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Varzi

Era da tanto, forse troppo tempo, che volevo scrivere un articolo sulla città dell’Oltrepò Pavese che più mi ha cullato e conquistato: Varzi.

Varzi mi ha visto come lavoratrice, come viaggiatrice, come scienziata: Varzi ha avuto la capacità di guardarmi dentro e di rubarmi un pezzettino di cuore che sempre mi restituisce quando la visito nuovamente. Il mio rapporto con questo paese di circa 3000 anime è quasi morboso, è un rapporto d’amore che dura da più di 20 anni e che spero che un giorno si materializzi con il mio sogno di aprire un bed and breakfast, proprio qui, nel cuore dell’Alto Oltrepò.

Storia di Varzi

Varzi è una cittadina nota dal 993 di probabile origine ligure (il nome contiene la radice var che -cfr. i fiumi Var e Vara – dovrebbe significare fiume): all’epoca era un possesso dell’abbazia di San Colombano presso Bobbio. Come il resto della valle anche Varzi, non ancora vero e proprio nucleo abitativo, divenne possedimento della potente famiglia dei Malaspina: è in questo periodo che il paese si sviluppò come centro di passaggio per i mercanti transitanti sulla via del sale.

La sorte di Varzi cambiò radicalmente nel XIII secolo: i Malaspina si divisero in due rami, quello dello Spino Secco e quello dello Spino Fiorito e a questi ultimi toccò la piccola cittadina; il marchese Azzolino vi prese dimora, fece costruire il castello e fortificò il borgo: Varzi diventava il capoluogo di un’immensa signoria che comprendeva il comune di Menconico e una parte di quelli di Fabbrica Curone e Santa Margherita Staffora.

Varzi e la Torre delle Streghe

A causa di dispute e faide interne i Malaspina caddero in rovina e dovettero inginocchiarsi davanti alla supremazia del Duca di Milano cedendo il dominio di Varzi prima a Filippo Maria Visconti e poi nel 1466 a Galeazzo Maria Sforza che assegnò il feudo a suo zio Bosio I Sforza: gli Sforza di Santa Fiora acquistarono molti possedimenti della valle Staffora e divennero unici feudatari della cittadina, relegando i Malaspina a soli proprietari del castello e di esigui terreni sparsi. Nonostante la decadenza dei Malaspina, Varzi continuò a brillare di luce propria essendo ormai diventata un centro focale per il commercio. Il marchesato di Varzi fu una delle principali giurisdizioni dell’Oltrepò, uno dei grandi feudi dotati di larga autonomia giudiziaria e fiscale.

Nel XVIII secolo Varzi passò ai Savoia ed entrò a far parrte poi della Provincia di Bobbio. Dopo la breve parentesi napoleonica passò all’interno della provincia di Pavia e quindi annesso alla Lombardia. Nel 1872 il comune di Pietra Gavina venne annesso a Varzi e ancora oggi risulta frazione di quest’ultimo.

Dopo l’Armistizio dell’8 settembre ’43 si formarono numerose bande partigiane e Varzi divenne un fulcro della Resistenza: Primula Rossa, l’irriducibile Angelo Ansaldi, si appostava presso la “Capanna del Partigiano” e dirigeva le operazioni contro le forze nazifasciste. Nel settembre 1944 Varzi divenne centro di una zona libera e comprendente 17 comuni e rimase tale fino al 29 novembre. Per la partecipazione alla Guerra di Liberazione e per il sacrificio di molte volte vite, il Comune di Varzi nel 2018 venne decorato con la Medaglia d’oro al valor militare.

Cosa vedere a Varzi

La cittadina di Varzi è di ridotte dimensioni e potete visitare il suo centro storico in meno di mezza giornata: non fermatevi però qui, nei dintorni ci sono moltissimi luoghi che vale la pena esplorare!

Approdati nel centro del paese noterete che molte costruzioni sono costruire in pietra e rimandano a tempi passati: a Varzi è infatti rimasto intatto il quartiere medioevale, costituito da strade porticate con importanti pilastri in pietra.

La via più caratteristica si snoda attraverso Porta Soprana e Porta Sottana alle due estremità dell’antica cinta muraria. Le due porte sono ben riconoscibili e sono sormontate da una torre. Procedendo tra le vie capiterete in Piazza Umberto I, dove si trovano sia il Municipio, ospitato presso l’ex Palazzo Tamburelli, che l’antico castello dei Malaspina: lo riconoscerete dalla presenza di una bella e scenografica torre, detta “Delle Streghe”, perchè qui nel 1464 vennero rinchiuse 25 donne e alcuni uomini accusati di stregoneria e successivamente arsi vivi in piazza. Il castello non è visitabile in quanto bene privato chiuso al pubblico (ci si organizzano però cerimonie ed eventi al suo interno).

Quattro chiacchiere all’ombra della Porta

Degna di nota è sicuramente la Chiesa dei Cappuccini: costruita in stile romanico e risalente al 1100-1200, è una delle attrazioni più visitate di Varzi. All’inizio del 1300 fu costruita la facciata in cotto superiormente e in pietra locale inferiormente, con portale strombato. I frati Cappuccini vi furono chiamati nel 1623 e, dopo la soppressione degli ordini da parte di Napoleone e di altre vicende, fu riacquisita dai Cappuccini nel 1903.

Dopo aver scoperto la sua anima medioevale e la sua suggestine conformazione archietttonica lasciatevi ammaliare dalle bellezze circostanti: visitate il Tempio della Fraternità a Cella di Varzi, sacrario militare e museo, o scoprite con un bel trekking i calanchi di Nivione e la Capanna del Partigiano di Primula Rossa (raggiungibile a piedi attraverso un percorso di breve durata), ma ancora dirigetevi presso Pietragavina per ammirare l’affascinante castello.

Dove mangiare a Varzi

Se volete degustare piatti tipici e sentirvi a casa potete lasciarvi coccolare dalla Locanda Le Cicale, situato in Piazza Fiera 1: lasciata la vostra automobile presso il parcheggio in Piazza della Fiera potrete qi degustare strepitosi taglieri di salumi misti e un’ottima proposta di ricette del territorio. Se invece preferite qualcosa di più veloce o una pizza allora la scelta giusta è Romana Cafè cucina e pizza: sempre in Piazza Fiera ma al civico 14 potrete davvero gustare un’ottima pizza cotta in forno a legna!

La mia visita a Varzi

Il titolo di questa parte dell’articolo è un po’ riduttivo dato che non posso parlare di una singola visita ma di una serie di sopraluoghi e di un lungo periodo di tempo passato tra i vicoli e le viuzze di Varzi: il mio primo anno di insegnamento l’ho svolto proprio qui, a Varzi, presso l’Istituto Calvi.

Tranquillità a Varzi

Come vi dicevo nell’introduzione, Varzi è una cittadina che mi ha accolto, coccolato, amato e ama come io amo lei e ogni volta che la ritrovo è sempre un piacere: è come incontrare nuovamente una vecchia amica e fare acquisti insieme in libreria (il vero e unico concetto di shopping che tollero) – un’emozione unica.

L’ultima volta che sono stata a Varzi è stata sabato 27 febbraio 2021, prima dell’ennesima emanazione di restrizioni varie. Quel giorno mi sono fermata solo per poco e solo presso la Chiesa dei Cappuccini dato che il centro brulicava di persone e tutto ciò non fa per me, né in tempi normali né in tempi di pandemia.

Varzi è sicuramente un punto di interesse per quanto riguarda l’Oltrepò Pavese e il territorio della Provincia, sia dal punto di vista turistico che enogastronimico: qui viene prodotto lo squisito Salame di Varzi che assolutamente vi invito ad assaggiare e si respira un’aria pura, fresca e salubre.

Se cercate un luogo magico, ricco di storia, tradizione e meraviglia, dovete venire a Varzi, senza alcuna esitazione!

Valle Staffora e Oltrepò: se amate la tranquillità e godervi una bella giornata all’insegna della natura e della storia, la Valle Staffora (e l’Oltrepò Pavese) fanno di certo per voi. Salendo da Montebello della Battaglia o da Voghera potrete fermarvi prima per una passeggiata all’interno del Parco di Salice Terme, visitare il piccolo centro storico di Godiasco e svoltare per l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio. Da qui potrete continuare verso Varzi ma prima visitate il borgo medioevale di San Ponzo e le sue grotte, fate un salto all’Osservatorio planetario astronomico Cà del Monte e infine godetevi in tutto il suo splendore la città di Varzi.

Se invece è Varzi il vostro punto di partenza, potete salire verso il Passo Penice e passare in Emilia Romagna per visitare la graziosa Bobbio. Se invece volete rimanere in Lombardia potrete dirigervi verso il Passo Brallo, il Castello di Oramala, il Castello di Pietragavina, quello di Zavattarello.

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