Praga è una capitale ricca di cultura, storia, luoghi unici ed eccezionali: in quanto ai musei è una città pulsante e sempre pronta a mostrare il suo passato, il suo presente e il suo futuro, ma anche le sue peculiarità. Se si giunge in questa capitale non ci si può dunque esimere dal fare visita a un museo tanto unico quanto bizzarro: il Museo delle Macchine del Sesso.
Attenzione: l’articolo contiene del contenuto erotico e potrebbe non essere adatto a minori di 18 anni.
Il Museo delle Macchine del Sesso di Praga
Il Museo delle Macchine del Sesso di Praga nasce dall’idea di un nostro connazionale, Oriano Bizzocchi, in maniera quasi casuale: da sempre appassionato di curiosità e di oggetti stravaganti, Bizzocchi voleva aprire un “Museo dei Guinness” ma, a causa di alcune problematiche, il progetto non venne realizzato e così si buttò a capofitto in una nuova avventura che avrebbe dato vita al Museo delle Curiosità di San Marino, ancora oggi aperto. É proprio nella ricerca di reperti insoliti che l’imprenditore si imbatte in alcune collezioni piuttosto bizzarre: alcuni vibratori elettrici per la cura dell’isteria e altri oggetti inerenti il mondo variegato e multiforme della sessualità.
Fu un vero e proprio segno del destino: è così che questo eccentrico appassionato decise di acquistare un palazzo del’600 nel cuore della Praga storica e di trasformarlo in un museo (unico al mondo) che ha aperto al pubblico nel 2001.
Pian piano il museo attirò visitatori da tutto il mondo, un po’ incuriositi e un po’ desiderosi di divertirsi: il successo è stato travolgente e ancora oggi questo museo è uno dei più gettonati della capitale.
L’esposizione del Museo delle Macchine del Sesso
Al contrario di quello che si possa pensare quando ci si imbatte in questa realtà, il Museo conserva numerosi articoli unici e sopravvissuti alla cattiveria del tempo: con 350 reperti e un’esposizione che si sviluppa su 600 metri quadrati (tre piani totali), il museo si prefigura come un punto di riferimento per la storia della sessuologia ma anche per la medicina e non solo. Al suo interno infatti sono ospitati reperti che rappresentano un vero e proprio spaccato di abitudini e vizi di epoche passate, ma anche del presente: varie macchine del sesso, lingerie ottocentesca, statue e figure erotiche, maschere e oggetti per il bondage, vibratori e strumenti erotici delle origini. Il museo non si prefigura dunque come semplice “passatempo turistico”, ma anche e soprattutto come un’opportunità per sbirciare nel passato, una panoramica sul mondo della sessualità dall’antichità a oggi, mostrando come il concetto di erotismo si è evoluto attraverso i secoli e nelle diverse culture.
La mia visita al Museo delle Macchine del sesso
Come ben sapete ogni volta che viaggio seguo un itinerario ben preciso e scandito deciso dopo giorni di minuziosa programmazione e stesura: mi avvalgo di guide, articoli sui blog, opinioni di altri viaggiatori, tutto ciò da cui posso attingere per rendere il mio viaggio unico e particolare. Ebbene, sul Museo delle Macchine del Sesso non avevo a disposizione un granché, forse perché ritenuto un luogo “commerciale” e senza valenza storica, o forse perché essendo vietato ai minori di 18 anni non ha un pubblico molto vasto. Fatto sta che appena ho scoperto della sua esistenza ho voluto a tutti costi inserirlo nell’itinerario rischiando il salto nel buio: era qualcosa di goliardico e senza alcuna valenza? O piuttosto era un luogo di storia e cultura? Ebbene la seconda ipotesi è stata confermata.
Ho visitato questo museo in compagnia di Elena, carissima amica e collega che vive a Praga da qualche tempo ma che non aveva ancora avuto occasione di esplorare questo incredibile luogo: è così che dopo una lauta cena ci siamo dirette alla meta senza alcuna vergogna o pudore quanto piuttosto con tanta curiosità, non avendo idea di cosa avremmo trovato veramente…E non potevamo trovare niente di meglio rispetto alle nostre aspettative!
Teatrino di fine ‘800 riproducente un bordello dell’epoca
Sono infatti numerosi gli oggetti e gli strumenti che mostrano un’evoluzione chiara e netta del concetto di sessualità ed erotismo: dal trionfo del pene come simbolo di fertilità (simbolo comune soprattutto in Asia, in particolare in Giappone) ai corsetti stretti e steccati con i fanoni dei cetacei dell’Era Vittoriana europea, dai primi oggetti usati come intrattenimento erotico (come lo splendido teatrino originale di fine ‘800 con figure impegnate in un amplesso) ai vibratori elettrici sviluppati per la cura dell’isteria femminile, e ancora strumenti per prevenire imbarazzanti flatulenze durante un rapporto sessuale o strumenti di protezione da stupri e molestie. Insomma, in questo museo non ci sono soltanto oggetti erotici che possono incuriosirci o divertirci, ma veri e propri reperti storici in grado di farci comprendere come la sessualità sia stata “trattata” durante i secoli all’interno di diverse culture.
Al piano terra è poi possibile visionare alcuni filmati erotici del Cinema delle Origini: questi documenti visivi sono assai importanti per la storia della cinematografia e ci fanno comprendere come il cinema erotico sia cambiato nel giro 120 anni, così come i canoni estetici, totalmente diversi rispetto a quelli di oggi.
Non possono poi mancare i prezzari originali di alcuni bordelli italiani esposti all’imbocco della scala che conduce ai piani alti del museo: questi manifesti, risalenti agli anni 40′ del 1900 mostrano con dovizia di particolari i prezzi delle “prestazioni” e le regole che dovevano rispettare i clienti.
Chiaro che non possono poi mancare oggetti decisamente più goliardici come ad esempio la sedia che indica “quanto è calda una persona” o alcuni arnesi sessuali decorati con fiori o colori sgargianti: del resto fanno parte del folklore che circonda da sempre l’erotismo.
Ogni oggetto esposto è corredato da una didascalia e da una spiegazione in più lingue (anche in italiano) e ciò mi ha permesso di comprendere al meglio ciò che stavo osservando. Ciò che mi ha definitivamente confermato che questo museo è tutto fuorché solo goliardico è il pubblico presente quella sera: la maggior parte erano coppie mie coetanee, dai 30 ai 50 anni, quasi tutte straniere (tedesche soprattutto), assai interessate alla realtà e ai reperti esposti. Nessuno ha mostrato comportamenti fuori luogo: certo, la risata scappa e i selfie sono d’obbligo, ma la particolarità di una simile realtà si poteva respirare anche nell’interesse e nel coinvolgimento che si poteva respirare nelle sale. Il museo è vietato ai minori di 18 anni per i temi trattati ma davvero non aspettatevi nulla che possa dare scandalo: credo infatti che si tratti più di una tutela verso i minori che farebbero fatica a comprendere il senso di questo luogo.
Visitarlo con Elena mi ha divertito ancora di più: entrambe eravamo incuriosite da molti oggetti e spesso abbiamo disquisito su come potevano essere utilizzati o come veniva visto il loro utilizzo nelle varie epoche. Se ripenso al teatrino ad esempio mi chiedo come poteva essere visto l’erotismo tra il 1800 e il 1900, sia tra i popolani che tra gli aristocratici: avevano lo stesso modo di esprimere la loro sessualità? Era più libera o più restrittiva rispetto a oggi? Cosa era considerato erotico e cosa no? A queste domande il museo ha saputo rispondere egregiamente, senza pregiudizi e intrattenendoci. É stato davvero uno splendido momento condiviso con la mia cara amica Elena, dopo ben tre anni che non ci vedevamo e resterà un momento che serberò con piacere per sempre.
Consiglio vivamente la visita di questo museo che saprà mostrarvi come è cambiato l’erotismo nel corso dei secoli: uno spaccato di storia davvero unico!
Informazioni utili
Il Museo delle Macchine del Sesso si trova a Praga a Melantrichova 18, in pieno centro storico.
I minori di 18 anni non sono ammessi e può essere richiesta l’esibizione di un documento di identità.
Il costo dei biglietti è il seguente:
Czk 250 adulti, Czk 200 gruppi di oltre 6 persone, Czk 150 studenti (previa esibizione di un documento).
Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale.

