Con questo articolo torniamo in Piemonte per raccontarvi uno dei luoghi più incredibili e suggestivi non solo di questa regione ma dell’intero Bel Paese: sto parlando del Santuario di Vicoforte! Lo conoscete? Scopriamolo insieme!
Dove: Piazza Carlo Emanuele I 1 – Vicoforte – Cuneo
Storia del Santuario di Vicoforte
Il Santuario di Vicoforte, noto anche come Santuario della Madonna o Santuario-Basilica Regina Montis Regalis, è un imponente edificio religioso situato nel Comune di Vicoforte, in Provincia di Cuneo. Tra le chiese più importanti del Piemonte ha la dignità di basilica minore e possiede la cupola con sezione orizzontale ellittica più grande al mondo: un vero primato!
Il Santuario di Vicoforte
Le sue origini affondano le radici nel medioevo quando venne eretto un modesto pilone adornato con un affresco con protagonista la Madonna col Bambino. Nel 1594 il diacono Cesare Trombetta iniziò a interessarsi allo stato del Pilone, che era sostanzialmente abbandonato nel fondovalle boscoso della Berbonesca, poco distante da Vicoforte.
La cupola ellittica più grande al mondo
Erano tempi duri a causa di una devastante epidemia che colpì la popolazione dei dintorni: quella di Vico, incredibilmente, fu risparmiata da questo flagello e molti popolani sostennero che si trattasse di un segno Divino. Spinti da questo impulso di devozione si iniziò a costruire una prima cappelletta attorno al pilone. Inoltre, sempre in quel periodo, si disse che la Vergine avesse concesso molte grazie nella stessa zona e quindi molti pellegrini vi giunsero, attirati da questi miracoli, tanto da suscitare l’interesse del Duca Carlo Emanuele I di Savoia: il Duca non rimase indifferente a questo fervore e ordinò la costruzione di un imponente santuario che dovesse custodire anche le tombe di famiglia, funzione poi assunta in seguito dalla Basilica di Superga (anche se alcuni membri della dinastia, come lo stesso Carlo Emanuele I, Vittorio Emanuele III e sua moglie Elena del Montenegro sono qui tumulati).
Gli interni del Santuario di Vicoforte
A causa di alcuni avvenimenti la costruzione venne interrotta e ripresa solo alla fine del 1600, grazie all’impegno dell’architetto e ingegnere monregalese Francesco Gallo, incoraggiato da Filippo Juvarra (architetto di corte dei Savoia e fautore di molte costruzioni come la Palazzina di Caccia di Stupinigi e la stessa Reggia di Venaria).
L’altare del Santuario di Vicoforte
Il Santuario assunse la forma attuale nel 1884, quando vennero costruiti i campanili e le tre facciate per opera dell’ingegnere e architetto Camillo dei conti Riccio (a cui si deve anche il piedistallo dell’imponente statua rappresentante Carlo Emanuele I in cappa e spada, posizionata proprio davanti al luogo di culto).
Struttura del Santuario
Gli stili architettonici predominanti sono senza dubbio il Manierismo e il Barocco e ciò si può notare grazie alle decorazioni, assai vistose, degli interni: coprono una superficie di più di 6000 metri quadrati e furono completate tra il 1746 e il 1748 da Mattia Bortoloni e Felice Biella e hanno come soggetto il tema della Salvezza.
Dall’alto in basso: dalla vetta della cupola del Santuario di Vicoforte
La cupola ellittica, innalzata dal Gallo, è alta 74 metri, lunga 37,15 metri sull’asse maggiore e 24,80 metri sull’asse minore, un vero capolavoro architettonico e ingegneristico.
La mia visita al Santuario di Vicoforte
La scoperta della presenza di questo luogo storico e religioso è avvenuta quando sono stata, insieme a Uomo Moribondo, a Mondovì, ormai nel lontano 2020: proprio qui la Signora Brunella, host del nostro affittacamere, ci aveva consigliato di visitare questo incredibile santuario. Incuriositi ci siamo diretti il giorno del rientro a Pavia, ma al momento del nostro arrivo c’era in corso una funzione religiosa e non volevamo disturbare il suo svolgimento.
Il Santuario di Vicoforte dal loggiato della piazza
Così il Santuario di Vicoforte rimase nel mio limbo delle “cosa da recuperare assolutamente” e l’occasione si presentò durante il mio viaggio in solitaria nel Cuneese per partecipare al 1° Raduno del Big Bench Community Project: dovevo assolutamente visitare questo incredibile monumento e così colsi l’occasione per provare un’esperienza unica: la salita alla cupola accompagnata da una guida di Kalatà!, una visita alla basilica davvero fuori dal comune.
E così, imbragata e con caschetto in testa, ero pronta a osservare questa chiesa da una prospettiva decisamente diversa dall’ordinario: con un piccolo gruppo di temerari, per niente impauriti dall’altezza, abbiamo iniziato la salita per osservare il complesso a ben 60 metri di altezza.
Elettrizzata e galvanizzata mi sono infilata la tuta con il moschettone e con la mia fida macchina fotografica e un aspetto da Omino Michelin ho preso parte a una delle esperienze più emozionanti della mia vita: la salita alla cupola, con 266 gradini tutti da conquistare.
La decorazione della cupola e i miei compagni di scalata
Insieme all’esperta e super disponibile guida Lorenzo ho potuto ammirare questa magnificenza da un’altra prospettiva, quella dei maestri pittori che hanno realizzato questi spettacolari affreschi: la storia della Salvezza contemplata in Maria Santissima. La Madonna è infatti la protagonista assoluta, colei che risponde alla volontà di Dio e la accetta senza indugi e attraverso lei Gesù si fa presente sulla Terra per redimere l’umanità.
Dettagli della decorazione della cupola
L’avvento della salvezza è rappresentato negli in otto grandi medaglioni che raffigurano la vita della Vergine: le scene dell’esistenza terrena di Maria sono dipinte a chiaroscuro monocromo, con la tonalità della “terra d’ombra naturale”. Allo stesso modo la pittura monocroma è utilizzata anche nelle figure delle sibille e dei profeti qui rappresentati.
Attraverso un angusto passaggio che richiede di chinarsi (non senza difficoltà) si raggiunge l’apoteosi della bellezza: ci si sente davvero piccoli di fronte a cotanto capolavoro artistico. Tutto è reso magnifico, glorioso, intriso di significato, mistico.
Nessuno potrebbe rimanere indifferente a questa visione celestiale, a questo luogo così pregno di fede: immagino la difficoltà degli artisti nel rappresentare così vividamente la vita di Maria, una difficoltà tecnica e totalmente appagata a opera compiuta. Da questa prospettiva si possono ammirare dettagliatamente le sagome religiose che sembrano quasi squarciare la decorazione geometrica.
Gesù e Dio nel punto più alto visitabile del Santuario di Vicoforte
La salita continua fino alla sommità della cupola dove si possono ammirare le strutture in legno originali che ancora sorreggono il complesso, un vero e proprio lavoro minuzioso studiato nei minimi particolari e realizzato con grande cura: per giungerci bisogna affrontare un tratto con la corda fissata con il moschettone, non proprio semplice ma sicuramente eccitante. Non si può non pensare a chi ha costruito tutto ciò: come ha fatto? Quali difficoltà ha dovuto affrontare? Quante sfide e quante insidie ha incontrato nella realizzazione? L’adrenalina si mixa con l’ammirazione di chi ha reso possibile tale opera e mi accompagna fino alla sommità, dove si ammira Gesù risorto e assunto in cielo, in compagnia di Dio incoronato.
La sommità del Santuario di Vicoforte
Immancabili gli scatti a profusione di questa ultima e solenne opera tridimensionale che sembra catturare, per quanto fosse stato possibile, ancora di più l’attenzione di chi la scruta e osserva, ammaliato da cotanta magnificenza.
Poter visitare un luogo di culto in modo così particolare rende il tutto ancora più maestoso e misterioso e permette di osservare ogni suo angolo da punti di vista differenti: un’esperienza che assolutamente mi sento di consigliare per avere una visione d’insieme completa ed esaustiva. Informatevi bene prima di prenotare questo tipo di visita: i bambini al di sotto dei 14 anni non sono ammessi alla salita alla cupola e la salita stessa è comunque impegnativa, soprattutto in alcuni passaggi.

