“Turisti a casa nostra”: quanto è bello scoprire gli angoli più segreti e reconditi della nostra città di origine e di appartenenza? Per me è davvero magnifico poter dedicare le mie giornate a immortalare e a conoscere luoghi di Pavia poco famosi o, addirittura, sconosciuti ai più. Chiese, palazzi, vicoli, edifici storici: a Pavia c’è davvero l’imbarazzo della scelta e attraverso il blog cerco sempre di farvi incuriosire e di invogliarvi a visitare questa timida ma ricchissima città. Scopriamo dunque insieme una delle sue chiese più suggestive: la Basilica del Santissimo Salvatore!
Dove: Via Riviera 20 – Pavia (PV)
Storia della Basilica del Santissimo Salvatore
La Basilica del Santissimo Salvatore, conosciuta ai più come Basilica di San Mauro, è una delle chiese più suggestive e ricche di decorazioni della città di Pavia. Venne fondata nel 657 dal Re Longobardo Ariperto I e divenne chiesa sepolcrale per molti dei re longobardi della dinastia bavarese. Una figura chiave per Pavia e per la Basilica fu la Regina Adelaide, la quale fece ricostruire la chiesa una prima volta e fondò, proprio accanto all’edificio di culto, il Monastero di San Salvatore affidandolo a una comunità di Benedettini. Da sottolineare come numerosi sovrani Longobardi riposino ancora oggi all’interno della Basilica.
La Basilica del Santissimo Salvatore di Pavia
L’attuale Basilica venne poi costruita nell’area della chiesa preesistente nel ‘400 e tra il XV e il XVI secolo fu affrescata e decorata. La storia di questo luogo, però, non termina qui: nel corso del XVIII secolo insieme al monastero fu trasformata in caserma e deposito militare e solo nel 1901 la Chiesa venne riaperta (il monastero vide invece riconfermato il proprio ruolo nel 1992 quando avvenne la dismissione da parte dei militari).
Struttura della Basilica
La Basilica del Santissimo Salvatore presenta una facciata in laterizi molto semplice, ospitante un grande oculo al centro. A livello architettonico si trovano elementi appartenenti al gotico e al rinascimentale, coincidenti con i periodi in cui è stata ristrutturata. La pianta è a croce latina con tre absidi e le tre navate interne presentano decorazioni classicheggianti riconducibili agli inizi del XVI secolo: interessante inoltre osservare come si possano riconoscere splendidi motivi a grottesche, fregi con angeli, ritratti di monaci e dottori della chiesa cattolica nelle lunette.
La decorazione del presbitero
Ciò che forse stupisce ancora di più delle navate sono le cappelle laterali, non sempre visitabili e aperte al pubblico:
- La prima cappella a sinistra ospita affreschi giovanili del pittore Bernardino Lanzani narranti Episodi di vita di San Maiolo abate di Cluny
- La quarta cappella a sinistra è dedicata a Sant’Antonio Abate con affreschi della bottega del Lanzani.
- La quinta cappella a destra è dedicata a San Mauro (ecco spiegato il motivo per cui molti conoscono questa Basilica come Basilica di San Mauro): si trovano qui numerosi affreschi che rappresentano episodi della sua vita risalenti al XVIII secolo.
- L’ultima cappella a destra è dedicata a San Martino di Tours con splendidi affreschi del Lanzani. San Martino è un personaggio molto noto a Pavia proprio per via degli anni in cui visse in città (non per niente proprio vicino a Pavia di trova anche il Comune di San Martino Siccomario).
Di notevole bellezza è la decorazione del presbitero, risalente al 1500: i cinque spicchi che coprono l’abside sono decorati a grottesche e molto ben distinguibili sono le figure dei profeti Esdra, Isaia, David, Geremia ed Ezechiele.
La cappella di San Martino alla Basilica del Santissimo Salvatore
La mia visita alla Basilica del Santissimo Salvatore
La Cappella di San Maiolo
Da buona Vagabonda amo partecipare a iniziative che valorizzino la mia città e che contribuiscano a farla scoprire e “riscoprire”: è così che ho deciso di partecipare a una visita guidata organizzata dal gruppo FAI Giovani di Pavia durante il mese di Novembre 2023. Insieme a un gruppo ben nutrito di persone provenienti da ogni dove e alle guide Claudio, alla primissima esperienza, ed Elena ho potuto scoprire ogni angolo di questa incredibile e stupefacente Basilica: la conoscevo dato che potei visitarla ai tempi del liceo, in occasione di un concerto del coro in cui cantavo, e rivederla mi ha davvero riempita di emozioni.
Non conoscevo minimamente la sua storia e, come sono solita fare quando scopro nuovi luoghi, l’ho visitata completamente digiuna da ogni nozione storiografica, in modo da essere completamente immersa all’interno della sua atmosfera e trasportata dalla visita guidata.
Gli affreschi e le cappelle colpiscono immediatamente chiunque varchi la soglia di questa austera chiesa, così discreta e quasi anonima dall’esterno, spettacolare e valevole all’interno: la sua storia, profondamente legata a quella dei Longobardi e quindi al periodo di maggiore splendore di Pavia, la rende sicuramente uno dei monumenti da visitare per chi decide di giungere qui in città.
Da sottolineare come la Cappella che più mi ha colpita sia stata quella di San Martino: il Lanzani qui ha davvero dato il meglio di sé e ha raffigurato con dovizia di particolari gli episodi più significativi di un Santo a cui Pavia è particolarmente affezionata. Non mancano poi riferimenti chiave alla nostra città come la raffigurazione del Ponte Coperto, uno dei suoi simboli per eccellenza. Con il suo mantello San Martino avvolse un povero mendicante e lo pose sotto la sua protezione, sensazione da me condivisa visitando questa Basilica: è difatti riuscita a farmi sentire protetta e avvolta nella sua misteriosa arte, nelle sue storie mistiche e nelle sue maestose opere.
Dettaglio della Cappella di San Martino: il santo dona il suo mantello a un mendicante
Nonostante la commistione di più stili il risultato non è un’accozzaglia di testimonianze di epoche diverse, ma piuttosto un insieme fluido di elementi artistici che tra di loro hanno trovato una certa armonia: le piccole cappelle, così diverse tra loro, consentono al visitatore di fare un viaggio alla scoperta della vita di figure religiose care non solo a Pavia ma a tutto il Cristianesimo. Da San Martino a Sant’Antonio si snodano affreschi e opere ricche di simbolismo e ognuna di queste meriterebbe un articolo approfondito a sé stante.
Dettaglio di un affresco
La guida di Claudio ed Elena è stata ricca e coinvolgente, mai stucchevole ma anzi ricca di spunti: entrambi hanno risposto alle mie domande e a quelle degli altri partecipanti mostrando preparazione e bravura. In ogni angolo non sono mancate osservazioni decisamente interessanti e costanti collegamenti con la storia di Pavia e con le sue tradizioni: trovo che queste visite guidate siano davvero utili perché non si limitano a raccontare pedissequamente la storia di un luogo, ma inseriscono tale luogo all’interno di una cornice più ampia fatta di aneddoti e di antiche consuetudini.

