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I luoghi della storia: il Monte Santo di Lussari

Durante il mio brevissimo viaggio tra Tarvisio e la Slovenia, che probabilmente ripeterò l’anno prossimo alla scoperta di nuovi luoghi, ho visitato uno dei simboli del tarvisiano e di tutto il territorio di confine: il Monte Santo di Lussari.

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Il Monte Lussari

Il Monte Santo di Lussari, detto anche detto anche Svete Višarje, “Le sante alture”, in sloveno, Mont Sante di Lussari in friulano e Luschariberg in tedesco è una montagna che fa parte delle Alpi Giulie. Si trova nel comune di Tarvisio, a sud della frazione di Camporosso, da cui è raggiungibile sia a piedi (tramite il sentiero del Pellegrino) che con la telecabina.

Con un’altezza di 1789 metri s.l.m. gode di una certa notorietà grazie al suo piccolo santuario, posto proprio sulla vetta del monte, costruito nel XVI secolo.

Dalla sommità del monte si gode di un grande e mozzafiato panorama: si può ammirare la conca del tarvisiano e le sue montagne circostanti, come il gruppo del Mangart e quello del Jôf di Montasio. Ancora, da qui partono numerosi sentieri escursionistici, tra cui quello che porta alla  Cima del cacciatore a 2.071 m s.l.m.

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Arrivata con la telecabina, dopo circa 15 minuti di salita, partendo da 805 metri, assisto subito al meraviglioso spettacolo che il Lussari offre: il santuario la fa da protagonista, seppur così piccolo, intorno alle imponenti vette che lo circondano. La giornata è bella e la luce offre la possibilità di scattare bellissime fotografie, soprattutto in questo momento, al tramonto.

Secondo la leggenda, il Santuario venne costruito proprio qui dopo che nel 1360 si sono verificati degli eventi “miracolosi”: un pastore trova le pecore del proprio gregge inginocchiate attorno ad un cespuglio e con grande stupore si accorge che al centro del cespuglio si trova una statuetta di una Madonna col Bambino. Attonito da questo fatto, il pastore decide di consegnare la statuetta al parroco di Camporosso ma il giorno seguente la statua viene trovata di nuovo nel cespuglio e l’episodio si ripete fino ad una terza volta. A questo punto, il patriarca di Aquileia, impone la costruzione di una cappelletta, di cui oggi non ci sono più tracce. L’edificio di oggi, come ho già detto, ha origini nel XVI secolo e nel corso dei secoli ha subito alcuni danneggiamenti: nel 1807 viene colpita da un fulmine e nel 1915 venne bombardata, ma venne sempre ricostruita.

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Oltre al piccolo santuario e alla relativa croce, sono sorti numerosi piccoli esercizi commerciali e ristoranti con camere annesse, dove potrete gustare specialità regionali e piatti tipici delle montagne di questi luoghi. Se volete portare a casa un ricordo poi, avete l’imbarazzo della scelta.

Il Monte Lussari viene chiamato anche il monte delle amicizie perchè da sempre è stato meta di pellegrinaggio di tre popoli: quello italiano, quello sloveno e quello tedesco, essendo proprio in corrispondenza dei confini deografici di questi paesi (almeno i confini storici, mutati nel corso del tempo).

Lussari è anche un luogo per gli amanti dello scii, grazie alla sua stazione sciistica che porta ogni anno moltissimi sportivi a cimentarsi sulle svariete piste, spesso protagoniste di campionati mondiali o Coppa Europa.

Monte Lussari è dunque un bellissima tappa per una gita fuori porta, se visitate il tarvisiano, oppure se volete godere di una dolce giornata ammaliati dalle vette più belle delle Giulie.

 

I luoghi della storia: il Castello di Hohenzollern

La Germania, si sa, è un Paese ricco di fascino e di storia e se siete appassionati di castelli e rocche antiche, non potete perdervi assolutamente una visita al castello di Hohenzollern. Il castello, in tedesco Burg Hohenzollern, appartiene alla nobile famiglia prussiana degli Hohenzollern e si trova non lontano dalla città di Stoccarda, nella regione del Baden. La nobile dinastia visse qui dall’Alto Medioevo alla prima guerra mondiale. La rocca si trova posizionata sull’omonimo Monte, di altudine di 855 metri, e rientra nella giurisdizione del comune di di Bisingen.

 

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Il cortile interno  del castello

 

L’esatta data di costruzione non si conosce, ma la rocca appare menzionata la prima volta in un documento scritto che si fa risalire al 1267. Sappiamo però che nel 1423 il castello viene completamente distrutto. Nel 1454 il castello venne ricostruito e durante la Guerra dei Trent’anni subì molti passaggi di mano e cadde irrimediabilmente in rovina. Fu Federico Guglielmo I di Prussia, il famoso “Re Sergente” a voler ripristinare la grandezza di questa fortezza e nel 1850 tutti poterono di nuovo ammirare la maestosità di Burg Hohenzollern. Tuttavia il castello non tornò abitato completamente in modo continuativo dato che gli Hohenzollern si trovavano in Prussia dall’origine e rimase dunque un luogo di visita e di turismo, soprattutto dopo il 1952, quando il Principe Luigi Ferdinando di Prussia si occupò anche degli interni e dell’arredamento, rendendo il castello un vero e proprio museo.

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Naturalmente, come spesso capita durante i miei viaggi (e chi mi segue lo sa fin troppo bene), quando ho visitato il castello il tempo non era dei migliori (anzi era proprio pessimo!) e quindi le poche foto che ho scattato non sono eccezionali: se non altro sembra di essere tornati indietro nel tempo, ma non durante un banchetto o una parata militare, bensì in uno sfondo abbastanza horrorifico! Grazie all’imponenza e alla massiccia fortificazione del castello, sembra proprio di essere in una rocca infestata di fantasmi che nella nebbia vogliono fare qualche scherzetto di dubbio gusto!

 

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Il cortile interno e l’entrata del castello

 

Il castello è visitabile soltanto con una guida tramite un tour in tedesco o in inglese ed è stato riarredato secondo lo stile originale. Oltre alle stanze, si possono visitare le cantine (dove venivano custodite le riserve di cibo), i sotterranei (dove oggi c’è una splendida collezione di medaglie e oggetti preziosi) e la cappella privata.

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Al castello si giunge tramite l’auto, che viene lasciata in un parcheggio convenzionato, il quale fornirà ai turisti una navetta che vi porterà direttamente all’entrata (a pagamento) oppure dal parcheggio si può raggiungere a piedi (con un cammino non proprio semplice).

Se siete nel Baden non potete assolutamente perdervi questo castello, un vero gioiello tedesco!

 

 

 

 

I luoghi della storia: il Castello di Belgioioso

Nella provincia di pavia sono moltissimi i luoghi storici caratterizzati da rocche e castelli e da buona Vagabonda cerco con i miei articoli di farveli conoscere tutti (o almeno ci provo!). Alcuni sono davvero famosi, come il Castello del Verme di Zavattarello (leggete qui il mio articolo), o quello Visconteo di Pavia (leggete qui il mio articolo) o ancora quello sforzesco di Vigevano (leggete qui il mio articolo); altri invece non sono così famosi e spesso non sono visitabili, come quello di Montesegale (leggete qui il mio articolo). In questo piccolo articolo vi porto alla scoperta del Castello di Belgioioso, famoso nella provincia e non solo in quanto ospita numerose iniziative e fiere, come Officinalia (leggete qui il mio articolo).

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La facciata del Castello

Il Castello di Belgioioso fu probabilmente fondato da Galeazzo II nella seconda metà del XIV secolo nel territorio ove in seguito sorse il paese di Belgioioso. Il duca Gian Galeazzo II vi soggiornò molte volte; tanto cara gli era la dimora a Belgioioso che, con una sua lettera del 22 dicembre 1393, proibì la caccia ai cervi e a qualsiasi altra selvaggina fino a Bereguardo-Vigevano e Abbiategrasso.

Con Filippo Maria il castello passò di mano due volte fino all’investitura di Francesco Sforza. I successori, tutti o quasi, persero interesse verso il castello, posizionato troppo vicino al Po (q uindi soggetto agli suoi straripamenti) e su terreno poco fertile.

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Nel 1700 il castello risorse grazie al volere del principe Alberico che divenne nel 1769 Principe del Sacro Romano Impero. Il figlio Alberico XII ereditò dal padre la passione per questo luogo e organizzò spesso eventi e banchetti presso il castello. Vennero anche invitati poesti e scrittori illustri, come Parini e Foscolo. Il castello rimase dunque un punto di riferimento per letterati e nobili illuminati. Nel 1978 un gruppo di privati decide di acquistare una parte del castello e tutto il giardino costruito in stile neoclassico. A causa delle due guerre e di un perduto interesse, i la vori di restauro furono necessari per riportare all’antico splendore il maniero e nel 1992 il castello ottenne il permesso di ospitare manifestazioni ed eventi fieristici.

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L’imponente facciata sbuca dal viale

Oggi il castello non è visitabile se non durante le manifestazioni culturali, che sono molte e variegate.

Consiglio a tutti di venire a visitarlo durante queste occasioni, perchè i suoi arredi, i suoi stili rococò e classico, si mescolano perfettamente, creando un’atmosfera davvero unica.

Le meraviglie del Lago di Como: il Castello di Vezio

Durante il mio incessante peregrinare, tra nuove mete e posti già visti, mi sono soffermata sulle rive del Lago di Como per poterne scoprire le più segrete bellezze. Prima di dirigermi a Varenna (leggete il mio articolo cliccando qui) e dopo aver scoperto la storia di Acquate (leggete il mio articolo cliccando qui), mi sono diretta verso un luogo a tratti magico e a tratti fiabesco: il Castello di Vezio.

 

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Le mura ed un torrione

 

Il Castello di Vezio si trova sul promontorio che sovrasta proprio la città di Varenna e domina l’intero lago. L’origine della fortificazione non è ancora chiara: il toponimo di Vezio è probabilmente di origine romana. Di sicuro, le sue origini sono di funzione militare-strategiche: probabilmente il forte faceva da guardia alla strada che da Bellano conduceva ad Esino Lario. Il forte è legato alla storia di Teodolinda, la regina longobarda (molto famosa soprattutto in territorio pavese): si narra che la regina, tarscorrendo gli ultimi anni a Perledo, avrebbe fatto costruire la chiesa di San Martino e il castello di Vezio unitamente all’oratorio di Sant’Antonio per lasciare la testimonianza della sua fede fervente nel Cristianesimo.

Una prima testimonianza storica si ha con la venuta degli esuli comacini in seguito alla guerra con Como del 1169 d.C.

 

Nel 1647 le terre di Perledo e Varenna vennero investite nel feudo valtellinese del conte Giulio Monti. Nel 1778, l’infeudamento di Varenna passò alla famiglia Serbelloni, la cui congiunta, Crivelli Serbelloni, mantenne il possesso della torre di Vezio fino all’Ottocento. La proprietà passò poi alla famiglia Greppi Di Robilant che ne mantiene tutt’ora il possesso.

 

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Le mura viste dall’esterno

 

Oggi il Castello è aperto al pubblico ed è visitabile per gran parte dell’anno: oltre alla visita del cortile e della Torre, è possibile fare un piccolo giro sulle mura e nella grotta appena sotto al castello. L’Associazione Turistica Castello di Vezio si occupa della gestione del forte e promuove manifestazioni ed esposizioni. Inoltre è possibile assistere a degli spettacoli di falconeria, dove vengono spiegate le caratteristiche dei rapaci e si può osservare il loro volo leggiadro.

 

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Un barbagianni

 

Lasciata l’auto a poca distanza dal castello, proseguo su un piccolo sentiero fino alla cima del promontorio: il Castello è ben segnalato ed è raggiungibile anche dal piccolo paese di Vezio adiacente e sottostante. Prima di entrare, mi fermo per una piccola sosta al bar che vende anche souvenir e dispone di servizi igienici (non presenti all’interno del complesso del castello). Ora tutto è pronto per la visita, così acquisto il mio biglietto direttamente all’entrata e inizio. La vista dal promontorio vale veramente la pena e l’aria che si respira è così fresca che fa venire voglia di trasferirsi direttamente qui. Proprio durante la mia visita è in corso uno spettacolo di falconeria con un giovane esemplare di barbagianni (Tyto alba): è piacevole assistere a qualche minuto di questa interessante lezione e scattare qualche foto, sempre senza flash.

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Dopo aver immortalato il complesso da varie angolazioni, decido di salire sulla Torre, il simbolo di questo castello: all’interno della torre vi è un’esposizione sul Lariosauro, rettile marino preistorico venuto alla luce per la prima volta al mondo a poche centinaia di metri dal Castello. Il rettile è vissuto durante il Triassico Medio (Anisico – Ladinico), circa 245-235 milioni di anni fa e aveva una lunghezza compresa tra i 60 centimetri e i 130 centimetri. Il primo esemplare noto di Lariosauro venne alla luce a Perledo. Il Lariosauro era un predatore acquatico che si nutriva di pesci e cefalopodi. Probabilmente, il rettile era ovoviviparo in quanto sono stati rinvenuti probabili resti di embrioni.

Dalla torre si gode di una vista mozzafiato e tutto intorno risplende il riflesso del sole sul bellissimo Lago di Como.

 

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Lo spettacolare panorama sul Lago di Como

 

Scesa dalla torre, l’ultima cosa da fare è vedere i sotterranei, che tradizione vuole, sono abitati da fantasmi: non ne incontro nemmeno uno, chissà che magari la mia presenza non li abbia spaventati!

Una bella gita è conclusa, e ora non mi rimane che godermi il tramonto a Varenna, proprio sotto il Castello.

 

 

 

 

E sono 100! Grazie a tutti voi!

Il centesimo articolo è di ringraziamento a tutti voi, fan affezionati o semplici visitatori, che almeno una volta vi siete fermati a leggere uno dei miei articoli.

I numeri che conto oggi sono davvero straordinari, basti pensare che questo progetto è nato così, guardando un programma televisivo riguardante i viaggi, in un freddo pomeriggio di gennaio: la mia voglia di fare e il wanderlust ci hanno messo del loro ed infine è nato il blog di Donna Vagabonda.Collage_1

Nel tempo si è arricchito, con nuove rubriche e nuove esperienze, tutte rigorosamente vissute nel mio stile e con quella passione che ho cercato di trasmettere fin dal primo articolo.

Colori, emozioni, esperienze. Tutto questo è Donna Vagabonda.

Vi lascio un piccolo ringraziamento, sperando di vedervi sempre più numerosi ed entusiati.

Ricordatevi di seguirmi sulla mia pagina Facebook Donna Vagabonda!

I luoghi della storia: Castel Lueghi

Negli ultimi anni mi è capitato più volte di visitare la Slovenia, sia in ambito universitario (e quindi prettamente naturalistico) che per svago. Avendo visitato quasi tutte le mete più “turistiche”, ho deciso di fare tappa anche ad un famoso castello: Castel Lueghi.

 

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Castel Lueghi

 

Il Castello risale al XIII secolo e da sempre conserva la fama di “fortezza inespugnabile” in quanto situato all’interno di una grotta carsica su una parete di roccia alta 123 metri. La rocca è la più grande costruita in una grotta, tanto che è stata inserita nel Guinness dei primati proprio per questa sua peculiarità.

 

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Veduta del Castello

 

Il Castello ha visto il suo massimo spledore durante la vita del Cavaliere Erasmo, tanto che si parla proprio di “Periodo di Erasmo”: ancora oggi, a luglio, si tiene la giostra di Erasmo dove avvengono vari tornei e dove il villaggio adiacente e gli abitanti si travestono con abiti medievali.

Ma chi era questo Erasmo? Scopriamolo insieme.

Erasmo Lueger (o di Lueg) era un signorotto del luogo che divenne barone nel 1478. Il baronetto era solito compiere scorrerie e scorribande in paesi e borghi non lontani da Lueghi e, per non farsi catturare, si nascondeva proprio nel suo castello. Il sovrano, Federico III d’Asburgo, naturalmente non era a conoscenza di queste sue malefatte e all’inizio questo cavaliere misterioso, che donava parte del bottino ai suoi sudditi o agli indigente, divenne il “Robin Hood sloveno”. Grazie ad un cunicolo che collegava il maniero al fiume Vipacco, Erasmo poteva nascondersi e conservare i viveri per un possibile assedio che difatti poi avvenne, una volta scoperte le sue attività tutt’altro che lecite. L’assedio durò per parecchio tempo data l’inespugnabilità della roccaforte e grazie al cunicolo che permetteva i rifornimenti provenienti dall’altra parte della montagna. Soltanto grazie al tradimento di un servo erasmo venne ucciso: il servitore rivelò la posizione della camera da letto (o secondo alcuni storici, del bagno) dove Erasmo era solito sostare ad una certa ora del giorno e così un colpo di canone ben assestato colpì la stanza ed Erasmo dentro di essa.

 

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Una delle stanze del Castello

 

La storia romantica di Erasmo attira ancora oggi moltissimi visitatori che vengono incuriositi per vedere le stanze del bandito sloveno, magari dopo un giro alle grotte di Postumia, come io stessa ho fatto. Il Castello è diventato famoso anche perchè è stato il set cinematografico del film Armour of God, del 1986, che vede il famoso attore Jackie Chan come protagonista.

 

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Veduta dal Castello

 

Gli amanti del genere fantasy saranno contenti di sapere che il celebre scrittore George R.R. Martin ha visitato il Castello nel 2011 per trarre ispirazione per le sue opere: chissà che qualche sua rocca in “Game of Thrones” non sia ispirata proprio a questo magico e romantico castello!

Se volete ammirare un luogo suggestivo e ricco di fascino, visitate sicuramente Castel Lueghi.

 

 

 

 

 

I luoghi della storia: Il Castello ed il Borgo di Grazzano Visconti

Come sapete, mi trovo spesso a gironzolare tra castelli e borghi medievali. Il territorio pavese e quello piacentino offrono parecchi luoghi interessanti e curiosi che valgono sicuramente una visita almeno una volta nella vita. Più di una volta ho visitato un borgo a me molto caro: quello di Grazzano Visconti (Pc).

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Veduta del centro di Grazzano Visconti

Grazzano Visconti è un fortilizio situato nel comune di Vigolzone, in provincia di Piacenza. Fu costruito nel 1395 da Giovanni Anguissola per risiedervi con la moglie Beatrice Visconti, sorella di Gian Galeazzo Visconti. Rimase proprietà della famiglia Anguissola fino alla morte senza eredi del conte Filippo nel 1870 per passare alla moglie Fanny nata Visconti di Modrone, che ne sono gli attuali proprietari. Il borgo è stato ristrutturato nei primi anni del 900 ma mantiene le caratteristiche medievali di un tempo, conservandone il suo fascino davvero unico. Gli unici edifici ancora storici sono il castello e la Chiesetta di Sant’Anna risalente al XVII secolo.

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Veduta della Corte Antica

Oltre al borgo si trovano il castello ed il parco.

Il castello ha una pianta quadrangolare con quattro torri sui quattro angoli ed è edificato in pietra e laterizio. L’ingrezzo era consentito da un ponte levatoio di cui oggi rimangono solo le tracce. Il fossato invece è ancora presente.

Il grande parco circonda il maniero e misura circa 150.000 m2: aperto solo in determinati periodi dell’anno, ospita la chiesetta, lo studio del Duca, il belvedere, un giardino all’italiana e il labirinto (non può di certo mancare in una residenza nobiliare!). Inoltre, degni di nota, sono i numerosi alberi secolari che vi dimorano, bellezze tutte da preservare e da ammirare con immenso rispetto.

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Ogni anno, il borgo di Grazzano Visconti ospita eventi legati al cosplay, come il Narsilion Fantasy Festival, rievocazioni storiche, mercatini di vario genere (come quello di Natale) e molti altri eventi.

All’interno del borgo ci sono numerose botteghe artigiane, locande e ristoranti che servono piatti tipici della cucina piacentina (immancabile lo gnocco fritto e la squisita coppa di queste zone). Si possono dunque acquistare oggetti battuti in ferro, giocattoli, gadget e souvenir legati alla storia e alle tradizioni di questo fortificato piacentino. Oltre a tutti questi divertimenti, da vedere assolutamente è il museo degli attrezzi agricoli, sotto il porticato della corte vecchia: trattori, aratri e strumenti agricoli raccontano passo passo la storia di un territorio ancora fortemente legato all’agricoltura.

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Visitarlo mi mette sempre di buon uomore ed è sempre l’occasione per scoprire qualche suo nuvo angolo nascosto, tra le mote viuzze che lo caratterizzano. Un tuffo nel passato, tra draghi e streghette che non dispiace mai.

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La statua di Aloisa, la mascotte di Grazzano Visconti

I luoghi della storia: il borgo di Zavattarello

L’Oltrepò è un luogo magico e ricco di storia, con castelli e borghetti tutti da scoprire. Da buona Vagabonda mi piace girare tra i paesini e scoprire la storia di ognuno di noi. Uno dei borgi più belli da visitare è senza dubbio Zavattarello, piccolo comune di 991 abitanti situato nell’alta val Tidone, nel cuore dell’Oltrepò.

 

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L’ingresso del borgo

 

Zavattarello fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia ed è considerato uno dei comuni più pittoreschi e maggiormente caratteristici.

Zavattarello deve il suo nome all’attività che fu prevalente in questo borgo per secoli interi: quella dei ciabattini. Il volgare “savattarellum” indica proprio il luogo dove si confezionano le ciabatte (savatte).

 

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Tra le vie di Zavattarello

 

La sua storia è molto antica, in quanto il paese era feudo dell’Abbazzia di San Colombano di Bobbio e nel 1390 il vescovo di Bobbio cede a Jacopo Dal Verme il castello (denominato ancora oggi Castello dal Verme) e tutto il feudo. Dal 1926 fa parte della provincia di pavia, dopo alcuni anni in cui dal pavese passò sotto il piacentino.

 

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Castel Dal Verme

 

Il borgo è conosciuto, oltre per il suo fascino e gusto delle abitazioni in pietra ed in stile “medievale” per il suo castello, il Castello dal Verme: costruito interamente in pietra, con uno spessore murario di 4 metri, il castello sovrasta il paese e domina la vista dalla sua posizione collinare. Di grandi dimensioni, con più di 40 stanze, è attorniato da un Parco Locale di Interesse Sovracomunale. La sua posizione sopraelevata è chiaramente a scopo difensivo grazie alla vista degli altri castelli della zona (Valverde, Trebecco, Torre degli Alberi, Pietragavina e Trebecco). Oggi il Castello è aperto ai visitatori secondo un orario prestabilito e soltanto alcuni giorni della settimana.

 

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Zavattarello tra salite…E discese!

 

Passeggiare tra queste viuzze rievoca pensieri lontani, e godere di una vista così incredibile non può che mettere di buon’umore. Consiglio tuttavia di visitare Zavattarello d’estate e quando il castello è aperto, dato che, per quanto mi riguarda, non è stato possibile visitarlo in quanto chiuso.

 

 

 

 

I luoghi della storia: la Certosa di Pavia

Pavia ha proprio tante bellezze architettoniche e la sua provincia nasconde tesori tutti da scoprire. E’ il caso del monumento, forse, più conosciuto del suo territorio: la Certosa di Pavia.

 

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La facciata della Chiesa

 

La Certosa di Pavia è un complesso monumentale storico che comprende un monastero e un santuario, situato nel comune ominimo, a circa otto chilometri da Pavia.

Il complesso è stato edificato alla fine del XIV secolo per volere di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, ed assomma in sé diversi stili, dal tardo-gotico italiano al rinascimentale.

Dal 1866 il complesso è stato dichiarato monumento nazionale e, ad oggi, è proprietà del demanio dello Stato italiano, anche se qui vi risiedono ancora alcuni monaci cistercensi, che si occupano della manutenzione e della gestione.

L’accesso avviene attraverso un grande portone che conduce direttamente nel giardino davanti alla Chiesa, composto di piccole aiuole e siepi disposte in modo geometrico. Arrivati alla Chiesa, si rimane davvero senza fiato per il numero incredibile di bassorilievi inseriti sulla facciata, che raffigurano scene mistiche o importanti personaggi del passato.

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Uno dei bassorilievi

 

L’interno ha una pianta a croce latina, divisa in tre navate con abside e transetto, coperta da volte a crociera su archi a sesto acuto. La pianta è la stessa di un’altra chiesa molto importante di Pavia, quella di Santa Maria del Carmine, precedente opera di uno degli architetti che qui lavorarono: Bernardo da Venezia.

Nonostante gli orari di apertura, non sempre è visitabile per intero la Chiesa, quindi ci si accontenta spesso di vedere soltanto la prima navata. Un peccato per questo luogo così interessante.

 

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La prima navata

 

Oltre alla Chiesa, vi sono i musei della Certosa, che ospitano una gipsoteca ed una pinacoteca: la prima ospita i calchi dei bassorilievi della facciata, mentre la seconda, al piano superiore, ospita ritratti dei Signori di Pavia e quadri raffiguranti scene bibliche.

 

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Il monastero si apre su due chiostri, il chiostro piccolo ed il chiostro grande, visitabile soltanto con la visita guidata: ancora oggi, presso il grande, sono ospitate le cellette dei monaci di clausura, che vivono in spazi ristretti, dediti alla preghiera e al lavoro. I monaci presenti ancora oggi, mantengono uno stile di vita semplice e basilare, e si dedicano, come un tempo, alla coltivazione di erbe officinali e medicinali: da qui vengono create le famose “tisane dei monaci” acquistabili nel piccolo shop difronte al museo.

 

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La Certosa è uno dei simboli del territorio di Pavia, un gioiello da visitare e da rispettare, una meraviglia architettonica e storica da conoscere ed appezzare.

L’ingresso alla Certosa è gratuito, così come è quello del museo.

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Non solo i monaci abitano qui…

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

 

 

 

I luoghi della storia: lo Studentenkarzer di Heidelberg

Uno dei luoghi simbolo della città di Heidelberg è senza dubbio la sua Università: fu la prima ad essere fondata da Roberto I nel 1386 e ancora oggi è un simbolo di prestigio per la città e per la Germania tutta. Qui, più di 30.000 studenti ogni anno passano il loro tempo dedicandosi allo studio con dedizione e passione, ma non sempre fu così.

Si sa, qualche volta si incontravano degli studenti svogliati, che non si impegnavano e che addirittura tiravano qualche scherzo ai professori o ai compagni: spirito gogliardico? Può essere, ma l’Università non prendeva questo fenomeno sottogamba e così decise di aprire un vero e proprio carcere studentesco. Lo Studentenkarzer venne aperto nel 1778 e rimase in attività fino al 1914, con lo scopo di punire gli studenti che non mantenevano un comportamento adeguato.

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Chi veniva sorpreso ubriaco, a commettere comportamenti scorretti o in equivoche compagnie, veniva rinchiuso in questa struttura a tre piani, altra e stretta, con piccole celle come un vero carcere. I tempi di detenzione varivano da tre giorni fino a quattro settimane. Gli studenti, però, non si annoiavano così tanto, dato che sono riusciti a dipingere tutto il complesso, disegnando volti anonimi e insegne cavalleresche e lasciando un ricordo della loro permanenza.

E’ così che troviamo nomi, città, date, testimonianze di giovani che forse erano considerati troppo esuberanti per la rigida morale che veniva strettamente seguita.

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Il luogo ha un certo fascino e quando si visita sembra di tornare indietro nel tempo, anche se trasmette, devo confessare, una certa inquietudine, con tutti questi strani affreschi, segno di una gioventù che rimane fissata tra le pagine del tempo.

Il Carcere Studentesco si trova vicino all’Università, ad Augustinergasse 2, ed è visitabile previo acquisto di un biglietto presso lo shop dell’Università adiacente.

Non sarà difficile scorgerlo grazie all’insegna caratteristica.

Lo Studentenkarzer è visitabile dal martedì al sabato.