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Diario di viaggio: Scozia – Giorno 4

Ed eccoci giunti al quarto giorno in terra scozzese, tra meteo ballerino e meravigliosa natura che ammalia e rapisce. Dopo la pessima cena e la serata tranquilla passata a Stonehaven è ora di dirigerci verso Aberdeen, una delle città più importanti della Scozia. La nostra meta tuttavia non sarà solo Aberdeen ma anche alcuni castelli non distanti da questo grosso centro abitato, vale a dire il Fraser Castle e il Craigievar Castle. Non mi resta che mostrarvi la cartina e chiedervi di accompagnarmi in questo nuovo e rocambolesco giorno in Scozia!

Dopo aver salutato la gentile Eilean e il nostro piccolo e modesto guesthouse (ma fornito di ogni comodità), saliamo in auto per dirigerci verso Aberdeen, ancora più a nord. Tuttavia non ci fermeremo immediatamente qui ma proseguiremo verso il primo castello che vogliamo visitare: il Fraser Castle.

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Il Fraser Castle è solo il primo castello che vediamo nell’Aberdeenshire. Il cielo, già fosco dalle prime ore del mattino, non lascia presagire nulla di buono ma ormai siamo abituati alle sue bizze e quindi non ci facciamo scoraggiare, pensando al fatto che comunque saremo all’interno del castello per buona parte della mattinata. Giunti al castello lasciamo l’automobile presso il parcheggio privato del luogo (a pagamento) e ci dirigiamo verso il magnifico maniero, costruito nel 1455 ma riammodernato tra il 1575 e il 1635. Fraser Castle colpisce subito il nostro occhio per il suo colore grigio e la sua imponenza che si spinge verso l’alto: una struttura compatta, geometrica e che trasuda molta austerità.

L’edificio originale era costituito da un fortilizio costruito per volere di Thomas Fraser e chiamato Castle of Muchil-in-Mar. La tenuta era di proprietà del Clan Fraser da quando il Re Giacomo III gliela donò, il 29 ottobre del 1454. Di questo castello originale non restano che le fondamenta in quanto nel 1575 Michael Fraser di Stoneywood lo ricostruì trasformando l’edificio totalmente e impostandone uno con pianta a “Z”. Purtroppo Michael Fraser non vide la sua opera terminata in quanto morì nel 1588. L’opera di riammodernamento proseguì sotto la guida del figlio Andrew e i lavori terminarono nel 1636 a causa dell’osticità del progetto originale. Il nome “Castle Fraser” venne ufficialmente dato nel 1695.

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Nel 1795 il castello venne di nuovo riammodernato, questa volta grazie ad Elyza Fraser che commissionò la realizazzione del giardino e del laghetto a Thomas White.

L’ultima opera di restauro risale al 1814 e fu portata a termine dal Colonnello Charles Mackenzie Fraser.

Il castello oggi fa parte della rete di castelli di proprietà e gestiti dalla National Trust for Scotland: si tratta di un’organizzazione benefica scozzese dedita alla conservazione e alla tutela del patrimonio culturale e naturale della Scozia. Il suo impegno e la sua volontà sono di certo ammirevoli e questo lo posso confermare dopo aver visitato numerosi siti riconducibili a questa organizzazione. Come in tutti i siti facenti parte della National Trust for Scotland, il biglietto comprende la visita guidata, senza la quale non si può visitare gli interni del castello. Così, assieme a due canadesi, due svedesi, un’irlandese e tre tedeschi inizia il mio tour rigorosamente in inglese con forte accento scozzese: mio padre, dal canto suo, non conosce l’inglese e dunque io sarò la sua traduttrice (per questa e molte altre visite guidate).

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Il nostro accompagnatore, da vero esperto della storia del Clan Fraser e del castello, ci illustra con dovizia di particolari i vari ambienti di questo luogo e ogni tanto si lascia andare in qualche battuta bizzarra che nessuno comprende davvero a pieno….Nessuno tranne mio padre! Che sia di discendenza scozzese? Mah!

La visita, durata circa un’ora, si conclude con una foto di rito e con la visita al meraviglioso giardino, curato in ogni minimo dettaglio. Peccato solo per il cielo grigio che però ha donato un’atmosfera tipicamente “british”.

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Prima di lasciare questo splendido castello, la nostra guida ci consiglia di acquistare il biglietto cumulabile per visitare tutte le attrazioni comprese nel National Trust of Scotland: al costo di 45 sterline (invece che 55) decidiamo di fare due pass per visitare i castelli dell’Aberdeenshire. Un bell’acquisto azzeccato devo dire! Con il guadagno ricavato dalla vendita dei biglietti abbiamo così sostenuto questa preziosa oranizzazione che tanto si impegna per la conservazione di beni storici e artistici.

Sempre su indicazione della nostra guida decidiamo di visitare il Castello di Craigievar, non troppo distante dal Fraser. Per la prima volta nel nostro viaggio percorriamo alcune strade strette e un po’ sperdute tra le campagne ma questo non è niente rispetto a quello che vedremo sull’Isola di Skye…Ma di questo ve ne parlerò più avanti!

Nonostante le stradine un po’ strette, la vista rimane comunque eccezionale e il paesaggio bucolico a cui assistiamo ci riporta alla mente la tipica immagine che tutti noi abbiamo della Scozia: una terra verde, forse un po’ brulla ma incredibilmente affascinante.

Con il sole che timidamente inizia a fare capolino sulle nostre teste, giungiamo al castello di Craigievar, situato ad Alford, sempre nell’Aberdeenshire. Il castello si staglia davanti a noi come una struttura massiccia, dal colore rosato (un po’ insolito per noi che siamo abituati ai castelli italiani) e con le torrette che ricordano il tipico “castello delle fiabe”. Non è che troviamo Cenerentola qui dentro?! Beh, un po’ straniti decidiamo di avvicinarci e di recuperare i biglietti per entrare (gratuiti dato che abbiamo ora il biglietto cumulativo). La visita al suo interno è sempre guidata ma, per ragioni a noi sconosciute, non si possono scattare fotografie al suo interno, quindi vi mostrerò solo gli esterni.

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Il castello di Craigievar era la sede del Clan Sempill e della famiglia Forbes che qui vi risiedette fino al 1963, quando la proprietà fu donata al National Trust for Scotland da William Forbes-Sempill, Lord Sempill. Questo castello è un eccellente esempio dell’originale architettura baronale scozzese: la struttura venne completata nel 1626 e possiede in tutto sette piani. Fu acquistata dal mercante William Forbes, antenato dei baroni di Forbes di Craigievar dalla famiglia Mortimer nel 1610. La sua pianta è al “L” ed è famoso per i soffitti in cartongesso riccamente decorati.

Il castello in origine aveva più elementi difensivi tra cui un cortile murato con quattro torri rotonde; solo una delle torri rotonde rimane oggi. Nella porta ad arco di quella torre sono conservate le iniziali intagliate di Sir Thomas Forbes, figlio di William Forbes. C’è anche un enorme portone in ferro o un cancello che copre la porta d’ingresso che viene chiamata Yett. L’interno del castello vanta una corte che ha le insegne Stuart sopra il camino, una galleria di musicisti; una scala segreta che collega l’alta torre alla corte; la camera da letto della regina; gli alloggi dei domestici e naturalmente alcuni splendidi soffitti in stucco. All’interno vi è una collezione di ritratti della famiglia Forbes e una considerevole quantità di arredi dei Forbes risalenti ai secoli XVII e XVIII. Il castello ospita anche due ritratti originali di Henry Raeburn completi di ricevute originali.

La visita è stata molto esaustiva anche in questo caso e il castello merita davvero il nostro tempo grazie alle sue stanze riccamente colorate e variopinte. Naturalmente il mio ruolo di interprete è stato espletato anche in questa occasione ma ciò non mi pesa affatto, anzi! E’ un occasione in più per allenarmi nell’inglese e per aiutare mio papà, fido compagno delle mie avventure e instancabile complice nei miei viaggi on the road.

Terminata la visita e scattate alcune fotografie ci dirigiamo verso Aberdeen dato che lo stomaco inizia a brontolare (sono più delle 14 e quindi decidiamo di approfittare della presenza del KFC per sfamare le nostre membra). Prima però di salire in auto si scatena una maledizione che terminerà solo alla fine di questo viaggio: un paio di pantaloni comodi che ho acquistato prima di partire, e che si sono strappati già in un’occasione, si sono strappati di nuovo. Ora, io prima di buttare degli indumenti cerco sempre di ripararli o di ricucirli in qualche modo e devo dire che questi pantaloni erano davvero comodi. Dopo aver acquistato il filo e l’ago decidiamo di ricucirli sperando di riuscire a recuperarli.

Dopo un pranzo a base di alette di pollo e patatine ci dirigiamo verso uno dei pochi musei che sono riuscita a visitare in Scozia: il Gordon Higlanders Museum di Aberdeen. Io, come saprete, sono una viaggiatrice che ama visitare i musei ma in Scozia questo è stato davvero arduo a causa del fatto che gli orari, sia nostri che loro, sono stati il più delle volte incompatibili: c’è da dire che spesso i musei scozzesi chiudono alle 16 o alle 17 e questo mi fa storgere un po’ il naso dato che a quell’ora sono tanti, in media, i visitatori all’interno (se penso ai musei viennesi o a quelli tedeschi è impensabile che chiudano così presto). Un consiglio dunque: se volete visitare i musei in Scozia andateci di mattina perchè al pomeriggio rischiate di essere accompagnati all’uscita o di non poter visitare tutto il museo, come è succeso a me in questo caso (vi invito a leggere l’articolo dedicato, cliccando qui).

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Dopo aver visitato questo interessante museo, anche se in modo abbastanza approssimativo, ci dirigiamo verso il centro di Aberdeen per visitare gli esterni del King’s College. The University and King’s College of Aberdeen è un’Università fondata nel 1495 e ora fa parte dell’Università di Aberdeen. Nella parte più antica della città hanno sede gli edifici storici di questa Università, tra cui la Cappella del College. Noi non abbiamo visitato gli interni ma anche solo ammirati dall’esterno questi edifici meritano almeno una tappa del nostro tour ad Aberdeen.

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Quando studiavo alla scuola superiore ho visitato Cambridge durante una vacanza studio in Inghilterra: non dico che ci sia proprio una netta somiglianza ma questo luogo di cultura me lo ha davvero ricordato!

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Scattate le nostre foto ci dirigiamo verso Union Street, la via dello shopping: di solito non amo fare shopping ma qui si trattava di un’emergenza.

DOVEVO COMPRARE DEI PANTALONI NUOVI.

Non sono partita per la Scozia con un solo paio ma avevo per lo più abbigliamento tecnico con me e, vista la facilità con cui il meteo cambiava, dovevo evitare di rimanere a secco di pantaloni, soprattutto dopo lo strappo dei più comodi che avevo con me. Inoltre sarebbe stato difficile lavare gli indumenti e quindi rischiavo di arrivare alla fine del viaggio senza pantaloni puliti. Come fare? Beh semplice, bisognava acquistare dei nuovi pantaloni. E così ho fatto dal mitico e onnipresente Primark: il tempo di entrare, di provare e di pagare. 10 minuti e via, come il vento!

Ormai era tardi per visitare altri musei, così ci siamo diretti verso il Salvation Army e il monumento ai Gordon Higlanders.

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Con un po’ di stanchezza nelle ossa decidiamo di concederci una pausa prima di cena, con una doccia ristoratrice. Ciò che ho potuto notare negli hotel scozzesi è che proprio queste strutture ricettive non hanno il phon in camera mentre i Guest House… Sì! Non saprei proprio come mai! In ogni caso se lo chiedete alla reception dovrebbero fornirvene uno (almeno, a noi lo hanno dato). E’ comunque molto strano non trovare nelle proprie stanze il phon: un’altra stranezza della bizzarra Scozia!

Con lo stomaco che cominciava a farsi sentire, io e mio padre ci siamo messi a cercare su internet dei luoghi dove poter cenare in modo decente (memori dalla precedente esperienza) senza essere spellati vivi. Siccome avevamo voglia di mangiare anche un po’ di verdure, ci siamo trovati d’accordo entrambi nella scelta: il ristorante Harvester sembrava soddisfare le nostre esigenze…E così è stato!

Devo davvero ammettere che per essere una catena l’Harvester di Aberdeen (conosciuto qui come The Ghillies Lair in Aberdeen) mi ha veramente stupito, sia per la qualità del cibo, sia per la gentilezza dello staff ma soprattutto…Per la bellezza della location: non sembrava affatto il solito ristorante di catena, ma anzi era curato nell’arredamento e nella disposizione. Inoltre era assai luminoso grazie alla presenza di una bella veranda.

Dopo un’ottima cena a base di carne rientriamo al nostro alloggio, pronti l’indomani per un’altra fantastica giornata.

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