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7 cose da non perdersi a Vienna

Vienna è una capitale vivace e molta dinamica, che può offrire un’ottima gamma di eventi culturali ed enogastronomici. Ho visitato Vienna nell’agosto del 2019 e sono riuscita a vivere a pieno una meravigliosa vacanza in pieno “spirito austriaco”. Di tutte le esperienze che ho vissuto, 7 meritano davvero di essere apprezzate anche da voi!

7 cose da non perdersi a Vienna

1 – Vedere la città dall’alto del Duomo di Santo Stefano

Se vi piace avere una visione d’insieme di una città osservandola dall’alto, allora dovete salire su una delle torri del Duomo di Santo Stefano: mentre la torre est è visitabile solo con il tour guidato, la torre ovest è accessibile previo pagamento di un biglietto (dal costo di 6 euro a persona). Una volta saliti vedrete tutta Vienna in una splendide cornice, quella del Duomo!

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2 – Mangiare un bratwurst presso i Würstelstand sparsi per la città

Chi lo ha detto che a Vienna non esiste lo streetfood? Proprio nella capitale austriaca potrete trovare veri e autentici Würstelstand, disseminati nelle zone “più calde” della città, come al Graben o presso l’Albertina: vi consiglio il Frankfurter Würst racchiuso in una morbida ciabatta con tutte le salse possibili al suo interno, una vera delizia! Per un pranzo veloce, pratico e gustoso!

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3 – Salire sulla Gloriette di Schönbrunn

Sempre a proposito di viste magnifiche, non potete perdervi il panorama dalla Gloriette del Palazzo di Schönbrunn! Potete salire sulla sua sommità senza acquistare il biglietto del castello, ad un comodo prezzo di 4,50 euro a persona direttamente acquistabile presso la struttura: da qui godrete di uno spettacolo unico, quello del castello e della sua meravigliosa città!

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4 – Assaporare la Sachertorte presso l’Hotel Sacher

Vienna è famosa per due cibi in particolare: la sua Schnitzel e la leggendaria Sacher Torte che proprio qui fu inventata da Franz Sacher per il principe Klemens von Metternich il 9 luglio 1832. L’atmosfera dell’Hotel Sacher, in pieno centro di Vienna, è elegante e raffinata e potrete decidere se gustarla nel suo dehor o al piano superiore nella sala da Té. Non vi piace il cioccolato? Tranquilli, sempre qui potrete degustare un ottimo Strudel!

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5 – Salire sulla ruota panoramica del Prater e sulla Praterturm

Il Wurstelprater è un affascinante parco di divertimenti sito appena fuori dalla zona del Ring, a Vienna. Qui potrete salire su numerose attrazioni tra cui la Praterturm, una delle calcinculo più alte del mondo alta ben 117 metri e con una velocità di 60 chilometri orari! Esperienza davvero unica e adrenalinica! Se invece preferite qualcosa di più tranquillo allora dovete assolutamente salire sulla Ruota Panoramica antica del Prater, costruita nel 1897 in occasione del 50° anniversario della salita al trono dell’imperatore Francesco Giuseppe. Da allora è diventata parte integrante del paesaggio urbano. Da qui godrete di una vista mozzafiato della città!

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6 – Visitare la Cripta imperiale

In molti vengono a Vienna a visitare i bellissimi palazzi dell’Hofburg e di Schönbrunn dimenticandosi però di visitare la Cripta imperiale sita al di sotto della Chiesa dei Cappuccini. L’imperatore Ferdinando d’Asburgo lo scelse come luogo di esequie e di sepoltura dei membri della dinastia imperiale, pertanto, nei suoi sotterranei si sviluppa un complesso di ambienti detto Cripta Imperiale (Kaisergruft o Kapuzinergruft in tedesco) che costituisce il mausoleo nel quale sono custoditi i sarcofagi di circa 150 appartenenti alla casa d’Asburgo, tra cui quello dell’Imperatrice Maria Teresa e di suo marito Francesco I di Lorena e quelle dell’Imperatrice Sissi e dell’Imperatore Francesco Giuseppe. Questa cripta è un luogo di raccoglimento e intimità, dove ancora è palpabile il rispetto per i regnanti.

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7 – Passeggiare tra i giardini del Belvedere

Il Palazzo del Belvedere fu voluto dal Principe Eugenio di Savoia come residenza estiva: questo gioiello barocco, fuori dall’area del Ring, ospita uno dei musei d’arte più importanti di tutta l’Austria. Oltre alla collezione, che dovrete assolutamente vedere, vi consiglio una passeggiata rilassante nei suoi giardini, punta di diamante dell’architettura del paesaggio barocco. Sia la parte anteriore che la parte posteriore sono di notevole bellezza e ospitano stagni e fontane di indubbia bellezza. Se volete riposarvi e godere di una romantica vista su di uno dei castelli più belli d’Europa, dovete assolutamente fare una passeggiata tra i giardini di questo palazzo!

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Queste e molte altre esperienze vi aspettano a Vienna!

Non dimenticatevi di passare dall’Ufficio del Turismo di Vienna, che ringrazio sentitamente per l’itinerario e per i riconoscimenti concessi!

Diario di viaggio: Verona – giorno 3

Cari amici e amiche, siamo giunti quasi al termine del viaggio a Verona, un viaggio ricco di emozioni, dove siamo riusciti a gustarci la leggendaria ospitalità veneta e dove il divertimento non è certo mancato.

Se non avete ancora letto il primo giorno, rimediate cliccando qui e non perdetevi il secondo giorno cliccando qui! Se invece siete interessati alla pianificazione di questo viaggio, leggete l’articolo cliccando qui!

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L’itinerario di questa giornata seguirà alcune tappe principali:

  • La Basilica di Sant’Anastasia
  • Il Duomo
  • Il Ponte di Pietra
  • Castel San Pietro
  • Il Teatro Romano
  • Giardino Giusti
  • Il Museo di Storia Naturale

Due pilastri della cristianità: Santa Anastasia e il Duomo

Ancora una volta la sveglia suona presto (non esiste che in vacanza si dorma, per buona pace di Gabriele) e dopo una bella colazione ci si mette subito in cammino verso la Basilica di Sant’Anastasia, che si trova poco distante dalla nostra base di partenza. Una volta entrati e mostrato il pass (anche qui non senza un’opportuna verifica della sua veridicità), rimaniamo subito estasiati dalla grandezza e dalla maestosità di questo luogo sacro. Verona sembra la città delle grandi Chiese ed è proprio così: in nessuna città che ho mai visitato ho visto tanta grandiosità (eccetto Roma).

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la Chiesa è in realtà intitolata al santo domenicano Pietro Martire, tuttavia è conosciuta con il nome di Sant’Anastasia dato che in questo luogo si trovava un antico edificio di culto ariano dedicato ad Anastasia di Sirmio martire sotto le persecuzione di Diocleziano.

La costruzione dell’edificio che oggi possiamo vedere ebbe inizio nel 1260 ad opera di Manfredo Roberti, vescovo di Verona, su richiesta dei frati domenicani che ancora non avevano un proprio luogo di culto. Il cantiere ebbe inizio nel 1290 e fin da subito beneficiò di numerose donazioni e lasciti testamentari, come quelli degli appartenenti ai Della Scala. Caduta la signoria scaligera i lavori ebbero dei rallentamenti ma con la ritrovata stabilità politica successiva alla dedizione a Venezia ripresero alacremente. La chiesa venne consacrata solennemente il 22 ottobre 1471 dal cardinale e vescovo di Verona Giovanni Michiel, tuttavia i lavori continuarono per oltre due secoli non arrivando mai a completare la facciata.

All’interno della chiesa si possono ammirare tele e affreschi di noti maestri della pittura veronese e non, quali: Pisanello, Altichiero, Liberale da Verona, Stefano da Zevio, Nicolò Giolfino, e tanti altri.

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Forse il motivo di tante visite è proprio l’affresco di Pisanello di San Giorgio e la Principessa, che si trova sopra l’arco della cappella Pellegrini: questa è una delle opere più famose del tardo gotico. Si tratta di un’affresco esterno alla cappella solo parzialmente conservato, di datazione incerta (tra il 1433 e il 1438 o tra il 1444 e il 1446). A causa delle numerose infiltrazioni di acqua provenienti dal tetto della chiesa, l’affresco è solo parzialmente osservabile e il restauro sarebbe davvero complicato da operare.

La Chiesa è impressionante per la sua bellezza e per la sua grandezza: il soffitto è alto e crea un’atmosfera ariosa e molto suggestiva.

Dopo aver visitato la Basilica di Sant’Anastasia, ci dirigiamo verso il Duomo, la chiesa forse più importante di Verona (anche se è una dura lotta tra San Zeno, San Fermo, Sant’Anastasia).

Purtroppo anche il Duomo ci ha presentato una sgradevole sorpresa: dopo aver verificato la veridicità del nostro documento, ci hanno dato i bigleitti senza l’audioguida gratuita (che veniva data a tutti i visitatori). Non abbiamo fatto rimostranze e siamo entrati perchè non ci sembrava il caso, anche se forse, con il senno di poi, sarebbe stato meglio far valere i nostri diritti.

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La facciata posteriore del Duomo con la scultura dell’Angelo

In ogni caso la bellezza del Duomo è indiscutibile e di sicuro siamo rimasti estasiati anche da questo luogo. Passiamo ora alla descrizione consueta: la struttura attuale sorge nel luogo in cui venne edificata, nel IV secolo, la prima chiesa cristiana della città, probabilmente ad opera di San Zeno. La struttura primordiale venne rasa al suolo dal terremoto del 1117. La costruzione della nuova cattedrale fu iniziata tre anni dopo e terminò nel 1187. Risale al cinquecento l’attuale sistemazione della facciata mentre il campanile, costruito su un precedente campanile romanico, venne rialzato fino a 30 metri da Michele Sanmicheli e solo nel primo Novecento venne portato all’altezza attuale (circa 75 metri): nonostante tutto, il campanile non è stato ancora terminato dato che manca la cuspide. Una leggenda vuole che questo sia dovuto al fatto che nessun edificio potesse superare in altezza la Torre dei Lamberti ma la realtà ci dice che è per mancanza di fondi che non venne completato (ma la leggenda rimane comunque molto suggestiva!).

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L’interno della Chiesa è diviso in tre navate da pilastri molto alti in marmo rosso di Verona che sostengono le arcate gotiche. Le prime tre cappelle di ogni lato presentano un aspetto unitario. La navata centrale è conclusa dalla cappella maggiore ed è stata realizzata dall’architetto Michele Sanmicheli. Le cappelle laterali sono arricchite da numerose sculture ed opere pittoriche, per lo più rinascimentali, la più famosa è quella con il dipinto dell’Assunzione della Vergine (1535) opera di Tiziano, mentre tra gli altri figurano molti artisti veronesi.

I veri protagonisti della storia veronese: i Romani

Dopo queste due bellissime chiese, ci dirigiamo verso il Ponte di Pietra e il Teatro romano, decidendo di visitare questo ultimo monumento prima del pranzo. A dire il vero, nella mia immensa ignoranza, non pensavo ci fosse un Teatro romano a Verona (dato che l’Arena si prende tanti meriti) e quindi quando l’ho scoperto sono rimasta un po’ sbigottita, ma non delusa affatto: se da una parte l’Arena ci testimonia una presenza romana importante, non sono nemmeno da sottovalutare la bellezza e l’importanza di questo luogo. Il Teatro romano è un teatro costruito all’aperto nel I secono a.C. presso il colle di San Pietro, all’interno delle mura romane e sulla sponda sinistra del fiume Adige. Il Teatro romano fa parte del Museo archeologico cittadino e viene adoperato come spazio teatrale durante l’estate: proprio qui viene ospitata l’Estate teatrale veronese sin dal 1948. Quest’ultimo è anche uno dei più grandi e antichi dell’Italia settentrionale.

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Ciò che possiamo osservare oggi sono i resti del Teatro originale dato che la primitiva struttura fu scossa da numerosi danni dovuti al tempo, agli eventi naturali e derivati dalla sepoltura al di sotto di edifici fatiscenti. Nel 1834 un ricco commerciante, Andrea Monga, acquistò i terreni dove un tempo sorgeva il Teatro e condusse degli scavi: la meraviglia fu tanta quando scoprì i resti. Non riuscì però a vedere compiuti i lavoro di demolizione e di scavo ma la sua opera non rimase incompiuta dato che il comune di Verona, nel 1904, acquistò la zona e li proseguì. Oggi possiamo vedere la cavea e la gradinata, molte arcate delle loggie e alcuni importanti resti della scena, oltre che i muri portanti dell’edificio scenico. Se si risale verso la sommità del colle si possono vedere anche i resti del tempio che coronava la struttura originale. Il Teatro era solo parzialmente visitabile a causa degli allestimenti che si stavano adoperando in vista degli spettacoli estivi, ma è stato comunque molto suggestivo vedere ancora una volta una traccia della magnificenza dell’epoca romana. Oltre al Teatro abbiamo visitato anche il Museo archeologico di Verona, istituito proprio qui nel 1924: non voglio anticiparvi nulla, perchè scriverò un articolo a riguardo, quindi vi racconto solo che il Museo è un importante luogo che custodisce numerosi reperti romani con circa 600 opere esposte nelle sale e con 150 altre opere esposte nella zona del chiostro esterno della Chiesa dell’ex convento qui costruito dalla congregazione dei Gesuati di San Girolamo sul colle di San Pietro.

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Dal chiostro si gode anche di una splendida veduta di Verona e in particolare del suo Ponte Pietra: il ponte è l’unico rimasto costruito nell’epoca romana ed è lungo 92,8 metri e larco 7,2 metri. Costituito da 5 arcate, di cui due sono di epoca romana insieme alla spalla sinistra, fu rimaneggiato dagli Scaligeri che costruirono la spalla destra con la soprastante torre e l’arco adiacente  e ancora dai venziani che costruirono le due arcate rimanenti con il grande tondo.

Pausa Focaccia e poi su fino a Castel San Pietro!

Se Verona continua a stupirci per quanto riguarda la sua ricchezza culturale, non può che fare lo stesso con il suo cibo e i suoi chioschetti: ancora una volta Moreno colpisce nel segno dato che ci ha consigliato un posticino davvero favoloso per mangiare una…Focaccia! La Focacceria Ponte Pietra si trova infatti a pochi passi dal Ponte Pietra e offre focacce di tutti i gusti e di tutte le misure! Assaporarla e gustarla davanti al Ponte Pietra o sulle rive dell’Adige è sicuramente una rilassante esperienza!

Con la pancia piena e un po’ accaldati ci rigiamo verso Castel San Pietro: decidiamo di raggiungerlo tramite la funicolare, dove troviamo un’addetta all’accoglienza molto simpatica e premurosa! Io poi adoro le funicolari e di solito non me ne faccio sfuggire nemmeno una durante i miei viaggi: sono stata in quella di Bergamo e in quella di Lione, ad esempio. La funicolare ci porta dunque al colle San Pietro dove è situato l’omonimo edificio militare: si tratta di una caserma asburgica costruita su un precedente fortificato, oggi però inutilizzata. L’interno è diventato un parco pubblico e il piazzale merdionale, dove arriva proprio la funciolare, è la meta preferita per chi vuole ammirare Verona dall’alto. In effetti lo spettacolo della città da questa prospettiva è sensazionale e di sicuro vale la pena salire fino a qui per vedere i tetti della bella città veneta.

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Per scendere decidiamo di non usufruire della funicolare ma di proseguire a piedi lungo la stradina stretta che ci riporta al Ponte di Pietra: a scenderla è un conto, a salirla…Beh le mi anche avrebbero qualcosa di ridire (niente in realtà di così eccezionale eh, in una  buona mezz’ora a passo lento si sale, ma purtroppo ho a che fare con due anche già compromesse quindi meglio non sforzarle più di tanto!).

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Verona in tutto il suo splendore

Tra cipressi e glicini: il Giardino Giusti e il suo Palazzo

Scesi soddisfatti, decidiamo di visitare la penultima tappa prefissata della giornata: il Giardino Giusti e il suo Palazzo.

Palazzo e Giardino Giusti non rientrano all’interno del nostro Pass dato che si tratta di beni privati ma di certo non è stato questo a farci desistere, anzi!

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Il Palazzo è stato costruito nel XVI secolo insieme all’omonimo giardino, considerato dagli esperti e non solo uno dei più belli esempi di giardino all’italiana. Durante la sua vita, il giardino fu modificato più volte e grande attenzione gli fu riservata dopo la Seconda Guerra Mondiale dato che molte piante furono stroncate dai massicci bombardamenti e dalle vicende belliche. L’aspetto della struttura che oggi possiamo ammirare è quello che gli ha donato Agostino Giusti, Cavaliere della Repubblica Veneta e Gentiluomo del Granduca di Toscana. Nel 1583 sempre Agostino insieme alla moglie Alda Malaspina trasferirono presso il Palazzo la loro residenza. Oggi sono visitabili sia l’Appartamento 900, in cui vissero i due coniugi, e il Giardino: la famiglia Giusti vi abitò fino al 1944, quando fu reso inagibile dai bombardamenti. La parte restante del Palazzo venne requisita come comando della Luftwaffe fin dal 1943. L’appartamento venne restaurato nel 1954 da Alberto e Mary Farina, che lo presero in affitto vitalizio dai Giusti e che vi abitarono dal 1954 al 1984.

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Non voglio raccontarvi di più di questo luogo storico, anche perchè, come per il Teatro Romano, vorrei dedicargli un articolo a sè: non me ne vogliate ma questi sono luoghi talmente belli e ricchi di storia che vorrei proprio venissero approfonditi sul blog, così come per il Museo di Storia Naturale, di cui leggerete qualche informazione a breve.

Il Giardino è davvero meraviglioso e ben curato, sebbene richieda una manutenzione continua: la pulizia e l’ordine devono essere sempre mantenuti e il visitatore deve trovare questo luogo sempre accogliente e a misura d’uomo. Numerose sono le aree dove possiamo sederci e rilassarci, lontani dal caos della vita ferenetica o anche solo dal traffico cittadino: i glicini profumati rendono il muro di confine una dolcezza per gli occhi e i cipressi sembrano traghettarci verso la Toscana. La vista dal belvedere, sul cosiddetto “Mascherone” per via del volto grottesco qui scolpito, mostra il giardino in tutta la sua bellezza, e non solo quello: da questa terrazza si presta anche Verona a dare il suo spettacolo di bellezza, ancora una volta.

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Non può mancare il Museo di Storia Naturale

Dopo esserci riposati all’ombra, cullati da una piacevole brezza, decidiamo, anche se con un po’ di stanchezza, di dirigerci verso l’ultima tappa di questo penultimo giorno a Verona: Il Museo di Storia Naturale di Verona. Il Museo non può mancare assolutamente: durante la mia visita a Verona del 2016 non ero riuscita a visitarlo per mancanza di tempo ma questa volta non me lo sono fatta sfuggire. Tra l’altro, Gabriele adora i musei di Storia Naturale e quello di Verona vale sicuramente una visita!

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Il Museo è ospitato presso Palazzo Pompei, uno degli edifici più importanti dal punto di vista architettonico e storico di Verona e si compone di sedici sale espositive, della biblioteca e degli uffici museali. Le sezioni toccano le più importanti scienze: la zoologia, la geologia, la paleontologia, la mineralogia. Le collezioni del museo sono incrementate  dalle numerose campagne di ricerca (floristiche, faunistiche, paleontologiche e preistoriche) svolte nel territorio veronese, in Italia e nelle missioni all’estero, da donazioni e acquisti. Il Museo ospita e conserva un patrimonio naturalistico che ha oggi una consistenza di oltre 3.000.000 di esemplari. Ovviamente non tutto il patrimonio è esposto, ma se volete apprezzarlo davvero a pieno, dovete assolutamente dedicarvi almeno due ore del vostro tempo.

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Usciti da questo fantastico museo dove siamo rimasti a bocca a parte soprattutto per la grande mole di fossili provenienti da Bolca e dal Veronese (leggete qui il mio articolo a riguardo) decidiamo di rientrare in B&B per una doccia e per un attimo di riposo: alla sera ci attende una buona cena presso il Ristorante Pizzeria Torre 5 che mi avevano consigliato e che non ci ha affatto delusi.

Con un po’ di malinconia ci apprestiamo a rientrare in camera dopo una bella passeggiata rilassante al chiaro di luna, allietati ancora una volta dalla vista dell’Arena e dai vicoli che ci riportano verso il nostro Bed and Breakfast.

Ringrazio ancora una volta lo IAT Verona – Ufficio del Turismo per la grande opportunità che ci ha riservato.

Per ulteriori informazioni e riferimenti:

IAT Verona – Ufficio del Turismo

Basilica di Sant’Anastasia

Duomo di Verona

Museo Archeologico al Teatro Romano

Giardino Giusti

Museo di Storia Naturale

Riferimenti: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice.

 

Diario di viaggio: Colonia – giorni 2 e 3

Continua il mio viaggio a Colonia, tra imprevisti e tempo incerto! La chiusura dei Musei, devo ammetterlo, mi ha colto un po’ alla sprovvista e quindi trovare qualcosa da fare, con la città blindata a causa del Carnevale, non è stato facile, ma la vostra Donna Vagabonda sa adattarsi in qualunque situazione (o almeno ci prova!) e quindi ha cercato nuovi luoghi da scoprire.

Colonia

Una piccola sorpresa

E’ domenica e fa freddo: il vento sferza il mio viso e quello di Gabriele e l’ideale sarebbe proprio un luogo chiuso da visitare, ma le opzioni sono davvero poche. Decidiamo dunque  di dirigerci comunque in centro per fare un giro della città e provare a vedere se il Duomo è aperto. Per nostra grande, anzi grandissima, fortuna, il Duomo è aperto perchè c’è la messa e finalmente riusciamo ad entrarvi, anche se, per ovvi motivi, non possiamo visitarlo a pieno: le guardie ci hanno fermato all’inizio della navata, ma riusciamo comunque a scattare qualche foto e a percepire la grandiosità di questo edificio religioso. La struttura è imponente ed il soffitto così alto trasmetto un senso di superiorità e maestosità. Estasiati, riusciamo a comprendere quanto studio e lavoro ci fossero stati dietro a questa cattedrale.

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Mezzi confortati, usciamo per vedere se almeno i negozi sono aperti e, come mi aspettavo, non lo erano affatto: la domenica in Germania è proprio sacra (come pure il Carnevale!). Spulciando su internet scopriamo però che un luogo aperto c’è: si tratta dello Zoo di Colonia. Curiosi di visitarlo, prendiamo la metro e ci dirigiamo proprio qui.

Un cambio di programma molto apprezzato!

In molte città ho visitato gli zoo e devo dire che ne sono sempre rimasta soddisfatta, soprattutto degli zoo tedeschi: dopo quello di Berlino, di Stoccarda e di Heidelberg, perchè non visitare anche quello di Colonia? Con un po’di amaro in bocca, entriamo dunque in uno dei giardini zoologici più importanti dello Stato, in attesa di ritrovare il sorriso.

Il sorriso, non si è fatto attendere dato che abbiamo subito potuto constatare che gli animali, anche qui, vivono in recinti ampi e dotati di tutti i confort da loro richiesti. Il percorso si snoda iniziando dai cammelli e dagli orsi, fino ad arrivare agli elefanti e ai pinguini. Vedere gli ospiti trattati con rispetto, coccolati e quasi “venerati” ci ha riempito di gioia. Gabriele non visitava uno zoo da quando era davvero troppo piccino e queste sono state le sue impressioni:

virgolette Lo zoo di Colonia si è rivelato una sorpresa tanto inaspettata quanto gradita. Non avendo memoria di altri giardini zoologi è stato davvero un piacere poter vedere di persona tante specie diverse ospitate in riproduzioni dei loro habitat naturali. L’intersa struttura offre inoltre l’opportunità di trascorrere una piacevole giornata a contatto con la natura a dispetto di quasi ogni condizione metereologica, regalando numerose ore di divertimento adatte ad ogni età.

Il tempo ha anche retto molto bene, non ha mai piovuto nonostante un cielo davvero plumbeo e minaccioso.

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La ricchezza faunistica è davvero degna di nota: possiamo trovare parecchi felini, come il Leopardo delle nevi (Panthera uncia) ed il Leone asiatico (Panthera leo persica), numerosi primati come il Gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) o l’Orangutan (genere Pongo), e ancora una nutrita avifauna come pappagalli, gru, aironi e anatidi. Non possiamo non menzionare le bellissime e simpatiche Giraffe reticolate (Giraffa reticulata) e gli enormi ippopotami (Hippopotamus amphibius). Le dimensioni dello Zoo sono davvero ragguardevoli e per visitarlo tutto, con spiegazione scientifiche della sottoscritta e le tante curiose domande di Gabriele, ci abbiamo messo quasi un’intera giornata! Si può proprio dire che lo Zoo ci abbia salvato in questa mini-vacanza!

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Non siamo riusciti a vedere l’acquario, che si trova proprio di fronte allo zoo, ma chissà che un giorno non torneremo ad ammirare questi meravigliosi animali proprio qui a Colonia!

Stanchi e, finalmente, soddisfatti, decidiamo di rientrare verso il centro per la cena: dato che non siamo rimasti delusi la prima volta, tentiamo ancora la sorte e ci dirigiamo verso il ristorante sotto la stazione di Schweinske per assaporare una Schweinske schnitzel e un succulento curry-wurst! Anche questa volta, il nostro stomaco ha ben gradito!

Verso la fine del nostro weekend lungo

Il weekend sta davvero per terminare, ma abbiamo deciso di ripartire verso l’Italia con un volo a metà pomeriggio, in modo da poterci godere ancora qualche ora in questa città così particolare.

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Curiosi di vedere qualche maschera e confortati da un tiomido sole che spunta, ma solo per pochi istanti, decisiamo di tornare verso il centro della città per fotografare qualche figurante: non rimaniamo delusi perchè il lunedì è il giorno delle parate e riusciamo, nel poco tempo rimasto a disposizione, a fotografare alcune maschere davvero meravigliose. Tutti i partecipanti lanciano fiori e caramelle e la folla si sbraccia nel tentativo di ricevere uno di questi premi. Anche noi veniamo catturati da questa atmosfera giocosa e festante e decisiamo di fermarci per goderci una piccola parte della parata.

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Il tempo, per noi, è però giunto al suo scadere e tornare in Italia ci mette davvero tristezza. E’ ora di salire sul treno che ci conduce all’aeroporto, per poi rimpatriare.

Conserviamo un sapore agrodolce di Colonia e ci promettiamo di rivisitarla, ma non a Carnevale!

Un’escursione in giornata: Bergamo Alta

Bergamo Alta è stata la meta di una delle mie ultime escursioni: la decisione di visitare questa stupenda città, però, è arrivata dai miei studenti. Un giorno mi dicono:”Prof andiamo in gita!” – e io contenta non mi sono tirata indietro, così hanno deciso di visitare Bergamo. Dato che avevamo solo una giornata a disposizione, ci siamo focalizzata sulla parte alta della città. Pronti, via! Itinerario alla mano e si parte!

Il 16 maggio era una perfetta giornata primaverile, non faceva troppo caldo e quindi la visita è stata proprio piacevole.

Bergamo Alta è una città medioevale, circondata da bastioni eretti nel XVI secolo durante la dominazione di Venezia e ancora oggi è una delle poche città circondata dalle cinta murarie, come Lucca e Ferrara. Questa “protezione” ha fatto sì che si mantenesse l’anima medioevale della città, che la rende unica.

Arrivati a Bergamo Alta, abbiamo visitato subito la piazza principale, cioè Piazza Vecchia: per secoli questa piazza è stata il fulcro della vita della città e ancora oggi è il simbolo della Alta. I segni di un antico potere rimangono grazie al Palazzo della Ragione e alla fontana Contarini, donata alla città nel 1780 dal Podestà Alvise Contarini, con i leoni caratteristici. Su un lato, si può osservare il Palazzo Nuovo, sede oggi della Biblioteca civica Angelo Mai.

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Piazza Vecchia, con la fontana Contarini.

Qualche foto e subito ci intrufoliamo a Santa Maria Maggiore, appena dietro il porticato del Palazzo della Ragione. Questa basilica imponente si trova in piazza del Duomo, proprio affianco all’omonima chiesa. E’ stata edificata nella seconda metà del XII secolo e all’esterno conserva ancora lo stile romanico-lombardo originale. All’interno, un tripudio di barocco incanta i nostri occhi. La chiesa mostra tutto il suo splendore, con i colori vivaci, i capitelli intarsiati, le navate tutt’altro che austere: non sembra di trovarsi in una chiesa, se non per le pitture tipicamente religiose. I ragazzi sono estasiati e mi fanno qualche domanda, concludendo che non avevano mai visto un capolavoro così. All’interno della chiesa c’è il monumento del compositore bergamasco Gaetano Donizetti, opera di Vincenzo Vela.

Usciti dalla Basilica, visitiamo il Duomo di Sant’Alessandro, dall’architettura decisamente più sobria e meno accattivante, più adatta forse ad un luogo di preghiera: l’interno si presenta con una pianta a croce latina, con una navata unica e tre cappelle per lato. Visitiamo anche le catacombe, dove riposano personalità eminenti della diocesi.

Usciti dal Duomo ci dirigiamo verso Palazzo della Ragione e facciamo il biglietto per salire sul famoso “Campanone”. I ragazzi sono entusiasti e corrono per salire per primi. E’ quasi mezzo giorno e aspettiamo il rintocco della campana, che è proprio sopra di noi: un po’ sordi ci scattiamo le foto, e facciamo quattro chiacchiere, con qualche battuta.

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Panorama.

Dopo la Torre, visitiamo il museo della storia di Bergamo Alta allestito all’interno: il museo è molto tecnologico e interattivo, con molti dispositivi che permettono di visualizzare video e contenuti multimediali.

E’ quasi l’una ed è ora di pranzo: ci dividiamo, così io e allcuni ragazzi decidiamo di mangiare una pizza, in un ristorante che si affaccia quasi sulla piazza: il Ristorante “Il Sole”. Chiediamo di pranzare in terrazza, c’è una piacevole brezza. Il pranzo è stato uno dei momenti più piacevoli, perchè ho chiacchierato con i ragazzi, e sono diventata quasi “una di loro”, grazie al coinvolgimento nelle loro conversazioni sulle loro peripezie. Tra risate e buon cibo, scappa veramente il tempo.

Finito il pranzo ci riuniamo a tutti gli altri e ci dirigiamo verso l’ultima tappa del viaggio: il Museo di Scienze Naturali “Enrico Caffi”. Il museo è nato nel 1871 e ospita più di un milione di reperti, tra animali tassidermizzati, fossili, rocce e minerali. Tra le collezioni principali spiccano la collezione lepidotterologica di Antonio Curò (circa 12.000 esemplari), la Raccolta ornitologica di Gabriele Camozzi Vertova, e la Raccolta Malacologica di Giovanni Piccinelli.

Da buona naturalista cerco di fare da guida, illustrando i reperti e descrivendo ciò che osservavamo. I miei occhi sprizzavano gioia, ero proprio nel mio mondo. Il museo non è affatto piccolo e per visitarlo bene occorrono almeno 2 ore, ma noi non abbiamo tutto questo tempo a disposizione e molte parti vengono viste velocemente.

La parte paleontologica è forse quella che colpisce di più, con lo scheletro di Allosaurus fragilis intero e con i fossili del Triassico della zona bergamasca, tra cui l’ Eudimorphodon ranzii.

Finita la visita, ci avviamo verso il pullman, attraverso la funicolare. Siamo tutti soddisfatti e contenti, la giornata è stata bellissima e Bergamo Alta è assolutamente da visitare almeno una volta.

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: maggio
  • Durata: mezza giornata
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: sì, con la scuola.
  • Adatto a famiglie e bambini: sì