Continua il mio racconto sul viaggio in Scozia del 2019, tra colpi di scena, imprevisti, diluvi quasi universali e tante tante pecore: un ritratto che sembra essere frutto della fantasia ma che in realtà caratterizza molto bene la seconda parte del mio viaggio nell’antica Alba.
Pioggia, PIOGGIA E ANCORA PIOGGIA
Se la prima parte del viaggio è stata caratterizzata dal sole quasi in ogni momento (a parte qualche acquazzone prevedibile), la seconda è stata costellata di temporali e vere e proprie tempeste. Per questo giorno era prevista un’escursione a largo di Skye alla ricerca delle pulcinelle di mare, ma questa è stata annullata dall’organizzazione a causa del mare troppo mosso e per le pessime condizioni meteo: un presagio di come sarebbero cambiati i programmi. Nonostante le previsioni io e #PapàVagabondo non potevamo di certo rimanere chiusi in B&B tutto il giorno, dunque abbiamo deciso di tentare comunque la sorte e di dirigerci al faro di Neist Point, uno dei luoghi più iconici della Scozia e dell’isola.
La stretta strada e i suoi abitanti
Le stradine, già di per sé strette e non agevoli, si sono trasformate quasi in sentieri da quanto erano poco praticate e la pioggia ci ha tormentato per tutto il tragitto: giunti al parcheggio tirava talmente tanto vento e pioveva in maniera così fragorosa che non siamo riusciti letteralmente ad aprire le portiere dell’automobile e sentivamo addirittura come il vento tentasse in tutti i modi di spostarci (e probabilmente, almeno un poco, ci è riuscito). Con queste condizioni era veramente impossibile proseguire e la visibilità era pari a zero: dove potevamo andare?! Un po’ sconfortati abbiamo quindi deciso di tornare indietro (cercando di schivare tutti gli ovini possibili che, bellamente, se ne fregavano altamente della tempesta e ci tagliavano la strada a ogni chilometro percorso) per dirigerci verso uno dei pochi luoghi al chiuso visitabili: il Castello di Dunvegan.
Il Castello di Dunvegan
La visita al Castello di Dunvegan era comunque prevista nel tardo pomeriggio e quindi abbiamo semplicemente anticipato questa esperienza: giunti al parcheggio abbiamo notato letteralmente che tutti i visitatori di Skye si erano qui riversati in cerca di un luogo protetto e, soprattutto, asciutto. Un po’ frastornati ci siamo anche noi diretti verso l’ingresso, senza ormai sperare di vedere il castello dall’esterno e d’immortalarlo nella sua bellezza (qui si organizzano gite per vedere le foche che puntualmente, quel giorno, erano state tutte annullate sempre per lo stesso motivo, figuratevi cercare d’immortalare lo splendido maniero dall’esterno, follia!).
Il Castello di Dunvegan è uno dei castelli più suggestivi della regione: costruito nel XIV secolo, è il più antico castello della Scozia ad essere abitato in maniera continuativa ed è la dimora del Clan MacLeod. Aperto al pubblico dal 1933 è un vero luogo di riferimento per gli appassionati di castelli e di residenze storiche: grazie alla sua apertura il turismo in questa zona è cresciuto in maniera sostanziale e, ancora oggi, è un luogo visitato da migliaia di persone ogni anno.
Il castello è molto elegante e maestoso: i suoi interni mi hanno ricordato quelli di Fyvie, con carta da parati e colori decisi, ritratti di persone impettite e sale ricche di ricordi, reperti e oggetti della famiglia. Una vera Manor affacciata sul mare e con la verde campagna alle spalle: un luogo che di sicuro non può deludere chi, come me, ama la storia!
Le Cascate di Skye
Conclusa la visita siamo ritornati a Portree sempre accompagnati dalla pioggia incessante: qui abbiamo pranzato con un ottimo fish and chips e ci siamo concessi una cioccolata calda dopo aver visitato l’ufficio del turismo. Nella nostra incessante ricerca di qualcosa da vedere e da fare la gentile addetta dell’ufficio ci ha consigliato di visitare alcune cascate non lontane dalla cittadina, visibili senza dove praticare trekking e molto suggestive grazie all’enorme portata d’acqua degli ultimi giorni: l’idea ci parve molto intrigante e così, rifocillati (e io molto contenta per aver acquistato due libri sulle lontre e sulle pulcinelle), ci siamo rimessi in auto per raggiungere tre cascate davvero suggestive: Bride’s Veil Waterfall, Lealt Waterfall e Mealt Waterfall.
La Cascata Bride’s Veil
Adoro le cascate: sono sempre attratta dai modi in cui l’acqua si scava la via attraverso i lunghi pendii fino a cadere con fragore verso il vuoto. Non importa se siano alte o basse, se siano piccole o grandi, le cascate hanno riscosso su di me grande fascino e sono sempre felice di poterle immortalare con la mia macchina fotografica. La prima cascata è stata quella di Bride’s Veil, la cascata del velo da sposa: si chiama così perché il percorso delle sue acque sembra creare lo stesso effetto del pizzo leggero del velo delle spose. Con il cielo plumbeo il colore brillante delle acque risaltava ancora di più e lo spettacolo di questa cascata, facilmente visibile dalla strada, è davvero unico! Quest’ultima, tra l’altro, si trova non lontano dal sentiero che conduce alla celebre The Old Man of Storr, la più famosa formazione rocciosa dell’intera Scozia: ovviamente non abbiamo potuto raggiungerla ma adesso sappiamo da dove si parte per una prossima escursione grazie alla Bride’s Veil Waterfall!
Proseguendo lungo la A855 abbiamo incontrato la seconda cascata, Lealt Waterfall: osservabile grazie ad uno spiazzo panoramico appare potente e risulta più profonda rispetto a quella precedente e molto suggestiva: grazie alla passerella è possibile vederla dall’alto in tutta sicurezza (è possibile anche raggiungere il suo punto più basso, ma bisogna seguire il sentiero ed essere attrezzati).
La Cascata Lealt
Il tempo, intanto, ci ha concesso una tregua e la pioggia si è calmata lasciando il posto a una leggerissima acquerugiola tipica del clima scozzese e a cui ormai eravamo totalmente abituati: questo ci ha permesso di godere dello spettacolo unico dell’ultima cascata, la più alta delle tre e di sicuro una delle più pregevoli di Skye, Mealt Waterfall!
Situata sull’altura di Kilt Rock, questa potente e fragorosa cascata si getta in mare con un salto di ben 55 metri, provocando un intenso fragore e mostrando tutta la potenza della Natura: una cascata portentosa che ci ha molto impressionato e che, credetemi, vale proprio la pena osservare dal vivo!
Oltre alla cascata il punto di osservazione a bordo strada permette di godere di un panorama davvero mozzafiato: quello sulle scogliere dell’Est! Queste formazioni rocciose sono aspre, a picco sul mare, basaltiche e di colore scuro, contrastanti con il verde acceso delle loro sommità; le linee dure delle pareti rocciose lasciano il posto a quelle più morbide dei loro apici creando un contrasto davvero sfolgorante di una bellezza incomparabile!
Staffin Bay
Galvanizzati dalla maestosità di questi luoghi, così selvaggi e magnifici, decidiamo di continuare verso nord alla ricerca di paesaggi mozzafiato da immortalare: è così che, praticamente per caso, ci troviamo in uno dei luoghi che più ho amato di tutto questo viaggio e che, ancora oggi, mi emoziona davvero fino all’inverosimile: Staffin Bay.
Staffin Bay
La strada prosegue liscia, la pioggia scrosciante della mattinata sembra essere un ricordo lontano, le nubi basse creano un’atmosfera quasi spettrale ma la nostra vista si apre quando, ad un tratto, adocchio una rientranza nella costa e una spiaggia: dribblando le pecore che numerose qui avevano deciso di schiacciare un pisolino decidiamo di inoltrarci maggiormente con l’automobile fino a trovare un punto dove poterci fermare. Lo spettacolo che fa capolino è sublime: il mio immaginario della Scozia, delle sue spiagge rocciose e delle sue impervie scogliere è totalmente soddisfatto da ciò che stavano osservando i miei occhi.
Una lunga spiaggia ricca di massi, dal colore scuro e dalle sfumature ocra, un mare grigio e impetuoso, delle splendide pecore bianco latte che riposano non lontano dalla battigia, il tutto contornato dalle scogliere brulle e imponenti.
Era la Scozia.
É la Scozia.
Credo di essermi commossa davanti a questa meraviglia, il mio cuore palpitava e la mia macchina fotografica scattava all’impazzata: era davvero tutto perfetto.
Donna Vagabonda a Staffin Bay
Il silenzio e la pace di questo luogo erano interrotti solo dai campanacci fragorosi delle pecore e dai loro timidi belati: con sguardo attento ma rilassato mi osservavano come se fossi una specie di alieno, una creatura che nulla centrava con tutto ciò che le circondava, e in effetti avevano ragione.
Cercando di recare meno disturbo possibile, ho tentato di ritrarre queste timide protagoniste al meglio, concentrandomi sul contrasto creatosi tra il pelo candido e le acque nere: il meteo poi dava ancora l’impressione di voler cambiare, tornando più minaccioso, quindi questa divergenza di colori diventava ancora più marcata. Una vera manna per i miei occhi da fotografa.
Staffin Bay e le candide pecore
Siamo rimasti solo per una mezz’ora a Staffin Bay prima che il diluvio universale ci colpisse di nuovo: ormai però l’avevamo vinta noi dato che eravamo riusciti a realizzare gli scatti che volevamo e ora poteva piovere quanto ne avesse voluto, non ci avrebbe minimamente scalfito. Stanchi, bagnati ma estremamente soddisfatti, ci siamo ristorati presso il nostro delizioso B&B campagnolo lontano dalla civiltà prima di tornare a Portree e gustarci, per l’ultima volta, una succulenta zuppa di cozze al curry.
Sulla riva di Staffin Bay
Questa sarebbe stata l’ultima sera sull’Isola di Skye, un luogo in cui mi sono assolutamente ripromessa di tornare: tanti sono i luoghi che non ho potuto ammirare come Neist Point, The Old Man of Storr, Fairy Glenn, Uig e molti altri. Credo proprio che nel mio prossimo viaggio in Scozia dedicherò almeno una settimana all’Isola di Skye e ai suoi dintorni, sperando anche di poter osservare le foche a Dunvegan e di partire verso il mare aperto alla ricerca degli uccelli costieri.

