Durante l’ultimo breve ma intenso viaggio estivo del 2023 io e #MammaVagabonda siamo tornate in quel di Cuneo per un vero e proprio tour alla scoperta delle Big Bench, del capoluogo e di alcuni luoghi storici del Cuneese: è proprio ad uno di questi ultimi che questo articolo è dedicato e, più precisamente, al Castello Reale di Racconigi. Pronti a scoprirlo con me?
Per orientarsi
Dove: Via Morosini 3, Racconigi (CN)
Storia del Castello Reale di Racconigi
Il Castello Reale di Racconigi è una dimora nobiliare e reale oggi trasformata in museo e dalla storia quasi millenaria: le prime notizie di una fortificazione qui presente risalgono all’XI secolo. Nel 1091 il terreno e il complesso riconducibile ad una casaforte preesistente furono acqusiti dal potente Marchesato di Saluzzo che, nel tempo, fece innalzare un primo castello a pianta quadrata con cortile interno, in difesa dei vasti possedimenti.
Il Castello di Racconigi
Nel 1372 il Marchese Federico II di Saluzzo cedette in pegno il castello ai conti Falletti, ma dopo alcuni anni ritornò di proprietà dei Marchesi di Saluzzo. Infine, nella seconda metà del XIV secolo, un figlio illegittimo di Ludovico, ultimo principe di Savoia-Acaia, ottenne il feudo e il castello di Racconigi dando inizio alla linea dinastica dei Savoia-Racconigi estintasi nel 1605.
Nel 1620 il Duca Carlo Emanuele I di Savoia lo donò a suo figlio Tommaso Francesco di Savoia, capostipite della dinastia Savoia-Carignano. Nonostante il Medioevo si fosse da tempo concluso, il castello conservava tutte le caratteristiche delle fortezze medioevali, tra cui un fossato e un ponte levatoio: un gusto e uno scopo ormai superati ma, nonostante ciò, si dovette aspettare fino alla metà del XVII secolo prima che il figlio di Tommaso, Emanuele Filiberto, personaggio di grande cultura e spessore, potesse intervenire per un primo rimaneggiamento. Grazie a lui e su progetto di Guarino Guarini avvenne la prima, completa trasformazione della fortezza in residenza di «delizia» (molto in voga tra 1600 e 1700, come altre ville di cui vi ho già raccontato, tra cui Villa Sigurtà, Palazzo Bassi Brugnatelli e Villa Della Porta Bozzolo).
Una delle sale cinesi
Il grande progetto di rinnovamento consentì ad Emanuele Filiberto di veder realizzato un vero capolavoro architettonico e un rinnovamento tale da coinvolgere non solo l’edificio, con lo sviluppo di due padiglioni di quattro piani, ma anche il sontuoso parco da parte del famoso e stimato architetto francese André Le Nôtre.
Festeggiamento più appropriato non poteva che essere il matrimonio dello stesso Emanuele Filiberto con Angela Maria Caterina D’Este, celebrato in forma privata proprio qui, al Castello di Racconigi.
Il rinnovamento e il cambiamento del castello non cessarono qui: a partire dal 1757 Ludovico Luigi Vittorio di Carignano commissionò all’architetto Giovanni Battista Borra un notevole rimaneggiamento secondo il gusto neoclassico tipico dell’epoca. In questo periodo venne costruito il possente scalone monumentale, ancora oggi presente, e vennero rammodernati gli interni, in particolare il Salone d’Ercole, la Sala di Diana e venne allestito l’Appartamento Cinese, riccamente decorato con carte da parati in carta di riso, secondo il gusto dell’epoca (e il Castello Reale di Govone ci insegna che se non si possedeva un ambiente “alla cinese” non si era di certo degni di invitare la più costosa e capricciosa nobiltà).
Il corridoio dei ritratti e dei busti
L’aspetto odierno del Castello di Racconigi è in gran parte frutto di un ulteriore rimaneggiamento voluto nel 1832 dall’ultimo Principe di Carignano, Carlo Alberto, Re di Sardegna: grazie a tale investitura tutti i suoi possedimenti passarono dalla famiglia Savoia-Carignano alla Corona di Sardegna e tale Castello divenne ufficialmente una “residenza reale” e una sede di “reali villeggiature”.
I successori di Carlo Alberto non frequentarono assiduamente la dimora ma con l’avvento di Re Vittorio Emanuele III nel luglio del 1900 la residenza tornò a essere sede delle «reali villeggiature» nei mesi estivi e autunnali. Nel 1901 il castello venne dotato di energia e impianti elettrici, divenendo più confortevole per i suoi abitanti e ospiti.
Nel 1904 nacque qui l’ultimo Re d’Italia, Umberto II, e il Castello di Racconigi divenne luogo di importanti avvenimenti storici come la visita nel 1909 dello Zar Nicola II e nel 1925 le nozze della Principessa Mafalda.
In seguito ai risultati del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 il castello venne chiuso e avocato allo Stato italiano. Nel 1980, dopo trentaquattro anni di esilio, Umberto II decise di vendere l’intera proprietà allo Stato, ponendo un’unica clausola: che la residenza e tutte le proprietà a essa annesse fossero correlati al tema della «conoscenza» e che ciò determinasse un utilizzo destinato ad attività culturali di tipo divulgativo. Il desiderio di Umberto II venne rispettato e il 23 Maggio 1993 il Castello di Racconigi venne aperto al pubblico. Ancora oggi attira migliaia di visitatori che, come la sottoscritta, sono affascinati dalla maestosità dei castelli sabaudi e vogliono meglio conoscere la storia di questa antica e importante casata regnante.
Struttura del Castello
Come già vi ho raccontato il Castello di Racconigi è frutto di importanti e numerosi interventi di restauro e rimaneggiamento: si tratta di una delle dimore storiche sabaude meglio conservate e più di molte altre riflette i gusti e i canoni di bellezza dettati dai suoi ospiti, in particolare quelli dei Savoia come casata regnante d’Italia. Il complesso custodisce ambienti settecenteschi, neoclassici, in stile déco e altri allestimenti originali sapientemente restaurati.
Gli ambienti più rilevanti sono senza dubbio:
- Il Salone di Ercole
- La Sala di Diana
- L’appartamento cinese
- La sala da pranzo
- La sala da ricevimento
- Il Gabinetto Etrusco
- Le cucine
Il Castello di Racconigi fa parte del circuito delle Residenze Sabaude del Piemonte e dal 1997 è compreso nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.
La mia visita al Castello di Racconigi
Il tour di due giorni che ha condotto la vostra Donna Vagabonda e #MammaVagabonda alla scoperta del Cuneese non poteva non toccare almeno una residenza storica e così infatti è stato: fin dalle prime fasi della pianificazione di questo viaggio è emerso il nostro comune desiderio di proseguire nella scoperta delle Residenze Sabaude. Quale migliore occasione per visitare il Castello di Racconigi?
Donna Vagabonda al Castello di Racconigi
E così, lasciata Cuneo, ci siamo dirette proprio qui, sfruttando il fatto di essere giunte proprio all’orario di apertura della dimora: con pochissimi visitatori ci è letteralmente sembrato che il castello fosse di nostra proprietà!
Passeggiare tra i saloni, immortalare i dettagli raffinati ed eleganti, osservare estasiate i busti dei nobili che qui hanno vissuto e che hanno forgiato la fortuna della dimora è stato davvero sublime: con un tour di circa due ore ci siamo godute ogni singolo angolo del Castello di Racconigi a esclusione del parco, chiuso per interventi urgenti di ristrutturazione.
Salire lo scalone e trovarmi in questi ambienti così grandi, così maestosi, mi ha fatto tornare alla mente il Belvedere di Vienna o il Castello di Schönbrunn, anche se questi due palazzi sono completamente diversi da quello di Racconigi: l’aria che si respira, però, è la stessa e fa pensare a un glorioso e potente passato.
La Sala di Apollo
La miscellanea di stili architettonici diversi non stona, al contrario crea un piacevole continuum e mostra come davvero sono cambiati i gusti nei vari secoli: tutto è però magnifico, potente, altisonante, ma non barocco. L’eleganza ben traspare dal mobilio, dalla scelta dei colori, dalle carte da parati cinesi e per la presenza di statue e busti davvero pregevoli. Il risalto che viene posto alle figure mitologiche, che spesso danno il nome anche alle stanze e alle camere, mostra la voglia di esaltare la casa dei Savoia che, probabilmente, veniva accostata dai suoi rappresentati proprio a quelle divinità eroiche come Ercole, Apollo, Diana: l’esaltazione di queste figure in affreschi, stucchi e decorazioni è viva e palpabile.
Degne di nota sono le maestose cucine, le più grandi che ho avuto modo di visitare: dotate di tutti i comfort per l’epoca, erano stata progettata per cucinare un numero elevatissimo di pietanze, dai primi alla cacciagione, dagli sfarinati ai dolci, senza che ai cuochi mancasse nulla. Spazi ampissimi, attrezzature all’avanguardia, un numero elevato di forni, consentivano di poter sfamare dozzine di invitati con pranzi infiniti e pantagruelici. La presenza di una ricostruzione ben curata ci fa immaginare che cosa accadesse in queste stanze: un via vai continuo di cuochi, sguatteri, cacciatori, camerieri, tutti affaccendati per offrire il miglior servizio possibile agli altolocati che, probabilmente, non badavano così tanto al trambusto che doveva verificarsi quotidianamente ai “piani bassi”.
Il salottino etrusco
Piccola curiosità: sui tetti del Castello di Racconigi alcune Cicogne bianche (Ciconia ciconia) hanno costruito i propri nidi che vengono occupati stabilmente durante la stagione riproduttiva. La colonia di Racconigi è molto numerosa e fa davvero pensare come anche una costruzione così particolare, come questo maniero, sia diventata la “casa” di questi splendidi uccelli migratori. Se guardate la facciata potrete scorgerne alcuni di notevoli dimensioni: per me è stato davvero emozionante osservarli, anche se “vuoti” in quel preciso periodo dell’anno.
Sono estremamente contenta di aver potuto visitare il Castello di Racconigi in compagnia di #MammaVagabonda, sempre così felice di condividere con me la sua passione per castelli e luoghi storici: è poi davvero per me diventata quasi una missione quella di visitare tutti i Castelli Reali per conoscere ancora meglio la storia dei Savoia che, nel bene e nel male, hanno così plasmato le sorti dell’Italia.
Le cucine del Castello di Racconigi
Una menzione speciale va alla gestione del castello: gli ambienti sono puliti, ariosi e ban strutturati e la visita, anche se in solitaria, è gradevole, con la possibilità di conoscere meglio le stanze e le sale grazie ad alcuni piccoli pannelli informativi. Una gioia per chi, come me, ama sia scoprire un luogo con una guida locale ed esperta sia lasciarsi ammaliare dai luoghi con i propri tempi e in solitaria.

