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Diario di viaggio: Varsavia – Arrivo e Giorno 1

Varsavia, capitale della Polonia.

Quando decisi di andarci, un po’ per caso e un po’ perchè effettivamente non ero mai stata in Polonia, in molti mi dissero:”ma cosa c’è a Varsavia? Sicuramente meglio Cracovia!” – nonostante questa sostanziale diffidenza verso la città più grande dello Stato da parte di molti, ho deciso di organizzare il viaggio e di partire, questa volta con la mia mamma Irene, compagna di molte avventure nelle capitali europee.

Diario di viaggio Varsavia

Dunque, organizzato il viaggio (leggete qui la pianifcazione), ci apprestiamo a partire dall’Aeroporto di Bergamo Orio al Serio: già quando siamo arrivate abbiamo notato subito che il nostro volo era in ritardo (20 minuti, poca cosa) e allora ce la siamo presa un po’ più comoda, accomodandoci e cenando con un panino. Il ritardo, però, continuava ad aumentare e, alla fine, invece di partire alle 19:30 siamo decollati alle 22:00. Eh beh, inziamo subito bene!

Arrivate all’aeroporto avevamo in previsione di prendere un bus di linea che ci portasse dall’Aeroporto di Modlin fino in città ma, con ben oltre due ore e mezza di ritardo, siamo atterrate e gli autobus avevano terminato ormai il servizio. Così, decisi di installare l’applicazione di UBER per vedere se si trovassero taxi disponibili: sia dato il caso che a Varsavia UBER sia molto attiva e che potevo scegliere tra molti taxi disponibili per giungere all’hotel. Ancora prima di uscire dall’aeroporto, avevo prenotato un taxi che in cinque minuti si fece trovare al punto stabilito per il rendezvous: l’autista, un giovane ragazzo di nome Serhii, ci ha accolto, aiutato con le valigie e ci ha portato a destinazione nel giro di 25 minuti circa. Tramite questa applicazione, infatti, si può scegliere l’autista in base al costo della corsa, che viene già impostata dall’user con lo smartphone. Comoda e pratica direi!

A circa mezzanotte siamo finalmente arrivate al nostro hotel, il Metropol Hotel, moderna struttura situata nel cuore del centro nuovo di Varsavia, proprio di fronte al Palazzo della Cultura e della Scienza di Varsavia. Stanche e assonnate non facciamo molto caso alla stanza e ci infiliamo subito a letto, finalmente nella tanto agognata Polonia.

Il primo giorno inizia verso le 9: dovevamo ricaricare le batterie e una buona dormita ci ha aiutato in questo. Finalmente con occhi lucidi possiamo renderci conto di dove siamo: la stanza è ben disposta, con un bagno grande dove ci si può stare comodamente in due e una doccia spaziosa. Rinfrescateci, scendiamo per la colazione: la sala della colazione è in realtà un vero e proprio ristorante che serve specialità della cucina polacca. La scelta è ricaduta su questo hotel anche per questo dato che alla sera desideravamo avere la certezza di avere un punto fisso per poter, eventualmente, cenare: i viaggi con mia mamma sono tutti un po’ più soft ma di questo non mi lamento, anzi!

Dunque, scelto il tavolo ci troviamo davanti ad un bel fornito buffet e subito decidiamo di assaggiare qualche dolcetto tipico della Polonia: non so ben dirvi che cosa abbiamo mangiato, erano simili alle nostre paste, l’importante è che erano buone!

Dopo una lauta colazione ci prepariamo a visitare il primo monumento: il Palazzo della Cultura e della Scienza di Varsavia, proprio a pochissima distanza dal nostro hotel. Prima però di salire sulla sua terrazza, siamo andate alla ricerca dell’Ufficio del Turismo per acquistare le Warsaw Pass: con queste avremmo avuto la possibilità di viaggiare quante avremmo voluto sui mezzi pubblici gratuitamente e di visitare musei convenzionati senza pagare ulteriormente altri biglietti.

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Il distretto nuovo di Varsavia

L’addetto dell’Ufficio del Turismo, che parlava un italiano molto fluente, ci consigliò di vedere anche il Museo della Casa delle Bambole, che si trova proprio a pochi passi dall’ufficio: detto, fatto! Un museo del genere proprio non ci aspettavamo di vederlo, eppure nei viaggi non si deve dar mai nulla per scontato! Infatti, il museo non solo ci è piaciuto molto ma ci ha anche stupito: una collezione di case delle bambole non si vede di certo tutti i giorni, specie in un museo! Se vi va di approfondire il tutto, vi invito a leggere il mio articolo a riguardo cliccando qui.

Dopo aver visitato il museo ci dirigiamo al Palazzo della Cultura e della Scienza, per poter salire sulla sua mitica terrazza e godere di un panorama eccezionale.

Il Palazzo della Cultura e della Scienza (Pałac Kultury i Nauki in polacco, abbreviato in PKiN) è alto 237 metri e ha ben 42 piani. Per diversi decenni è stato il secondo edificio più alto d’Europa e al suo interno ospita musei, sale congressi, teatri, cinematografi e uffici. Il palazzo fu donato alla Polonia dall’Unione Sovietica e venne progettato da Lev Vladimirovič Rudnev come replica dell’edificio principale dell’Università Lomonossov. La sua costruzione iniziò nel 1952 e venne terminata nel 1955; fu realizzata da circa 3500 lavoratori provenienti in gran parte dall’Unione Sovietica, 16 dei quali morirono durante i lavori. È anche detto Palazzo di Stalin: fu costruito infatti per suo volere come regalo alla città di Varsavia.

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Il Palazzo della Cultura e della Scienza

Dopo la caduta del comunismo nel 1989 c’è stato un dibattito per valutare la demolizione dell’edificio ma la giunta comunale ha deciso di salvare il palazzo. Dal febbraio del 2007, l’edificio fa parte del registro dei beni tutelati, ponendo di fatto fine al dibattito sulla sua demolizione. È ancora oggi l’edificio più alto di tutta la Polonia, ma è previsto che perderà tale titolo nel 2020 al termine della costruzione del grattacielo Varso, che sarà l’edificio più alto dell’Unione europea.

Arrivate all’ingresso notiamo un’immensa fila per poter salire ma noi, grazie alle Warsaw Pass fresche fresche saltiamo la fila e saliamo in men che non si dica tramite l’ascensore. Arrivate godiamo di una vista di Varsavia spettacolare!

Ciò che colpisce di più è il mutamento di questa città: innumerevoli sono i cantieri aperti e il suo volto sta cambiando profondamente. Varsavia, da città comunista a città europea, che vuole scrollarsi di dosso un passato oscuro, fatto di sangue e di rivolte e che oggi vuole vivere e mostrarsi come una città accogliente e all’avanguardia. Numerosi, proprio in questa zona della città, sono i grattacieli che si stanno costruendo o che sono già sorti, segno di una metropoli che vuole proiettarsi nel futuro, anche grazie all’edilizia.

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Sulla terrazza panoramica ci si può sedere, gustare un gelato, acquistare dei souvenir: tutto è predisposto affinchè la visita sia piacevole.

Ancora un po’ intontite dal viaggio ammiriamo abbracciate questa immensa città, felici di essere in Polonia.

Dopo aver goduto di una vista straordinaria decidiamo di scendere e di esplorare i dintorni: notiamo un indefinito numero di auto d’epoca, soprattutto FIAT 126 e 128. Queste auto sono disponibili per un tour in solo per la città: non poteva non scapparci la risata ma non perchè fossero ridicole ma per l’idea geniale. Delle auto dismesse probabilmente provenienti dalla stessa nostra Italia qui hanno riacquistato vita e sono diventate un mezzo divertente ed inusuale per poter scoprire la città. Per questa volta decidiamo di non azzardarci, non conoscendo bene la città, ma se tornerò a Varsavia di sicuro un giro lo farò!

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Auto d’epoca colorate e simpatiche!

Scattate alcune foto, decidiamo di avvicinarci al centro storico, il cosiddetto Stare Miasto: prendiamo uno dei numerosi tram di linea che ci lasciano proprio al di sotto del centro. Salite le scale vediamo davanti a noi uno spettacolo incredibile: la piazza del Castello Reale.

Questa piazza è il fulcro del centro, colorato e vistoso, ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale su immagine del vecchio centro storico e dichiarato nel 1980 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

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Piazza del Castello Reale

La piazza fu progettata da Jakob Kubicki e sistemata tra il 1818 e il 1821 in corrispondenza dell’antico bastione esterno del Castello Reale. Per l’apertura della piazza fu demolito un isolato di case che si aprivano sul lato sud della scomparsa via Bernardyńska.

Il castello occupava il lato orientale della piazza, mentre sugli altri lati la piazza è circondata da case antiche, distrutte durante la seconda guerra mondiale e ricostruite nel dopoguerra, e dalle mura cittadine, con la scomparsa “porta di Cracovia” (Krakowska), principale accesso al centro storico dal lato meridionale. Dalla piazza partiva inoltre la “Strada Reale”, che conduceva alla residenza reale estiva del palazzo di Wilanów (che abbiamo visitato durante il terzo giorno, di cui vi racconterò a breve).

Davanti la facciata del Castello Reale si trova la “Colonna di Sigismondo” (Kolumna Zygmunta), eretta al centro della piazza in onore del re Sigismondo III Vasa nel 1644. Il monumento, alto 22 m, fu disegnato dagli architetti italiani Agostino Locci il Vecchio e Costante Tencalla e reca in cima una statua di bronzo del re, opera di Clemente Molli. La colonna venne sostituita più volte, in seguito ai danneggiamenti bellici, mentre la statua è ancora quella originale.

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La Colonna di Sigismondo

La piazza è festosa, allegra, brulicante di persone provenienti da ogni dove, di bambini, di artisti di strada, di suonatori di violino. Questo fascino indiscutibile mi riporta alla mente l’immagine che avevo della Polonia e dei polacchi: uno Stato accogliente, festoso, legato a tradizioni millenarie, alla musica e alla bellezza, con persone gentili e dedite al bello. Devo dire che questo viaggio ha confermato e ampliato questa mia immagine.

Siamo ad agosto ed il caldo comincia a farsi sentire: a tal proposito notiamo che proprio ai margini della piazza si trovano due carretti che fanno limonata e mojito sul posto. Beh, non potevamo esimerci e così abbiamo ordinato (ad un prezzo davvero irrisorio, circa 2 euro a limonata) due buone limonate: Varsavia ci stupisce anche in questo, chi si immaginava di trovare dei carretti simili?

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Il venditore di limonate

Dopo un pranzo a base di panini ci dirigiamo verso la scoperta del Castello Reale.

Il Castello Reale di Varsavia è il palazzo reale e residenza ufficiale dei monarchi polacchi: risale al XIV secolo e fu edificato dai duchi di Masovia.

Nel 1596 il re Sigismondo III Wasa lo scelse come residenza quando la città di Varsavia venne scelta come capitale del regno.

Parzialmente distrutto dalle bombe tedesche durante l’invasione della Polonia del settembre 1939: durante l’assedio di Varsavia molte delle opere d’arte del castello furono trasferite o nascoste alle autorità naziste, per essere poi riesposte dopo la guerra. Il Castello fu pesantemente danneggiato dai bombardamenti tedeschi durante la rivolta di Varsavia. Le rovine vennero fatte esplodere da ingegneri tedeschi nel settembre 1944 e non furono rimosse fino al 1971. La ricostruzione iniziò all’inizio degli anni settanta e nel luglio 1974 tornò in servizio l’orologio della torre, all’ora esatta a cui si era fermato al momento del bombardamento della Luftwaffe. In seguito la ricostruzione venne completata nel 1988.

Il castello si articola intorno ad una grande corte interna, un pentagono con tre lati ad angolo retto, due dei quali danno sulla piazza del Castello. Su uno di essi si apre l’ingresso principale, sormontato dalla torre di Sigismondo, munita di orologio a partire dal 1622, mentre l’altro si collega al primo tratto del settore orientale, verso la Vistola, in questo punto originaria dell’epoca dei duchi di Masovia: in corrispondenza dell’angolo sporge verso l’esterno la torre Grodzka, risalente al XIV secolo, mentre la facciata sul cortile interno conserva tracce delle originarie strutture gotiche.

Sulla facciata interna la torre di Ladislao, costruita nel 1571 e rimaneggiata nel 1637-1643, separa la parte più antica dall'”Ala sassone”, dove si trova la galleria Kubicki, terrazza panoramica porticata affacciata sul fiume. Oltre l’originario pentagono, l’Ala sassone prosegue con l’ala Bacciarelli, del XVIII secolo e in origine destinata a sede della scuola d’arte di Maurizio Bacciarelli, e oggi adibita ad uffici.

Tutti gli ambienti interni vennero ricostruiti con le loro decorazioni originarie e ospitano le opere d’arte e gli arredi nascosti alle autorità naziste e salvati dalla distruzione.

Dopo aver acquistato i biglietti (che sono fuori dal circuito del Warsaw Pass), ci dirigiamo a visitare questo meraviglioso castello: i suoi interni sono regali ma sicuramente meno sontuosi rispetto agli interni di Schönbrunn o di altri castelli ma questo non ci dispiace. Gli ampi saloni danno un senso di spazio quasi sconfinato e le opere d’arte illuminano naturalmente il percorso di ogni visitatore. Per nostra fortuna possiamo scattare delle foto, che ho il piacere di mostrarvi.

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La sala che mi colpisce di più è quella detta “del Canaletto” che ospita diverse pitture mostranti alcuni panorami di Varsavia. Solo uno però è stato dipinto dal celebre maestro Canaletto, mentre gli altri sono stati realizzati dal nipote Bernardo Bellotto. Mi ha fatto davvero piacere vedere le opere di due tra gli artisti che ammiro di più qui, proprio a Varsavia. Ma l’Italia non è solo rappresentata da loro, ma anche da Marcello Bacciarelli che fu pittore di corte dal 1756 e grande stimato non solo dal Re Augusto III (che lo introdusse a corte) ma anche e soprattutto da Stanisław Poniatowski, il futuro Re Stanislao II di Polonia.

La visita ci occupa con piacere metà del pomeriggio e si corona con una buonissima fetta di torta che gustiamo proprio nel bar che fa parte del castello, con una meravigliosa vista sui giardini.

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Dolci squisiti in quel di Varsavia!

Il nostro tour prosegue, sempre più felici e stupite dalla bellezza di Varsavia: raggiungiamo quindi Rynek Starego Miasta, una delle piazze più belle e importanti di Varsavia, attorniata da case appartenute alle ricche famiglie mercanti della città. Fino alla fine del XVIII secolo questa piazza fu il fulcro della vita cittadina: qui si tenevano fiere periodiche e cerimonie municipali. Le case vennero pesantemente danneggiate, se non distrutte, dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale ma, come per gran parte delle strutture del centro storico, furono ricostruite secondo le strutture dell’epoca.

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La Rynek Starego Miasta

Sul lato corto della piazza situato a nord-ovest comprende otto case tutte collegate tra loro: vi chiederete, come mai? Perchè qui sorge il Museo storico di Varsavia (Muzeum Historyczne m. st. Warszawy), proprio costruito all’interno delle case che danno sulla piazza: una caratteristica davvero unica che ho trovato solo in questa città! Di questo museo ve ne parlerò presto dato che l’ho visitato durante l’ultimo giorno a Varsavia.

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L’entrata della piazza

L’ultima tappa della nostra giornata l’ha meritata il barbacane, che fa da spartiacque tra la città nuova e quella vecchia. Il barbacane (che nome insolito, vero?) venne eretto nel 1548 su progetto, pensate un po’, di un altro italiano, Giovanni Battista il Veneziano, attivo nel ducato di Masovia nel XVI secolo e incaricato del rifacimento delle precedenti mura del XIV secolo. La sua funzione doveva essere difensiva ma servì a tale scopo solo durante l’invasione svedese. Durante la Seconda Guerra Mondiale i resti di quello che erano il barbacane (smantellato quasi interamente nel corso dei secoli) vennero distrutti e il barbacane venne ricostruito tra il 1952 e il 1954. Oggi si può passare al di sotto della sua porta e passeggiare lungo il camminamento. Sulla strada che attraversa il barbacane si trovano alcune bancarelle di artigiani locali che vendono quadri, dipinti e opere d’arte. Inutile dirvi che mi sono sbizzarrita con le fotografie, questa città davvero si offre per gli amanti della fotografia!

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La stanchezza iniziava a farsi sentire, del resto non ci eravamo ancora fermate, e così siamo tornate in hotel per una bella doccia calda: durante il viaggio di ritorno ci siamo raccontate quanto sia stata interessante la visita il Castello Reale, quanto suggestiva la vista della piazza del Castello Reale, quanto peculiare quella della Rynek Starego Miasta. Tutto, tutto di Varsavia ci aveva colpito ed entusiasmato.

Dopo la doccia calda decidiamo di cenare presso il ristorante dell’hotel, il Metro Jazz Bar & Bistro, per provare qualche specialità della cucina polacca, a noi completamente sconosciuta.

Il menu, ricco e variegato per ogni palato, ci ha intrigato subito: come antipasto io ho scelto i Pikantne krewetki (gamberi piccanti in un brodo di chili con pane), mentre mia mamma ha provato i famosissimi Pierogi z kaczką, cioè i pierogi, dei gustosi ravioli con zucca, anatra e cardamomo. Come secondo piatto io ho ordinato una Kotlet schabowy z kostką, cioè una bistecca di maiale con panatura, mentre mia mamma si è mantenuta leggera e ha ordinato una Caesar Salad.

Una sola parola: SQUISITO!

Non potevamo scegliere di meglio: i piatti erano belli, puliti e con porzioni generose. Il gusto, beh, indescrivibilmente unico! Non potete immaginare quanto abbiamo gustato con piacere questa cena!

Per coronare una giornata perfetta siamo uscite a passeggiare nei dintorni, per goderci lo spettacolo del Palazzo della Cultura e della Scienza con i meravigliosi colori notturni.

Torniamo in hotel stanche, ma davvero, davvero soddisfatte.

Se volete leggere altri articoli su Varsavia, cliccate qui in basso:

Pianificazione di viaggio

7 Cose da non perdere a Varsavia

I weekend a Bologna: la Fontana e la Piazza del Nettuno

Se si pensa a Bologna, probabilmente il primo simbolo che viene in mente è la maestosa fontana del Nettuno, con la statua nera proprio del Dio romano (o greco se consideriamo il suo nome Poseidone), il Dio del mare e delle tempeste, simbolo di potenza incontrastabile. E’ proprio da questa fontana che il mio viaggio per Bologna parte, dalla più iconica delle statue.

Weekend a Bologna

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La grandezza della fontana del Nettuno

La fontana del Nettuno, si trova nell’omonima piazza ed è soprannominata al Żigànt in dialetto (il gigante in italiano).

Frutto del lavoro di tre artisti, Zanobio Portigiani, Tommaso Laureti e Giambologna, l’opera è stata costruita per volere del vicedelegato pontificio Pier Donato Cesi per glorificare il governo pontificio del papa Pio IV e fu inizata nel 1563 e terminata nel 1566.

Il tema del Nettuno era particolarmente caro nel ‘500 e venne già affrontato dal Giambologna nel concorso per la fontana di piazza della Signoria a Firenze, poi vinto da Bartolomeo Ammannati.

La fontana poggia su una base di tre gradini al di sopra dei quali è collocata una vasca in macigno locale ricoperto da marmo di Verona. Nel centro della vasca si trova uno zoccolo fiancheggiato da quattro nereidi che si sorreggono i seni e quattro putti che reggono dei delfini, in riferimento ai grandi fiumi del mondo, cioè il Gange, il Nilo, il Rio delle Amazzoni ed il Danubio (simbologia che viene ripresa nella Fontana dei Quattro Fiumi a Roma, dove il Rio delle Amazzoni è sostituito dal Rio de la Plata). Non mancano le decorazioni, con i simboli pontifici che decorano l’opera e simboleggiano la potenza del papato. Sopra il grande piedistallo si erge il Nettuno maestoso, frutto dello scalpello del grande Giambologna che con quest’opera realizzò uno dei più grandi capolavori manieristici.

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Nettuno e sullo sfondo la Basilica di San Petronio

Nettuno è fiero e domina le acque, come il Papa che all’epoca dominava il mondo: la mano del Dio è tesa contro il vento e sembra voler placare i suoi flutti, trasmettendo un esplicito messaggio di esaltazione della figura pontificia e della sua dinastia. Nettuno rimanda per via simbolica al potere che dispensa ricchezza e fertilità intorno a sé, riferimento a un governo generoso ma inviolabile, che però non guarda alla piazza (e quindi al popolo) ma dritto davanti a sé e quindi ai grandi.

Ai lati della vasca ci sono anche quattro iscrizioni in latino, che illustrabo le finalità della fontana:

  • Fori Ornamento (fatta per ornare la piazza);
  • Aere Publico (fatta con soldi pubblici);
  • Populi Commodo (fatta ad uso del popolo);
  • MDLXIIII (eseguita nel 1564; la data, in realtà, è errata siccome l’opera fu portata a compimento nel 1566).

Sulla fontana sono incisi anche i nomi dei quattro committenti, riportati in lettere latine nei quattro cartigli posti tra le nereidi:

  • Pius IIII Pont. Max (Pio IV Pontefice Massimo);
  • Petrus Donatus Caesius Gubernator (Pier Donato Cesi, Cardinale Vice Legato);
  • Carolus Borromaeus Cardinalis (Carlo Borromeo, Cardinale Legato);
  • S.P.Q.B. (Senatus Populusque Bonononiensis, ovvero il Reggimento di Bologna).

La Piazza del Nettuno è quindi uno dei centri nevralgici della vita bolognese, meta turistica e sede dell’edificio Comunale: sulle sue pareti si trova affisso il sacrario dei caduti della resistenza, che tanti sono stati in questa città. Oltre al Comune si trova l’antica Sala Borsa, oggi centro culturale, aula studio e Biblioteca comunale. Sull’altro lato della piazza, di forma rettangolare, si trovano Palazzo del Podestà e Palazzo Re Enzo, che prende il nome dal re Enzo, figlio dell’Imperatore Federico II, che qui venne imprigionato dopo la battaglia di Fossalta del 1249: il palazzo ad oggi ospita fiere e convegni.

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La piazza con Palazzo Re Enzo e Palazzo del Podestà, meglio visibile in Piazza Maggiore

Sui lati minori del rettangolo si trovano la fine di via dell’Indipendenza e l’accesso a Piazza Maggiore, un altro simbolo della famosa città emiliana.

La Piazza si trova inoltre all’incrocio tra via Rizzoli e via Ugo Bassi.

Arrivati non si può che ammirare la maestosità e la potenza della statua, che ispira grandezza e potere. Dopo aver fotografato la statua e la fontana tutta, ricordo una piccola notizia che ho appreso dal mio fidanzato (bolognese d’adozione): dall’aneddotica bolognese proviene una tradizione abbastanza divertente. Giambologna voleva realizzare i genitali più grandi del Nettuno ma la Chiesa era ovviamente contraria ad un gesto ritenuto indecoroso, quindi lo scultore realizzò la scultura in modo tale che da una certa angolazione, il pollice del Nettuno sembrasse in realtà il suo genitale eretto. Questa prospettiva è oggi visibile dalla cosiddetta “pietra della vergogna”, una pietra nera che Giambologna pose proprio per sfida e per dimostrare di essere riuscito nel suo intento nonostante il divieto. Naturalmente una tappa sulla pietra è d’obbligo, e si può appurare proprio che Giambologna era un buontempone!

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Nettuno visto dalla Pietra della Vergogna

Il tridente del Nettuno è stato d’ispirazione per i fratelli Maserati ed è diventato il simbolo della nota casa produttrice di automobili.

Piazza del Nettuno non è solo un simbolo di Bologna, ma è un punto di ritrovo, un luogo senza tempo, un’immagine vivida nei bolognesi ma anche in tutti i turisti che almeno una volta hanno visitato Bologna: ricordo che la prima volta che visitai questa città ero in prima media ed indelebile mi è rimasta l’immagine di questa maestosa fontana. Nettuno, è ormai di fatto entrato indelebilmente nella mia memoria.

Un’escursione in giornata: Bellagio

Se visitate il Lago di Como, non potete perdervi un giretto in questo piccolo e pittoresco paese: Bellagio.

Bellagio

Bellagio è un piccolo comune italiano della provincia di Como, che appartiene alla Comunità montana del Triangolo Lariano. E’ un rinomato luogo di villeggiatura, apprezzato moltissimo anche dagli stranieri.

I primi abitatori del territorio furono gli Insubri, poi la città fu conquistata dai Romani durante l’espansione verso nord, da allora divenne un punto di passaggio e svernamento degli eserciti romani.

Durante il Medioevo, la città passò di mano molte volte, prima arrivarono i Franchi, poi gli Ottoni di Germania. Passarono gli anni e nel 1449 Francesco Sforza occupò la città e la rocca e Bellagio aderì alla nuova signoria degli Sforza per il governo di Milano. Nel 1508 il feudo di Bellagio venne assegnato al marchese Stanga.

Il mio viaggio inizia con l’arrivo in battello in questo grazioso paesino: siccome il giorno prima avevo fatto una bella passeggiata sul Monte San Martino, ho preso il battello con la mia automobile a Menaggio, in direzione Bellagio. Arrivata di mattina, dove il flusso turistico è abbastanza intenso, mi cimento per trovare un parcheggio: non è stato facile, ma alla fine sono riuscita nell’impresa (sono praticamente tutti a pagamento, ma i costi non sono elevati).

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La vista dal lungolago

Mi avvio così, attraverso il lungolago, al centro storico, caratterizzato dalle scalinate che collegano la parte bassa alla parte alta della città.

 

Il centro storico è grazioso, con molti negozi che vendono specialità del lago ma anche italiane, per la gioia dei molti stranieri, soprattutto americani e tedeschi. Alcuni negozi storici si distinguono per la lavorazione del legno e del ferro e non mi faccio sfuggire l’occasione di entrare e scattare qualche foto. Purtroppo i prezzi sono un pochino proibitivi quindi decido di non acquistare nulla.

Dopo un lieto vagabondare, mi dirigo verso uno dei tipici ristorantini, senza però cercare delizie raffinate e costose per il mio palato: opto dunque per una  bella bruschetta e poi ritorno a visitare la città. Incappo nel Parco dei Martiri della Libertà e mi fermo a scattare qualche foto ai fiori delle aiuole. La brezza è gradevole, e il caldo non è così asfissiante, nonostante fosse luglio.

 

Dopo una breve passeggiata lungolago, ritorno alla mia automobile, verso casa.

L’escursione in pillole

  • Periodo di viaggio: luglio
  • Durata: mezza giornata
  • Difficoltà: 1/5 per il lungo lago, poi bisogna trovare vie alternative alle scalinate.
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì