Vorrei aprire questa piccola rubrica parlando della mia esperienza come travel blogger e come, grazie ad adessa, ho imparato qualcosa di davvero particolare: l’adattamento.
L’adattamento, già. A livello biologico è fondamentale per un organismo adattarsi al proprio ambiente per assicurarsi la sopravvivenza e l’affermazione genetica sui rivali: se pensiamo alle piante e agli animali che ci circondano notiamo infatti che ognuno di loro ha sviluppato caratteristiche peculiari che lo rendono “adattato”. Pensate alla pelliccia folta degli orsi polari per sopravvivere agli inverni rigidi o alla particolare struttura delle piante carnivore che sono riuscite ad adattarsi in ambienti poveri di nutrienti provenienti dal suolo. La specie umana è forse quella che meglio si è adattata alle condizioni ambientali, riuscendo a diffondersi in tutti i continenti e colonizzando gran parte delle terre emerse. Eppure, se pensiamo alla vita quotidiana, non è facile adattarsi alle situazioni e agli imprevisti della vita.
La prima gita fuori porta dopo la pandemia: Sabbioneta
Il COVID-19 ci ha costretto, in circa 4 mesi, ad adattarci ad una situazione nuova e sconosciuta: la presa di coscienza di un virus “nuovo” e potenzialmente letale, la diffusione di questo in Italia e nel mondo, il lockdown italiano e degli altri Paesi, la riapertura graduale e l’adozione di misure per ridurre le possibilità di contagio, i giorni odierni. E’ la prima volta nella storia dell’uomo? No, le pandemie sono esistite da sempre ed esisteranno anche senza la specie umana, eppure l’uomo tecnologico, l’uomo che sembra poter piegare la Natura a suo piacimento, ha dovuto (e dovrà) adattarsi e anche alla svelta. Se in tempi storici i cambiamenti erano più lenti, più lunghi e il tempo era considerato in maniera totalmente diversa da oggi: ci sembra di non avere mai tempo e spesso accantoniamo progetti, idee, sogni a causa della nostra percezione di esso.
Forse la pandemia ci ha insegnato a dilatare maggiormente il tempo o forse a vivere con ancora più fretta e angoscia: ognuno l’ha vissuta in modo personale, lo sappiamo. Ma che c’entra il tempo con l’adattamento? E’ meccanismo fondamentale per esso in realtà perchè meno tempo corrisponde ad una richiesta di adattamento più veloce, con un rapporto inversamente proporzionale (so che non amate la matematica ma vi basti sapere che “rapporto inversamente proporzionale” significa che all’aumentare del valore di una variabile, il valore della variabile correlata diminuisce secondo un rapporto costante, ad esempio per costruire una casa un operaio ci impiega un anno, due operai impiegano 6 mesi, tre operai tre mesi e così via).
Seconda gita fuori porta dopo il COVID-19: Villa Panza a Varese
E i viaggiatori?
Dopo questa lunga introduzione arriviamo al succo dell’articolo: come mi sono adattata in quanto viaggiatrice?
Viaggiatore, colui che viaggia, che si sposta, per un periodo più o meno lungo e più volte nell’arco temporale considerato. Un viaggiatore deve per sua natura adattarsi: certo, oggi ci sono strumenti incredibili come la “cancellazione gratuita” che permette flessibilità o i mezzi pubblici che “passano una volta ogni ora” ma che dire quando una “routine di viaggio” viene sconvolta? Ci sono viaggiatori che per abitudine ogni weekend partono o che ogni estate programmano almeno 3 viaggi, e ancora chi decide di partire e di tornare solo dopo mesi. Che è successo con il COVID-19? Come si è fatto fronte al cambiamento?
Se siete miei lettori affezionati sapete che ogni anno, a gennaio, amo pubblicare un articoli con i viaggi che andrò a fare durante il nuovo anno appena iniziato. Puntualmente qualcuno salta o viene modificato nella sua durata ma, in linea di massima, la scaletta viene rispettata: io amo programmare e ogni mio viaggio non è lasciato al caso ma viene minuziosamente programmato e organizzato, in una maniera spasmodica (non dico che questo sia il giusto modo di viaggiare, dico solo che è il mio modo di viaggiare). Per quest’anno avevo previsto di visitare Atene, il Sudafrica e l’eSwatini, di vedere Cracovia e Chişinău, di approfittare delle vacanze scolastiche per fare un on the road nei Paesi Bassi. Ebbene ho dovuto, con grande amarezza e tanto dispiacere, rinunciare totalmente a questi viaggi: maledetta pandemia? All’inizio la pensavo così e non sono mancati i momenti di sconforto e disperazione (non voglio sembrare una persona superficiale, so benissimo che “questi problemi” sono problemi da uomini e donne bianche che vivono in un Paese civile e che hanno pieni diritti, ben miseri rispetto alla malnutrizione e al lavoro infantile, o in confronto alla piaga dell’AIDS, ma siamo su un blog di viaggio e mi aspetto che chi legge sia almeno abituato a viaggiare una volta all’anno, vicino o lontano, o che per lo meno sia appassionato di viaggi), e far fronte ai cambi di programmi e alle disdette non p stato per niente facile: un giorno ti trovi a prenotare il “viaggio più interessante o incredibile che tu abbia mai affrontato” e, il giorno dopo (metaforicamente) ti ritrovi a disdire tutto, a chiudere nel cassetto le 4 guide sul Sudafrica che per Natale hai ricevuto, a veder scomparire dalle pagine più visitate quelle di Booking e di SkyScanner, a porti la domanda più domanda che non si può: “quando potrò viaggiare di nuovo?”.
Villa Toeplitz e il suo parco, Varese
Dopo il momento iniziale di sconforto e tristezza alla fine ho pensato che potevo cogliere il meglio da questa situazione e pensare di progettare viaggi diversi, magari in luoghi più vicini: l’on the road in Olanda è diventato un on the road in Lazio e Toscana, in particolare nella zona dei Castelli Romani, il viaggio in Africa si è trasformato in un tour dell’Andalusia e la visita alle due città dell’est si è tramutato in un giro alla scoperta della Costa Azzurra. Forse queste scelte sono più sicure, non lo posso sapere, ma di sicuro sono certa che siano fantastiche. Probabilmente non aggiungerò delle puntine sul mio planisfero e non vedrò nuovi Paesi entro la fine del 2020 (chi può dirlo?) ma in fondo è questo che vuol dire adattarsi: riuscire a modificare una situazione svantaggiosa in vantaggiosa e trarne il meglio per sè stessi.
Con questo articolo che cosa ho voluto esprimere in sintesi? Che le situazioni della vita ci costringono ad adattarci e forse i viaggiatori, per loro natura, sono più inclini a farlo: e dunque via, a programmare nuovi viaggi, a sognare nuove mete. Perchè comunque, per chi ha il Wanderlust, non è possibile fermarsi.
Sulle scogliere dell’Isola di May
Mi ricollego quindi al titolo di questa riflessione in libertà: un’arte, quella del viaggio, che ancora oggi riesce ad emozionare e che deve essere coltivata e amata, come tutte le arti. Ma il viaggio è adattamento e adattarsi significa anche scoprire nuovi luoghi, nuove bellezze, nuove emozioni.
Non mi resta dunque che scrivere gli articoli sulla pianificazione di questi viaggi e di partire per mostrarvi le meraviglie, italiane e non, che vedrò in questa pazza e calda estate che si prospetta: io sono pronta, e voi?

