Archivi tag: Ranomafana

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 3

Sono già tre giorni che sono lontana da casa, in una realtà completamente diversa da ciò che siamo abituati a vedere. Nonostante avessi già visitato due paesi africani, Egitto e Tunisia, la cultura e i modi di fare che ci sono qui, nell’Africa meridionale, sono completamente diversi.

Diario Madagascar

Ci svegliamo verso le 9:00 e facciamo una bella colazione, e poi ci dirigiamo verso il Parco nazionale di Ranomafana, uno dei parchi più importanti del Madagascar. All’entrata di accoglie una bellissima Palma del Viaggiatore (Ravenala madascariensis), uno dei simboli del Paese.

mad_16
La Palma del Viaggiatore

Il parco, letteralmente chiamato “acqua calda”, è situato in una zona montuosa (600 – 1400 m) e occupa una superficie di 410 km² ricoperti da una fitta foresta pluviale. La foresta pluviale è caratterizzata da un enorme abbondanza di specie vegetali e animali: per le specie arboree, si possono riconoscere le famiglie delle Apocynaceae, Euphorbiaceae, Rubiaceae e Arecaceae. Importante per l’economia del paese è il palissandro (Dalbergia spp.), inoltre ci sono diverse specie di orchidee dei generi Bulbophyllum e Eulophiella, alcune delle quali abbiamo osservato anche noi.

Per quanto riguarda la fauna, questo è il regno dei lemuri, infatti se ne contano ben 12 specie, alcuni diurni come l’apalemure dorato (Hapalemur aureus), l’apalemure grigio (Hapalemur griseus), il prolemure dal naso largo (Prolemur simus), il sifaka di Milne Edwards (Propithecus edwardsi), il lemure dal ventre rosso (Eulemur rubriventer) e l’Eulemur rufus, ed altri notturni come il microcebo rosso (Microcebus rufus), l’aye-aye (Daubentonia madagascariensis), il lepilemure dal collo chiaro (Lepilemur microdon), il chirogaleo bruno (Cheirogaleus major) e l’Avahi peyrierasi.

Altri mammiferi presenti sono il fossa (Cryptoprocta ferox), il fanaloka (Fossa fossana), la mangusta dalla coda cerchiata (Galidia elegans), il tenrec comune (Tenrec ecaudatus) e il rarissimo tenrec acquatico (Limnogale mergulus).

Il parco ospita numerose specie di uccelli tra cui specie endemiche quali l’astore di Henst (Accipiter henstii), il forapaglie codapiumosa di Seebohm (Amphilais seebohmi), il garrulo dalle orecchie gialle (Crossleyia xanthophrys), la mesena bruna (Mesitornis unicolor), la falsa nettarinia ventregiallo (Neodrepanis hypoxantha), la colomba azzurra del Madagascar (Alectroenas madagascariensis) e il vanga di Pollen (Xenopirostris polleni).

Sono presenti numerose specie di rettili (tra cui gechi, camaleonti e boa) e anfibi (Aglyptodactylus madagascariensis, Boophis arcanus, Boophis boppa, Boophis bottae, Boophis erythrodactylus, Blommersia blommersae, Heterixalus alboguttatus, Mantella baroni, Mantella bernhardi, Mantella madagascariensis, Mantidactylus spp., Platypelis grandis, Scaphiophryne marmorata, Scaphiophryne spinosa).

Accompagnati dalla guida locale Clariz, ci inoltriamo nel fitto della foresta: il clima è davvero umido anche se c’è il sole e le foglie sono tutte bagnate e anche noi ci bagnamo in fretta.

mad_15
Verso il fitto della foresta…

Tanti suoni, tanti rumori, ci fanno capire che qui il regno non è dell’uomo, bensì della bizzarra fauna che abita nel cuore della foresta. Siamo tutti elettrizzati, vogliamo assolutamente vedere i lemuri, anche se sappiamo che non sarà facile. Clariz è in contatto con altri tre ranger tramite il telefonino, che lo avvertono se vengono avvistati i lemuri, in modo tale da poter raggiungere la loro posizione. Siamo fortunati, già dopo 15 minuti di cammino, la nostra guida viene chiamata, un lemure è stato avvistato!

Raggiungiamo il più velocimente possibile il ranger, arrampicandoci sulle radici degli alberi e saltellando sulla terra bagnata: sembra che stiamo scappando da qualcosa!

Arriviamo ed ecco che scorgiamo un lemure dalla fronte rossa! Tra le foglie è difficile scorgerlo, come è quasi impossbile fargli una foto. Scatto ma è davvero arduo metterlo a fuoco. Mi fermo e lo ammiro, è spettacolare vederlo: la piccola palla di pelo arruffata sta riposando, prende il sole e sta in panciolle. Sono animali pacati, paurosi, e molto buffi. Bisogna stare in silenzio, altrimenti si spaventa, del resto sono prede e hanno paura degli animali più grandi di loro. Nella foresta c’è il fossa che li preda, ma non siamo così fortunati da poterlo vedere.

mad_17
Lemure dalla fronte rossa

Non facciamo nemmeno tempo a goderci la sua vista, che Clariz riceve un’altra chiamata: due lemuri avvistati! Per fortuna non molto lontani, così ci precipitiamo ed eccoli lì, sono due lemuri dal ventre rosso, maschio e femmina! Abbracciati, accoccolati tra loro: stanno dormendo, ma si accorgono presto di noi e si svegliano. Sbadigliano felici, non sembrano disturbati da noi, infatti ci guardano dritti negli occhi, senza scappare. Dopo aver appurato che non siamo lì per fargli del male, si fanno grooming a vicenda e si leccano in viso. Sembrano proprio affiatati! Decidono quindi di andarsene, probabilmente a cercare del cibo.

mad_18
Lo sguardo del lemure dal ventre rosso, un maschio: sembra dirci “che cos’hai da guardare?”

Procediamo nella nostra passeggiata e arriva un’altra telefonata: alla risposta anche Clariz si esalta: il ranger ha trovato ben due Sifaka di Milne-Edwards! Accorriamo, mentre Clariz ci dice che questa specie è difficile da osservare, perchè è molto schiva, e vederne addirittura due è un evento eccezionale! Dopo circa 5 minuti arriviamo sul luogo e la scena è davvero spettacolare: i due esemplari stanno giocando, si dondolano sulle liane e sui rami, proprio ad altezza uomo. Ogni tanto sentiamo qualche bizzarro vocalizzo, si vede che si stanno divertendo! Si avvicinano quasi a noi, come se non ci fossimo. E’ una sensazione sbalorditiva, qualcosa che va aldilà della nostra immaginazione: questi lemuri sono molto più grossi rispetto agli altri, e hanno dei rotondi occhi gialli. L’emozione è davvero tantisssima, non vorremo andarcene da lì, ma purtroppo se ne vanno prima i lemuri. Che dire, siamo assolutamente soddisfatti!

 

Camminiamo verso il punto di osservazione della riserva, ci vuole circa un’ora. Purtroppo non riceviamo altre telefonate dai ranger, non osserviamo più lemuri dunque. Ma non siamo delusi, anzi! Al punto di osservazione troviamo ancora un’altra sorpresa, un grazioso geco diurno del Madagascar (Phelsuma madagascariensis)! Sta lì, sulla colonna di legno e tira fuori la sua lingua. Ci fa proprio simpatia!

mad_21
Una tavolozza di colori il nostro geco.

Ora ci dirigiamo verso l’ingresso del parco, ci vogliono circa due ore. Siamo così felici, continuiamo a parlare dei lemuri e dell’emozione che abbiamo provato nel vederli.

Arrivati all’ingresso è ora di pranzo, decidiamo quindi di fermarci nel ristorante del parco stesso, e pranziamo, ridendo e scherzando: questi momenti uniscono ancora di più il gruppo e ci fanno scoprire qualcosa di nuovo di ognuno.

E’ ora di andare, direzione Fianarantsoa! Ci vuole circa 1 ora e mezza per arrivare. Fianarantsoa, comunemente detta “Fianar”, è un grande agglomerato urbano, capoluogo della provincia omonima e della regione di Haute Matsiatra. Scarichiamo i bagagli e iniziamo a girare per la città, accompagnati dai bambini del luogo che parlano un misto tra francese e italiano e che ci fanno da guida. E’ quasi il tramonto e decidiamo di rientrare. La giornata era andata fin troppo bene per finire così, infatti non finisce proprio con un sorriso: in albergo non c’è acqua calda per un guasto e tutti gli ospiti sono arrabbiati. Anche noi vorremmo farci una doccia, ma è quasi impossibile. Mentre si attende l’acqua calda, faccio un giretto sotto l’hotel, dove c’è una galleria di negozi: lì trovo un negozio di minerali che espone pezzi notevoli. Che faccio, non compro nulla? Eh no! Infatti, acquisto un berillo varietà smeraldo e un corindone varietà rubino. Il sorriso torna subito sulle mie labbra.

mad_22
Veduta di Fianaratsoa

Dato che l’acqua calda non arriva, decidiamo di rimandare la doccia dopo cena. Mangiamo in un piccolo ristorante locale in compagnia anche del nostro autista Riza, e poi ritorniamo in hotel. L’acqua è tiepida, meglio che niente, quindi non perdiamo tempo e ci laviamo. Il letto, almeno, è comodo.

Il giorno dopo sarà un altro giorno all’insegna della natura, verso Ambalavao e la Riserva Anja!

Se volete leggere gli altri giorni:

Giorno 1

Giorno 2

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – Giorno 2

La prima notte è andata, tra stanchezza e freddo inaspettato: siamo ad agosto ma ci sono 12 gradi se va bene, qui siamo in inverno, ma nessuno si aspettava un freddo così! Per fortuna ho un pile, che risulterà essere la mia ancora di salvezza per tutto il viaggio.

Diario Madagascar

Ci alziamo di buon mattino e carichiamo le valigie sul nostro infaticabile mezzo, per poi dirigerci a piedi verso il centro di Ambositra, capoluogo della regione di Amoron’i Mania.

Siamo in alto, a 1345 metri s.l.m, ecco perchè fa così freddo! Qui, gli estranei siamo noi e tanti bambini, come spesso accadrà durante questo viaggio, ci vengono vicini curiosi e sorridenti, a volte solo per vedere che razza di alieni siamo, altre volte per chiedere cibo, altre soldi: purtroppo ciò accadrà per quasi tutto il viaggio ed è dura non farsi intenerire da due occhioni marroni. Le guide locali ci ammoniscono: la maggiorparte chiede l’elemosina perchè costretti dai genitori. Dura da mandare giù, ma continuiamo, concendoci al massimo qualche fotografia con loro, e per molti questo basta e avanza.

Ambositra è una città molto semplice, dove non ci sono strade asfaltate e dove la terra rossa marca di netto il cuore del centro. E’ un importante centro per la lavorazione del legno, infatti sono numerosi i negozi di piccoli artigiani che lavorano il mogano o l’ebano. Incuriositi entriamo in un negozio di questi e l’artigiano ci fa vedere anche come si modella e si taglia la materia prima. Dopodichè, ci invita a casa sua, come se fossimo suoi amici da sempre: l’ospitalità che ho trovato qui, in Madagascar, non l’ho mai più ritrovata. Salutiamo le donne di casa e queste ci fanno fare un piccolo tour nella modesta abitazione, senza pretendere nulla in cambio. Torniamo al negozio e decidiamo di acquistare qualche souvenir, l’artigiano è felicissimo!

mad_13
Artigiani al lavoro

Continuiamo a visitare la città e ci fermiamo ad altri negozi, dove non solo si commerciano gli oggetti in legno, ma anche vestiti e stoffe, oltre che batterie e oggetti di ogni genere ammassati sulla strada per attirare i clienti.

mad_12
Manufatti il legno

Dopo la visita della città, ci dirigiamo ad una missione cattolica non molto distante: qui ci sono molti bambini orfani o abbandonati, che trovano rifugio presso questa congregazione. Nonostante i bambini siano consci della loro situazione, non perdono il sorriso e ci scattiamo tante fotografie insieme: per loro, il vedersi impressi in una fotografia è la cosa più bella del mondo, infatti, quando mostro lo schermo della reflex e la loro immagine, scoppiano a ridere e mi abbracciano più volte. Mi chiedono il mio nome e glielo dico, loro mi dicono il loro e poi continuano a ripetere una parola: “vasa” che significa straniero. Per loro siamo tutti vasa, ma vasa simpatici.

mad_11
Bambini in festa

L’emozione è forte, e decidiamo di fare una cospiqua donazione alla missione, che tra l’altro provvede anche all’istruzione dei bambini, con una piccola scuola dove però non manca nulla.

Lasciata la missione, ci dirigiamo verso la regione degli Zafimariny, una popolazione antica, che vive in casette di legno. La strada è tutt’altro che agevole con il furgoncino, e le buche rendono gli spostamenti davvero problematici. Finalmente raggiungiamo il piccolo villaggio, qui la povertà è veramente palpabile e ci stringe il cuore: i bambini per la fame mangiano la plastica che avvolge le caramelle. Riflettiamo su tutto il nostro benessere rispetto alla loro condizione. In quel momento vorrei portare tutti i bimbi a casa con me, ma non è possibile. Il capo villaggio, un anziano che ricopre anche le funzioni di sciamano, ci invita nella sua umile dimora e ci fa sedere come suoi speciali e graditi ospiti. I bimbi rimangono fuori e ci guardano dalla finestra. Apprendiamo, dalle parole del capo, che il suo villaggio è povero ma la sua gente è orgogliosa e tradizionalista e non rinunceranno mai alle loro usanze per la modernità. Proviamo un profondo rispetto per l’anziano signore, che non ci rifiuta domande e fotografie, anzi, ne è orgoglioso. Chiede poi ad alcuni uomini di farci vedere tutto il piccolo villaggio e di dirci le nostre impressioni alla fine del tour. Siamo sempre accompagnati dai bimbi, che anche qui non sono avari di sorrisi.

 

mad_9
Bambini alla finestra della casa del Capo

Finito il tour e salutato l’anziano capo, il furgoncino ci aspetta per raggiungere il Ranomafana National Park, attraverso la Route Nationale 7, tra campi di riso immensi e coltivazioni di caffè.

mad_7
Pastore con gli zebù nelle risaie

E’ ormai sera e finalmente possiamo riposarci, dopo tre ore e mezza di pulmino su strade abbastanza impraticabili a causa delle abbondanti piogge dei giorni precedenti.

Alloggiamo in piccoli bungalow graziosi, proprio di fianco al Parco Nazionale: le sistemazioni sono carine e confortevoli, con letti con le zanzariere per evitare di essere punti dalle fastidiose zanzare che potrebbero anche portare la malaria (la profilassi è comunque obbligatoria e per tutto il viaggio va eseguita).

E’ ora di cena, il pasto caldo della giornata, dato che a pranzo ci accontentiamo di qualche baguette vuota che vendono in tutti i villaggi, di qualche biscotto e dei cioccolatini portati dall’Italia. Una bel pollo arrosto con patatine e per finire, il dolce: la Crèpe al cioccolato, dolce nazionale del Madagascar. Inutile dirvi che ne mangerà un’infinità prima di tornare a casa.

Stanchi ma contenti, andiamo a letto: domani ci aspetta un bel trekking nel Parco.

Per ritornare a leggere il primo giorno, cliccate qui.