Un’escursione in giornata: Sirmione

Nelle giornate settembrine mi piace fare qualche gita fuori porta: non fa più tanto caldo, si può camminare tranquillamente con meno ressa di turisti, ed è più facile godersi gli ultimi giorni di ferie prima dell’inizio del lavoro. E’ così che, proprio per una toccata e fuga, ho deciso di tornare a Sirmione, una città che mi ha portato fortuna per il mio esame di maturità: il giorno prima della prima prova scritta, il tema, ho visitato per la prima volta Sirmione, cercando di staccare la testa dall’ansia dell’esame e…Mi ha fatto bene, perchè nel tema ho preso 14/15 su un’analisi di una poesia che non avevo mai visto né sentito! Va beh, a parte questo aneddoto, parliamo seriamente di Sirmione.

 

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L’entrata di Sirmione

 

Sirmione è un comune di circa 8000 abitanti che si trova in proincia di Brescia, affacciato sul Lago di Garda. Per secoli, la città fu di controllo veronese (lo dimostra anche l’imponente Castello Scaligero) ma poi passò di mano grazie a Napoleone, che lo ha spostato in territorio bresciano.

Sirmione si trova su una eccezionale penisola che si protende verso il Lago di Garda per circa 4 chilometri. L’entroterra si rivolge verso le colline moreniche che cingono la parte meridionale del lago e comprende una parte della zona di produzione del Lugana, un vino DOC della zona di Brescia e Verona.

Le origine di Sirmione sono assai antiche: i primi insediamenti sono risalenti al neolitico. Durante il periodo romano, vi sorse  la Sirmione Mansio, menzionatanell’Itinerarium Antonini come centro culturale e città importante, poichè situata sulla via Gallica.

Ancora oggi Sirmione conserva resti romani, la famosa Villa di Catullo, anche se l’attribuzione non è ancora stata verificata. Ciò che è certo, è che il poeta Gaio Valerio Catullo menzionò Sirmio fra i luoghi in cui soggiornò (Carme XXXI, Ritorno a Sirmione).

 

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Nei secoli successivi Sirmione man mano perse d’importanza. Nel 1197 il podestà sirmionese giurò fedeltà al comune di Verona. Nel XIII secolo sia l’Imperatore Fedetico II che Corradino di Svevia confermarono ed estesero i numerosi privilegi fiscali e le concessioni rilasciate al Comune. Negli anni, Sirmione passò sotto il controllo degli Scaligeri, che divennero i Signori di Verona e qui costruirono, sotto Cangrande I, il Castello Scaligero. Dopo essere stata conquistata da Gian Galeazzo Visconti e da Francesco Novello da Carrara, a quel tempo signore di Verona, passò nel 1405 sotto il controllo della repubblica di Venezia.

Sotto Venezia, Sirmione rimase legata al distretto veronese.

Con l’arrivo di Napoleone, le truppe francesi occuparono la città nel 1797 e, in seguito alla caduta di Venezia, la città passò sotto il controllo formale della Municipalità provvisoria veneta. Dopo varie riorganizzazioni, Sirmione si inserì all’interno del Napoleonico regno d’Italia, nel distretto I di Brescia.

Facendo un salto temporale, Sirmione entra nel Regno di Sardegna dopo la Seconda Guerra d’Indipendenza e passerà automaticamente sotto il Regno d’Italia.

Arrivati a Sirmione, non si può fare a meno che rimanere incantati dalla bellezza del Castello Scaligero e dalla cittadella medioevale. La città brulica di vita grazie alla sua attrattiva turistica: i negozi sono tantissimi, e vendono le più svariate cose,dalle scacchiere in alabastro ai pennini d’epoca.

 

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Se volete mangiare a Sirmione, avete l’imbarazzo della scelta: in ogni angolo potete trovare ristoranti, pizzerie, trattorie, chioschi e soprattutto…Negozi di gelati XXL! Già, perchè a Sirmione la specialità è proprio il gelato, di tutti i gusti e colori: io mi faccio incantare da una coppa gigante con vaniglia nera, stracciatella e cioccolato fondente, un mix davvero particolare!

 

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Il Castello Scaligero è bagnato su tutti i lati dalle acque del Lago e accoglieva la flotta scaligera nella sua darsena, costruita poco dopo la costruzione del castello stesso. Come per tutte le fortificazioni scaligere (leggi qui il mio articolo del Castello di Soave), le torri maggiori sono caratterizzate da merlature a coda di rondine. In questo castello le torri maggiori sono tre e dentro queste si erge l’imponente mastio alto 47 metri sotto al quale si trovavano le celle dei pigionieri. L’entrata al castello è situata all’interno del borgo medioevale ed una volta entrati si può passeggiare sui camminamenti di ronda (vi aspettano però 146 gradini prima). La costruzione della rocca ebbe inizio intorno alla metà del XIII secolo e la sua realizzazione venne ordinato dal podestà di Verona Leonardino della Scala, meglio conosviuto con il nome Mastino della Scala. La funzione, come molti castelli, era quella difensivae di controllo del porto. Nel 1405, quando Sirmione passò sotto Venezia, venne costruita la darsena già menzionata. All’interno del portico è stato allestito un lapidario romano e una piccola mostra in cui sono riportate le informazioni più importanti della rocca. Come molti castelli, anche questo possiede una leggenda che lo caratterizza:

Si narra che tanto tempo fa nel castello vivesse un ragazzo di nome Ebengardo con la sua innamorata Arice: i due giovani trascorrevano una vita serena, fino a quando il loro amore venne interrotto da un tragico episodio. Durante una notte tempestosa chiese riparo nel castello Elalberto, un cavaliere Veneto proveniente dal territorio feltrino. La coppia ospitò il cavaliere che però, rimasto sbalordito dalla bellezza della fanciulla, durante la notte la raggiunse nella sua camera. Arice iniziò a gridare spaventata e Elalberto la pugnalò. Nel frattempo Ebengardo corse nella stanza dove trovò Arice senza vita, fu così che, accecato dalla rabbia, si impadronì del pugnale e uccise Elalberto.

(Da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

La leggenda vuole che ancora oggi, nelle notti di tempesta, si possa vedere l’anima di Ebengardo vagare per il castello alla ricerca di Arice.

Una visita alle Grotte di Catullo è assolutamente da fare: per “Grotte di Catullo” si intende una villa romana edificata tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. attribuite (ma mai confermate) al poeta Catullo. Nel XVI secolo la villa fu meta di alcuni celebri viaggiatori fra cui la marchesa di Mantova Isabella d’Este Gonzaga (1514 e 1535) e Andrea Palladio, che compì la visita per studiare i resti sotto il profilo delle tecniche di costruzione. Il complesso archeologico, ancora oggi non completamente venuto alla luce, copre un’area di circa due ettari. La villa è a pianta rettangolare ha un piano nobile corrispondete all’abitazione del proprietario che è anche quello più danneggiato dato che per anni è stato utilizzato come cava di materiali. Lungo il lato occidentale oggi è visitabile il criptoportico. Fra le rovine, si possono trovare l’Aula a tre pilastri, il Lungo corridoio, la Trifora del Paradiso, il Grande Pilone, la Grotta del Cavallo, il Grande Oliveto prima citato e l’Aula dei Giganti.

Sirmione è anche una nota località termale grazie alle acque sulfuree che qui sgorgano naturalmente. Migliaia di visitatori sono attirati qui dalle maestose calde terme e dai loro innegabili benefici, soprattutto per l’apparato respiratorio, tanto che qui viene prodotta anche l'”Acqua di Sirmione” contro la sinusite e altri problemi rinali.

 

 

3 pensieri riguardo “Un’escursione in giornata: Sirmione”

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