Con questo articolo torniamo insieme in Italia, e più precisamente nel Lazio, per ripercorrere una delle tappe più spettacolari del mio viaggio on the road del 2023 che dalla Maremma Toscana ci ha condotti fino alla Ciociaria: uno dei luoghi che maggiormente abbiamo amato e apprezzato è sicuramente la piccola cittadina di Tivoli, non distante da Roma, che custodisce tesori eccezionali come la protagonista di questo testo, ovvero Villa d’Este. Siete pronti a scoprirla con me?
Cosa troverete in questo articolo
Per orientarsi
Dove: Piazza Trento 5 – Tivoli (Roma) – Italia
Storia di Villa d’Este
Villa d’Este è una villa padronale e signorile dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, capolavoro dell’arte rinascimentale, voluta da Ippolito d’Este: la casata d’Este era all’epoca tra le più potenti d’Italia e il Cardinale era uno dei suoi esponenti più influenti, dato il notevole lignaggio essendo lui figlio di Alfonso I, terzo Duca di Ferrara, e della famosa Lucrezia Borgia.
I giardini di Villa d’Este a Tivoli
Le origini della villa risalgono al suo primo proprietario, ovvero Papa Giulio III, il quale volle ringraziare il Cardinale d’Este per averlo aiutato a salire al soglio pontificio: il Papa lo aveva dunque nominato governatore a vita di Tivoli, ma Ippolito era tutt’altro che contento di finire relegato in un convento francescano, abituato com’era lui al lusso e a un ambiente giovane e dinamico come quello di Ferrara prima e di Roma in seguito.
Essendo un uomo fermo e risoluto, ma anche un amante delle antichità romane, il cardinale fece trasformare il convento in una villa che doveva diventare la gemella del magnifico palazzo che contemporaneamente stava facendo costruire a Monte Giordano a Roma. Questo nuovo edificio doveva essere un luogo di piacevoli incontri, di svaghi e di riposo e tale destinazione era anche suggerita dal nome del luogo su cui poggiarono le fondamenta di questo capolavoro:”Valle Gaudente“.
Gli interni affrescati di Villa d’Este a Tivoli
I lavori furono affidati all’architetto Pirro Ligorio ma il processo di costruzione incontrò parecchi ostacoli e problemi: soltanto nel 1572 la Villa fu finalmente occupata dal suo committente che però morì il 2 Dicembre dello stesso anno, impedendogli di dedicarsi a quello svago e a quell’ozio che tanto desiderava. Villa d’Este rimase comunque di proprietà della famiglia e passò prima al nipote Luigi e poi ad Alessandro fino al 1624. Successivamente il complesso passò agli Asburgo e venne dimenticato cadendo in rovina fino a che il Cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst a metà Ottocento se ne innamorò, lo ripristinò e per il resto del secolo (fino alla sua morte nel 1896) lo pose di nuovo al centro di intense attività artistiche e mondane. L’ultimo proprietario fu l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, erede al trono dell’Impero austro-ungarico e successivamente, dopo la Prima Guerra Mondiale, passò allo Stato Italiano che ancora oggi ne detiene la proprietà.
La Fontana del Nettuno e il giardino di Villa d’Este a Tivoli
Una storia travagliata, fatta di continui passaggi di mano ma che ha portato a un capolavoro senza eguali ammirato dai turisti di tutto il mondo e che ha reso Tivoli, insieme a Villa Adriana e a Parco Villa Gregoriana, una città famosa in patria e all’estero.
Struttura della villa
Il Complesso di Villa d’Este si estende per circa 5 ettari e si presenta come un quadrilatero dalle linee irregolari. La sobrietà della facciata esterna si scontra immediatamente con gli affreschi interni di stile tardo-manieristi realizzati da Livio Agresti, Federico Zuccari, Girolamo Muziano e altri che riprendono episodi della mitologia classica e della storia di Tivoli.
Maestosi interni affrescati
Se già gli interni sono a dir poco spettacolari è l’esterno ciò che emoziona di più grazie alla presenza dell’acqua che è protagonista assoluta: fontane, vasche, grotte e ninfei sono totalmente amalgamati alla geometria razionale dei viali. Tra le fontane possiamo sicuramente ricordare le seguenti:
- La Fontana dell’Ovato che rappresenta la cascata della città, i suoi fiumi e i monti tiburtini.
- La Fontana dell’Organo, così denominata perché in grado di riprodurre suoni simili a quello dello strumento musicale.
- Le Cento Fontane, ovvero una sequenza di fontanelle su tre livelli ornate da gigli, barchette e aquile.
- La Fontana del Bicchierone, realizzata dal Bernini nella seconda metà del Seicento.
- La Fontana dei Draghi, chiamata così per la presenza di quattro draghi dalle cui bocche zampilla l’acqua.
- La Fontana di Nettuno, più recente ma anche la più imponente e scenografica dell’intero complesso.
Il giardino ospita un percorso su più livelli pensato per emozionare e catturare lo sguardo del visitatore: qui si trovano poi aiuole, piante da frutto e statue che abbelliscono e ingentiliscono l’ambiente, un vero connubio tra Natura e mano dell’uomo. Questo straordinario giardino permette dunque di evadere completamente dalla città e da ciò che lo circonda, come un luogo segreto e nascosto, ricercato e sofisticato.
Il Viale delle Cento Fontane
La mia visita a Villa d’Este
Durante il nostro viaggio on the road alla scoperta del Lazio abbiamo voluto fissare una breve sosta a Tivoli, piccola città alle porte di Roma che tanto ci era piaciuta quando l’avevamo visitata per la prima volta nel 2020: ricordo inoltre di aver visitato Villa d’Este e la stessa Tivoli moltissimi anni fa, una delle primissime volte che sono stata a Roma, quando avevo 9 anni. I ricordi della Città Eterna sono piuttosto sbiaditi, complice il fatto che si sono amalgamati con quelli delle altre 4 visite seguenti, eppure quel giardino “incantato”, quella villa maestosa, li ricordavo ancora e volevo mostrarli a tutti i costi a Uomo Moribondo.
La Fontana del Nettuno e le peschiere di Villa d’Este
É così che durante la nostra breve permanenza abbiamo dedicato mezza giornata a questo luogo così eccezionale: di buon’ora abbiamo acquistato i biglietti e ci siamo immersi in un’atmosfera suggestiva, fatta di silenzi e meraviglia. Gli interni sono, a dir poco, spettacolari: i dipinti e gli affreschi mostrano in maniera vivida la storia di questo luogo e le sue antiche origini. A viaggio concluso posso affermare che mi hanno ricordato i maestosi affreschi di Palazzo Farnese di Caprarola, con i loro colori brillanti e l’uso sapiente delle sfumature del giallo e del rosso, che tanto fanno nobiltà e, ovviamente, Estate.
Le cento bocche nel Viale delle Cento Fontane
Siamo solo noi in quella che si prospettava l’ennesima torrida giornata di Luglio: in punta di piedi siamo entrati in questa villa che sa di antico ma profuma di futuro. Nonostante i suoi numerosi anni di abbandono e gli interventi di restauro che, a oggi, non sono ancora terminati, Villa d’Este guarda avanti e si riprende la sua magnificenza e la sua bellezza. La visione di Ippolito è finalmente compiuta: un luogo dove rilassarsi, meditare e fare incontri piacevoli in ogni stagione.
I soffitti realizzati in stile post-manierista
Lasciamo gli stupefacenti interni per farci ammaliare dagli esterni: dalla terrazza i giardini si mostrano con tutto il loro splendore. L’acqua è protagonista indiscussa di questo tripudio di verde e bianco, un capolavoro di ingegno umano ben valorizzato da una natura rigogliosa e da continui salti d’acqua, fontanelle, schizzi e gorgoglii. Anche ora, a distanza di tempo, mi sembra di sentire quei suoni soavi che ci hanno accompagnato in una visita ricca di stupore e di pace.
Incontri speciali a Villa d’Este
Qui, davvero, si può ritrovare sé stessi.
Il Viale delle Cento Fontane ci cattura totalmente: queste cento bocche creano un paesaggio suggestivo dove industriosità ed eleganza si mescolano per dare vita a un’opera d’arte che pare in movimento. Il lento scorrere dell’acqua, il dolce gracidio delle piccole rane che a centinaia affollano le lunghe vasche, il fruscio delle chiome maestose dei cipressi. Ecco, se il Paradiso avesse una forma sarebbe sicuramente questa: probabilmente lo pensò anche Franz Liszt che frequentò più volte la villa e a lei si ispirò per alcuni brani delle Années de Pèlerinage (Troisième année: Aux cyprès de la Villa d’Este, Thrénodie I – Aux cyprès de la Villa d’Este, Thrénodie II – Les jeux d’eaux à la Villa d’Este).
I giardini dalla terrazza superiore di Villa d’Este
Non possiamo che rimanere estasiati da ciò che vediamo: la tranquillità regna sovrana e i nostri sguardi non sanno più dove posarsi osservando i magnifici scorci sempre accompagnati da questo rilassante fruscio. Approfittiamo dell’assenza di altri visitatori per scattare fotografie che rimarranno impresse nei nostri cuori e sul blog: riconoscete lo sfondo presente in home page? Eccola, è proprio lei, Villa d’Este, in tutta la sua magnificenza.
Roma in trono e la Rometta
Siamo in viaggio da giorni eppure non siamo mai stanchi di godere della bellezza che solo il turismo di prossimità ci permette di ammirare e apprezzare: Villa d’Este è un capolavoro conosciuto in tutto il mondo e ben presto i suoi giardini si riempiono di visitatori qui venuti per godere di una bellezza italiana che non può che lasciare di stucco. Ne approfittiamo per farci scattare qualche fotografia davanti alle sue celebri fontane: ognuna di loro ha una personalità vivida e sgargiante e sembrano parlare tutte la stessa lingua, quella della sontuosità.
Particolare della Fontana dell’Organo
La mia preferita è senza dubbio quella del Nettuno, con i suoi spettacolari e altissimi getti, che ammiriamo sia dalle peschiere (e sapete quanto io ami questo tipo di architetture) sia dalla balaustra del piazzale antistante la fontana dell’Organo, anch’essa estremamente imponente e particolare.
La vostra Donna Vagabonda a Villa d’Este
Siamo stati ore a guardare quell’acqua fragorosa che scorreva potente ed elegante nei giardini, creando armonie veloci e scalzanti: non possiamo che rimanere ammaliati dalla visione di Ippolito e dei suoi eredi e pensare a come questo luogo abbia ammaliato per secoli nobili, cardinali, papi, vescovi, artisti e personaggi di spicco che qui hanno trovato una prova tangibile del genio umano ma anche dell’armonia da esso creato. Villa d’Este è come la ricordavo: i ricordi di una piccola viaggiatrice innamorata del mondo hanno ripreso forma e riconquistato un’anima. Questo luogo mi ha accolta come da bambina e io sono stata gioiosa nel restituirgli un articolo come questo, dove ho impresso indelebilmente quelle sensazioni e quelle immagini.
Villa d’Este a Tivoli mi ha emozionata e ha toccato le corde più profonde del mio essere: un luogo che pare uscito da un dipinto, un paradiso perduto e oggi ritrovato.
E voi avete mai visitato Villa d’Este? Fatemelo sapere nei commenti!
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