La cultura giapponese ha permeato la mia infanzia e, da quel momento, tutta la mia vita: il discorso non vale solo per me, ma anche per migliaia di persone che tra gli anni ’80 e i primi del 2000 sono cresciute mangiando “pane e Dragon Ball” (per essere riduttivi).
Parlando con i miei coetanei (io sono classe ’92 per chi non se lo ricordasse) tutti o quasi abbiamo il sogno di visitare il Giappone: non è solo per la questione “anime e manga”, ma proprio perché questo Paese è entrato di forza nelle nostre case. Il boom dei ristoranti all you can eat (che di giapponese hanno poco), l’industria videoludica che ha una ben più che una solida base nel Paese del Sol Levante (pensiamo anche solo ai grandi marchi come Sony e Nintendo, entrambi nipponici), la tecnologia e gli elettrodomestici (date una rapida occhiata in casa vostra, quanti strumenti elettronici o apparecchiature giapponesi avete? E spesso non ce ne rendiamo conto), e poi, ovviamente, il comparto cinematografico, l’animazione e le fumetterie, un tempo rare e sparute, ora una realtà affermata nelle nostre città (Pavia ne conta più di una).
Con questo articolo, ironico e scherzoso, voglio approfondire 7 Stereotipi del Giappone da sfatare: idee e preconcetti che spesso chi non è mai stato nel Paese del Sol Levante possiede e fa fatica a mettere in discussione. Siete pronti?!
Disclaimer: l’articolo non intende in alcun modo offendere nessuno nè giudicare le idee altrui. Si tratta di osservazioni da me raccolte in base alle (non) esperienze delle persone che conosco e che mi circondano. Non c’è alcun giudizio all’interno di questo né negli altri contenuti di Donna Vagabonda.
Cosa troverete in questo articolo
1. In Giappone si mangia solo sushi
Parto probabilmente dallo stereotipo più radicato in assoluto: chi non ha mai visto il Giappone o non si è mai interessato alla cultura nipponica pensa spesso che la cucina giapponese sia basata solo sul sushi, ovvero il pesce consumato crudo. Ancora peggio è chi pensa che il sushi sia poi solo di salmone o di tonno.
ERRATO!
I giapponesi, così come gli italiani, hanno una cultura gastronomica ricchissima e il momento del pasto, sia esso la colazione, il pranzo o la cena, viene preso in maniera molto seria, spesso perché sono proprio i rari momenti in cui un lavoratore può concedersi di essere sé stesso senza dover sottostare alla fortissima pressione sociale dettata dagli standard altissimi della società nipponica. Il cibo è sempre preparato con cura ed è simbolo di ospitalità: ogni famiglia infatti custodisce ricette che vengono tramandate di generazione in generazione.
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: non solo sushi – il Kyostyle Risotto proposto da Matt Restaurant a Kyoto
Di seguito vi lascio un elenco di piatti facilmente reperibili in Giappone, dal sapore intenso e gustoso:
- Tempura di verdure e gamberi: ovvero verdure e gamberi fritti in una gustosa pastella.
- Zuppa di miso: onnipresente all’interno del pasto tipico giapponese, servita calda e ricca di varianti.
- Ramen: forse il piatto più famoso dopo il sushi, composto da tagliolini in brodo arricchiti con verdure, pesce, carne e frutti di mare (anche di questo ne esistono molteplici varianti).
- Yakitori: spiedini di pollo marinati e grigliati.
- Korokke: crocchette di patate e di manzo (anche wagyu).
- Udon: spaghetti di farina di grano tenero serviti generalmente in brodo.
- Tonkatsu: bistecca di maiale impanata con panko e fritta.
- Sushi e sashimi: pesce crudo ma anche carne e frutti di mare accompagnati con riso (nigiri sushi).
- Onigiri: piccoli sformati di riso accompagnati con l’alga nori. Hanno diversi ripieni e topping, mangiati spesso come spuntino.
- Gyoza: ravioli ripieni derivati dagli Jiaozi cinesi cotti alla piastra. Il ripieno è di solito di carne e verdure ma esistono molte varianti.
- Takoyaki: uno dei simboli dello street food giapponese. Si tratta di palline di polpo e patate cotte all’interno di una piastra rotonda, originarie di Osaka ma diffusissime in tutto il Giappone.
- Okonomiyaki: si tratta di una sorta di pancake cotto alla piastra con vari ingredienti tra cui la carne e la verza. Esistono due varianti principali, quello di Osaka e quello di Hiroshima.
- Dorayaki: pancake dolci rotondi con ripieno di marmellata azuki (fagioli rossi dolci) o altre composte.
Questa è solo una breve e assolutamente non esaustiva lista di piatti che comunemente potrete assaggiare presso i ristoranti o gli izakaya giapponesi: come noi italiani, anche i nipponici considerano il cibo più che qualcosa di utile per sfamarsi e prepararlo per un ospite è una delle massime dimostrazioni di attenzione e affetto verso chi lo mangerà. Si può dunque ben dire che anche i giapponesi hanno una vera e propria ossessione, come noi del resto, per il cibo, tanto da essere disponibile h24 nei famosi konbini, ovvero piccoli minimarket che propongono un’ottima scelta culinaria, dai piatti freddi a quelli caldi.
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: non solo sushi – Gamberi fritti in pastella al mercato di Kyoto
2. I giapponesi sono chiusi e schivi
Sebbene l’etica lavorativa, soprattutto quella durissima che vige nelle aziende, imponga di essere umili, servili e di seguire sempre le disposizioni del capo, i giapponesi non sono per niente chiusi né schivi, anzi: spesso gesticolano, fanno cenno con il capo e si lasciano andare in lunghissimi “eeeeeeh” – “neeeeee” – “aaaaaaah” in segno di approvazione. Abbiamo notato un cambiamento netto di atteggiamento rispetto a chi non prova nemmeno a mettersi nei loro panni rispettando cultura e lingua rispetto a chi, come noi, ha sempre cercato di iniziare un discorso con un inchino e qualche parola giapponese: vero, la vostra Vagabonda si è preparata per questo viaggio per almeno 20 anni e ha studiato giapponese nel frattempo, ma posso ben assicurarvi che anche rispetto a Marito Moribondo, che di giapponese conosce solo poche parole come arigatou gozaimasu e sugoi, non ci sono mai stati momenti di imbarazzo o peggio di scortesia.
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: i giapponesi non sono schivi – allo Tsukiji Market di Tokyo
Non mancheranno poi i tipici vecchietti chiacchieroni che sul bus cercheranno di attaccare bottone, soprattutto se avete ceduto loro il posto o li avete aiutati a portare la borsa della spesa.
Si dice che “Paese che vai, usanze che trovi” e nel Paese del Sol Levante questo detto è davvero veritiero. Eccovi dunque qualche accorgimento per entrare in punta di piedi nell’enigmatico universo culturale giapponese che, sono sicura, vi conquisterà:
- Approcciatevi sempre con un piccolo inchino ogni qualvolta qualcuno vi rivolge la parola. Questo gesto farà capire ai vostri interlocutori che state dialogando con loro in una posizione di parità e che possono rivolgersi a voi con gentilezza.
- Ringraziate sempre (accompagnando le parole all’inchino): non dite solo arigatou, altrimenti sembrerete dei gaijin volgari, ma accompagnate il vostro grazie con brevi espressioni come arigatou gozaimasu oppure doumo arigatou. Se invece volete essere più formali utilizzate l’espressione domo arigatou gozaimasu e fate un inchino più profondo.
- Salutate sempre, anche se si tratta di un commesso che vi dà il benvenuto nel suo negozio o dell’autista del vostro autobus: potete cavarvela con un facilissimo ohayou gozaimasu la mattina, oppure se è konnichiwa durante il giorno mentre alla sera utilizzate konbanwa.
- I giapponesi sono molto servizievoli e molto spesso li troverete intenti a scusarsi: fate lo stesso, se vedete che non riuscite a comunicare o dovete chiedere un’informazione iniziate la vostra frase con sumimasen, mentre se dovete scusarvi di qualcosa potete dire gomennasai: non sono esclamazioni intercambiabili ma per darvi un’idea potete usare la prima quando dovete chiedere un’informazione e vi rivolgete a qualcuno, mentre la seconda se camminate con le scarpe sul tatami (non fatelo mai, mi raccomando) o se accidentalmente urtate qualcuno.
- Toglietevi sempre le scarpe quando entrate in casa di qualcuno: esiste nelle abitazioni un vero e proprio spazio per le scarpe chiamato Genkan, una sorta di anticamera prima di accedere all’abitazione in cui all’ospite vengono fatte riporre le scarpe. Spesso si forniscono ciabatte adatte oppure si rimane semplicemente scalzi, come all’interno dei templi. Non è solo un’usanza ma una regola che va rispettata.
- Utilizzare il cellulare in modalità silenziosa sui mezzi pubblici: non parlate ad alta voce sui mezzi pubblici, non guardate video con l’audio a tutto volume e non telefonate mai. Sui mezzi pubblici i giapponesi riposano e spesso dormono (è capitato spesso anche a me) ed essere svegliati di soprassalto da comportamenti rumorosi è considerato alquanto maleducato.
Questi accorgimenti vi basteranno per non essere considerati turisti scortesi: del resto è giusto conformarsi, a mio avviso, agli usi e ai costumi di un Paese che si visita.
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: i giapponesi non sono schivi – Kaho e la cerimonia del tè
3. Il Giappone è un Paese caro
Un altro stereotipo che inserisco nella lista dei 7 Stereotipi del Giappone da sfatare è sicuramente il costo della vita giapponese: in realtà i costi giapponesi sono allineati con quelli italiani e spesso, soprattutto se si parla di cibo, ci si stupirà del contrario. Infatti il costo della vita giapponese non è molto diverso dal nostro: lo stipendio medio annuo è forse leggermente più alto (se si parla di aziende) ma il tenore di vita è molto simile a quello italiano. Se pensiamo però ai servizi di cui possono godere gli amici giapponesi allora non può che esserci dell’invidia più o meno velata: da loro i treni arrivano davvero in orario e la pulizia è una prerogativa di ogni mezzo e perfino di ogni bagno pubblico.
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: il Giappone è un Paese caro – street food e prezzi al Nishiki Market di Kyoto
Basti pensare che con 20 euro si può cenare sia a Kyoto che a Tokyo con due hamburger di buona qualità a base di wagyu ma che si può spendere anche 300 euro a testa per il filetto di manzo Kobe. Insomma, come in Italia dipende sempre da cosa si vuole acquistare e qual è il tipo di viaggio che volete affrontare: in genere gli alimenti e i prodotti dei konbini sono a buon mercato, anche molto più economici rispetto ai minimarket nostrani, mentre sui beni tecnologici il costo è simile a quello che abbiamo in Italia.
Un discorso a parte meritano anime, manga, action figure e tutto ciò che di otaku potete acquistare: in generale i prezzi, soprattutto ad Akihabara a Tokyo, sono di molto inferiori rispetto a quelli che troverete qui. Pensate solo che una action figure di One Piece di grandi dimensioni noi l’abbiamo trovata a circa 200 euro nuova e impacchettata mentre in Italia l’abbiamo vista venduta a 700 euro: capiamo i costi doganali ma davvero se dovete acquistare questi articoli approfittatene quando siete nel Paese del Sol Levante!
4. I giapponesi sono bassi e “gialli”
Altro stereotipo che, diciamocelo, è razzista e privo di fondamento: in media gli uomini giapponesi sono alti circa 1.70-1.80 metri, altezze comunissime anche qui in Italia. Le donne, per costituzione, sono leggermente più basse ma non parliamo di misure assurde, siamo sempre intorno agli 1.60-1.70 metri, motivo per cui non bisogna generalizzare.
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: i giapponesi sono bassi – salaryman a Kyoto
Abbiamo trovato giapponesi alti, bassi e nella norma ma non possiamo assolutamente affermare che i giapponesi siano “bassi” per natura. Sarebbe proprio un pregiudizio, come lo è quello della pelle gialla: le persone hanno la pelle estremamente chiara, generalmente del fototipo I o II, esattamente come il mio (e io sono notoriamente una mozzarella che non deve assolutamente esporsi al sole, parola del dermatologo che mi ha detto che la protezione 50 è comunque poca per me).
5. É difficile orientarsi in Giappone
Questo forse era vero fino a 20-30 anni fa, ma ormai il Giappone è un Paese super turistico (pure troppo) e tutte le insegne che vi indicano le fermate dei mezzi pubblici, i cartelli stradali, i nomi delle linee e delle fermate sono scritti in doppia lingua giapponese/inglese: come se non bastasse spesso sui mezzi pubblici è anche presente la voce registrata in inglese, almeno nei grandi centri come Kyoto, Tokyo, Nara e Hiroshima.
Le altezze spropositate dei palazzi e il turbinio di persone che come un’unica massa attraversano agli incroci pedonali può mettervi a disagio all’inizio: respirate e guardatevi intorno. Oltre all’onnipresente Google Maps potete chiedere informazioni ai capistazione, al capotreno o al personale presente nelle varie stazioni, così come agli autisti dei bus: forse faranno fatica a comprendervi, anche in inglese, ma ce la metteranno tutta pur di aiutarvi, a volte accompagnandovi loro stessi presso la vostra destinazione (se non è troppo lontana).
Le città in Giappone sono costruite a misura d’uomo: le barriere architettoniche sono inesistenti se non nei palazzi storici e, anche in questi casi, il personale farà il possibile per aiutarvi, soprattutto se avete difficoltà motorie o se siete con la carrozzina. Non abbiate timore e lasciatevi guidare dal cuore (oltre che da Google Maps): e se vi perdete? Prendetela con filosofia, avete scoperto un altro angolo di Giappone, diverso dagli altri che avete visitato.
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: è difficile orientarsi in Giappone – L’affollato incrocio di Shibuya a Tokyo
6. In Giappone si beve solo sakè
Qui facciamo un balzo in avanti perché arriviamo addirittura a pensare alle bevande giapponesi che vengono irrimediabilmente inserite tutte nella categoria sakè: come per il pregiudizio legato al sushi già inserito tra questi 7 Stereotipi del Giappone da sfatare, anche qui si rischia di cadere in errore. La parola sakè ha il generico significato di “bevanda alcolica”, mentre il sakè che intendiamo noi, ovvero un liquore a base di riso fermentato, è chiamato nihonshu e lo troverete proprio inserito tra le bevande alcoliche, da gustare caldo o freddo a seconda della tipologia. Vi stupirà sapere che il Giappone offre numerose bevande alcoliche e non alcoliche, in particolare:
- Il tè, indicato come O-cha: sul tè bisognerebbe scrivere un articolo a parte dato che esistono numerose qualità e vista la sua importanza come elemento fondamentale del pasto giapponese. Ne elenco solo alcuni: Sencha, il più diffuso, Gyokuro, di alta qualità e di colore verde intenso, Bancha, dal sapore terroso, Kuicha, leggero e ideale per infusioni brevi, Matcha, pregiatissimo e in polvere, utilizzato quasi esclusivamente nelle cerimonie del tè o in occasioni speciali.
- La birra, prodotta soprattutto dai tre grandi marchi Asahi, Kirin e Sapporo. I giapponesi la preferiscono chiara e viene spesso servita negli izakaya.
- Il vino: ebbene sì, anche il Giappone ha la sua produzione vitivinicola, concentrata soprattuto sull’isola di Honshu.
- Infusi e succhi: i giapponesi amano i succhi di frutta e gli infusi, come il succo d’uva o quello d’arancia e non farete fatica a trovarli in lattina o in bottiglia presso i distributori automatici.
- Il saké: eccolo qui, protagonista del nostro stereotipo numero sei. Si tratta di una bevanda alcolica originaria proprio dal Paese del Sol Levante ottenuta da un processo di fermentazione che coinvolge riso, acqua e spore di koji. Per quanto venga spesso chiamato “vino di riso” o “grappa di riso”, il processo di produzione è più simile a quello della birra e si tratta a tutti gli effetti di una bevanda alcolica ottenuta per fermentazione.
Dunque quando visiterete il Giappone lasciatevi alle spalle questo stereotipo e assaggiate le bevande nipponiche: vi stupiranno per la loro diversità e per i gusti totalmente diversi dai nostri!
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: in Giappone si beve solo sakè – selezione di vini al Matt Restaurant
7. I giapponesi disprezzano i turisti
Ecco un’altra malelingua diffusa dai soliti faciloni che pretendono di essere “padroni” in casa degli altri: se a Nara cercate di cavalcare un cervo sarete assolutamente invitati ad andarvene. Se su un mezzo pubblico urlate o parlate con un tono di voce altissimo vi inviteranno a scendere. Se in un tempio non vi toglierete le scarpe vi chiederanno di rimanere fuori. Se continuerete a fotografare all’impazzata i luoghi sacri dove è espressamente vietato scattare fotografie vi accompagneranno alla porta.
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: i giapponesi disprezzano i turisti – scolaresca e turisti a Nara
Ma queste non sono regole di buon senso? Diciamocelo, spesso i turisti, soprattutto quelli del famoso “turismo di massa”, non badano alla sacralità di un luogo o al rispetto delle regole e quindi cercheranno, in maniera tutt’altro che velata, di imporre la loro volontà e la loro maleducazione ovunque: ma non è così anche in Italia? Non assistiamo anche noi a continui episodi di maleducazione presso le nostre città? Pensiamo a chi incide il suo nome al Colosseo o a chi corre tra le sale dei musei, o ancora a chi spinge per entrare in metropolitana sorpassandoci e magari volendo aver ragione. Per questo anche noi odiamo i turisti? No, semplicemente i giapponesi hanno una politica estremamente dura in fatto di trasgressioni e di non rispetto delle regole: pensiamo anche solo al fatto che a Kyoto le famose e bellissime Geisha non sono libere di poter passeggiare per strada o di uscire dalle loro case senza una scorta o senza infilarsi furtivamente in un taxi. Questo perché negli anni venivano strattonate per una fotografia, prese a male parole perché di rifiutavano di farsi ritrarre o peggio fermate di forza per uno scatto. La città di Kyoto ha dunque vietato a chiunque di fotografarle e di interagire con loro. Questo significa odiare i turisti?
Credetemi, i giapponesi sono molto contenti quando accolgono i turisti e cercano di essere sempre felici e cordiali ma di sicuro non “fessi”: siate educati e rispettosi e troverete soltanto gentilezza e complicità nei loro sguardi.
7 Stereotipi del Giappone da sfatare: i giapponesi disprezzano i turisti – turisti al Parco della Pace di Hiroshima
Ho voluto scrivere questo articolo per sfatare miti e menzogne sul popolo nipponico e sulla loro nazione, con ironia ma basandomi sempre sulla realtà dei fatti: il popolo giapponese è orgoglioso e disponibile e il Paese del Sol Levante è un luogo che vi farà innamorare di sé. Non fatevi spaventare dal pesce palla servito in alcuni ristoranti, o dalla presenza di omini in divisa con i bastoncini colorati che vi indicheranno con ovvietà che potete attraversare la strada sulle strisce pedonali. Non fatevi mettere l’ansia dalla metropolitana di Tokyo né dalla lingua nipponica: tornerete da questo luogo arricchiti e soddisfatti, ma soprattutto con una gran voglia di ritornarci, anche solo per la squisita cucina… Non guarderete più i ristoranti all you can eat con lo stesso sguardo, credetemi!
Prima di concludere voglio scrivervi un piccolo vademecum delle parole nipponiche che ho utilizzato in modo da comprendere al meglio questo mio articolo:

