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Il Museo di Settembre: il Museo archeologico al Teatro Romano di Verona

Il sondaggio di questo mese, che avviene tutti i mesi sul Gruppo di Donna Vagabonda, ha visto vincitore un Museo molto particolare e forse non così noto: si tratta del Museo archeologico al Teatro Romano di Verona. Come già saprete, ho visitato Verona lo scorso aprile (leggi qui il primo articolo riguardante il mio Diario di Viaggio) e sono rimasta molto affascinata da questa città, unica e davvero magica.

Scopriamo dunque insieme i segreti di questo Museo Archeologico.

Museo Teatro Romano

Il Museo archeologico al Teatro Romano è un centro di esposizione permanente di tipo archeologico ubicato a Verona, precisamente nella sede quattrocentesca del convento dei Gesuati, affianco al Teatro Romano. Il Museo venne istituito nel 1924 e accoglie i reperti che precedentemente erano esposti presso il museo civico Porta Vittoria: i pezzi provengono da collezioni private donate al Comune di Verona e comprendono elementi romani, urne etrusche, statue in bronzo, epigrafi e vasi. In tutto, il museo conta circa 600 opere a cui si aggiungono altri 150 manufatti esposti nel chiostro esterno e nell’area del Teatro. Il Museo è articolato in 10 sezioni: dalla 1 alla 7 si trovano al piano superiore del Chiostro mentre le altre al piano sottostante che comprende il cortile del Chiostro, la Chiesa di S. Girolamo e il refettorio dei monaci gesuati. Dal cortile, inoltre, si gode di una bella vista sulla città.

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Il Teatro Romano

La prima sezione mostra la vita a Verona ai tempi dei romani, la seconda è adibita invece alla necropoli e qui vi si illustrano le tecniche di sepoltura ad inumazione e cremazione adottate in epoca romana. Nella terza sezione si trova un calco di un pilastro riccamente decorato con ornati e girali, come esempio di ornamento degli edifici pubblici romani ed altri elementi architettonici dell’epoca. Nella quarta sezione si trova esposto il plastico ottocentesco dell’Arco dei Gavi e nella quinta è inveve esposto un plastico settecentesco dell’Anfiteatro Arena, la celebre Arena di Verona, realizzato dal 1770 al 1780. Sempre in questa sezione si trova uno spettacolare mosaico romano rinvenuto in una casa all’esterno delle Mura romane della città (in via Diaz 18) nel 1935: il mosaico raffigura in modo eccezionale tre scene di Gladiatori in combattimento vale a dire il gladiatore vincente, il gladiatore sconfitto e quello graziato. Incredibile come anche lontano da Roma la bellezza e la ricchezza della sua civiltà abbia lasciato segni indelebili!

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Nella sesta sezione troviamo l’illustrazione della forma attuale del Teatro Romano di Verona e varie ricostruzione storiche, oltre a stampe antiche, capitelli, cornici in marmo, Sfingi e Oscilla decorative. Nella settima sezione vi è una bella vetrina con alcune sculture Egizie ritrovate sempre nella zona del Teatro Romano e della Chiesa di Santo Stefano: proprio in questo ultimo luogo sorgeva un Tempio pagano dedicato a due divinità egizie: Iside e Serapide. L’ottava sezione è allestita all’interno del Refettorio e le vetrine contengono sculture in bronzo e altri oggetti. Oltre a questi, si trovano sculture in marmo sempre ritrovate a Verona e al centro del Refettorio si trova un altro splendido mosaico che raffigura pesci e grandi felini. Nella penultima sezione si trovano altre sculture in marmo e una grande statua romana di oratore con testa di Antonio Canova. Nell’ultima sezione  imvece sono esposte delle vetrinette con reperti di piccole dimensioni come bronzetti di divinità, piatti, piccole anfore e statue votive.

Completa lo splendido allestimento il cortile e la Chiesa di San Girolamo, dove sono esposti capitelli, materiale marmoreo e altri reperti.

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Il Museo Archeologico al Teatro Romano è dunque un museo imperdibile, sia per gli amanti dell’archeologia, sia per tutti i visitatori della città: mai avrei pensato di trovare a Verona così tante testimonianze romane ancora ben preservate ed esposte in un Museo dall’allestimento fresco e adatto a tutte le esigenze.

Info e Costi

Il Museo è aperto al pubblico nei seguenti orari:
  • il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
  • dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30

Il costo dei biglietti è il seguente:

  • biglietto intero: € 4,50
  • biglietto ridotto gruppi (sup. 15 unità), agevolazioni, anziani sup. 60: € 3,00
  • biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati): € 1,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • con VeronaCard
    • Da ottobre a maggio ingresso a 1 euro la prima domenica del mese

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale cliccando qui.

I Luoghi della Storia: la Biblioteca Universitaria di Pavia

Per caso. Già, quasi per caso spesso si viene a conoscenza di luoghi unici e ricchi di storia e curiosità. E’ proprio per caso che ho scoperto la protagonista di questo nuovo articolo tinto di storia: la Biblioteca Universitaria di Pavia.

Biblioteca universitaria di Pavia

Avevo pubblicato sul mio profilo Instagram (cliccate qui per visitarlo, e non dimenticate il follow!) una fotografia sulla sede centrale dell’Università di Pavia e uno dei commenti fu scritto dal profilo social della Biblioteca Universitaria di Pavia: curiosa, andai a vedere di che cosa si trattasse e ho scoperto un mondo di bellezza e di antichità. Subito mi venne un’idea: dovevo scrivere un articolo su questo luogo. Sapete che quando mi metto in testa una cosa poi è difficile che mi esca dalla mente e immediatamente mi adoperai per organizzare il sopralluogo fotografico.

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Detto, fatto! Ho preso contatti con la Signora Antonella Campagna, Responsabile delle attività culturali e didattiche della Biblioteca Universitaria e insieme abbiamo stabilito un giorno adatto per realizzare il servizio fotografico. E così, il 6 giugno 2019, mi sono incontrata con la Signora Elettra De Lorenzo che gentilmente e con grande professionalità mi ha fatto da Cicerone all’interno di questo luogo.

Una sola parola: WOW!

Wow perchè mai mi sarei aspettata di trovare un luogo così suggestivo all’interno dell’Università di Pavia e soprattutto un luogo aperto a tutti! Ma, come in ogni mio articolo, vorrei descrivervi la storia di questa Biblioteca prima di raccontarvi le mie impressioni.

Maria Teresa d’Austria fu un’importante figura di riferimento per la città di Pavia e questo lo si può appurare grazie ai numerosi documenti storici che testimoniano la sua attenzione verso la città della futura Lombardia. All’interno della sua visione illuminata (fu comunque uno dei massimi esponenti di quello che gli storici chiamano “Dispotismo illuminato“) decise di riformare il sistema dell’istruzione pubblica e universitaria e questo permise, nel 1754, l’istituzione della biblioteca ausiliare dell’Università di Pavia. La realizzazione vera e propria risale però al 1763 quando Gregorio Fontana, il primo direttore, decise di raccogliere i libri conservati presso il Collegio Ghislieri. Nel 1778 i lavori sui locali che dovevano ospitare la nuova Biblioteca furono ultimati e si inaugurò ufficialmente la “Imperial Regia Biblioteca Ticinese”. Oggi si può ancora visitare la prima sede cioè il Salone Teresiano, protagonista delle fotografie di questo articolo.

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Con gli anni e con le continue donazioni di testi e manoscritti, la Biblioteca si ingrandì e divenne un punto di incontro tra dotti letterati, studenti e accademici. Non passò molto tempo che la Biblioteca arrivò ad ospitare ben cinquantamila volumi, cifra che dipendeva anche dalla generosa donazione che fece il fisico e medico Joseph Frank. Oggi la Biblioteca Universitaria si articola su più sale e conta anche alcuni spazi per lo studio oltre che per la consultazione. Il nucleo originale con i testi storici e più antichi si trova nel Salone Teresiano che prende proprio il suo nome da quello di Maria Teresa d’Austria.

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Il salone è opera dell’architetto Giuseppe Piermarini, grande luminare dell’archiettura che progettò anche la Villa Reale di Monza e Palazzo Belgioioso a Milano, oltre che il Teatro alla Scala. Da un genio così illustre non poteva non nascere un’opera d’arte, quale è il Teresiano. Negli ultimi anni il Salone è stato adibito come spazio per eventi e manifestazioni. Ad oggi sono esposti al pubblico alcuni volumi contenenti canti gregoriani ed antichi spartiti, ma ciò che forse colpisce di più di tutto il materiale esposto è un foglio in pergamena manoscritta ritrovato per caso al’interno di un libro di Giovanni De Deis, In Ecclesia Mediolanensi (Milano, Melchiorre Malatesta, 1628). Dopo la consultazione con un esperto, si è stabilito che il foglio derivi da un antifonario, cioè un libro che riportava le parti cantate della liturgia: all’interno del documento infatti si possono ritrovare delle note musicali trascritte e un testo proprio al di sopra di esse. Il documento è stato datato intorno al 1100, quindi è molto più antico del libro in cui fu ritrovato. Evidentemente il rilegatore del libro decise di utilizzare questo testo come “rinforzo” alla struttura del libro: il fatto di per sè non è così raro, ma di solito non si utilizzano materiale così antichi rispetto al volume da rilegare. Oltre allo spartito si può notare una miniatura che raffigura un animale mitologico simile ad un cane o forse ad un serpente, con zampe colorate e corpo allungato, adornante il prezioso documento di rara bellezza ed importanza.

All’interno del Salone sono degni di nota il Mappamondo Settecentesco opera di Vincenzo Rosa, scritto e disegnato a mano, ed il busto marmoreo di Joseph Frank.

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Oggi la Biblioteca non dipende dall’Università ma dal MiBAC cioè il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Avere l’opportunità di fotografare e di scrivere questo articolo è stata per me davvero emozionante: all’interno del Salone si respira davvero la storia e la mole di testimonianze e di volumi ospitata è davvero sorprendente. Quanti studiosi e quanti dotti personaggi hanno avuto il privilegio, come me, di poter vedere questo tempio della conoscenza e quanti hanno lasciato una loro testimonianza anche solo consultando uno dei manoscritti o dei libri qui depositati! Mentre scattavo, ho realizzato che non mi ero mai trovata ad immortalare un luogo simile, a riconferma che la bellezza non è solo quella della Natura.

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Mi sono sentita responsabile di esaltare un luogo già di per sè unico ed il compito non è stato assolutamente facile: ho cercato di raccontare attraverso questo articolo e, soprattutto, attraverso le mie fotografie quanta storia e quanta cultura si respirasse al suo interno. Spero di avervi trasmesso questa grandiosità che il Salone Teresiano e tutta la Biblioteca offrono: se davvero l’ho fatto, adesso chiudete il pc o mettete in standby lo smartphone e correte a visitare questo gioiello unico incastonato nella corona delle bellezze della città di Pavia che attende solo di essere scoperto da voi, come un autentico diamante grezzo.

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Un doveroso ringraziamento va infine alla Signora Antonella Campagna, alla Signora Elettra De Lorenzo e a tutto lo staff della Biblioteca che è stato davvero gentile e professionale.

Per altre informazioni e per sostenere i progetti della Biblioteca, visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Il museo di luglio: il museo del mare e della marineria di Loano

Quando mi capita torno sempre a Loano, piccolo paese della Riviera Ligure di Ponente. Non tutti lo sanno, ma a Loano c’è un museo del mare e della marineria: una realtà un che attrae scolaresche e appassionati.

 

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Panoramica del museo

 

Il museo è una vera istituzione: da oltre 10 anni (inaugurazione nel 2005) l’Associazione Lodanum, con la collaborazione del Comune di Loano, ha realizzato l’esposizione permanente all’interno del Palazzo Kursaal. Ciò che colpisce subito, entrando nella sala espositiva, è l’imponente numero di reperti collezionati: i modelli di imbarcazioni la fanno da padrone, ma non mancano spaccati di vita dei marinai loanesi. Documenti, fotografie (che a me piacciono tanto), ma anche diari di bordo, abbigliamento da marinai e una collezione di conchiglie.

Quando si entra in questo museo si è catapultati in un viaggio che sembra lontano, ci sembra di stare su un brigantino e di spiegare le vele.

Rispetto alla prima volta che lo avevo visto, cioè l’anno scorso, gli allestimenti sono migliorati, ma purtroppo manca comunque un occhio esperto a molti cimeli: le didascalie non ci sono per tuo il materiale custodito (ci sono delle fascette da berretti della Kriegsmarine e della Regia Marina della Seconda Guerra Mondiale, pezzi molto belli ma nascosti rispetto al resto e senza una spiegazione) e anche per la parte “naturalistica” le informazioni sono un pochino carenti. Non ne facciamo una colpa all’associazione, ma davvero mancano gli esperti e gli appassionati, realtà che purtroppo incontrano tutte le associazioni di amatori.

Nonostante qualche pecca, assolutamente risolvibile, il museo rimane un luogo davvero unico, che ci mostra la storia di Loano e della sua vita sul mare, da metà del 1800 ad oggi.

Il museo è aperto in estate tutte le sere, dalle 20:30 alle 23:00, mentre nelle altre stagioni è aperto il giovedì e il sabato dalle 15:00 alle 18:00.

L’entrata è a offerta libera.