Durante il mio ultimo viaggio a Londra, nel febbraio del 2026, ho potuto visitare alcuni luoghi incredibili non inclusi nelle classiche rotte turistiche: lo sapete, la vostra vagabonda cerca sempre di uscire dagli schemi e di vedere posti eccezionali dove spesso è la Natura a essere protagonista. Così è stato ai Kew Gardens, i protagonisti di questo articolo!
Siete pronti a scoprirli con me?
Let’s go!
Dove: Kew – Richmond – Londra
Cosa troverete in questo articolo
Storia dei Kew Gardens
I Kew Gardens sono tra i più famosi e spettacolari giardini botanici della Gran Bretagna e del mondo. Situati tra Richmond upon Thames e Kew, si trovano a circa 10 chilometri a sud di Londra e sono raggiungibili facilmente in automobile e tramite la metropolitana.
I Kew Gardens
Nati come giardino esotico della Kew House di Lord Capel di Tewkesbury, furono ampliati dalla Principessa Augusta (periodo in cui venne costruita la suggestiva pagoda cinese) e da Re Giorgio III a cui si deve, tra le altre cose, la costruzione della Dutch House, rinominata oggi Kew Palace.
Nel 1840 i giardini acquisirono ufficialmente lo status di Orto Botanico nazionale e sotto la direzione di William Hooker la superficie venne ulteriormente incrementata raggiungendo i 30 ettari a cui oggi si aggiunge l’Arboretum per un totale di 130 ettari.
Kew Gardens: Il giardino zen
Facendo un salto temporale si giunge all’età contemporanea: nel 2000 i Kew Gardens si fecero promotori e coordinatori del Millennium Seed Bank Project, il progetto di tutela della biodiversità dei semi all’interno dell’omonima banca del germoplasma, in cui sono custoditi più di un miliardo di semi!
Dal 2003 i meravigliosi Kew Gardens sono stati proclamati Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Kew Gardens: la Dutch House
Le collezioni dei Giardini Kew
I Kew Gardens sono oggi uno dei luoghi più importanti per la ricerca botanica nel mondo, un luogo dove i giardinieri professionisti possono sperimentare tecniche di coltivazione e una zona ricca di biodiversità. Al loro interno ospitano le seguenti strutture:
- Le grandi serre: suddivise in Palm House, Temperate House e Princess of Wales Conservatory
- Le serre minori come la Waterlily House, la Evolution House, la Bonsai House e la Alpine House
- La Grande Pagoda
- Il Museum No.1
- La Marianne North Gallery
- La casa giapponese Machiya
- L’Herbarium
A oggi i Kew Gardens si estendono su di una superficie di 130 ettari e comprendono oltre 40.000 varietà di piante: l’Arboretum ospita circa 14.000 alberi compresi alcuni esemplari storici di Quercus castaneifolia e Sophora japonica. Quest’ultimo, degno di nota e conosciuto come Pagoda Tree, è uno degli alberi più affascinanti di tutti i giardini dato il suo tronco adagiato su di un lato e curiosamente intrecciato. Si tratta inoltre di un vero “saggio anziano”, infatti è stato piantato nel 1760!
La Grande Pagoda dal Giardino Zen
La Palm House ospita molte specie di palme e di cicadi, di cui alcune molto rare, mentre la Temperate House ospita in assoluto la pianta più rara dei Kew Gardens, ovvero uno dei pochissimi esemplari superstiti di Encephalartos woodii, purtroppo estinta in Natura.
Nella Princess of Wales Conservatory sono ospitati altri importanti esemplari come l‘Amorphophallus titanum, la cui gigantesca infiorescenza, alta oltre 3 metri, è la più alta di tutto il regno vegetale.
La Palm House
Curiosità sui Kew Gardens
Un luogo eccezionale come questo non può che essere oggetto di alcune curiosità tratte dalla cultura pop:
- Nei videogioco MediEvil 2 per Playstation e Sherlock Holmes: Crimes & Punishments i Kew Gardens costituiscono l’ambientazione di un livello di gioco.
- Nel febbraio del 1913 la Tea House fu bruciata dalle suffragette Olive Wharry e Lilian Lenton durante una serie di attacchi incendiari avvenuti a Londra.
- I Kew Gardens sono citati nel brano The Return of the Giant Hogweed dei Genesis.
La Temperate House dal camminamento interno
La mia visita ai Giardini
Ormai mi conoscete, in ogni mio viaggio cerco sempre di inserire un luogo dedicato alla natura e alla biodiversità: non sempre nelle grandi città ciò risulta possibile, ma Londra sa il fatto suo e lo dimostra con i Kew Gardens. La prima volta che ne ho sentito parlare è stato durante il corso di botanica sistematica che ho frequentato durante i miei studi: si trattava di un luogo “mitico”, reso addirittura immortale durante il corso di Conservazione della Flora durante il quale ho conosciuto la realtà della Millenium Seed Bank, strettamente correlata ai Gardens. Se poi pensiamo anche che ho lavorato per un breve periodo presso la banca del germoplasma di Pavia beh… questo luogo per me ha assunto un significato ancora più pregnante e vivo.
Helleborus orientalis – Giardino d’inverno – Kew Gardens
Ecco perché durante il mio primo viaggio a Londra degno di nota non poteva mancare una visita qui, alla Mecca dei botanici e dei giardinieri!
Dopo una lauta colazione io e Marito Moribondo ci siamo diretti verso la metropolitana che ci avrebbe condotto proprio ai Kew Gardens: dalla fermata di Aldgate East con la District Line (verde) siamo giunti in circa un’ora ai Kew Gardens, distanti circa 10 minuti a piedi dall’omonima fermata della metropolitana. Nonostante il meteo non fosse proprio dei migliori ha retto per tutta la mattinata fino all’ora di pranzo consentendoci di esplorare con la dovuta calma i giardini. Inoltre, seppur fosse presente una certa quantità di pubblico, i giardini sono talmente estesi che non abbiamo mai sentito la sensazione di calca o di oppressione.
La Temperate House e gli imponenti cedri.
Accedendo dal Victoria Gate si ha subito l’impressione di trovarsi di fronte a un parco cittadino e numerosi sentieri e percorsi permettono una visita capillare e completa. Malgrado i numerosi tentativi di marito Moribondo di seguire un percorso definito io non ho potuto fare a meno di farmi travolgere dal mio entusiasmo che mi ha portato a immortalare in maniera compulsiva numerose specie botaniche: il giardino invernale, tra i primi luoghi incontrati, era nel pieno del suo splendore, con numerose piantine fiorite che rendevano allegra e spensierata la collinetta su cui è situato.
La mostra fotografica dedicata alla Natura
Personalmente ho molto apprezzato anche la mostra fotografica allestita all’aperto dedicata alla botanica: non solo i Kew Gardens, ma anche le rigogliose foreste pluviali e quelle temperate sono state protagoniste di questa esposizione assai interessante!
Marito Moribondo, ormai rassegnato, non ha potuto fare altro che assecondare la mia contagiosa euforia: fino a quando il meteo non fosse peggiorato avremmo cercato di visitare il maggior numero di mete possibili senza seguire pedissequamente un unico percorso prestabilito. Nel corso della mattinata ci siamo dunque dedicati agli esterni, mentre nel pomeriggio abbiamo visitato le mitiche serre. Alcune di queste, purtroppo, come la serra dei bonsai, erano chiuse per manutenzione: un’occasione in più per tornarvi!
Centinaia di Crocus sp. fioriti nei prati dei Kew Gardens
Lo spirito della foresta
Durante la nostra tranquilla e spensierata passeggiata, assorti tra i nostri discorsi e con un po’ di malinconia (il viaggio era giunto al suo ultimo giorno) ci siamo imbattuti in uno spirito della foresta: una giovane volpe è sbucata dai cespugli e si è fermata davanti a noi, scrutandoci con occhi vispi. Dietro di noi un gruppetto di visitatori inglesi stava facendo capolino e mentre io ero totalmente in preda allo scatto convulsivo delle fotografie Marito Moribondo ha gentilmente chiesto loro di fermarsi e di abbassare la voce così da non spaventare questa presenza effimera e così com’è sbucata la volpe è sparita tra la vegetazione rigogliosa. Gli inglesi ci hanno lanciato degli sguardi misti tra l’incredulità e il fastidio e ci hanno spiegato che per loro è normale vedere le volpi e che anzi queste non sono una presenza gradita in quanto spesso rovistano tra la spazzatura.
Volpe rossa maschio ci osserva incuriosita
Lasciati proseguire io e Marito Moribondo ci siamo letteralmente abbandonati a una discussione dedicata alla fauna urbana e all’inurbamento progressivo che porta anche questi predatori ad avvicinarsi alle case: certo, se i rifiuti vengono lasciati incustoditi gli animali ne sono attirati e possono verificarsi degli incontri spiacevoli. Tutto però sta nel trovare un equilibrio, abbandonando la nostra visione antropocentrica del mondo.
Edgeworthia chrysantha – ovvero il bastone di San Giuseppe
Two is meglio che one
Galvanizzata dall’apparizione della volpe e felice di essere attorniata non solo da un indefinito numero di piante, ma anche da scoiattoli, cinciallegre e oche selvatiche, ci siamo diretti al grande lago che ospita moltissimi uccelli acquatici: aironi, germani reali, folaghe e gallinelle hanno trovato qui un ambiente accogliente e ospitale. Mi ha fatto molto piacere osservare come nessuno dei visitatori infastidisse gli animali e come questi fossero abituati all’umana presenza, tanto da avvicinarsi ma non in cerca di cibo: semplicemente non considerano una minaccia chi entra in questi giardini, e ciò mi ha davvero rincuorata.
All’ennesimo tentativo di intraprendere un percorso seguendo un senso logico e al mio conseguente diniego ci siamo ritrovati su di un sentiero punteggiato da camelie e rododendri quando all’improvviso…
Una coppia di volpi era sdraiata a bordo strada.
Tranquilla.
Pacifica.
Totalmente immersa nel verde.
É stata dura trattenere un urlo di gioia e ho trascorso i seguenti 10 minuti abbondanti a scattare fotografie cercando di non disturbare la coppia: visto il periodo (Febbraio NdR) si trattava sicuramente di una coppia riproduttiva, tantopiù che i due esemplari erano effettivamente maschio e femmina ed erano intenti a scambiarsi effusioni e grooming. I loro occhi sembravano parlarmi: tondi e foschi, gli occhi di un predatore, ma non di un assassino. Le volpi sono tra i mammiferi della fascia temperata, insieme ai tassi e agli istrici, che più apprezzo. Non è facile scorgerle nelle nostre zone e purtroppo mi capita spesso di vedere i loro corpicini schiacciati sulle strade: un colpo al cuore ogni volta.
Coppia di volpi rosse
Qui invece sono una presenza costante e ben nutrita e i Kew Gardens sono diventati la loro casa, un luogo protetto dove le prede non mancano e dove è possibile crescere i cuccioli senza temere altri predatori.
La femmina della coppia di volpi rosse ci scruta tranquilla.
Il pranzo e la visita alle serre
Ancora euforici per la vista delle volpi non ci siamo nemmeno accorti che il meteo stava cambiando: in Gran Bretagna è infatti molto volubile e la pioggia è sempre in agguato. Così, affrettato il passo, ci siamo diretti appena in tempo al ristorante situato nell’orangerie: qui grazie a una scelta varia e a un buffet stagionale abbiamo potuto ristorarci mentre all’esterno il forte vento ha minacciato di far cadere gli ombrelloni. Non è stato facilissimo trovare il posto in cui sedersi, ma non ci è dispiaciuto affatto condividere il nostro tavolo con tre arzille vecchiette, vestiste di rosa e beige, con golf e camicette floreali, pronte ad abbinare cappuccino a patatine fritte con nonchalance. Divertiti abbiamo ascoltato i loro pettegolezzi e ci siamo gustati il curry di pollo con riso basmati al gelsomino e una fetta di torta al cioccolato. Grazie alle ampie vetrate dell’orangerie si gode della vista dei giardini e si percepisce un’atmosfera spensierata e ospitale.
Helleborus argutifolius nel giardino invernale
Come è arrivato così il temporale se ne è andato, lasciato un profumo di erba bagnata nell’aria: abbiamo subito colto l’occasione per visitare le serre, sfruttando la luce che pian piano faceva capolino. Siamo partiti dalla serra tropicale, ovvero la Palm House: imponente e con un’architettura solenne è davvero un rifugio per moltissime specie vegetali.
Sterlitzia reginae in fioritura
Sia questa che la Temperate House sono dotate di alcune scale a chiocciola in ferro battuto che consentono di raggiungere una passerella sopraelevata che regala la vista della serra dall’alto. Un cambio di point of view eccezionale che ci ha permesso di apprezzare ancor di più questi luoghi!
Viste le decorazioni delle scale e delle passerelle la mia mente subito è corsa indietro nel tempo e ha immaginato le nobildonne con gli ombrellini e i loro stivaletti percorrere queste balaustre, in compagnia di gentleman con i baffi e i favoriti.
Una delle scale a chiocciola della Palm House
Mi sono sentita un po’ così, come un’esploratrice, una sorta di Jane Porter nella giungla, con il suo abito a balze e i guantini: un’immagine irresistibile.
Qui le piante crescono più rigogliose che mai e le grandi e affilate foglie schermano la luce, creando un habitat perfetto per tutte quelle nemorali che hanno bisogno di luce filtrata. Sembrava proprio di essere tornata in Uganda e di respirare l’umidità della foresta pluviale.
Non meno intrigante è stata la serra dei climi temperati che ci ha permesso di riconoscere alcune essenze nostrane oltre che una flora asiatica o americana molto variegata: qui si trova anche una piccola collezione di piante carnivore che personalmente adoro e coltivo con passione. É stato molto affascinante osservare le Sarracenie con i loro ritti steli e gli opercoli, pronte ad attirare gli insetti ignari nelle loro trappole.
Alcune piante carnivore ai Kew Gardens
Goodbye, Kew Gardens!
Cogliendo l’occasione del sole che faceva capolino illuminando i nostri occhi ancora affamati di bellezza abbiamo raggiunto altri luoghi simbolo come la Treetop Walkway che ci ha permesso di ammirare la maestosità dei giardini dall’alto: questa passerella, raggiungibile tramite una scalinata e un’ascensore, permette di toccare il cielo con un dito e godere di una splendida vista sopraelevata del parco e delle sue meraviglie.
Tra i viali dei Kew Gardens
Nonostante la nostra accurata e ricca visita ci siamo resi conto di aver visitato forse metà di tutti i giardini, ma il tempo a nostra disposizione stava ormai per concludersi. La struttura avrebbe chiuso a breve e alcune nubi minacciose ci avvertivano che sarebbe stato meglio rientrare in hotel.
Rhododendron macrophyllum in fiore
Il tempo di scendere dal Treetop ed ecco un altro incontro fortuito con una volpe maschio: l’abbiamo seguita senza disturbarla lungo il suo percorso fatto di annusatine al terreno, marcature e sguardi curiosi. Mantenendo sempre una distanza tale da non arrecare alcun fastidio, ci siamo sbizzarriti nel filmarla e fotografarla.
Il Treetop Walkway permette di avere una visione completa dei Kew Gardens
Seguendo uno dei numerosi sentieri siamo infine giunti al negozio dei Kew Gardens: qui un’enorme folla si era riunita per acquistare qualcosa prima di salutare gli splendidi giardini, in particolare le orchidee, visto il festival presente dedicato (che purtroppo non siamo riusciti a vedere). Ero davvero tentata di acquistare qualche piantina, ma non sarebbe stato possibile portarle in Italia con facilità, quindi mi sono dedicata ad altri tipi di souvenir, come semini per il mio giardino.
Sfumature ai Kew gardens: il temporale fa capolino
Nemmeno il tempo di uscire dal negozio che un altro violento temporale si stava abbattendo su di noi: il vento pareva ululare e ci intimava di tornare a casa. Con un passo spedito abbiamo raggiunto la fermata della metropolitana a tempo record e ci siamo fermati alla panchina ad aspettare il treno, carichi di emozioni positive e con un sorriso smagliante nonostante il diluvio.
Donna Vagabonda ai Kew Gardens

