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Le Meraviglie della Natura: Il Lago del Predil

Durante la mia vacanza tra Friuli e Slovenia del 2018 ho potuto visitare luoghi suggestivi con una natura straordinaria. Di alcuni di questi vi ho già raccontato (se non ve li ricordate, qui trovate le cascate Savica, mentre qui il Lago di Bled e qui il Lago di Bohinj) mentre in questo articolo vi parlo di un piccolo gioiello: il Lago del Predil.

Lago del Predil

La zona di Predil (Raibl) è ricca di attività da poter svolgere, come la visita al Museo Militare Alpi Giulie oppure la visita al Museo della Tradizione Mineraria. Ci troviamo nel territorio del Tarvisiano e la sua fama lo procede: montagne dalle vette imponenti, passeggiate immerse nel verde, la storia che ancora si respira. Non potevano mancare dunque le meraviglie naturali, come il Lago del Predil.

Il lago sorge a 959 metri s.l.m. ed è di origine glaciale. Le dimensioni sono degne di nota, dato che si tratta del secondo lago naturale della regione: la sua lunghezza è di 1,5 km, la sua larghezza è di 500 metri e la sua profondità è di circa 30 metri. La sua conca, che si apre a metà circa della valle del Rio del Lago, è dominata a sud dalla Cima del Lago (Jerebica) alta 2.125 m, e a nord-est dalle Cinque Punte, con altezza di 1.909 m. All’interno del lago si trovava una piccola isoletta, relitto di un arco morenico in parte distrutto, in parte sommerso. Oggi l’isoletta è collegata dalla ghiaia alla costa ed è difficile da riconoscere, dato che somiglia più ad un tombolo.

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Le rive sono ghiaiose e qui è facile incontrare alcuni uccelli come i Germani reali (Anas platyrhynchos) e le Ballerine bianche (Motacilla alba).

Una leggenda racconta che un tempo al posto del lago ci fosse un piccolo paese, i cui abitanti erano persone insensibili e prive di buon cuore. Una notte, gelida e fredda d’inverno, un bambino e sua madre giunsero da lontano in cerca di un riparo. Bussando a molte case, il bimbo venne respinto. Solo una famiglia povera offrì loro un riparo. Il mattino dopo, come punizione, un grande lago si formò e sommerse tutto il paese, tranne la casetta della famiglia generosa, che fu risparmiata: si pensa che la casetta fosse ubicata sull’isoletta. Un racconto che forse ci vuole insegnare a non voltarci dall’altra parte se qualcuno ci chiede aiuto.

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Oltre a passeggiate rilassanti e a trekking che vi conducono verso le cime, sul lago è stato realizzato uno stabilimento nautico-balneare dotato di una zona spiaggia, di attrezzature nautiche, di giochi per bambini. E’ stata inoltre istituita una scuola di windsurf.

Il panorama è senza dubbio eccezionale e la pace regna sovrana, anche durante le calde giornate estive. I boschi di abeti e di pini che circondano il Lago del Predil mi fanno pensare agli stupendi laghi del Nord America, ma, a quanto pare, non bisogna andare così lontano per trovare questa rara bellezza.

Le mete da sogno: uno sguardo ai viaggi più belli

Ogni viaggiatore ha un luogo che vorrebbe di sicuro vedere, o anche più di uno. Sì sa, tutti sogniamo una vacanza da sogno sdraiati sulla sabbia bianca e in ascolto del rassicurante sciabordio delle onde, o una vacanza avventurosa, alla scoperta di vette inesplorate o di natura incontaminata. Ma ancora, un tuffo in una città caotica e moderna come New York o Doha. Che siano dunque mete rilassanti, selvagge o iperopopolose, tutti abbiamo un’idea precisa di “meta da sogno”.

Questo articolo nasce proprio per mostrarvi la mia idea di “meta da sogno”, illustrandovi alcune località che mi piacerebbe visitare. Non solo: alcune Travelblogger come me si sono offerte di raccontare la loro concezione di “meta da sogno”.

Siete pronti per partire con noi per un viaggio intorno al mondo?

Le mete da sogno secondo Eliana

Zanzibar

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Photo by Andre Abreu on Unsplash

Mare, natura, relax e soprattutto…Africa.

Così mi immagino la mia meta da sogno, cioè Zanzibar. Una meta anche relativamente vicina alla nostra Italia, ma dal fascino straordinario. Tutte le persone con cui ho avuto modo di parlare di questo luogo me lo hanno consigliato e descritto come “l’Africa romantica dipinta di azzurro“.

Da amante dell’Africa non potevo non presentarvi questa località. Perchè proprio Zanzibar? Sì forse è un classico della vacanza all’insegna del relax, ma questo non mi basta: Zanzibar offre la possibilità di spaziare tra mare e “Africa vera” proprio perchè si può scegliere di tornare sulla terra ferma e di fare un safari per osservare la natura maestosa della Tanzania, con leoni, iene, leopardi, gnu ed elefanti.

Non sono ancora riuscita a realizzare questo sogno, quello del safari, ma credo che Zanzibar possa offrirmi tutto ciò di cui ho bisogno: una vacanza rilassante, spiagge bianche e mare turchese, sorrisi, musica, buon cibo tradizionale ma anche avventura, scatti indimenticabili e quel romanticismo che solo l’Africa sa regalare.

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Alaska

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Photo by Anna Tremewan on Unsplash

Un’altra meta da sogno è di sicuro l’Alaska. Fin da piccola ho sempre desiderato vedere questo luogo così stupefacente, in cui anche l’uomo deve sfidare i propri limiti per sopravvivere. Terra di ghiacci, di aurore boreali, ma anche di orsi e alci. La natura incontaminata mi richiama a sè come un magnete viene richiamato al polo e io non posso rimanere indifferente a questa sua voce.

L’Alaska offre tutto ciò che un fotografo naturalistico desidera: spazi sconfinati, natura rigogliosa, panorami fiabeschi e una moltitudine di animali. C’è però un motivo che mi spinge a sognare l’Alaska come mia meta da sogno: le orche. Già, perchè forse qui, più di ogni altro luogo, è facile avvistarle in pod molto numerosi e dato che sono tra i miei animali preferiti non posso che sognare di vederli liberi in natura.

Il mio viaggio in Alaska dunque non può prescindere dalla presenza delle orche e di altri cetacei, che amo così profondamente.

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Ora scopriamo cosa ne pensano alcune Travel Blogger che hanno voluto contribuire a questo articolo, scritto a più mani.
Le Travel Blogger sono inserite in ordine alfabetico (per prima lettera del nome).

Grechina

Chloe

Pure Joy – www.bychloe.it

Hawaii

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Foto by Chloe

Ho sognato le Hawaii fin da bambina. Ricordo benissimo quando un’estate, in vacanza, giocavo con la mia “Barbie Hawaii” nel torrente di montagna immaginando chissà cosa di queste isole. Non avevo un’idea precisa, sapevo solo che erano lontane, molto lontane. E dovevano essere meravigliose.

Poi non ci ho più pensato finchè il caso ha voluto che, vent’anni dopo, quella bambina ormai donna, coronasse il suo sogno d’amore proprio in una spiaggia delle Hawaii. Io e mio marito ci siamo sposati a Waimanalo il 4 agosto 2015 e il sogno ha preso le sembianze di una realtà mai immaginata.

La natura selvaggia e rigogliosa ci ha subito conquistati: i paesaggi verdi, le scogliere che si tuffano nell’oceano, le foreste e le ampie valli. E poi il vulcano: l’alba sul vulcano Haleakalā, a 3000 metri di altezza, è stata una delle esperienze più bella della mia vita.

Il contrasto tra l’imponenza della natura e la frivola mondanità di Honolulu con Waikiki, sua più celebre spiaggia, è evidente. Ogni isola è differente l’una dall’altra e Maui è stata sicuramente una grande scoperta, con quel mood di rilassatezza che ti fa sentire al posto giusto nel momento giusto, senza pensieri. Non posso non citare il surf, grande passione di mio marito, sport per il quale le Hawaii sono famose in tutto il mondo.

Raramente torniamo nei posti già visitati ma per questa meta faremo un’eccezione. Ci siamo ripromessi di tornarci ogni cinque anni. Quel giorno si avvicina e sono forse ancora più emozionata della prima volta al pensiero di rivederle.

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Grechina

Eleonora

Avventure Ovunque – https://www.avventureovunque.it

Polinesia Francese

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Photo by Artak Petrosyan on Unsplash

A pensarci, mi vengono in mente tanti luoghi, ma uno più degli altri risponde a tutte le caratteristiche che secondo me deve avere una “meta da sogno”: la Polinesia Francese!

Credo che non servano presentazioni, si tratta di un arcipelago che rispecchia l’idea di paradiso di tante persone. Anche di una come me, che non ama la “vita da spiaggia”. Perché non sono solo il mare trasparente, la sabbia finissima e bianca o la possibilità di rilassarsi ad attirarmi: le isole polinesiane sono anche perfette per tantissime attività diverse. Io amo ad esempio fare immersioni subacquee, ma anche le escursioni nella natura. Quale luogo nel mondo potrebbe essere più perfetto allora? Tra la coloratissima barriera corallina, le verdi montagne di alcune isole e la possibilità di nuotare con le mante, non credo possa esserci un luogo più “da sogno” di questo per me.

Purtroppo, non sono ancora riuscita a organizzare un viaggio in Polinesia. Non è certamente una meta economica e per il momento sarebbe sicuramente fuori dal mio budget. Ma un giorno chissà, in fondo sognare non costa nulla!

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Grechina

Elisa

Eli Loves Travelling – https://elilovestravelling.com

Australia

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Photo by Liam Pozz on Unsplash

L’Australia è un luogo che sogno da sempre. Avrei tanto voluto fare un anno lì con un Working Holiday Visa ma la vita mi ha portata altrove e quindi mi è rimasta la voglia di esplorarla.

La natura selvaggia, le grandi distanze da percorrere con una macchina o un van on the road, le grandi città: sono queste le cose che mi attraggono di questo Paese tanto lontano quanto spettacolare. Sidney, Melbourne, Cairns, Perth, la Great Ocean Road, Uluru, i canguri ed i koala sono solo alcune delle immagini che ho visto sul web o su delle riviste di viaggio che tanto hanno attratto la mia attenzione.

È una terra che mi ha sempre affascinata per la sua diversità di paesaggi: tra oceano, deserti, montagne c’è di che esplorare. Ma l’Australia non è solo natura incontaminata, è anche storia e multiculturalità, è un Paese capace di attirare a sé persone di ogni parte del mondo e se ci riesce deve esserci un motivo e io ci tengo a scoprirlo. E poi vuoi mettere l’accento australiano? È super cool.

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Grechina

Jessica

CounTrips – www.countrips.it

Irlanda

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Photo by Henrique Craveiro on Unsplash

Ho iniziato a interessarmi all’Irlanda alle scuole superiori, quando una compagna di classe recatasi a Galway non faceva che parlarmene con entusiasmo. Ero troppo giovane per viaggiare da sola, perciò per un po’ ho accantonato l’idea di una vacanza nell’isola di smeraldo. Ho iniziato poi a viaggiare in coppia, ma si sa, i primi viaggi hanno bassi budget e poche pretese, no? Sono passati gli anni, e il budget è rimasto basso per i motivi più disparati.

Finché a gennaio, dopo più di un decennio, quell’idea è rispuntata, più insistente che mai. E ad agosto finalmente la vedrò, quest’isola incantata!
Perché l’Irlanda mi affascina tanto? Per i suoi colori e il suo tempo bizzarro, che rende inutile ogni programma e ti costringe a vivere alla giornata. Per i suoi abitanti, che dicono essere tanto cordiali. Per le sue leggende, il passato che riaffiora ad ogni angolo, la natura che la fa da padrona. Per le pecore che invadono le strade, per le strette stradine che si perdono nel verde. Per questo e per molti altri piccoli dettagli che la rendono un posto speciale.

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Grechina

Simona

Oltre le Parole – www.oltreleparoleblog.com

Giappone

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Photo by Manuel Cosentino on Unsplash

Sono anni ormai che sogno un viaggio in Giappone. Ciliegi in fiore e donne con meravigliosi Kimono che tra le strade di città e paesi. Contrasti inevitabili tra tradizione e innovazione, tra pace e caos fino a tarda notte. C’è veramente qualcosa che questo paese non sa essere? Poliedrico. Ecco il Giappone io lo immagino tremendamente poliedrico.

Passerei giornate intere a perdermi tra i negozi più strani e colorati delle grandi città oppure immersa nei silenzi dei templi disseminati in ogni dove. Tradizioni e riti di cui l’aria è satura, nel significato più meraviglioso che possa assumere. Penso che nonostante la mia molta riservatezza potrei anche abbandonare per una volta la mia timidezza e provare l’esperienza dell’onsen perché parte integrante di una tradizione millenaria e dal profondo significato. Con il suo gusto, i colori particolari e le forme strabilianti, è conosciuto per davvero in tutto il mondo!

E cosa dire dello street food che con i suoi colori sgargianti e le sue forme davvero particolari, ha fatto il giro del mondo? E ancora delle città moderne fino all’inverosimile che contrastano così tanto con la pace dei templi a pochi chilomentri di distanza?

Non manca neppure il romanticismo in questa terra che con la leggenda del filo rosso mi ha colpita sin dal principio. Forse sarà il mio animo romantico, ma come non lasciarsi trasportare in questo mix incredibile!

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Grechina

Ringrazio vivamente tutte le Travelblogger intervenute in questo Guestpost dal sapore sognante:

Chloe, Eleonora, Elisa, Jessica e Simona

E la vostra meta da sogno qual è? Inviatemi un breve racconto sulla vostra meta da sogno all’indirizzo mail donnavagabonda@gmail.com!

Le Meraviglie della natura: l’Oasi naturalistica dei Quadris

Nel corso di un’escursione effettuata durante i miei studi ho potuto conoscere, come già avrete avuto modo di appurare leggendo i miei articoli, la natura e la bellezza del Friuli Venezia Giulia. E’ proprio qui che vi riporto, ancora una volta, con questo articolo che vuole farvi conoscere una piccola realtà naturalistica: l’Oasi naturalistica dei Quadris.

Quadris

L’Oasi naturalistica dei Quadris è una piccola area verde deputata, principalmente, alla protezione e alla tutela di due specie di uccelli: la Cicogna bianca (Ciconia ciconia) e l’Ibis Eremita (Geronticus eremita).

Voluta e promossa dallo zoologo Fabio Perco, che ho avuto l’onore di conoscere prima della sua dipartita prematura, l’Oasi si sviluppa su un territorio di origine morenica, quindi di deposito di ghiacciai ormai scomparsi, oggi verde e fertile. E’ questo uno speciale luogo dove la flora e la fauna si sono sviluppate e hanno prosperato per millenni. Il toponimo “Quadris” trova origine dalla denominazione assegnata ad alcune pozze d’acqua dal margine quadrangolare, le quali danno vita all’ambiente più appariscente e caratteristico della zona.

Con circa 100 ettari, l’Oasi accoglie grandi e piccini per far conoscere le star di questo grande progetto realizzato: già, perchè proprio la Cicogna e l’Ibis eremita sono i punti di forza, nonchè animali straordinari che tutti conoscono per la loro bellezza e simpatia. Un percorso fatto di semplici sentieri porterà il visitatore ad ammirare questi splendidi animali, ma non solo: nell’oasi vengono anche ospitati moltissimi anatidi come le Anatre marmorizzate (Marmaronetta angustirostri), le Oche collorosso (Branta ruficollis) e le Oche lombardelle (Anser albifrons). Oltre agli anatidi, sono numerose le specie di equidi, tra cui degne di nota sono il Cavallo di Przewalski (Equus ferus przewalskii) ed il Konjik (Konik).

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Le Cicogne bianche vengono qui ospitate in gran numero: circa 50 esemplari (più della metà liberi, gli altri in voliera o in nursery) stabiliscono qui la propria dimora e ritornano durante la migrazione primaverile dall’Africa.

Gli Ibis eremita sono qui allevati e svezzati, per poi essere reintrodotti in natura per un progetto di ripopolamento portato avanti dal Waldrapp Team. Dal 2013, sono nati decine di esemplari che ora vivono una parte liberi e una parte nelle voliere, prima di essere rimessi completamente in libertà.

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L’Oasi dei Quadris ha dunque un ruolo attivo nella salvaguardia di questi uccelli e, grazie al lavoro dei volontari, porta avanti questi progetti con dedizione e costanza. L’Oasi si occupa anche di fare visite guidate a gruppi e scolareche e tutti gli anni tiene un campo estivo per i bambini.

Attenzione! I cani non sono ammessi nell’Oasi, nemmeno se muniti di guizaglio o museruola, per non infastidire gli animali presenti nel parco.

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Cavalli Konik presenti nell’Oasi

L’Oasi dei Quadris è aperta il sabato pomeriggio e la domenica con orario continuato.

Primavera e Autunno: sabato pomeriggio 14.00 – 18.00 / domeniche e festivi 10.00 – 18.00 orario continuato.

Estate: sabato pomeriggio 14.30 – 19.00 / domeniche e festivi 9.30 – 19.00 orario continuato.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

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Se visitate il Friuli, non potete non fermarvi all’Oasi dei Quadris che si trova a Fagagna, in provincia di Udine, non lontano dalla Riserva Lago del Cornino. Una volta giunti a Fagagna, dirigetevi da Via Udine verso la piazza principale e svoltate a sinistra in via Umberto I; dopo qualche centinaio di metri svoltate a destra per via Caporiacco e procedete per circa un chilometro (direzione Nord-Ovest): l’Oasi la troverete alla vostra sinistra.

L’Oasi è un ottimo luogo per la fotografia naturalistica: qui potrete immortalare numerosi uccelli senza troppa fatica: gli animali saranno a poca distanza da voi, quindi è sufficiente un buon medio-teleobiettivo come il 70-300.

Le meraviglie della natura: i Lavini di Marco

Dopo avervi parlato del Museo Paleontologio di Bolca (clicca qui per leggere il mio articolo), non potevo non parlarvi dei Lavini di Marco, un luogo suggestivo, quasi lunare da quanto è spettacolare. Ho visitato questo luogo sempre durante il mio corso di studi, in occasione della mia visita a Bolca. Dopo questa breve introduzione vi chiederete: beh, che cosa sono questi Lavini di Marco? Scopriamolo insieme!

Lavini di Marco

Immaginate di vedere centinaia di orme di dinosauri, sia carnivori che erbivori. Dite che è impossibile? No, perchè vicino a Rovereto, alle pendici del Monte Zugna, ciò che immaginavate solo, è diventato realtà. Siamo in un’area naturale protetta, nella Provincia di Trento, di più di 35 ettari. L’area è stata classificata come un biotopo, cioè un’area di dimensioni limitate di un’ambiente, dove vivono organismi vegetali ed animali di una stessa specie o di specie diverse, in condizioni fisico-chimiche pressochè costanti.

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Ma le impronte come sono finite lì?

I Lavini di Marco sono una distesa di blocchi di roccia calcarea dovuti a delle frane avvenute in epoca preistorica-storica. Le frane hanno consentito alle impronte di venire “a giorno”, cioè di affiorare e di mostrarsi all’uomo. Così, nel 1990, il biologo e geologo Luciano Chemini li ha scoperti e il paleontologo ed icnologo Giuseppe Leonardi ha cominciato a studiarle, fino ad individuare impronte vecchie di 200 milioni di anni, in pieno Giurassico Inferiore. Il Trentino era molto diverso in quest’epoca passata e le impronte sono state lasciate su una distesa d’acqua popolata da organismi marini i cui scheletri hanno poi creato gli odierni calcari alpini: insomma, un’enorme barriera corallina che si trovava a bassissime profondità. I dinosauri hanno quindi camminato sulla spiaggia e le impronte, grazie a diversi processi geologici e biologici, si sono mantenute fino ad oggi.

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Una pista di impronte di sauropode

Ad oggi, sono stati identificate impronte di Ornitischi Bipedi, e anche delle impronte tridattili più piccole appartenenti a carnivoridi. Da alcune orme ben conservate si è potuto stabilire che si trattava di Teropodi Carnosauri.

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Potete immaginare come per me sia stata una visita davvero stupefacente, in un luogo dove sembra di respirare ancora l’aria che respiravano questi mastodontici rettili. Quando il mio Professore ha organizzato l’escursione, ero euforica. Dunque zaino in spalla, e partenza, per un weekend tutto paleontologico!

L’accesso al sito è libero e il percorso non presenta difficioltà, nemmeno per i bambini. Lungo il percorso, sono stati installati dei pannelli esplicativi. Il percorso dura circa mezzora, dopo aver lasciato l’auto.

Il sito paleontologico dei Lavini di Marco è inserito nell’inventario on line dei Geositi trentini, a cura del Servizio Geologico della Provincia Autonoma di Trento.

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Di seguito, alcune indicazioni su come raggiungere il sito, che comunque è ben segnalato.

Lasciato il parcheggio presso la Grotta Damiano Chiesa e scendendo a ritroso fino alla prima curva, potrete vedere alcune piste e orme isolate lasciate da dinosauri carnivori e altri. Se continuate, troverete il “colatoio Chemini” che vi mostrerà circa 30 piste o rome di sauropodi e teropodi. La parete diventa verticale (il punto forse più difficoltoso) e si raggiunge una vecchia strada militare che vi porterà a vedere due piste di sauropode e una di teropode. A valle della strada forestale da cui siamo partiti si snodano altri tre colatoi disposti ad Y che però io non ho visitato per questioni di tempistiche.

I Lavini di Marco sono un luogo unico, davvero suggestivo ed immancabile nella lista di tutti gli appassionati di natura, di geologia e di dinosauri, oltre che di paleontologia.

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Il sentiero con il panorama

Oltre a queste impronte, in Italia ce ne sono altre, come in Puglia, ad Altamura (non ho avuto ancora l’occasione di vederle).

Consiglio vivamente a tutti i miei lettori appassionati di questo genere di escursioni di visitare i Lavini di Marco, perchè non ne rimarranno delusi.

L’emozione che si prova a vedere le testimonianze di un lontano passato è davvero fortissima: sapere che i dinosauri hanno calcato le nostre terre e hanno lasciato un segno tangibile della loro preenza è, a mio avviso, davvero, formidabile.

Alla scoperta della natura della Slovenia: le Grotte di San Canziano

Durante la mia seconda visita in Slovenia, avvenuta nel nel 2015, sono riuscita a visitare le grotte più belle e famose del Paese. Oltre a quelle di Postumia (leggete il mio articolo a riguardo cliccandio qui), meritano una menzione speciale anche le Grotte di San Canziano, il sloveno Škocjanske Jame. Queste grotte si trovano a 3 chilometri dal paese di Divaccia (Divača) dove ho allogiato per l’occasione, presso l’Hotel Malovec (clicca qui per vedere il sito) ed a 15 chilometri dal confine di Trieste.

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Le grotte furono scoperte nel 1823 e vennero aperte dopo che il club Alpino Tedesco-Austriaco fece scavare dagli scalpellini i primi sentieri nella roccia della grotta, nel 1884. Negli anni successivi furono scavate altre vie per rendere la grotta più fruibile ad un maggior numero di turisti. Le grotte sono state dichiarate area protetta nel 1981 e nel 1986 sono state inserite nel registro del patrimonio mondiale Unesco.

Le Grotte di San Canziano si differenziano però da quelle di Postumia in quanto meno turistiche e più impegnative: non c’è un trenino che trasporta i turisti e la visita è tutta a piedi. Non è di per sè il percorso ad essere impegnativo, quanto la durata della visita in sè, che è di circa un’ora e mezza. Un aspetto da non sottovalutare quando si decide di entrare in grotta, soprattutto per chi soffre di claustrofobia o non tollera gli soazi chiusi ed umidi.

 

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Le grotte costituiscono uno dei fenomeni più imponenti del Carso grazie alle numerose formazioni stalattitiche ancora in espansione e alla presenza di acqua che accompagna tutto il percorso del visitatore (se non per brevi tratti). La passerella che ci conduce all’interno è pratica e permette di godere di una vista mozzafiato sulla gola rocciosa. Le gallerie e le caverne costituiscono un complesso di oltre cinque chilometri completamente modellate dal fiume Timavo, che qui scompare nel sottosuolo per riemergere ben 34 chilometri più a valle, dove finalmente sfocia nel golfo di Trieste, a San Giovanni Duino.

I punti più rilevanti di San Canziano sono la piccola voragine, la grande voragine, la caverna preistorica, la grotta del silenzio, la grotta Michelangelo e la particolare sala delle fontane, con le sue belle vasche di concrezionamento. È presente inoltre una delle più grandi formazioni stalagmitiche del mondo (il Gigante), dell’altezza di 15 metri e che si stima abbia avuto bisogno di oltre 250.000 anni di accumulo di concrezioni calcaree per poter raggiungere le attuali dimensioni. Non mancano esperienze per i più temerari, dato che nel percorso si deve attraversare uno dei più profondi canyon sotterranei del mondo (situato nella grotta del rumore), lungo più di un chilometro e mezzo, che si attraversa su un ponte sospeso a 45 metri di altezza! Un vero e proprio luogo magico e… Da cardiopalma!

 

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All’uscita delle grotte troverete anche un sentiero che vi porterà alle cascate di San Canziano, collegate direttamente al sistema carsico delle grotte. Il percorso non è obbligatorio ma, se non siete troppo stanchi dalla traversata, consiglio di imboccarlo e di fare una mezz’ora di cammino: ne vale assolutamente la pena!

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La cascata di San Canziano

Una curiosità zoologica non può mancare anche in questa grotta: non stiamo parlando del famoso e iconico proteo, ma di un piccolo gamberetto cieco descritto nel 1880, il Cambarus typhlobius che successivamente non fu mai più ritrovato, malgrado le continue ricerche. Lo scienziato che lo ha scoperto, Gustav Josef, si è occupato della descrizione di questa nuova specie basandosi solo su questo campione: il problema è che lo studioso, molto probabilmente, ha descritto un esemplare di un’altra specie, l’Orconectes pellucidus che si trova negli Stati Uniti. Dagli ultimi studi condotti dunque, il povero gambero non risulta appartenere ad alcuna nuova specie, quindi si è trattato di analizzare un campione proveniente da un altro luogo e di un errore di trascrizione della zona d’origine.

Gustav Josef ha proprio preso un granchio, pardon…. Un gambero!

Se volete scoprire altre informazioni riguardo al Cambarus typhlobius, cliccate qui.

Naturalmente, entrare in una grotta è sempre un’esperienza magica e suggestiva perchè si viene a contatto proprio con la terra nuda e cruda e con tutti i suoi misteri: visitare le grotte per me è un’esperienza potente, che riesce a rilassarmi nonostante l’ambiente abbastanza ostile per l’uomo. E’ qui che la natura dà spettacolo di sè stessa ed è qui che mi sento così piccola in confronto alla sua magnificenza.

Consiglio vivamente a tutti di visitare almeno una  volta queste grotte, perchè sono un luogo simbolo della Slovenia e perchè un’amante di viaggi e natura non può farsele scappare!

Se volete leggere altri articoli sulle grotte che ho visitate, cliccate sui link sottostanti:

Grotte di Postumia

Grotte di Frasassi

consigli

Alloggio: Hotel Malovec – Divača

Dove mangiare: vi consiglio di dirigervi verso Lipica dove ci sono delle buone trattorie.

Abbigliamento: scarpe da trekking e abbigliamento sportivo, un pile e una giaccavento perchè la temperatura è di 12 gradi costantemente.

 

Le meraviglie della natura: La Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo – Isola della Cona

Spulciando tra le mie vecchie foto ho ritrovato alcuni scatti che feci quando visitai la Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo – Isola della Cona, rispettivamente nel 2015 e nel 2016. Sapete quanto io ami la regione del Friuli e quanto spesso io sia stata ospite della sua meravigliosa gente, perciò non potevo non scrivere un articolo in proposito.

la riserva naturale regionale della foce dell'isonzo

Proprio nel 2015 iniziarono i miei viaggi tra Friuli e Slovenia, in occasione di un’escursione organizzata dal mio corso di laurea (la più bella escursione e la più divertente senza dubbio): è così che ho potuto scoprire questa meravigliosa riserva naturale, che si trova nella parte orientale della regione, lungo l’ultimo tratto proprio dell’Isonzo, a cavallo dei comuni di Staranzano, San Canzian d’Isonzo, Fiumecello e Grado. Costituita da ben 2338 ettari e istituita nel 1996, questa riserva è un faro per tutti gli amanti della natura e del birdwatching, quindi per la sottoscritta è proprio la manna.

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Grazie ad una serie di capanni, è possibile osservare numerosissime specie ornitologiche e non solo: è infatti presenza fissa il cavallo di razza Camargue che svolge un ruolo di “manutenzione della riserva” grazie al suo brucare incessante dell’erba. I cavalli vivono bradi sull’isola e ormai sono parte integrante di questo piccolo ecosistema.

L’area protetta è accessibile a grandi e piccini, grazie a dei comodi sentieri che circondano tutto il territorio, inoltre è disponibile un punto ristoro e una foresteria per dormire dotata di tutti i confort e servizi impeccabili. La breve distanza dai comuni sopracitati o dalla città di Monfalcone rendono la Riserva un luogo davvero facile da raggiungere: un comodo parcheggio gratuito vi darà il benvenuto.

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L’avifauna in Riserva è ben rappresentata con numerosi Anseriformi svernanti tra cui il Fischione (Mareca penelope), l’Alzavola (Anas crecca) e l’Oca lombardella (Anser albifrons). Per la gioia degli ornitologi e dei fotografi non mancano poi il Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), il Gruccione (Merops apiaster) e la Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus). Per quanto riguarda la botanica, in tutta la Riserva sono presenti numerosi habitat palustri che ospitano specie alofile (cioè che vivono bene in presenza di acque salmastre) come Juncus maritimus, Limonium narbonense, Salicornia fruticosa, Salicornia veneta e altre.

Da amante della natura e degli uccelli quale sono, potete immaginare che cosa ho provato ad osservare così tante specie concentrate in un luogo solo. La Riserva per me è stata la seconda esperienza di fotografia naturalistica (dopo l’Oasi di Sant’Alessio, leggete il mio articolo qui) e la più fruttuosa, tanto che l’anno dopo sono tornata armata di obiettivo 70-300 Canon Serie L per fotografare di nuovo i meravigliosi animali che qui ho incontrato. L’emozione è stata tanta, nonchè la voglia di scattare sempre di più e sempre meglio. Sia nel 2015 che nel 2016 ho alloggiato presso la foresteria e mi sono trovata davvero bene: grazie alla sempre disponibile Letizia che ha reso il nostro soggiorno confortevole e piacevole, la mia esprienza alla Riserva è assolutamente positiva! Se volete svolgere anche un’attività al di fuori dagli schemi, vi consiglio una bella cavalcata al tramonto: è infatti disponibile un piccolo maneggio con i cavalli Camargue che potranno accognarvi a vedere il tramonto incantato sulle sponde dell’Isonzo.

Che dire, se siete amanti degli animali, della natura, ed in particolare dell’avifauna, non potete perdervi questa esperienza all’Isola della Cona, o Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo.

Per maggiori informazioni, visitate il sito internet ufficiale.

Le meraviglie della natura: le Grotte di Frasassi

Durante la mia vacanza a Marotta, ho deciso di visitare l’entroterra marchigiano per scoprire alcune delle sue bellezze. E’ così dunque che ho deciso di fare tre tappe per visitare tre meraviglie: le Grotte di Frasassi, Fabriano e Urbino. In questo primo articolo vi parlerò delle Grotte di Frasassi, tra le più famose e sorprendenti d’Europa.

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La Sala delle Candeline

Le Grotte di Frasassi sono delle grotte carsiche sotterranee che si trovano nelle Marche, in provincia di Ancona, sotto la pertinenza del comune di Genga, all’interno del Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.

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Il percorso delle grotte

Le Grotte sono state scoperte il 25 settembre del 1971 per caso, quando un gruppo di escursionisti del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona sentirono una corrente fredda che proveniva dal sottosuolo: gli intrepidi esploratori cercarono dunque di individuare la fonte della corrente e capirono ben presto di aver a che fare con una grotta non comune. Rolando Silvestri e la sua spedizione guidata da Giancarlo Cappanera dunque partirono per l’esplorazione ed è così che scoprirono l’Abisso Ancona, il primo antro visitabile con il giro turistico ancora oggi: si tratta di una enorme cavità che ha un’estensione di 160 x 120 metri e un’altezza di 200, dimensioni talmente ragguardevoli che il Duomo di Milano può essere contenuto senza problemi al suo interno.

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L’Abisso Ancona con il “Dante”

Le esplorazioni continuarono per tutto il corso dell’anno e si scoprirono anche collegamenti tra le varie sale che pian piano “venivano allo scoperto”. E’ così che veniva battezzato tutto il complesso “Grotte di Frasassi” che ancora oggi probabilmente, come molte altre grotte corsiche, non è stato scoperto del tutto definitivamente. In data odierna il complesso è lungo più di 20 chilometri ed oltre all’Abisso Ancona sono note la “Sala delle Candeline“, forse la più famosa ed iconica, che deve il suo nome per la presenza di stalagmiti di forma cilindrica, piccole e circondate da un anello di roccia che ricorda un piatto bianco, la “Sala 200“, denominata così per la lunghezza del suo corridoio, appunto 200 metri, la “Sala dell’Orsa” per la presenza di un masso che è stato scolpito dall’acqua tanto da farlo assomigliare ad un’orsa, e d altre interessanti sale, come quella dell’Infinito, chiamata così perchè sembrava non avesse una fine quando fu scoperta.

Le grotte mantengono un clima costante durante tutto l’anno, con una temperatura di 14-15 °C ed un’umidità realtiva prossima al 100%: è per questo che viene consigliato di indossare una felpa durante la visita.

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All’interno delle Grotte si possono ammirare tre forme create da un processo di stratificazione del carbonato di calcio: le stalattiti, le stalagmiti e le cortine parietali. Ma come si formano queste meravigliose forme?

L’acqua che scorre attraverso le cavità carsiche e che discende dal terreno al sottosuolo veicola il biossido di carbonio presente nelle rocce calcaree creando un processo chimico (idrogenazione) che a sua volta porta alla creazione dell’idrogenocarbonato di calcio, un sale che esiste soltanto in soluzione: la formula del fenomeno è qui sotto riportata.

[H2O+CO2+CaCO3 = Ca(HCO3)]

Con questo fenomeno si determina il trasferimento di piccole quantità di carbonato di calcio (CaCO3) che, grazie ad uno stillicidio che dura millenni e milioni di anni, finisce per formare le concrezioni che possiamo vedere ancora oggi, con una crescita media di 1 centimetro all’anno. E’ chiaro che il processo è molto lento ed è proprio studiando le forme più grandi si può stimare quando si siano formate le prime stalattiti o stalagmiti. Le bizzarre forme che queste concrezioni assumono hanno portato gli speleologi a dare loro un nome: è così che possiamo trovare “le Canne d’organo“, la “Spada di Damocle” (la più grande stalattite, di 7,40 metri di altezza e 150 cm di diametro), la “Fetta di pancetta” (la prima cortina parietale che si vede nel tour turistico), il “Cammello” ed il “Dromedario“, giusto per annoverarne qualcuna. Oltre alle forme si trovano anche dei laghetti in cui ristagna l’acqua dello stillicidio e dei pozzi profondi anche 25 metri.

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Le “Canne d’organo”

All’interno della grotta non penetra alcun tipo di luce naturale e questo ha portato allo sviluppo di una fauna e di un’ecosistema unici al mondo, come per tutte le grotte: all’interno del complesso di Frasassi si sono scoperte 67 specie tra cui alcune endemiche. Sono presenti decide di specie diverse di pipistrelli, con una colonia di oltre 12.000 miniotteri comuni (Minipterus schreibersii), il geotritone italiano (Speleomantes italicus), la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e il tritone italiano (Lissotriton italicus). Di notevole importante è anche la presenza di Niphargus ictus, un piccolo crostaceo troglobio che vive nelle pozze di acqua sulfurea, e di almeno altre 2 specie del genere Niphargus (N.frasassianus, N.montanarius).

La visita alle Grotte parte ogni 10 minuti dal parcheggio convenzionato, dove si aqcuistano anche i biglietti, appena fuori dal comune di Genga, frazione di Genga stazione. Dopo aver fatto i biglietti, una navetta gratuita vi porterà direttamente alle Grotte ed una guida vi porterà alla scoperta del magnifico ambiente ipogeo. La zona della partenza del tuor è inoltre attrezzata con numerose bancarelle che vendono ricordini e souvenir, oltre che con molti baracchini che vi possono offrire pasti veloci e snack.

L’ambiente delle grotte è un’ambiente delicato, quindi come tale va rispettato e compreso: non si possono toccare le concrezioni e ci si deve attenere al rispetto delle regole sempre ed in ogni caso.

Il percorso èd è di facile accesso per tutti, sia per gli adulti che per i bambini.

Come ben sapete la vostra Donna Vagabonda non è nuova alla visita dell’ambiente di grotta (vi ricordo l’articolo sulle Grotte di Postumia) e ogni volta che posso visito volentieri le grotte: direi che Frasassi non poteva mancare nella mia lista, che ancora si deve assai arricchire!

Per scoprire di più sulle Grotte di Frasassi, visitate il sito ufficiale