono conservate le iniziali intagliate di Sir Thomas Forbes, figlio di William Forbes. C’è anche un enorme portone in ferro o un cancello che copre la porta d’ingresso che viene chiamata Yett. L’interno del castello vanta una corte che ha le insegne Stuart sopra il camino, una galleria di musicisti; una scala segreta che collega l’alta torre alla corte; la camera da letto della regina; gli alloggi dei domestici e naturalmente alcuni splendidi soffitti in stucco. All’interno vi è una collezione di ritratti della famiglia Forbes e una considerevole quantità di arredi dei Forbes risalenti ai secoli XVII e XVIII. Il castello ospita anche due ritratti originali di Henry Raeburn completi di ricevute originali.

La visita è stata molto esaustiva anche in questo caso e il castello merita davvero il nostro tempo grazie alle sue stanze riccamente colorate e variopinte. Naturalmente il mio ruolo di interprete è stato espletato anche in questa occasione ma ciò non mi pesa affatto, anzi! E’ un occasione in più per allenarmi nell’inglese e per aiutare mio papà, fido compagno delle mie avventure e instancabile complice nei miei viaggi on the road.

Terminata la visita e scattate alcune fotografie ci dirigiamo verso Aberdeen dato che lo stomaco inizia a brontolare (sono più delle 14 e quindi decidiamo di approfittare della presenza del KFC per sfamare le nostre membra). Prima però di salire in auto si scatena una maledizione che terminerà solo alla fine di questo viaggio: un paio di pantaloni comodi che ho acquistato prima di partire, e che si sono strappati già in un’occasione, si sono strappati di nuovo. Ora, io prima di buttare degli indumenti cerco sempre di ripararli o di ricucirli in qualche modo e devo dire che questi pantaloni erano davvero comodi. Dopo aver acquistato il filo e l’ago decidiamo di ricucirli sperando di riuscire a recuperarli.

Dopo un pranzo a base di alette di pollo e patatine ci dirigiamo verso uno dei pochi musei che sono riuscita a visitare in Scozia: il Gordon Higlanders Museum di Aberdeen. Io, come saprete, sono una viaggiatrice che ama visitare i musei ma in Scozia questo è stato davvero arduo a causa del fatto che gli orari, sia nostri che loro, sono stati il più delle volte incompatibili: c’è da dire che spesso i musei scozzesi chiudono alle 16 o alle 17 e questo mi fa storgere un po’ il naso dato che a quell’ora sono tanti, in media, i visitatori all’interno (se penso ai musei viennesi o a quelli tedeschi è impensabile che chiudano così presto). Un consiglio dunque: se volete visitare i musei in Scozia andateci di mattina perchè al pomeriggio rischiate di essere accompagnati all’uscita o di non poter visitare tutto il museo, come è succeso a me in questo caso (vi invito a leggere l’articolo dedicato, cliccando qui).

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Dopo aver visitato questo interessante museo, anche se in modo abbastanza approssimativo, ci dirigiamo verso il centro di Aberdeen per visitare gli esterni del King’s College. The University and King’s College of Aberdeen è un’Università fondata nel 1495 e ora fa parte dell’Università di Aberdeen. Nella parte più antica della città hanno sede gli edifici storici di questa Università, tra cui la Cappella del College. Noi non abbiamo visitato gli interni ma anche solo ammirati dall’esterno questi edifici meritano almeno una tappa del nostro tour ad Aberdeen.

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Quando studiavo alla scuola superiore ho visitato Cambridge durante una vacanza studio in Inghilterra: non dico che ci sia proprio una netta somiglianza ma questo luogo di cultura me lo ha davvero ricordato!

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Scattate le nostre foto ci dirigiamo verso Union Street, la via dello shopping: di solito non amo fare shopping ma qui si trattava di un’emergenza.

DOVEVO COMPRARE DEI PANTALONI NUOVI.

Non sono partita per la Scozia con un solo paio ma avevo per lo più abbigliamento tecnico con me e, vista la facilità con cui il meteo cambiava, dovevo evitare di rimanere a secco di pantaloni, soprattutto dopo lo strappo dei più comodi che avevo con me. Inoltre sarebbe stato difficile lavare gli indumenti e quindi rischiavo di arrivare alla fine del viaggio senza pantaloni puliti. Come fare? Beh semplice, bisognava acquistare dei nuovi pantaloni. E così ho fatto dal mitico e onnipresente Primark: il tempo di entrare, di provare e di pagare. 10 minuti e via, come il vento!

Ormai era tardi per visitare altri musei, così ci siamo diretti verso il Salvation Army e il monumento ai Gordon Higlanders.

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Con un po’ di stanchezza nelle ossa decidiamo di concederci una pausa prima di cena, con una doccia ristoratrice. Ciò che ho potuto notare negli hotel scozzesi è che proprio queste strutture ricettive non hanno il phon in camera mentre i Guest House… Sì! Non saprei proprio come mai! In ogni caso se lo chiedete alla reception dovrebbero fornirvene uno (almeno, a noi lo hanno dato). E’ comunque molto strano non trovare nelle proprie stanze il phon: un’altra stranezza della bizzarra Scozia!

Con lo stomaco che cominciava a farsi sentire, io e mio padre ci siamo messi a cercare su internet dei luoghi dove poter cenare in modo decente (memori dalla precedente esperienza) senza essere spellati vivi. Siccome avevamo voglia di mangiare anche un po’ di verdure, ci siamo trovati d’accordo entrambi nella scelta: il ristorante Harvester sembrava soddisfare le nostre esigenze…E così è stato!

Devo davvero ammettere che per essere una catena l’Harvester di Aberdeen (conosciuto qui come The Ghillies Lair in Aberdeen) mi ha veramente stupito, sia per la qualità del cibo, sia per la gentilezza dello staff ma soprattutto…Per la bellezza della location: non sembrava affatto il solito ristorante di catena, ma anzi era curato nell’arredamento e nella disposizione. Inoltre era assai luminoso grazie alla presenza di una bella veranda.

Dopo un’ottima cena a base di carne rientriamo al nostro alloggio, pronti l’indomani per un’altra fantastica giornata.

Per leggere gli altri articoli del Diario di Viaggio cliccate sui link sottostanti

Pianificazione del Viaggio

Arrivo e prima sera

Secondo giorno

Terzo giorno

Il Museo del mese di Febbraio: il Museo regionale di Maribor

Per il Museo del mese di Febbraio questa volta ho dovuto scegliere io il contenuto da proporre perchè sul sondaggio del gruppo di Facebook si è creata una sostanziale parità tra il museo che qui vi propongo e un altro e alla fine, da buon arbitro, ho deciso di farvi conoscere un museo davvero poco conosciuto ma che merita di sicuro una visita se siete in zona: si tratta del Museo regionale di Maribor (Pokrajinski muzej).

Museo di Maribor

Il Museo regionale di Maribor si trova nell’omonima cittadina slovena, all’interno del Castello di Maribor e conserva collezioni di oggetti davvero incredibili: si spazia dai quadri alle uniformi, dai soldatini in metallo ai reperti archeologici, tutti pezzi ritrovati nella città di Maribor o nella regione della Stiria slovena.

Il museo, che può essere visitato solo accompagnati da una delle guide, mi ha offerto la possibilità esclusiva di poter scattare delle sue foto all’interno per la realizzazione di questo articolo. Per questo ci tengo a ringraziare personalmente la Signora Mirjana Brus per l’autorizzazione (e per la bella chiacchierata) e il Signor Afrodin Beriša per avermi fatto da guida con tanta gioia e con tanta professionalità.

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Il museo si apre al visitatore con una degna sezione archeologica, con reperti rinvenuti a Maribor e nei dintorni, che testimonia come questa area geografica sia stata colonizzata fin dall’antichità. Ciò che poi colpisce è però la disposizione di questo museo: difatti, l’esposizione si snoda attraverso le sale del Castello di Maribor in una modalità davvero non convenzionale. E’ così che si attraversano cortili, stretti passaggi, sale sontuose e scalinate massicce: un museo nel museo dunque, ricco di scorci suggestivi e favolosi oggetti esposti. Grazie a questa esposizione si possono vedere le ricostruzioni degli ambienti di vita medioevali, una ragguardevole collezione di uniformi e stendardi (non solo sloveni), una sezione adibita alla moda con l’esposizione di abiti che percorrono diversi periodi storici, una pregevole pinacoteca e molte altre sezioni ancora.

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Il museo regionale di Maribor è dunque un museo a tutto tondo, che mostra quanto di bello questa città ha saputo offrire e offre tutt’ora.

Terminata la piacevole visita, la mia guida mi conduce verso un’ultima parte del museo, che si trova al di fuori del castello ma proprio di fronte: è qui, al posto di un cinema ormai in disuso, che i curatori hanno voluto mostrare al visitatore una pregevole collezione di arredi da cucina e strumenti antichi. Fornelli, lavabo ma anche ceste, pentole, coltelli e arnesi del calzolaio donati dalla figlia di un ciabattino. Dulcis in fundo, la sala di proiezione è stata trasfomata in sala espositiva per mobili d’antiquariato.

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E’ proprio vero, certe meraviglie accadono solo in Slovenia!

Vi consiglio dunque di visitare questo magnifico museo, uno dei più belli che io abbia mai visto fino ad ora, che non ha nulla da invidiare a musei più famosi e con nomi ben più noti, unico e particolare.

Ringrazio ancora di cuore la Signora Mirjana Brus e il Signor Afrodin Beriša per la loro disponibilità e gentilezza.

Informazioni utili

Il Museo Regionale di Maribor si trova all’interno del Castello di Maribor presso Grajska ulica 2, Maribor.

Il Museo, così come è il Castello, è aperto dal Martedì alla Sabato dalle 10:00 alle 18:00 e la Domenica dalle 10:00 alle 14:00.

I biglietti hanno il seguente costo:

  • Adulti 5,00 euro
  • Studenti 3,50 euro
  • Pensionati 3,50 euro
  • Bambini 1, 50 euro
  • Gratuito per la stampa

Diario di viaggio: Vienna – Giorno 5

Eccoci giunti all’ultimi giorno a Vienna, con grande dispiacere. Lasciare un luogo che si è amato così tanto fa nascere sempre una sorta di malinconia e di tristezza perchè è come se quel luogo ci avesse tolto una parte di noi. Sia chiaro, è una donazione consenziente la mia ed è tipica del Wanderlust ma non succede per ogni viaggio: qualcuno ci lascia un qualcosa in più, non si sa bene cosa e come quantificarlo. C’è chi dice che sia per il compagno di viaggio scelto, per ciò che abbiamo visto, per ciò che abbiamo mangiato. Fatto sta che Vienna mi ha rubato il cuore, per la seconda volta, e me lo ha restituito con alcune ferite che saranno difficili da rimarginare. Anche Gabriele, che non ha la sindrome del viaggiatore, certe volte sospira e mi dice che vorrebbe essere di nuovo a Vienna, spensierato e felice, in una città che ci ha accolto e stritolato allo stesso tempo.

Dopo questo prologo malinconico inziamo l’ultimo articolo del Diario di Viaggio di Vienna.

Diario di viaggio Vienna

Dopo esserci svegliati sempre di buonora abbiamo lasciato i bagagli all’albergo e ci siamo diretti al Prater, ultima tappa del nostro tour viennese. Il Prater è il parco di divertimenti più famoso di Vienna e forse di tutta l’Austria: si trova al di fuori del Ring di Vienna ma è facilmente collegato al centro tramite i mezzi pubblici (infatti noi lo abbiamo raggiunto in metropolitana). Il Prater è aperto di solito dalle 10 alle 20 ma ogni giostraio si prende la libertà di aprire un po’ quando vuole, infatti noi siamo arrivati che erano le 10 e 30 e solo alcune giostre erano aperte (altre hanno aperto più tardi e altre non hanno aperto proprio, forse perchè chiuse per ferie). Poco importa perchè più che le giostre ci interessava immortalare l’atmosfera che si respirava in questo luogo: un misto di nostalgia e di stranezza, soprattutto per la presenza di statue abbastanza inquietanti dai tratti lowcraftiani proprio situate al centro del parco.

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Alcune giostre del Prater

C’è da tener presente che questo parco divertimenti non è come Gardaland, forse il più famoso d’Italia: non esiste un biglietto d’ingresso e potete acquistare solo i biglietti delle attrazioni che desiderate visitare. Se volete passeggiare semplicemente potete farlo, gratuitamente.

Il Prater è proprio un luogo particolare, per certi versi un po’ inquietante: ci è sembrato di essere entrati in un film horror degli anni ’80 ma questo non è stato affatto negativo, sia chiaro. Dopo aver scattato qualche fotografia ci siamo diretti verso l’attrazione più famosa del Prater, vale a dire la ruota panoramica: questa è l’attrazione più famosa e antica di Vienna (costruita nel 1897 per commerare il 50esimo anno di regno dell’Imperatore Francesco Giuseppe), nonostante fu distrutta durante la seconda guerra mondiale. Con la fine della guerra fu ricostruita assieme alla Cattedrale di Santo Stefano e all’Opera, come simbolo della rinascita e della bellezza di una città che voleva rialzarsi in piedi. Con i suoi 15 vagoni e la sua altezza di circa 61 metri, dalla ruota panoramica si ha una splendida vista della città e di tutto il parco del Prater!

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La meravigliosa Reisenrad, la ruota panoramica

All’entrata della ruota si possono osservare alcuni antichi vagoni che ospitano alcuni diorami esplicativi della storia di Vienna: un bell’esempio di riuso direi! Dopo questa breve visita saliamo sul vagone e ci prepariamo a questa gradevole e dolce esperienza: se venite a Vienna non potete non salire sulla ruota panoramica! Oltre alla bellezza della struttura in sè, è doveroso ricordare che la ruota panoramica è stata la protagonista di alcuni film come “Il terzo uomo”, con Orson Wells, a ancora di James Bond intitolata “007 – Zona pericolo”, con Timothy Dalton. Per questo motivo, nel giugno 2016 è stata inserita dalla European Film Academy (EFA) nella lista dei “Tesori della cultura cinematografica europea”.

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La vista della città e del Prater

Dopo il giro sulla ruota panoramica decidiamo di passeggiare lungo i viali alberati del Prater, che ombreggiano e rinfrescano la zona.

Prima di ritirare i bagagli abbiamo ancora il tempo per visitare l’ultimo museo di Vienna: si tratta della Camera del Tesoro Imperiale di Vienna, che fa parte del complesso della Hofburg: l’ingresso alla Camera del Tesoro si trova nel Cortile degli Svizzeri, nome derivato dal fatto che un tempo erano qui di servizio le guardie svizzere.

In questa Camera del Tesoro sono custodite due corone imperiali, il tesoro dei Burgundi e quello dell’Ordine del Vello d’Oro. In ogni stanza abbiamo scoperto gioielli e tesori di valore inestimabile, sia a livello storico che pecuniario.

Dalla Corona del Sacro Romano Impero (pezzo di diamante della collezione) a quella imperiale d’Austria, ai tesori con il simbolo del Toson d’Oro, a collane, ornamenti e gioielli sfavillanti.

I nostri occhi sono ammaliati da cotanta bellezza, soprattutto dalla grandezza delle pietre preziose.

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Dopo aver scattato le ultime foto è ora di ritornare in albergo per recuperare i bagagli e dirigerci in aeroporto.

Con il groppone in gola dobbiamo salutare questa favolosa città ma le avventure non sono ancora finite dato che stava per palesarsi davanti a noi un incubo abbastanza consistente. Arrivati in aeroporto senza alcun problema ci siamo diretti verso l’area check-in per imbarcare il nostro bagaglio: purtroppo per noi l’aeroporto di Vienna stava subendo numerosi interventi di manutenzione e ristrutturazione e trovare il banco check-in è stata un’impresa ardua! Dopo aver cercato e trovato indicazioni che non erano affatto chiare, dopo aver chiesto a ben 4 addetti aeroportuali che non hanno saputo aiutarci e dopo aver visitato tutti i terminal possibili finalmente, dopo più di un’ora, ce l’abbiamo fatta! Dobbiamo ringraziare il quinto addetto che abbiamo interpellato altrimenti eravamo ancora a Vienna! Purtroppo sull’organizzazione non sono stati efficenti come ci si aspetterebbe e questo mi ha amareggiato molto.

Nonostante la ricerca disperata del banco check-in ce l’abbiamo fatta e siamo riusciti ad arrivare all’imbarco in tempo. Spero che la prossima volta che dovrò sostare per un qualunque motivo presso l’aeroporto viennese questa confusione non ci sia, davvero!

Saliti sull’aereo la nostalgia e la tristezza ci pervadono: Vienna ci ha davvero regalato emozioni infinite, risate sguaiate, buon cibo e tanto tanto divertimento. Vienna ha riempito il nostro cuore di gioia e bellezza.

Ringraziamo ancora la Signora Bianca Nemeth per la sua gentilezza e tutto il Vienna Tourist Board per l’aiuto che ci ha fornito e per la disponibilità. Grazie di cuore!

Per rileggere questo Diario di Viaggio, leggete gli articoli di seguito:

Primo Giorno

Secondo Giorno

Terzo Giorno

Quarto Giorno

Per leggere altri articoli su Vienna e sull’Austria, cliccate qui.

Bit: la Borsa internazionale turismo di Donna Vagabonda

Anche quest’anno, dopo l’esperienza positiva dello scorso anno (raccontata qui), ho deciso di visitare la Borsa internazionale turismo, curiosa di vedere le ultime novità in fatto di proposta turistica. Devo dire che questa esperienza è stata ancora più completa quest’anno dato che ho trovato il coraggio di propormi come Travel Blogger alle varie realtà, scacciando la mia naturale timidezza. Vediamo come è andata!

BIT 2020

Questa volta non ho sbagliato!

Reduce dell’esperienza da incubo per quanto riguarda il raggiungimento della fiera dello scorso anno, quest’anno ho consultato più volte il sito ufficiale e le indicazioni per raggiungere la manifestazione. Infatti…Non ho sbagliato! Eh beh, già questo è un traguardo direi, no? In ogni caso arrivarci in metro è stato molto comodo: lasciata l’auto presso Famagosta, ho preso la metro verde M2 e sono scensa a Garibaldi. Da qui ho cambiato e ho preso la lilla M5 in direzione Portello: arrivata mi sono trovata proprio davanti all’ingresso della fiera. Più comodo di così!

L’Italia rimane il luogo migliore dove perdersi

Ho voluto intenzionalmente partire con il mio tour dal padiglione numero 3, quello adibito alle regioni italiane e non solo. Ancora una volta quest’area ha offerto il meglio di sé: gli stand, colorati e ricchi di iniziative, mi hanno subito coinvolto. Ho iniziato dallo stand del Piemonte, una regione che mi sono ripromessa di conoscere meglio, per poi volgermi verso quello della Toscana e quello emiliano-romagnolo: qui ho preso molti contatti, soprattutto per la mia prossima visita a Parma, viaggio che ho pianificato da poco. Balzando di qua e di là, piena di gioia, con gli occhi brillanti e le borse sempre più piene (l’anno prossimo mi porto una valigia, lo prometto), mi sono diretta verso lo stand della città di Milano, che mi ha riempito di gadget e mi ha dato il contatto di un referente dell’Ufficio del Turismo (ho in mente un progetto su Milano ma per ora non vi svelo niente). Sono rimasta davvero molto colpita dalla disponibilità della maggiorparte degli operatori, sempre propensi ad ascoltare le mie richieste. Naturalmente non poteva mancare un salto allo stand della Sicilia, sempre il più colorato, e poi a quello della Lombardia, facendo tappa al banco di Pavia e dintorni: qui ho potuto conoscere anche alcuni referenti di Vigevano e dell’Oltrepò: per me è fondamentale mantenere un legame stretto con il territorio!

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Dopo aver visitato questi stand mi sono diretta verso stand minori, come quelli adibiti alla navigazione sul Brenta e quello del Mercato Ittico di Chioggia: due sorprese davvero piacevoli in quanto di addetti si sono dimostrati interessati per un’eventuale convenzione con me.

Dopo più di due ore e con quattro borse piene di depliant e materiale informativo, decido di dirigermi verso il padiglione 4, quello del resto del mondo.

Il trionfo dell’Est

Chi frequenta la Bit da qualche anno sa bene che all’interno dell’area del resto del mondo c’è una grande assente: l’Europa. Già, perchè se più di cinque anni fa (la prima volta che ho visitato questa manifestazione) erano ben presenti alcuni Paesi portanti dell’UE, già dallo scorso anno (ma anche da prima, ma io vi parlo della mia esperienza) i “big” mancavano e sono mancati anche quest’anno: forse perchè non ne hanno bisogno o forse perchè non considerano la Bit un’occasione per attrarre nuovi e vecchi turisti, fatto sta che tanti Paesi erano assenti (compresa la Slovenia che l’anno scorso mi ha fatto conoscere la meravigliosa Pirano).

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Bellissime ballerine dallo Sri Lanka

Ciò che mi ha colpito è stata però la presenza massiccia dei Paesi dell’Est: Croazia (con più stand), Polonia, Moldova (e di questo sono rimasta oltremodo contenta visto il mio imminente viaggio), Albania, sono i padiglioni che più mi hanno colpito.

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Non poteva mancare il Medio Oriente con la Palestina e la Giordania e l’Africa con il meraviglioso stand del Marocco (in cui ho trovato davvero tanta disponibilità) e dello Zimbabwe. Non mi sono fermata ad ogni stand, un po’ a causa della massa che ormai aveva invaso le corsie e un po’ perchè, almeno per quest’anno e il prossimo, non avrò la possibilità di visitare certi Paesi.

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Uno sguardo al padiglione 4

Convenzioni? No, grazie

Nonostante tutto questo entusiasmo devo però sottolineare il fatto che la stipula di una convenzione tra i Travel Blogger e le realtà presenti non è affatto semplice. In molti mi avevano avvertito del fatto che non sarebbe stato semplice ma qui vorrei aprire un discorso un pochino più ampio: se, da una parte, qualcuno mi ha detto che avrebbe valutato in base al mio blog (visitatori, articoli e altri parametri), altri (e devo dire tanti, se non la maggiorparte) non sono proprio intenzionati a stipulare convenzioni con i Travel Blogger (in primis la Regione Piemonte che, consultate tutte le province presenti, mi ha risposto che non hanno attivo nulla, così come la Regione Sicilia nonostante Catania quest’anno ospiti il TBEX). Anche in Lombardia c’è molta reticenza, soprattutto nella Provincia di Varese e in quella di Lecco.

Questo mi fa riflettere: la visione dei Travel Blogger in Italia è ancora molto riduttiva, se non praticamente sconosciuta (ad alcuni stand ho dovuto spiegare che cosa fa il Travel Blogger) e su questo noi Travel Blogger abbiamo comunque una responsabilità. Il nostro modo di porci, ciò che chiediamo quando contattiamo gli enti, la strutturazione dei nostri articoli e tanto altro di sicuro forgiano la nostra immagine e spesso questa non è percepita come positiva (nonostante il massimo impegno di una larga maggioranza): ciò che è successo presso un’operatrice della Polonia è stato emblematico dato che, alla mia richiesta di informazioni su una eventuale convenzione, mi sono sentita rispondere “noi in Polonia non regaliamo niente a nessuno!” – in modo anche piuttosto maleducato. Sia chiaro, io non avevo menzionato nessuna gratuità ma ero solo curiosa di sapere se c’erano tour guidati, materiale informativo su luoghi poco conosiuti e particolari di Cracovia e così via.

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Una foto presso lo stand i #TokyoTokyo

Insomma, il Travel Blogger è ancora visto come un nullafacente che chiede di entrare gratis nei musei o che vuole ottenere benefit senza dare nulla in cambio. A questi operatori mi sento di rispondere così: io, come molti altri Travel Blogger, non siamo a caccia di gratuità o di pass per visitare città, siamo alla ricerca di una collaborazione che porti benefici ad entrambe le parti. Non dimenticatevi che voi potete dedicarci un pass o una serie di gadget, mentre noi possiamo dedicarvi uno spazio sul nostro blog, sui nostri social e, soprattutto, il nostro tempo e, si sa, il tempo è denaro.

Io comunque non demordo: essere Travel Blogger è una delle cose più belle al mondo e non smetterò mai di esserlo, con la mia costanza e la mia forza di volontà incrollabile.

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Cataloghi e gatto sornione

Non mi resta che sfogliare tutti i possibili ed inimmaginabili cataloghi che ho raccolto e confermare la mia presenza per il prossimo anno.

Arrivederci, Bit!

Per informazioni, visitate il sito ufficiale.

I luoghi della storia: il Castello di Argine

Durante le Giornate FAI d’Autunno 2019 ho approfittato di questa iniziativa per visitare un luogo davvero sconosciuto dell’Oltrepò Pavese. Come già saprete tengo molto alla mia terra natia (dato che sono nata a Broni) e con il blog di Donna Vagabonda vorrei valorizzarla il più possibile. E’ così che, sfruttando la possibilità offerta dal FAI, mi sono diretta verso un castello che normalmente è chiuso e che ha aperto le sue porte per la prima volta proprio in occasione di questo evento: si tratta del Castello di Argine.

Argine

Il Castello di Argine si trova nella frazione omonima di Bressana Bottarone, in via Roma. La sua costruzione risale al XIV – XV secolo (più probabilmente alla fine del 1300) ed è stato costruito a scopo difensivo. Il castello presenta tutte le caratteristiche dei castelli pavesi con pianta quadrata e torri quadrate agli angoli, anche se oggi rimangono solo due delle quattro torri originali: una, la principale, è completa di merlature ed è situata sulla destra rispetto all’ingresso principale, mentre l’altra, la minore, è situata nell’angolo sud-est. Una delle caratteristiche che spicca subito all’occhio è la presenza dei mattoni a vista, ancora ben conservati.

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L’ingresso avviene da ovest tramite un portale a forma di arco che immette in un cortile interno a pianta quadrata con facciate ancora parzialmente intonacate. Tuttavia, durante la Giornata del FAI, io sono entrata nel castello tramite quello che era il ponte levatoio che insisteva sul fossato, oggi trasformato in ponticello in muratura fisso. Il fossato, tuttavia, è ancora riempibile.

In origine il castello apparteneva alla famiglia Simonetta, in particolare ad Angelo Simonetta, feudatario di Argine dal 1466. Successivamente il castello passò ai Visconti di Modrone. Terminata la sua destinazione difensiva, il castello viene adibito ad abitazione privata e oggi è di proprietà dei Marchesi Fassati Busca e in particolare del Marchese Ariberto Fassati.

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All’interno della pertinenza del castello si trova anche la piccola Chiesa di Santa Maria Nascente in Argine, in stile “barocchetto” lombardo, risalente ai XVIII secolo.

Devo dire che questa apertura straordinaria ha attirato molti visitatori, sia di Pavia che non (ho incontrato una famiglia proveniente da Lecco durante la visita guidata) e ha permesso alla comunità di conoscere un bene che ancora oggi è pressochè sconosciuto, sia ai pavesi che ai turisti interessati all’Oltrepò. Il fatto che sia abitazione privata purtroppo impedisce ai più la sua scoperta ma spero che un giorno almeno un’ala del castello venga aperta ai visitatori.

La visita guidata, piacevole ed istruttiva, mi ha fatto scoprire la bellezza di questo luogo, una bellezza non sontuosa ma rustica, ben incastonata in un territorio fortemente legato alla campagna e ai suoi frutti. Attraverso la visita ho potuto visitare il salone padronale, due stanze con salottino, la cucina con camino “abitabile”, il giardino, il cortile e la chiesetta. Di sicuro vi avrà incuriosito il termine “abitabile” associato al camino: questa struttura è davvero unica dato che si tratta di un camino abitabile ancora intatto ed originale, dove i commensali o il cuoco potevano sedersi al suo interno e preparare direttamente qui pietanze e piatti saporiti. E’ la prima volta che vedo una struttura del genere, nonostante i tanti camini che ho potuto osservare durante le mie visite ai numerosi e curiosi castelli italiani.

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Una piccola gemma incastonata tra il Po e le colline, il Castello di Argine si può ammirare da fuori e si aggiunge alla lista dei tanti castelli pavesi che ho avuto il piacere di visitare e di conoscere.

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La torre merlata del castello

Per conoscere gli altri castelli pavesi, vi invito a cliccare qui.

Pianificazione del viaggio: Santarcangelo di Romagna e San Marino

Quando si pensa al Carnevale si pensa naturalmente a mete come Viareggio o Venezia, o ancora a Mentone. Siccome, come al solito, vado controcorrente, ho deciso di trascorrere le vacanze di Carnevale in alcuni luoghi dove questa festa non fosse così sentita (soprattutto perchè ho la pausa scolastica durante al Carnevale Ambrosiano e quindi durante un periodo diverso rispetto alle vacanze del Carnevale Romano) anche dopo l’esperienza di Colonia, che mi ha colto deltutto impreparata. Dunque la mia scelta è ricaduta sulla regione dell’Emilia Romagna e sul piccolo Stato di San Marino.

Come ho pianificato questo viaggio? Da dove sono partita? Scopriamolo con questo nuovo articolo della rubrica “Pianificazione del viaggio”.

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Santarcangelo di Romagna e San Marino

27 Febbraio 2020 – 1 Marzo 2020

Budget: 350 euro in due (circa).

Vaccinazioni: nessuna obbligatoria.

Visti: nessun visto obbligatorio.

Viaggiare Sicuri: dalla Farnesina non risultano esserci problematiche relative ad un viaggio a San Marino e in Italia in senso lato. Per ulteriori informazioni, visitate il Sito ufficiale.

Perchè ho scelto di fare questo viaggio: Da piccola, quando trascorrevo le mie vacanze estive a Bellaria e Igea Marina, sentivo la pubblicità radiofonica a proposito di Santarcangelo di Romagna ma non sono mai riuscita a visitare questo piccolo borgo. Così ho colto l’occasione e ho cercato una sistemazione che fosse vicina sia a Santarcangelo che a San Marino: inoltre, Gabriele non è mai stato a San Marino ed io ci sono stata quando ero molto piccola quindi perchè non passare le vacanze di carnevale in questo Stato storico? Cercavamo una meta che non fosse troppo lontana e nemmeno troppo costosa per i nostri piccoli viaggi. La scelta è ricaduta quindi naturalmente su San Marino e su Sant’Arcangelo di Romagna.

La scelta dell’Hotel: come al solito ho consultato il mio portale preferito, Booking: abbiamo cercato un appartamento dove potessimo portare anche i nostri due gattini. Dato che a San Marino non era disponibile nessuna struttura di questo tipo, abbiamo cercato nei dintorni e abbiamo trovato il guesthouse appartamento La Fattoria, non distante né da Santarcangelo né da San Marino.

La scelta del mezzo: per questo viaggio ho deciso di raggiungere la mia meta con l’automobile.

Itinerario: Santarcangelo è un piccolo borgo situato nell’entroterra della Provincia di Rimini: la sua anima storica e medievale lo rende una meravigliosa meta turistica. Il viaggio prevede un’intera giornata dedicata a questo borgo. Sicuramente visitermo il Castello, il Museo del Bottone, Piazza Ganganelli e tutto il centro storico. Volgendoci poi a San Marino visiteremo la sua capitale: qui ci concentreremo sugli edifici storici e artistici come Palazzo Pubblico, la Basilica di San Marino, il Museo di Stato, la Cava dei Balestrieri, il Museo delle Armi Antiche, Piazza della Libertà, gli Orti Borghesi, la Parva Domus, Piazza Sant’Agata, il Monte Titano. Se avanzerà tempo visiteremo anche Rimini.

Cosa portare in valigia: in Emilia Romagna e a San Marino il clima sarà come nel resto dell’Italia, quindi sostanzialmente ancora freddo. Porteremo un abbigliamento pesante con golf, pile e magliette a maniche lunghe, che ci permetta di stare all’aperto senza patire troppo. Non è previsto l’uso di abbigliamento tecnico. Non potranno mancare le attrezzature per scattare in notturna, come il cavalletto.

Prima di partire: Mi assicurerò che l’automobile sia pronta per affrontare questo viaggio, attrezzandomi con catene a bordo (già obbligatorie per molti tratti stradali) e spray antigelo. Non mancherò di controllare le previsioni metereologiche, sperando di non trovare maltempo! Ho contattato sia l’ufficio del Turismo IAT – SANTARCANGELO che l’Ufficio del Turismo di San Marino: entrambi con squisita gentilezza mi hanno dedicato alcuni servizi e sarà un piacere per me conoscere delle persone tanto disponibili. Detto ciò, non vedo l’ora di partire!