Le mie giornate milanesi risultano sempre ricche di spunti e mi permettono di scoprire questa metropoli lentamente, proprio come piace a me. Accanto ai luoghi più famosi, come il Duomo o la Pinacoteca di Brera, Milano offre infatti l’opportunità di scoprire angoli maestosi e incredibili come la Certosa di Garegnano e il protagonista di questo articolo, Palazzo Clerici.
Dove: Via Clerici 5, Milano (MI)
Storia di Palazzo Clerici
Palazzo Clerici è un sontuoso Palazzo situato nelle immediate vicinanze di Piazza Cordusio, dimora storica, un tempo, della ricchissima e influente famiglia dei Clerici, originaria del Comasco. Precedentemente di proprietà dei Visconti, nel Settecento venne completamente modificato nella struttura dal Marchese Anton Giorgio Clerici (1715-1768) il quale lo tramutò in una signorile e sfarzosa dimora, una delle più eleganti della Milano dell’epoca grazie alla costruzione della Galleria degli Arazzi, affrescata sulla volta da uno dei pittori più illustri del secolo, Giovanni Battista Tiepolo.
Ma scopriamo di più sulla famiglia: i Clerici si erano fatti strada nel patriziato milanese grazie agli ingenti capitali accumulati per il commercio della seta e per il prestito a usura. Giorgio Clerici (1648-1736, che fu tra l’altro il costruttore della splendida Villa Carlotta di cui vi ho già parlato sul blog) era entrato “a gamba tesa” nella cerchia della nobiltà milanese, facoltosa e amante del lusso, con titoli molto importanti, quelli di Marchese di Cavenago, Signore di Cuggiono e di Trecate.
Palazzo Clerici
Nel 1722, quando aveva solamente sette anni, Anton Giorgio Clerici ereditò il palazzo e a seguito del suo matrimonio con Fulvia Visconti nel 1733 il giovane Marchese avviò un massiccio intervento di restauro assumendo artisti di notevole calibro, secondo l’usanza dell’epoca: tra questi si possono sicuramente menzionare Mattia Bortoloni, Pietro e Giovan Angelo Borroni, ma il più rinomato e sicuramente famoso tra essi è stato sicuramente Giambattista (o Giovanni Battista) Tiepolo, già legato a questa famiglia: sì, perché il mitico Tiepolo, che non si faceva scappare le commesse più succulente, aveva affrescato Palazzo Archinto, di proprietà di Carlo Archinto, nonno di Anton Giorgio. Purtroppo i suoi capolavori presso questo palazzo non sono più visibili a causa dei bombardamenti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale che distrussero completamente l’edificio.
La Galleria degli Arazzi a Palazzo Clerici
Si sa però che il lusso ha un costo, in questo caso elevatissimo, e alla morte di Anton Giorgio il patrimonio della famiglia era divenuto ben scarno a causa delle ingenti spese sostenute per ristrutturare il palazzo. Così questo dovette passare nel 1772 a Francesco Clerici, un membro del ramo secondario della famiglia, che affittò il palazzo all’Arciduca Ferdinando d’Asburgo-Lorena e all’Arciduchessa Maria Beatrice d’Este, a Milano come rappresentanti e Governatori del Ducato in nome di Maria Teresa d’Austria.
Il Palazzo poi passò di proprietà più volte fino a diventare dei Piemontesi dopo l’unificazione italiana e dal 1862 divenne la sede della Corte d’Appello. Nel 1942 cambiò ancora destinazione e da quel momento ospita l’ISPI, l’Istituto di Studi di Politica Internazionale.
Struttura di Palazzo Clerici
L’aspetto che noi vediamo oggi del Palazzo è frutto degli ingenti lavori di restauro di Anton Giorgio Clerici. Secondo le usanze dell’epoca poco risalto è stato dato alla facciata del palazzo, mentre tutto lo sforzo artistico è stato concentrato negli interni. L’intervento più massiccio è sicuramente quello fatto da Tiepolo, all’interni della Galleria degli Arazzi, un vero gioiello del Barocchetto milanese. La realizzazione della volta affrescata fu lunga e macchinosa e preceduta da numerosi studi in parte pervenuti: l’ambiente infatti non era semplice a causa della sua ristrettezza (5 metri di larghezza) e della sua lunghezza (22 metri). Fu così necessario moltissimo tempo per accontentare i gusti sofisticati di Anton Giorgio, che voleva a tutti i costi ispirarsi al lusso sfrenato di Versailles, nonostante non avesse né il denaro né lo spazio necessario per raggiungere un simile scopo: a causa di questa smania il progetto si concluse, sì, ma con una perdita troppo immensa per la famiglia.
Il Carro del Sole illumina tutto
La parte centrale del dipinto è occupata dal Carro del Dio Sole trainato da quattro cavalli bianchi e circondati da numerose divinità dell’Olimpo. Ai lati si trovano le allegorie delle arti, in cui compare anche l’autoritratto di Tiepolo (in veste azzurra). Si distinguono poi nettamente le allegorie delle quattro parti del mondo all’epoca conosciute (Europa, Asia, Africa e America, mancano invece l’Oceania e l’Australia) con gli animali simbolo di questi luoghi: il cavallo per l’Europa, l’elefante per l’Asia, il cammello per l’Africa e il coccodrillo per l’America. Il Carro e il Dio del Sole rappresentano anche una vera e propria celebrazione di Anton Giorgio, che nel 1739, l’anno precedente alla realizzazione di questa magistrale opera d’arte, aveva ottenuto che la sua famiglia fosse aggregata al patriziato milanese (l’ego smisurato di questo nobile non ha avuto confini).
Allegoria dell’Europa
La decorazione si avvale inoltre di elementi, architetture e animali dipinti a trompe l’oeil, come la scimmietta tenuta al guinzaglio dal nano di corte. Oltre a questo servitore ci sono altri elementi provenienti dal Palazzo che Tiepolo immortala, come l’orologio a lancette presente tutt’ora nel cortile interno. L’artista dunque ha tratto ispirazione non soltanto dal mito greco ma anche da ciò che lo circondava, ad esempio inserendo il volto di sua moglie in numerose raffigurazioni di personaggi femminili, come spesso era solito fare.
Nonostante le diverse vicissitudini che hanno visto protagonista il Palazzo, questa sala mantiene totalmente intatto il suo patrimonio: ciò che osserviamo oggi, come gli affreschi, gli stucchi, le boiserie e gli arazzi, sono originali dell’epoca.
La splendida boiserie
Tra le boiserie si trovano degli arazzi di stile barocco a tema biblico (storie di Mosè) che sono ascrivibili alla scuola di Bruxelles (autore Ian Leyniers) e che vennero realizzati nel 1665 e furono quindi acquistati poi dal marchese Clerici verso la metà del XVIII secolo, creduti realizzati su cartoni di Pieter Paul Rubens.
Degni di menzione sono lo Scalone d’Onore, che conduce alla Sala da Ballo posta al piano nobile, la Sala da Ballo, luogo di rappresentanza della famiglia Clerici dove si tenevano i ricevimenti, e la Sala degli Specchi, adibita ad appartamento di rappresentanza del marchese Clerici. Oggi molti di questi ambienti sono stati spogliati dalle loro opere originali quando il Palazzo divenne sede della Corte d’Appello.
La mia visita a Palazzo Clerici
Durante le mie “giornate milanesi” adoro dirigermi a Milano (poco distante da Pavia) e visitare in solitaria luoghi conosciuti o meno che caratterizzano questa città: ho quindi avuto modo di poter scoprire meraviglie incredibili come Palazzo Clerici e non solo, il tutto con i miei tempi e con la mia fida macchina fotografica, compagna di tante avventure.
Stavo scrivendo l’articolo sulla Certosa di Garegnano quando ho scoperto, del tutto per caso, che uno dei miei artisti preferiti, quale è Tiepolo, aveva affrescato alcuni luoghi di Milano e quindi ho deciso di dedicare alcune mie visite alla scoperta di questi luoghi: il primo è stato proprio Palazzo Clerici. Detto, fatto: ho visitato il sito web dell’ISPI e ho prenotato la mia visita guidata per la metà di Luglio (2023, NdR).
Lo Scalone d’Onore
In una giornata un po’ uggiosa e minacciata dai temporali mi sono dunque diretta a Palazzo Clerici e, con mia grande gioia, ho trovato tantissimi partecipanti alla visita guidata, soprattutto stranieri, che in un modo o nell’altro sono venuti a conoscenza di questo luogo: la visita si è concentrata soprattutto all’interno della Galleria degli Arazzi, un vero capolavoro senza tempo.
Non appena sono entrata ho percepito la solennità e la maestosità di questo luogo: il colore vivido degli affreschi risplende nonostante siano passati così tanti anni da quando il Maestro ha dato vita a un’opera incredibile.
Allegorie e autoritratto di Tiepolo
La parte che mi ha più colpita è stata il “Ratto di Venere”: qui la bravura di Tiepolo si può ben osservare grazie all’evidenza dei tratti fluidi e morbidi, delle espressioni accennate ma non rimarcate, dei colori decisi ma non sovrastanti. Il Tempo è raffigurato come un vecchio canuto con la falce, di spalle, quasi a celare il suo aspetto meschino, proprio affianco a Venere, così bella e maestosa.
Il Ratto di Venere
E poi ancora le rappresentazioni dei continenti, con tantissimi elementi particolari come i cavalli scalpitanti dell’Europa, bianchi e solenni, o l’elefante quasi imbizzarrito a simboleggiare l’indomabile Asia.
Dettaglio del Ratto di Venere
E che dire del roboante Carro del Sole che, trionfante, illumina tutto il creato? Tiepolo non ha davvero dato freno alle sue fantasie, assecondato senza dubbio dall’ego di Anton Giorgio: e oggi posso dire grazie a questa “smania” perché ci ha regalato una delle opere più suggestive dell’artista veneziano, tingendo di toni pastello, rosa e arancio, Milano.
Mi sono emozionata osservando questo capolavoro e ho pensato, nuovamente, a quanto sia fortunata ad abitare così vicino a una città scoppiettante e pulsante quale è Milano: ogni volta che la visito mi sorprende e mi racconta un pezzo della sua storia incredibile e travagliata.
La visita, durata circa 30 minuti, si è conclusa con i ringraziamenti e con l’emozione visibile di tutti i partecipanti: ora però c’è da aprire gli ombrelli perché, come è spesso capitato lo scorso luglio, a Milano piove… E a dirotto!
Palazzo Clerici ammalia e stupisce per la sua Galleria degli arazzi, decorata e dipinta da Giovanni Battista Tiepolo: un turbinio di colori che avvolge, incanta ed emoziona chiunque varchi la soglia di questo luogo di celata bellezza.
Informazioni utili
Palazzo Clerici si trova a Milano, in Via Clerici 5, nella centralissima zona di Cordusio.
Normalmente non è aperto alle visite se non durante alcune giornate messe a disposizione dall’ISPI: per queste date si prevedono visite gratuite di circa 30 minuti previa prenotazione via mail.
Per informazioni sulle visite date un’occhiata al sito ufficiale.

