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Diario di viaggio: Provenza e dintorni – giorno 3

Siamo arrivati alla fine di questo breve viaggio alla scoperta della Provenza e della Camargue. Di buon mattino lasciamo l’hotel per dirigerci alla città più vicina, cioè Arles, per vedere il suo centro storico. La giornata è stupenda ed il sole ci saluta, così come la Francia.

Quel giorno c’era il mercato, una vera istituzione per la città: colori vivaci, profumi inebrianti e sorrisi bizzarri ci accolgono in questo insieme eterogeneo di culture e di genti. Troviamo venditori di spezie marocchini, venditori di lavanda del luogo, venditori di animali da cortile che vengono dalla Spagna. Tutto si può vendere ad Arles! Ci perdiamo in questa meravigliosa atmosfera, e acquistiamo alcuni prodotti tipici da portare a casa, uno spicchio di Provenza per ricordarci di queste belle giornate passate in terra francese.

 

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Un piccolo mercante…

 

Dopo il mercato, ci immergiamo nel centro storico, entrando nelle mura antiche. Arles è una città dal passato glorioso: era già un centro commerciale nell’età grecomassaliota e divenne ancora più importante in età romana. In epoca medievale fu capitale del regno di Arles, che si estese per gran parte della Francia centro-orientale e sud-orientale e dell’odierna Svizzera. Molti dei suoi monumenti, tra cui l’Anfiteatro e la cattedrale di Saint Trophime, sono Patrimonio dell’Umanità.

Arles è anche famosa grazie all’amore che il pittore Vincent van Gogh nutriva per questa città, che ha dipinto sinceramente in numerose opere.

Non può non intrigrarmi una tale città ricca di storia e cultura! Perdendomi nelle vie del centro, arrivo alla centralissima Place de la Republique, che si contraddistigue grazie alla presenza dell’obelisco romano, che sormonta tutta la piazza. Dopo aver scattato qualche foto mi dirigo all’interno della famosa Cattedrale di Arles: la chiesa di Saint Trophime. La chiesa viene edificata nel XII secolo, rimodellando la precedente basilica di Santo Stefano protomartire. Dopo varie fasi costruttive, venne ultimata tra il 1100 e il 1152 e dedicata al primo vescovo della città, appunto San Trofimo. La chiesa, in stile romanico, fu un luogo importante a livello storico: è qui che venne incoronato re di Arles l’imperatore Federico I Barbarossa nel 1178.

Dopo aver visitato la chiesa, ci dirigiamo verso il Teatro Romano: fu inaugurato nel 12 a.C ed iniziò ad essere fortificato nel V secolo d.C. Purtroppo, come spesso è accaduto durante le varie epoche, molti materiali furono riutilizzati per nuove costruzioni ed il teatro perse la sua funzione originale. I lavori di scavo e restauro iniziarono solo nel 1823 e nel 2004 ci furono nuovi restauri.

Nonostante rimangano solo pochi gradini della cavea del Teatro, l’orchestra, il proscenio e due colonne della scena, il luogo ci regala delle forti emozioni, perchè ci sembra di ritornare in epoca romana: ci possiamo immaginare le tragedie o le altre opere trasposte durante quel periodo, in una Francia ancora molto romana. Sedendoci sulle gradinate, ci godiamo la leggera brezza, in compagnia di un dolce micio che non è per niente restio a farsi accarezzare.

Dopo una breve pausa, ci dirigiamo verso il simbolo della citttà, ovvero l’Arena: l’anfiteatro di epoca romana, edificato intorno all’80 d.C. è il centro nevralgico di Arles. Nel Medioevo l’arena divenne una vera e propria cittadella fortificata e vi furono innalzate 4 torri. I restauri di questa grande opera iniziarono a partire dal 1822 fino ad arrivare agli anni 2000

Circa 21.000 spettatori potevano essere ospitati nella cavea, suddivisa in quattro maeniana (suddivisioni orizzontali) e sostenuta da due ordini di 60 arcate, sormontate da un attico oggi perduto. Come in molti altri anfiteatri il sistema di accesso era articolato per mezzo delle scale e dei corridoi anulari ricavati nelle strutture di sostegno. L’arena era pavimentata con un tavolato in legno sostenuto da risalti nella parte inferiore del podium (il muro che limitava la cavea, rivestito da grandi lastre in pietra): nello spazio sotto il tavolato trovavano posto i macchinari utilizzati per gli spettacoli.

 

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I corridoi.

 

Visitando l’arena nella sua interezza, mi torna subito in mente il Colosseo, con i grandi ed ampi corridoi che dovevano essere affollatissimi durante gli spettacoli dei gladiatori: chissà quanti uomini e quante fiere hanno combattuto in questo posto…

Camminando tra i vari spalti, non posso far a meno di notare che le pietre utilizzate per la costruzione degli spalti stessi, contengono numerosi fossili, come per l’Arena di Verona. Non posso non fotografare i numerosi pettinidi che rimangono immortali in quest’opera.

 

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Ricordi di un lontano passato….

 

Oggi l’arena viene ancora utilizzata per spettacoli e per la Corsa Camarghese. Ci intratteniamo dunque a scattare un po’ di fotografie, un po’ malinconici, in quanto il nostro viagio sta volgendo al termine.

Non ci resta dunque che salutare la bella Provenza, ricordando le bellissime emozioni che ci ha regalato, i tramonti senza fine, il volo degli uccelli.

 

 

 

Diario di viaggio: Provenza e dintorni – giorno 1

Inauguro un nuovo diario di viaggio, questa volta non in una meta esotica, ma nella bella e famosa Provenza, regione francese dai mille colori, dalla natura incontaminata e dalle feste folkloristiche famose in tutto il mondo.

Il mio viaggio di tre giorni, dal 25 al 27 maggio compreso, ha toccato alcuni capisaldi della regione: Saintes-Maries-de-la-Mer, Arles, Avignone, e molto ancora.

Non ho viaggiato in aereo, ma in automobile, insieme al mio papà, partendo da Pavia e arrivando fino al punto di partenza per tutte le escursioni: la romantica città di Arles. Dopo un viaggio di circa 6 ore e mezza arriviamo al nostro piccolo e spartano hotel: il Première Classe Arles. Se cercate un hotel semplice, vicino alle strade principali, questo fa proprio per voi: stanze mignon e servizi più che essenziali, ma non importa, dobbiamo solo dormirci e questo hotel va più che bene come base per gli spostamenti.

Lasciamo l’albergo e ci mettiamo in viaggio verso la prima tappa: Saintes-Maries-de-la-Mer. Il profumo del mare ci accoglie e ci abbraccia.

 

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Veduta della città.

 

Il nome della piccola cittadina risale al 1838 e le “Marie” sono Maria Salome e Maria Jacobé, con Maria Maddalena, che secondo la leggenda sarebbero arrivate in questi luoghi assieme alla serva Sara la Nera, dopo aver vagato in mare su una barca priva di remi. Il paese è una meta turistica molto famosa, oltre che un luogo di pellegrinaggio di cristiani e gitani: proprio oggi sono arrivate le carovane pittoresche dei nomadi, che si recano in città per il culto di Sara. La città è gremita di turisti di ogni nazionalità e colore, una bella tavolozza per i miei occhi! Ci dirigiamo (non senza fatica) alla Chiesa principale delle tre Marie: questo luogo di culto è stato costruito tra i secoli IX e XI come una vera e propria fortezza e torre di avvistamento per proteggere gli abitanti della città dalle incursioni dei pirati saraceni. Prima di vedere il suo interno, saliamo sul tetto: non sono mai salita sul tetto di una chiesa!

Il panorama è davvero suggestivo, si vede tutta la città, la fiumana di gente che si riversa sulle strade e il bellissimo mare. Scattiamo qualche fotografia e poi scendiamo. L’interno della chiesa è impraticabile, a causa della funzione religiosa, non riusciamo nemmeno ad entrare e veniamo a scoprire che la cerimonia andrà avanti almeno due ore. Peccato, però dobbiamo proseguire. Ci perdiamo dunque nelle piccole viuzze, e compriamo qualche souvenir.

 

 

 

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La statua simbolo della Corsa camarghese (spettacolo taurino in cui non si uccide il toro).

 

Dopo aver fatto un giro è ora di scoprire il gioiello della Provenza: la Camargue.

Da buoni appassionati di fotografia naturalistica, lo scopo primario del viaggio è vedere le bellezze naturali della Camargue: questa zona umida a sud di Arles ospita moltissime varietà di uccelli, tra cui i famosi fenicotteri rosa, oltre ai celebri cavalli bianchi Camargue e ai tori della Camargue. Saliti in auto, ci dirigiamo al Parc Ornitologique Pont de Gau. Qui ci sbizzariamo, tra piume rosa e piccoli pennutelli. I fenicotteri rosa la fanno da padrone: stormi interi si ritrovano qui per nutrirsi, accoppiarsi e farsi ammirare da noi appassionati. I fenicotteri sono uccelli molto buffi, che si mettono a battibeccare per un nonnulla, e che passano la maggiorparte della loro giornata a lisciarsi le piume con il loro becco ricurvo.

Oltre agli splendidi fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus), si trovano numerosi ardeidi, anche con i piccoli, quali aironi cenerini (Ardea cinerea) e garzette (Egretta garzetta). Non possono poi mancare le cicogne bianche, anche loro con i pulcini (Ciconia ciconia). Per gli amanti della natura è dunque un vero e proprio eden. Il resto del pomeriggio scorre immortalando gli uccelli e gli altri animali. Stanchi ma soddisfatti, rientriamo ad Arles. La visita di questa città è prevista per l’ultimo giorno, quindi ci limitiamo a cercare un ristorante carino per assaggiare qualche prelibatezza tipica di questi luoghi. E’ così che troviamo “Le Voltaire“, ristorantino in centro città, sull’omonima piazza.

 

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Filetto di toro con patatine e caponatina… Gnam!

 

 

I prezzi sono giusti e l’atmosfera è rilasata, il personale è estramente cordiale. Assaggio qui, per la prima volta, il filetto di toro della Camargue. Qualcosa di sublime. Assolutamente da segnare questo bel posticino!

Sazi e pieni, è ora di rientrare alla base.

La Francia non delude mai!

P.S. Le foto degli animali sono firmate “Ely_Naturalista”, che sono sempre io, con il mio profilo Flickr.