Il Museo di novembre: il Ferdinardo – Forte di Bard

Durante una delle mie “Escursioni in giornata”, mi trovavo in Val d’Aosta, e così ho colto l’occasione di visitare il Forte di Bard, precisamente il museo del Ferdinando, il museo delle fortificazioni.

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Le fortificazioni sulle Alpi.

Dopo aver visitato una mostra temporanea sempre all’interno del Forte, mi ha incuriosito questo museo sulle fortificazioni, diviso in tre sezioni: Museo del Forte e delle Fortificazioni, Le Alpi Fortificate (1871-1946) e Le Alpi, una frontiera?; decido quindi di entrare e non rimango delusa. Il museo ospita scenografie ricreate con armi e ricostruzioni in scala, video e animazioni che ripercorrono l’evoluzione delle fortezze dall’epoca romana fino ad oggi, con un focus sulle strategie militari e le tecniche costruttive. Il percorso è proprio in ordine temporale-cronologico e non lascia di certo delusi.

Un bel focus è incentrato sul 1800 e sulle due guerre mondiali, dove il Forte di Bard è stato protagonista. Con manichini e divise d’epoca sembra di essere catapultati in un’altra epoca, dove ancora si combatteva con il moschetto e si indossavano grossi cappelli.

Oltre alla guerra vista come evento storico, sono riportati dei pannelli con tutte le esperienze vissute da Giuseppe Ungaretti e da Mario Rigoni Stern.

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La guerra di Giuseppe Ungaretti.

Molto interessante e riflessiva è quella sulla seconda guerra mondiale, tema a me particolarmente caro come il lettore saprà, e che termina con una bella riflessione sulle Alpi: da sempre limite di regni e stati, oggi sono ancora una barriera? Come possiamo considerarle, oltre che una bellezza da preservare? Il chiaro rimando alle nuove frontiere dell’Europa è davvero netto e chiaro.

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Uno spezzone di uno dei video sulla seconda guerra mondiale.

Se fate un salto in Val d’Aosta, non perdetevi questo bellissimo museo, incroniciato nella fantastica atmosfera del Forte di Bard.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

 

Diario di viaggio: Provenza e dintorni – giorno 3

Siamo arrivati alla fine di questo breve viaggio alla scoperta della Provenza e della Camargue. Di buon mattino lasciamo l’hotel per dirigerci alla città più vicina, cioè Arles, per vedere il suo centro storico. La giornata è stupenda ed il sole ci saluta, così come la Francia.

Quel giorno c’era il mercato, una vera istituzione per la città: colori vivaci, profumi inebrianti e sorrisi bizzarri ci accolgono in questo insieme eterogeneo di culture e di genti. Troviamo venditori di spezie marocchini, venditori di lavanda del luogo, venditori di animali da cortile che vengono dalla Spagna. Tutto si può vendere ad Arles! Ci perdiamo in questa meravigliosa atmosfera, e acquistiamo alcuni prodotti tipici da portare a casa, uno spicchio di Provenza per ricordarci di queste belle giornate passate in terra francese.

 

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Un piccolo mercante…

 

Dopo il mercato, ci immergiamo nel centro storico, entrando nelle mura antiche. Arles è una città dal passato glorioso: era già un centro commerciale nell’età grecomassaliota e divenne ancora più importante in età romana. In epoca medievale fu capitale del regno di Arles, che si estese per gran parte della Francia centro-orientale e sud-orientale e dell’odierna Svizzera. Molti dei suoi monumenti, tra cui l’Anfiteatro e la cattedrale di Saint Trophime, sono Patrimonio dell’Umanità.

Arles è anche famosa grazie all’amore che il pittore Vincent van Gogh nutriva per questa città, che ha dipinto sinceramente in numerose opere.

Non può non intrigrarmi una tale città ricca di storia e cultura! Perdendomi nelle vie del centro, arrivo alla centralissima Place de la Republique, che si contraddistigue grazie alla presenza dell’obelisco romano, che sormonta tutta la piazza. Dopo aver scattato qualche foto mi dirigo all’interno della famosa Cattedrale di Arles: la chiesa di Saint Trophime. La chiesa viene edificata nel XII secolo, rimodellando la precedente basilica di Santo Stefano protomartire. Dopo varie fasi costruttive, venne ultimata tra il 1100 e il 1152 e dedicata al primo vescovo della città, appunto San Trofimo. La chiesa, in stile romanico, fu un luogo importante a livello storico: è qui che venne incoronato re di Arles l’imperatore Federico I Barbarossa nel 1178.

Dopo aver visitato la chiesa, ci dirigiamo verso il Teatro Romano: fu inaugurato nel 12 a.C ed iniziò ad essere fortificato nel V secolo d.C. Purtroppo, come spesso è accaduto durante le varie epoche, molti materiali furono riutilizzati per nuove costruzioni ed il teatro perse la sua funzione originale. I lavori di scavo e restauro iniziarono solo nel 1823 e nel 2004 ci furono nuovi restauri.

Nonostante rimangano solo pochi gradini della cavea del Teatro, l’orchestra, il proscenio e due colonne della scena, il luogo ci regala delle forti emozioni, perchè ci sembra di ritornare in epoca romana: ci possiamo immaginare le tragedie o le altre opere trasposte durante quel periodo, in una Francia ancora molto romana. Sedendoci sulle gradinate, ci godiamo la leggera brezza, in compagnia di un dolce micio che non è per niente restio a farsi accarezzare.

Dopo una breve pausa, ci dirigiamo verso il simbolo della citttà, ovvero l’Arena: l’anfiteatro di epoca romana, edificato intorno all’80 d.C. è il centro nevralgico di Arles. Nel Medioevo l’arena divenne una vera e propria cittadella fortificata e vi furono innalzate 4 torri. I restauri di questa grande opera iniziarono a partire dal 1822 fino ad arrivare agli anni 2000

Circa 21.000 spettatori potevano essere ospitati nella cavea, suddivisa in quattro maeniana (suddivisioni orizzontali) e sostenuta da due ordini di 60 arcate, sormontate da un attico oggi perduto. Come in molti altri anfiteatri il sistema di accesso era articolato per mezzo delle scale e dei corridoi anulari ricavati nelle strutture di sostegno. L’arena era pavimentata con un tavolato in legno sostenuto da risalti nella parte inferiore del podium (il muro che limitava la cavea, rivestito da grandi lastre in pietra): nello spazio sotto il tavolato trovavano posto i macchinari utilizzati per gli spettacoli.

 

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I corridoi.

 

Visitando l’arena nella sua interezza, mi torna subito in mente il Colosseo, con i grandi ed ampi corridoi che dovevano essere affollatissimi durante gli spettacoli dei gladiatori: chissà quanti uomini e quante fiere hanno combattuto in questo posto…

Camminando tra i vari spalti, non posso far a meno di notare che le pietre utilizzate per la costruzione degli spalti stessi, contengono numerosi fossili, come per l’Arena di Verona. Non posso non fotografare i numerosi pettinidi che rimangono immortali in quest’opera.

 

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Ricordi di un lontano passato….

 

Oggi l’arena viene ancora utilizzata per spettacoli e per la Corsa Camarghese. Ci intratteniamo dunque a scattare un po’ di fotografie, un po’ malinconici, in quanto il nostro viagio sta volgendo al termine.

Non ci resta dunque che salutare la bella Provenza, ricordando le bellissime emozioni che ci ha regalato, i tramonti senza fine, il volo degli uccelli.

 

 

 

Il museo di ottobre: la Staatsgalerie Stuttgart – La pinacoteca di Stoccarda

Mi trovavo a Stoccarda a giugno, durante i miei innumerevoli giri per il mondo, e ovviamente non potevo perdermi l’occasione di visitare la pinacoteca della città, essendo, come ormai sapete, appasionata di arte, in particolare di pittura.

La Staatsgalerie Stuttgart è una delle pinacoteche tedesche più importanti, sia per la propria architettatura che per la collezione che copre davvero secoli di storia. L’edificio originale fu costruito per ordine del Re Guglielmo I del Württemberg tra il 1838 e il 1843. L’architetto James Stirling ci pone la firma più di 100 anni dopo, realizzando l’ampliamento e donandogli l’aspetto che vediamo oggi.

 

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La Porta Rossa – Marc Chagall

 

Con circa 400 opere, la galleria ospita dipinti d’arte alto-tedesca, italiana, olandese e del cassicismo svevo, propri di questa regione. Notevole è la collezione relativa al XX secolo, con grandi opere del movimento “Die Brücke” (prime su tutte le opere di Ernst Ludwig Kirchner), spaziando poi a Kandiskij o a Schlemmer. Troviamo anche tele di Picasso, fino a tempi ancora più recenti, dove non mancano Warhol e Fontana. Oltre alle pitture, sono presenti anche sculture ed istallazioni, sempre moderne e post-moderne.

Tra le varie sale, non mancano quelle della pittura del 1700, con i grandi paesaggi e le immense vedute, soprattutto di artisti italiani.

 

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Veduta di una baia con resti antichi e di un veliero durante una tempesta – Leonardo Coccorante

 

Il museo, facilmente raggiungibile tramite la metropolitana, con la fermata a pochi passi dall’edificio, è aperto tutti i giorni della settimana tranne il lunedì, ed oltre alla collezione permanente ospita molte mostre temporanee, dando spazio ad artisti emergenti o mostrando collezioni private.

Da buona amante dell’arte e del periodo impressionista, non posso fare a meno che cercare opere riconducibili a quel periodo, e così faccio: trovo subito un’intera ala della pinacoteca che ospita opere di Monet e Pissarro, tra le più famose ed iconiche.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale della Pinacoteca.

Presto leggerete il mio diario di viaggio di Stoccarda, non perdetevelo!

Quando c'è una meta, anche il deserto diventa strada (Proverbio arabo)