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L’Oasi Levadina

Quando si pensa al territorio milanese di certo non si pensa ad un’area verde e ricca di biodiversità ma ad un’immagine molto grigia forse e con elementi prettamente antropici. Non tutti sanno invece che nella Provincia di Milano, e a circa 5 chilometri di distanza in linea d’aria dal famoso Duomo, si trova un’area verde di circa 12 ettari, l’Oasi Levadina.

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Riserva di protezione di fauna e flora

Un caldo giorno estivo mentre mi trovavo in Valle d’Aosta mi ha contattato un collega naturalista che stimo molto e con cui ho collaborato in precdenza in Università, Alessandro Podenzani: nel suo messaggio mi chiedeva di fare un sopraluogo in questa oasi che lui ed altri stavano monitorando in collaborazione con il WWF Sud Milano e di scrivere un articolo a riguardo. Non me lo sono fatta ripetere due volte e così in data 26 luglio 2020 mi sono diretta a San Donato Milanese per scoprire l’Oasi Levadina. Accompagnata anche da Lorenzo Alberto Bignami, chimico e amico di Alessandro, mi sono immersa in un territorio straordinario, un luogo che mi ha fatto tornare la naturalista di un tempo.

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Il cartello informativo all’ingresso

L’Oasi Levadina è un’oasi naturalistica del WWF situata su un’area di esondazione del fiume Lambro di proprietà comunale. Una volta questo territorio era di proprietà di ENI che lo utilizzava come deposito di materiali inerti. Inserita proprio sotto il cono di sorvolo degli aerei dell’aeroporto di Linate, è stata istituita nel 2010 dopo che i proprietari hanno ceduto l’area al Comune di San Donato Milanese. La sua posizione è parallela al Lambro ed è limitata dalla strada Paullese a sud, a ovest dall’area a orti urbani di San Donato Milanese, a nord dai terreni del parco agricolo e dall’aeroposto, a est dal quartiere industriale di Peschiera Borromeo.

Fino al 2000 circa l’Oasi è stata proprietà di Eni e poi questa fu donata all’amministrazione comunale di San Donato Milanese. L’amministrazione, capita l’importanza dell’Oasi e intuita la potenzialità, fece partire il risanamento: l’intervento più massiccio è di sicuro la piantumazione delle essenze autoctone ad opera della Provincia di Milano (Progetto Metrobosco del 2008), Parco Agricolo Sud e dalla azienda Ricoh Italia. Alla riqualificazione hanno contribuito WWF e LIPU con il contributo della fondazione Cariplo.

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Grazie alla guida di Alessandro e di Lorenzo mi sono immersa in una moltitudine di ambienti anche molto diversi ma tutti influenzati dalle piene del Lambro che qui modella il pesaggio. É così che si passa dall’ambiente prativo a quello di fontanile, dal bosco deciduo a quello fluviale. Questa enorme varietà ha portato l’Oasi a popolarsi di specie davvero interessanti, sia a livello floristico che faunistico: sono state censite finora 136 specie di piante di cui almeno il 14% da considerare rare. Alcuni esempi sono gli alberi di prugnolo, i carpini e la lenticchia d’acqua. Non mancano, purtroppo, anche essenze esotiche, spesso molto invasive, come la robinia e il luppolo giapponese, spesso frutto di un’eccessivo disturbo antropico della zona. Per quanto riguarda la fauna c’è letteralmente da “leccarsi i baffi”: la rilevanza è data soprattutto dalla presenza di un’avifauna davvero ricca e variegata che comprende il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), la beccaccia (Scolopax rusticola), il picchio verde (Picus viridis), l’airone cenerino (Ardea cinerea) e molti altri.

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Per quanto riguarda i mammiferi degni davvero di nota sono la volpe rossa (Vulpes vulpes), il tasso (Meles meles), lo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris). Non mancano poi numerose specie di insetti come l’atalanta (Vanessa atalanta), la coccinella arlecchino (Harmonia axyridis) e, naturalmente, i miei amatissimi odonati anche da me osservati come il frecciazzurra celeste (Orthetrum brunneum) (che è anche la mia specie di orthetrum preferita), il gonfo forcipato (Onychogompus forcipatus), la mia specie preferita di gonfide, e il frecciazzurra minore (Orthetrum coerulescens). Incredibile come la presenza delle aree urbane così ravvicinate consenta comunque di osservare una fauna e una flora così ricca!

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É stato davvero emozionante per me osservare molte di queste specie (e non solo) passeggiando in mezzo al bosco o tra le pozze lasciate dalla piena del Lambro: ad ogni passo corrispondeva quasi un’osservazione, il canto di una cavalletta, il richiamo del picchio verde. L’escursione è stata inoltre arricchita dall’osservazione di un esemplare di nitticora (Nycticorax nycticorax) e di numerose specie di odonati che sono stata ben felice di fotografare. Il momento più emozionante è stata l’osservazione delle fotografie e dei video scattati e girati dalle due fototrappole: abbiamo provato un brivido di felicità nel vedere sul posatoio appollaiato un allocco (Strix aluco) specie che fino ad allora non era mai stata osservata. Il dolce però è stato ancora più saporito: era noto che all’interno dell’Oasi ci fosse un tasso solitario, era stato osservato altre volte. Ma quando nell’obiettivo è spuntata una femmina con le mammelle evidentemente piene di latte abbiamo letteralmente fatto tutti un salto di gioia: avevamo la prova che ora una bella famigliola di tassi viveva all’interno della Levadina.

Per noi è stato come vincere alla lotteria.

Minilepre_1

minilepre, una specie invasiva

L’Oasi Levadina è però minacciata da due progetti riguardanti la viabilità assai importanti che avrebbero delle ricadute disastrose su tutta quest’area: il primo è la realizzazione del sovrappasso della Paullese che andrebbe a distruggere l’ingresso attuale e una parte di oasi oltre a numerosi terreni agricoli importanti soprattutto per la fauna selvatica mobile. Il secondo, non meno terrificante, è il taglio totale del bosco umido che, a detta dell’Aeroporto di Linate, ostruisce creando problemi al cono di volo e ai radar. Purtroppo, nonostante il lavoro di Alessandro, Lorenzo e degli altri volontari, la partita è ancora aperta e nulla è stato deciso affinchè questi due scempi vengano scongiurati. Di certo sarebbe una perdita enorme in fatto di biodiversità e di verde urbano e questo assolutamente non si può permettere.

Mentre discorriamo di queste due minacce, i cari amici mi portano alla scoperta dell’Oasi: c’è tanto da fare, soprattutto nell’ottica della fruibilità e la vera sfida sarà conciliare l’apertura al pubblico con l’ecosistema che si è creato. Per ora l’Oasi viene aperta su richiesta e le visite sono sempre guidate per evitare di disturbare gli animali presenti: purtroppo però la manutenzione è davvero molta e i volontari sono sempre meno. Ma Lorenzo e Alessandro sono ottimisti:

virgolettevogliamo creare un team di naturalisti specializzati che prendano a cuore le sorti dell’Oasi Levadina e che ci aiutino a campionare le specie vegetali e animali per creare un programma di monitoraggio. Inoltre stiamo pensando alla possibilità di fruizione per un pubblico attento e consapevole e solo con persone motivate riusciremo a restituire la Levadina agli amanti di fauna e flora” –

sono queste le parole dei due giovani appassionati di natura, sincere e schiette.

Secondo voi questo appello può finire nel vuoto?

Assolutamente no, per quanto mi riguarda. Ho infatti dato la mia disponibilità più completa nell’aiuto nel monitoraggio, soprattutto per le specie di odonati e per l’avifauna. Ho inoltre investito alcuni risparmi in una fototrappola che verrà installata all’interno dell’Oasi per l’osservazione degli animali. Ma il mio sostegno non finisce qui: oltre ad essermi offerta come Social Media Manager, ho deciso di destinare una parte delle donazioni che riceverò per la cessione del mio nuovo libro fotografico “Due anni di Donna Vagabonda” – molto presto scoprirete di cosa si tratta – all’Oasi Levadina e il versamento verrà effettuato al termine del 2020.

Desidero ardentemente che l’Oasi Levadina diventi un punto di riferimento per la fotografia naturalistica, per scoprire la fauna “sotto casa” e per la protezione di specie vegetali e animali. L’Oasi Levadina merita l’attenzione di quante più persone possibili, anche dei “non addetti ai lavori”: con questo articolo mi piacerebbe dunque che questo luogo diventi fruibile ad un visitatore consapevole che vuole imparare dalla Natura per poi insegnare ad altri ad amarla, come la amiamo io, Lorenzo e Alessandro.

Di seguito trovate alcuni interessanti video che Alessandro e Lorenzo mi hanno gentilmente concesso di condividere.

Falco pecchiaolo sul trespolo

Scoiattolo rosso con ghianda

Coppia di tassi

Volpe rossa che marca il territorio

Consigli DV

Come raggiungere l’Oasi Levadina: l’Oasi Levadina si trova a San Donato Milanese, in Via Fiume Lambro. Non sarà facile trovarla volontariamente in quanto non c’è una segnalazione sulla strada. Potete lasciare l’auto presso il parcheggio del Ristorante Pizzeria Rosso Pomodoro di San Donato Milanese. Da lì i volontari vi faranno accedere all’Oasi.

Per visitare l’Oasi Levadina: l’Oasi Levadina non è aperta al pubblico se non su prenotazione. Vi consiglio di contattare direttamente i volontari di WWF Sud Milano per organizzare la vostra visita. Preparatevi ad una esperienza immersiva nella natura: vi consiglio di utilizzare scarpe da trekking o meglio ancora stivali (soprattutto se ha piovuto di recente) e di abbondare con lo spray anti-zanzare nella stagione estiva,non vi lasceranno tregua! Ideale anche un cappellino per proteggervi dal sole.

Rispetto per la natura: l’Oasi Levadina non è un parco giochi né un luogo di bivacco. Le specie presenti meritano rispetto, così come l’Oasi tutta. Sarebbe molto interessante far scoprire questo luogo anche ai bambini, sempre mantenendo un atteggiamento rispettoso. Gli animali non sono ospitati in recinti ma sono liberi e quindi durante la visita non è garantito che voi possiate osservarli (anche se alcuni avvistamenti, come quelli ai germani reali, agli aironi e alle minilepri sono piuttosto frequenti).

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