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Diario di viaggio: New York – giorno 2

Mi sveglio che sono ancora intontita dal jet-leg, e il mal di testa non accenna a diminuire. Nonostante tutto direi che ho dormito. Dopo una colazione ancora a base di pancake e sciroppo d’acero, mi dirigo verso il famoso National September 11 Memorial & Museum, dove sorgeva in famoso World Trade Center: c’è un profondo silenzio in questo luogo, e sui nomi che sembrano infiniti intorno alle fontane, spesso si possono trovare delle rose o dei fiori dai parenti delle vittime. Qualche lacrima scende, a pensare a questo immane disastro. Ero piccola, e mi ricordo le immagini in televisione dei due aerei che si schiantavano sulle Torri Gemelle. Mi siedo su una panchina e penso a quanto la cattiveria caratterizzi indelebilmente la nostra specie.

Dopo la riflessione mi dirigo a piedi verso Rockfeller Park, un grazioso parco cittadino, molto tranquillo, ideale per leggere un libro o fare una passeggiata. Da qui si vede tutto il distretto economico di Manhattan! Vicino al parco si trova il memoriale dei poliziotti caduti di New York e non me lo faccio mancare.

Dopo questa bella passeggiata, mi dirgo verso il famoso quartiere Broccolino! E’ un quartiere tranquillo, colorato, con tanti edifici graziosi! Da qui mi dirigo verso il famoso Ponte di Brooklyn: fu completato nel 1883 ed è il primo ponte costruito in acciaio: collega tra di loro l’isola di Manhattan e lo stesso quartiere di Brooklyn. Una traversata del ponte è d’obbligo! Arrivo fino a metà, e qui posso notare quanto la società americana è eterogenea: bianchi, neri, asiatici, italo-americani, e poi tanti tanti turisti provenienti da ogni dove. E’ bello sentire un miscuglio di lingue diverse, ed è interessante vedere come per molti americani una passeggiata sul ponte sia il pretesto per fare jogging, o per incontrare amici e parenti.

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Il Ponte di Brooklyn

Appena scesa dal ponte, trovo alcune bancarelle delle pulci, dove si vende di tutto: decido di comprare una piccola stampa con una veduta di New York: l’appenderò in camera mia.

Dopo Brooklyn, decido di dirigermi a Wall Street, nel quartiere febbrile della borsa più pazza del mondo. Arrivata con la metro, visito l’interessante Trinity Church: questa chiesa confessionale episcopale non può essere notata, perchè è proprio all’incrocio tra Wall Street e Broadway. Mi viene subito in mente il film “Il mistero dei Templari” con Nicholas Cage: è proprio qui che il protagonista, Benjamin, trova il mitico tesoro dei cavalieri templari. La scelta non fu casuale, infatti sono molte le personalità di spicco che sono sepolte nel cimitero circostante la chiesa, come i Padri fondatori degli Stati Uniti. Se avete visto il film, una visita non può certo mancare!

Ora mi dirigo proprio al palazzo della borsa, è imponente: qui si possono incontrare molti broker, vestiti eleganti. Chissà quanti quattrini girano! Dopo qualche foto, mi dirigo al famoso Toro di Wall Street, simbolo della potenza economica degli USA; il toro inoltre è un animale ricorrente nel mondo della borsa: il mercato rialzista, o bull market, e il mercato ribassista, o bear market, indicano situazioni in cui il mercato azionario segue un determinato andamento per un certo periodo: il toro è simbolo del buon andamento (bull in inlese) mentre l’orso è indice di ribasso. La salita del mercato viene paragonata all’incornata del toro, mentre la discesa somiglia alla zampata di un orso. Davvero bizzarro come paragone!

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Con il toro…

E’ già ora di pranzo, quindi un bell’hot dog ci sta tutto. Al pomeriggio decido di cambiare completamente zona e mi dedico al divertimento: Coney Island mi aspetta!

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Greetings from Coney Island!

Ci vuole circa un’ora prima di arrivare al mitico parco divertimenti: all’ingresso del parco, si possono scegliere varie opzioni per salire su più giostre. Accompagnata da mia cugina, decidiamo l’ingresso che più ci sembra indicato e ci danno dei braccialetti. Entriamo e ci sembra di essere nel paese delle meraviglie: non sappiamo davvero da dove iniziare, ma la regola è solo una: divertirsi! Dopo alcune “giostre leggere” optiamo per il mitico Thunder Bolt: con una lunghezza di 610 metri e una velocità di 105 km/h, è la giostra più veloce che abbia mai sfidato. Arrivate in alto l’adrenalina è fortissima, ed entrambe ci chiediamo che accidenti ci facciamo lì sopra! Ma poi…

Woaaaaaaaah!!

Si scende come un razzo!!

Che spettacolo, che emozione, che brivido adrenalico!

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Il Thunder Bolt

Appena scese saremmo pronte per rifarla, ma scegliamo di salire su altre giostre. Che meraviglia questo parco divertimenti, quante risate e quanta felicità! Ci passiamo tutto il pomeriggio, e all’ora di cena ci facciamo un giretto sulla spiaggia, prima di mangiare da Paul’s Daughter: gamberi in salsa, hamburger, patatine fritte, anelli fritti. Che possiamo desiderare di più?

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La spiaggia di Coney Island

Beate e contente, facciamo una bella passeggiata sul lungo mare e poi decidiamo di rientrare al nostro Cosmopolitan.

Stanche, ma con il sorriso sulle labbra 🙂

Per leggere il primo giorno, qua sotto il link:

Primo giorno

Per leggere il viaggio in pillole, qua sotto il link:

Viaggio in pillole

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 4

Dopo aver dormito bene, la mattina inizia fin troppo presto! La quarta giornata è una delle giornate che più ho apprezzato in questo viaggio. Alle 9:00 il furgone è già pronto, direzione Ambalavao!

Il cielo è terso e il paesaggio intorno a noi cambia man mano che ci avviciniamo alla nostra meta. Gli aridi campi lasciano il posto a numerosi terrazzamenti e il territorio diventa più collinare. Stiamo entrando nel territorio delle Montagne di Andringitra: queste montagne sono il risultato dell’evento magmatico Pan-Africano, noto ai geologi. Si tratta di una formazione granitica eccezionale, erosa e modellata dagli agenti atmosferici, che ci regala dei paesaggi mozzafiati dove possiamo distinguere vette modellate ed Inselberg. Oltre a queste montagne, un altro massiccio granitico si estende davanti a noi, i graniti Andringitreani, che coprono un’area di circa 200 x 25 chilometri ad ovest di Fianarantsoa e Ambalavao.

Le rocce grigie, il terreno rosso e il cielo blu creano un paesaggio davvero mozzafiato, uno spettacolo unico, sia a livello geologico che naturalistico, nonchè una manna per i miei occhi che non aspettavano altro di vedere lo spettacolo geologico della natura: che ci posso fare, sono una naturalista di nome e di fatto. Tutti i miei compagni vedono soltanto delle rocce grigie, io ci vedo una formazione sensazionale ed immagino le associazioni mineralogiche. Altro che Sindrome di Stendhal davanti ad un quadro, a me viene davanti a simili spettacoli!

La prima tappa è il mercato del bestiame: su una collina i capi tribù e i commercianti si ritrovano per la compravendita di zebù. Ogni tribù  ha colori diversi che mostra con orgoglio grazie alle coperte con cui si adornano le spalle. Vediamo strette di mano, abbracci, contrattazioni. Ci avviciniamo e apprendiamo che il mercato è uno dei luoghi di ritrovo più importanti per tutta la comunità dei dintorni. Oltre agli anziani capitribù, vediamo anche dei giovani divertirsi con un motorino: potrebbero avere la mia età, e mi ricordano i miei coetanei.

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Mercato del bestiame

Dopo il mercato ci dirigiamo verso la riserva Anja, per vedere i lemuri, questa volta i lemuri Catta, chiamati “Maki”. La nostra guida ci porta alla scoperta della riserva, in un tour lungo l’intera giornata. I primi animali che vediamo non sono lemuri, ma sono i bellissimi Inseparabili del Madagascar (Agapornis canus), piccolo pappagallo endemico. Lo riconosco immediatamente, da pappagallara senza speranza, e spiego un po’ di cose anche alla guida, che non era preparata sull’avifauna in modo così serrato: eh va beh, devo sempre farmi notare se si parla di natura. Proseguiamo e troviamo anche un bellissimo camaleonte, un Furcifer oustaleti, anche questo endemico del Madascar!

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Agapornis canus
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Furcifer oustaleti

Ci addentriamo nella riserva, che si presenta con aree più desertiche, intervallate a zone con più alberi: è proprio sugli alberi che vediamo i primi “maki” che si puliscono e giocano. La loro peculiarità è la caratteristica coda ad anelli, che ricorda un po’ quella dei procioni. Sono lemuri diurni, abbastanza diffusi in Madagascar. Sono arborei, ma spesso passano molto tempo a terra: anche noi li troviamo a terra, che prendono il sole su una piccola roccia, a pancia in su. Come la maggiorparte dei lemuri, viono in branchi, dove è di solito una femmina il leader del gruppo. I gruppi sono molto territoriali tra loro.

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Catta che gioca con le foglie

Continuiamo nella nostra escursione e scaliamo qualce roccia imponente con le corde e arrampicandoci: la vista è davvero unica, sembriamo così piccoli in confronto alla vastità della natura!

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Sul tetto del Madagascar

Continuiamo con la nostra escursione, e troviamo altri catta: ci guardano e chiudono gli occhi, beati, al sole. Che animali pigroni! Continuiamo e troviamo altri due camaleonti, sempre della stessa specie, ma con incredibili differenze!

Il nostro giro termina dopo 5 ore indimenticabili. Da Anja torniamo ad Ambalavao e decido di fare un giretto per la piccola città. Dopodichè raggiungo la mia compagna di viaggio, mia zia Gianfranca e ci riposiamo nel nostro piccolo alberghetto a bungalow, il più bello che troverò qui in Madagascar. Ambalavao è la città della Bougainvillea e il nostro piccolo alberghetto non è da meno, con delle piante imponenti, tutte fiorite!

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Tripudio di colori

Alla sera ci avviamo al piccolo ristorante dell’hotel dove mangiamo benissimo e degustiamo anche il vino locale, dato che Ambalavao è uno dei maggiori centri vitivinicoli del paese. Per finire, i miei compagni di viaggio mi fanno una bella sorpresa e fanno preparare una torta panino con la marmellata. Dopotutto, quel giorno era il mio compleanno.

Andiamo a dormire contenti e felici, soprattutto io. Questo Madagascar mi ha già rapito il cuore.

Per leggere gli altri giorni, cliccate qui sotto

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Ringrazio gli amici di CAMALEONTiamo Italia per il riconoscimento delle specie di camaleonte.

 

Il museo di Febbraio: Pergamonmuseum

Nell’ormai lontano 2012 ho visitato Berlino, e naturalmente una visita al Pergamonmuseum non poteva mancare. Il museo di Pergamo è uno dei più importanti musei archeologici del mondo. Il suo nome deriva dalla città ellenistica di Pergamo in Anatolia, da cui provengono la maggiorparte delle opere esposte.

Nel 1830 fu creato il primo nucleo museale pubblico di opere antiche. L’edificio odierno risale al 1855, quando l’architetto Friedrich August Stüler lo completò. Nel 1930 sorse il nuovo edificio progettato da Alfred Messel e realizzato da Ludwig Hoffmann. Così fu possibile ricostruire gli antichi edifici nelle dimensioni naturali, ponendo le basi al futuro Museo di Pergamo. Fu risparmiato dai bombardamenti più pesanti della Seconda Guerra Mondiale, ma venne comunque danneggiato. Il museo riaprì nel 1953.

Il museo ospita una incredibile collezione di oggetti antichi, la maggiorparte romani e greci, ma anche babilonesi e assire.

 

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Appena sono entrata in questo museo, ho avuto la sensazione che fosse immenso: le opere grandiose che qui sono custodite non hanno smentito il mio presagio. L’altare di Pergamo è immenso, mentre la porta di Ishtar è veramente spettacolare, anche se è solo una riproduzione. Imponente è anche la Porta del Mercato di Mileto.

Una volta dentro, sarete catapultati in un’epoca antica, fatta di magnificenza, di mito e di soprannaturale: tra giganti, fiere e dei, vi immergerete nel mito!

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L’altare di Zeus (Altare di Pergamo)

 

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Se visitate Berlino, non potete assolutamente perdervelo.

 

 

Diario di viaggio: New York – giorno 1

Gita breve ma molto intensa: New York in una settimana, una città dai mille volti che accosta frenesia a senso di pace.

Con il mio volo Emirates, parto il 27 giugno, alla sera, così da dormire un pochino durante il viaggio. Arrivo che il tempo è completamente diverso: a Pavia faceva molto caldo, a New York piove, e la pioggia la porteremo dietro per quasi tutto il viaggio (un classico ormai, ogni volta che mi muovo piove o nevica).

Arrivati al JFK i controlli sono serratissimi, per la paura del terrorismo, ma per fortuna non trovano niente di strano quindi mi avvio a prendere la metro verso il mio hotel a TriBeCa, il Cosmopolitan. Non è mai facile orientarsi quando si arriva in una grande metropoli, infatti si sbaglia la metro almeno 3 o 4 volte, e così accade, soprattutto di notte.

Stanchissima arrivo e mi butto sotto le coperte, ma alle 9:00 già la sveglia suona, il jet-leg è tremendo, e un gran mal di testa mi accompagnerà imperterrito nelle mie avventure. Come prima cosa decido di fare una bella colazione americana con Pancakes e sciroppo d’acero: che dire, troppo buoni.

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Pancakes, che bontà!

Dopodichè mi dirigo verso la famosa 5th Avenue, la via dello shopping e della ricchezza. Non può mancare una visita alla Saint Thomas Church e quindi entro a scattare qualche foto. Vicino a tutti quei grattacieli, non si può non notare questa chiesa! Proseguo, con il naso all’insù, i palazzi sono altissimi, mai vista una cosa del genere! Continuo, sbirciando nei negozi di lusso e guardandomi attorno: di fianco a me, i taxi sfrecciano e il fumo esce dai tombini. Devo ancora capire dove sono esattamente, non sono abituata a tutta questa grandezza, in Europa non c’è nulla di tutto ciò, almeno, che io abbia visto.

Dato che sono sulla Quinta, voi penserete che faccia un giro da Tiffany o all’Apple Store.

Sbagliato.

Qui, proprio vicino alla 5th si trova un negozio gigantesco di minerali e di fossili, e che me lo faccio scappare?

Risposta esatta.

Benvenuti dunque da Astro Gallery of Gems dove i miei occhi iniziano a brillare, e ovviamente mi faccio subito riconoscere perchè inizio a chiedere al commesso, che scopro essere poi uno dei proprietari, se hanno alcune specie di minerali: benitoite, demantoide, tormaline e via così. Sono fortunata solo per l’ultima, ma i prezzi sono alle stelle perchè i pezzi sono favolosi. Me lo aspettavo, ma solo vederli è una meraviglia. Mi intrattengo per più di un’ora a parlare con lui e mi mostra pezzi che personalmente ha trovato, come le famose acquemarine del Monte Antero, e poi fluoriti, apofilliti… Insomma, una manna. Gli racconto anche della mia esperienza, è molto cordiale e incuriosito ma purtroppo per me non ha demantoidi da farmi vedere e mi dice: “greatest demantoids are from Italy, I know”.

Orgoglio italiano, almeno un merito mineralogico lo abbiamo.

Dopo una bella chiacchierata e a mani vuote, purtroppo, esco e mi trovo davanti uno spettacolo incredibile: proprio quel giorno la 5th viene letteralmente chiusa per il Gay Pride: non ho mai visto tanta felicità e tanta gioia in una manifestazione. Attivissima per i diritti, soprattutto degli omosessuali e delle donne quale sono, compro una bella bandierina arcobaleno e rimango davanti alle transenne: i ranger, i poliziotti, gli attori, tutti ci sono per far sentire la loro voce. E poi maschere, costumi, stelle filanti e musica. Un party a cielo aperto!

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Sempre, sempre lottare per i diritti! Uniti, anche a NY!

Dopo l’immersione nel colore decido di andare a Times Square: gli schermi colorati sono il passaporto di questa famosissima piazza. Un giretto da Toys R non può mancare, un enorme negozio pieno dei più svariati giocattoli, con le giostre dentro anche! Compro qualche bel pelouche e poi via, verso Fashion Avenue da Midtown Comics, dove acquisto il Funkpop di Cersei Lannister, la mia regina preferita della serie “Il Trono di Spade”.

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L’interno del secondo piano di Toys R, con i due Jedi Obi-Wan Kenobi e Anakin Skywalker

Un giretto a Rockfeller Center e poi ancora a Times Square. Tra una cosa e l’altra è già passata una giornata, il tempo vola e non me ne accorgo!

Via verso un bel ristorante americano, a mangiare ali di pollo in salsa!

Domani ci sono cose nuove da scoprire!

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 3

Sono già tre giorni che sono lontana da casa, in una realtà completamente diversa da ciò che siamo abituati a vedere. Nonostante avessi già visitato due paesi africani, Egitto e Tunisia, la cultura e i modi di fare che ci sono qui, nell’Africa meridionale, sono completamente diversi da tutto.

Ci svegliamo verso le 9:00 e facciamo una bella colazione, e poi ci dirigiamo verso il Parco nazionale di Ranomafana, uno dei parchi più importanti del Madagascar. All’entrata di accoglie una bellissima Palma del Viaggiatore (Ravenala madascariensis), uno dei simboli del Madagascar.

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La Palma del Viaggiatore

Il parco, letteralmente chiamato “acqua calda”, è situato in una zona montuosa (600 – 1400 m) e occupa una superficie di 410 km² ricoperti da una fitta foresta pluviale. La foresta pluviale è caratterizzata da un enorme abbondanza di specie vegetali e animali: per le specie arboree, si possono riconoscere le famiglie delle Apocynaceae, Euphorbiaceae, Rubiaceae e Arecaceae.Importante per l’economia del paese è il palissandro (Dalbergia spp.), inoltre ci sono diverse specie di orchidee dei generi Bulbophyllum e Eulophiella, alcune delle quali abbiamo osservato anche noi.

Per quanto riguarda la fauna, questo è il regno dei lemuri, infatti se ne contano ben 12 specie, alcuni diurni come l’apalemure dorato (Hapalemur aureus), l’apalemure grigio (Hapalemur griseus), il prolemure dal naso largo (Prolemur simus), il sifaka di Milne Edwards (Propithecus edwardsi), il lemure dal ventre rosso (Eulemur rubriventer) e l’Eulemur rufus, ed altri notturni come il microcebo rosso (Microcebus rufus), l’aye-aye (Daubentonia madagascariensis), il lepilemure dal collo chiaro (Lepilemur microdon), il chirogaleo bruno (Cheirogaleus major) e l’Avahi peyrierasi.

Altri mammiferi presenti sono il fossa (Cryptoprocta ferox), il fanaloka (Fossa fossana), la mangusta dalla coda cerchiata (Galidia elegans), il tenrec comune (Tenrec ecaudatus) e il rarissimo tenrec acquatico (Limnogale mergulus).

Il parco ospita numerose specie di uccelli tra cui specie endemiche quali l’astore di Henst (Accipiter henstii), il forapaglie codapiumosa di Seebohm (Amphilais seebohmi), il garrulo dalle orecchie gialle (Crossleyia xanthophrys), la mesena bruna (Mesitornis unicolor), la falsa nettarinia ventregiallo (Neodrepanis hypoxantha), la colomba azzurra del Madagascar (Alectroenas madagascariensis) e il vanga di Pollen (Xenopirostris polleni).

Sono presenti numerose specie di rettili (tra cui gechi, camaleonti e boa) e anfibi (Aglyptodactylus madagascariensis, Boophis arcanus, Boophis boppa, Boophis bottae, Boophis erythrodactylus, Blommersia blommersae, Heterixalus alboguttatus, Mantella baroni, Mantella bernhardi, Mantella madagascariensis, Mantidactylus spp., Platypelis grandis, Scaphiophryne marmorata, Scaphiophryne spinosa).

Accompagnati dalla guida locale Clariz, ci inoltriamo nel fitto della foresta: il clima è davvero umido, anche se c’è il sole, le foglie sono tutte bagnate e anche noi ci bagnamo in fretta.

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Verso il fitto della foresta…

Tanti suoni, tanti rumori, ci fanno capire che qui il regno non è dell’uomo, bensì della bizzarra fauna che abita nel cuore della foresta. Siamo tutti elettrizzati, vogliamo assolutamente vedere i lemuri, anche se sappiamo che non sarà facile. Clariz è in contatto con altri tre ranger tramite il telefonino, che lo avvertono se vengono avvistati i lemuri, in modo tale da poter raggiungere la loro posizione. Siamo fortunati, già dopo 15 minuti di cammino, la nostra guida viene chiamata, un lemure è stato avvistato!

Raggiungiamo il più velocimente possibile il ranger, arrampicandoci sulle radici degli alberi e saltellando sulla terra bagnata: sembra che stiamo scappando da qualcosa!

Arriviamo ed ecco che scorgiamo un lemure dalla fronte rossa! Tra le foglie è difficile scorgerlo, come è quasi impossbile fargli una foto. Scatto ma è davvero arduo metterlo a fuoco. Mi fermo e lo ammiro, è spettacolare vederlo: la piccola palla di pelo arruffata sta riposando, prende il sole e sta in panciolle. Sono animali pacati, paurosi, e molto buffi. Bisogna stare in silenzio, altrimenti si spaventano, del resto sono prede e hanno paura degli animali più grandi di loro. Nella foresta c’è il fossa che li preda, ma non siamo così fortunati da poterlo vedere.

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Lemure dalla fronte rossa

Non facciamo nemmeno tempo a goderci la sua vista, che Clariz riceve un’altra chiamata: due lemuri avvistati! Per fortuna non molto lontani, così ci precipitiamo ed eccoli lì, sono due lemuri dal ventre rosso, maschio e femmina! Abbracciati, accoccolati tra loro: stanno dormendo, ma si accorgono presto di noi e si svegliano. Sbadigliano felici, non sembrano disturbati da noi, infatti ci guardano dritti negli occhi, senza scappare. Dopo aver appurato che non siamo lì per fargli del male, si fanno grooming a vicenda e si leccano in viso. Sembrano proprio affiatati! Decidono quindi di andarsene, probabilmente a cercare del cibo.

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Lo sguardo del lemure dal ventre rosso, un maschio: sembra dirci “che cos’hai da guardare?”

Procediamo nella nostra passeggiata e arriva un’altra telefonata: alla risposta anche Clariz si esalta: il ranger ha trovato ben due Sifaka di Milne-Edwards! Accorriamo, mentre Clariz ci dice che questa specie è difficile da osservare, perchè è molto schiva, e vederne addirittura due è un evento eccezionale! Dopo circa 5 minuti arriviamo sul luogo e la scena è davvero spettacolare: i due esemplari stanno giocando, si dondolano sulle liane e sui rami, proprio ad altezza uomo. Ogni tanto sentiamo qualche bizzarro vocalizzo, si vede che si stanno divertendo! Si avvicinano quasi a noi, come se non ci fossimo. E’ una sensazione sbalorditiva, qualcosa che va aldilà della nostra immaginazione: questi lemuri sono molto più grossi rispetto agli altri, e hanno dei rotondi occhi gialli. L’emozione è davvero tantisssima, non vorremo andarcene da lì, ma purtroppo se ne vanno prima i lemuri. Che dire, siamo assolutamente soddisfatti!

Camminiamo verso il punto di osservazione della riserva, ci vuole circa un’ora. Purtroppo non riceviamo altre telefonate dai ranger, non osserviamo più lemuri dunque. Ma non siamo delusi, anzi! Al punto di osservazione troviamo ancora un’altra sorpresa, un grazioso geco diurno del Madagascar (Phelsuma madagascariensis)! Sta lì, sulla colonna di legno e tira fuori la sua lingua. Ci fa proprio simpatia!

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Una tavolozza di colori il nostro geco.

Ora ci dirigiamo verso l’ingresso del parco, ci vogliono circa due ore. Siamo così felici, continuiamo a parlare dei lemuri e dell’emozione che abbiamo provato nel vederli.

Arrivati all’ingresso è ora di pranzo, decidiamo quindi di fermarci nel ristorante del parco stesso, e pranziamo, ridendo e scherzando: questi momenti uniscono ancora di più il gruppo e ci fanno scoprire qualcosa di nuovo di ognuno.

E’ ora di andare, direzione Fianarantsoa! Ci vuole circa 1 ora e mezza per arrivare. Fianarantsoa, comunemente detta “Fianar”, è un grande agglomerato urbano, capoluogo della provincia omonima e della regione di Haute Matsiatra. Scarichiamo i bagagli e iniziamo a girare per la città, accompagnati dai bambini del luogo che parlano un misto tra francese e italiano e che ci fanno da guida. E’ quasi il tramonto e decidiamo di rientrare. La giornata era andata fin troppo bene per finire così, infatti non finisce proprio con un sorriso: in albergo non c’è acqua calda per un guasto e tutti gli ospiti sono arrabbiati. Anche noi vorremmo farci una doccia, ma è quasi impossibile. Mentre si attende l’acqua calda, faccio un giretto sotto l’hotel, dove c’è una galleriadi negozi: lì trovo un negozio di minerali che espone pezzi notevoli. Che faccio, non compro nulla? Eh no! Infatti, acquisto un berillo varietà smeraldo e un corindone varietà rubino. Il sorriso torna subito sulle mie labbra.

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Veduta di Fianaratsoa

Dato che l’acqua calda non arriva, decidiamo di rimandare la doccia dopo cena. Mangiamo in un piccolo ristorante locale in compagnia anche del nostro autista Riza, e poi ritorniamo in hotel. L’acqua è tiepida, meglio che niente, quindi non perdiamo tempo e ci laviamo. Il letto, almeno, è comodo.

Il giorno dopo sarà un altro giorno all’insegna della natura, verso Ambalavao e la Riserva Anja!

Se volete leggere gli altri giorni:

Giorno 1

Giorno 2

 

 

Un viaggio del 2016: Verona

Romantica, fiabesca, incantata. Verona è tutto questo e anche di più.

Per Pasqua del 2016 sono andata a scoprire le meraviglie di una delle città care al sommo Shakespeare, il quale dice “nella bella Verona, dove la nostra scena s’apre” (Romeo e Giulietta), e che non mi ha lasciata indifferente. Verona: buon cibo, storia e tanta tanta cultura, ma anche natura e divertimento.

In tre giorni ho potuto vedere tutte le attrazioni principali di questa bella città, passando dal Balcone di Giulietta, all’Arena, a Castelvecchio, al Giardino Giusti, a Piazza delle Erbe.

La visita inizia subito con un giretto in centro, dove prima visito la Chiesa di Sant’Anastasia, e la Corticella Leoni. Dopo un tuffo nella storia volto pagina e imbocco la via per il famoso balcone di Romeo e Giulietta: c’è un po’ di fila ma non importa, qui vengono davvero da tutto il mondo per vedere il luogo della dichiarazione d’amore tra i due giovani. Con mio dispiacere trovo molte scritte di cattivo gusto, dichiarazioni d’amore d’inchiostro indelebile sui muri della galleria che porta ai balconi. Questa cosa proprio non mi piace, ma tiro dritto. All’interno della casa di Giulietta mi viene offerta una possibilità unica: scrivere qualche riga della tragedia di Shakespeare, in occasione dell’anniversario della morte (400 anni) del poeta. Così mi siedo e con pennino ed inchiostro scrivo qualche pagina in italiano ed in inglese. Mi sembra di essere tornata al 1300, che meraviglia!

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Il Balcone di Giulietta

Visito la casa della dama e poi scatto le foto dal balcone, dopodichè vado a vedere la casa di Romeo, solo da fuori, passando per Piazza delle Erbe, che è arricchita di bancarelle in vista dei mercatini pasquali.

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Piazza delle Erbe

Per cena mi butto su una bella spaghettata di cozze e vongole, che meraviglia!

Il giorno dopo visito l’arena, che è davvero emozionante: non assomiglia al Colosseo, anche perchè le dimensioni sono ben diverse, ma non è meno caratteristica. Sui gradoni degli spalti noto anche delle belle ammoniti, segno che i materiali per la costruzione sono stati cavati da una zona fossilifera. Dopo una bella mattinata continuo il mio tour a Castelvecchio e visito il suo museo: le collezioni si snodano negli articolati ambienti del castello, dentro e fuori suggestivi cortili, saloni, mura altomedioevali, camminamenti di ronda. Per quanto riguarda i quadri, troviamo molti pittori famosi come Andrea Mantegna, Pisanello, Jacopo Tintoretto. Il museo si snoda anche attraverso i camminamenti, da cui si vede un bel panorama di Verona e la statua di Cangrande.

Dopo la visita del museo mi dirigo verso il Regaste San Zeno proprio per visitare la Basilica di San Zeno Maggiore: la chiesa è davvero imponente, uno degli esempi più caratteristici dello stile romanico ancora esistenti. All’interno si trova un ampio chiostro, e nella chiesa anche una cripta. Sugli scalini trovo ancora le ammoniti, questa volta in formazione rossa (probabilmente rosso ammonitico).

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L’interno della Basilica

Approfitto della bella giornata soleggiata per riposarmi su di una panchina proprio fuori la Basilica e poi mi avvio pian piano verso il centro. Per la cena ancora frutti di mare, li adoro proprio!

Per l’ultima mezza giornata scopro qualche angolo un po’ meno turistico, e mi dirigo al Giardino Giusti: la mia fame naturalistica viene proprio appagata; il palazzo è stato costruito nel XVI secolo con un impianto ad U, insieme al giardino che è considerato uno degli esempi più belli di giardino all’italiana.

Il giardino si può dividere in varie zone, di cui le più importanti sono quella occidentale e quella orientale. Le zone sono arricchite da aiuole e vialetti alberati. Un labirinto corona il tutto.

E’ già ora di rientrare, quindi pranzo e poi recupero le valigie, il viaggio è terminato.

Ciao Verona!

Per una Verona artistica e naturalistica, consiglio di visitare:

  • L’arena
  • Il Giardino Giusti
  • Castelvecchio
  • Piazza delle Erbe
  • Il Balcone e la casa di Giulietta
  • Santa Anastasia
  • San Zeno
  • Museo di storia naturale di Verona

Il mio viaggio in pillole:

  • Periodo di viaggio: aprile
  • Durata: 3 giorni
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì

Cose da fare assolutamente:

  • Mangiare un piatto di bigoli caserecci in cassopipa della tradizione chioggiotta al ristorante Pizza Torre 5
  • Ascoltare il canto degli uccelli al Giardino Giusti
  • Riposarsi su una panchina a Castelvecchio

 

 

 

 

 

Un’escursione in giornata: Caltagirone

Per questa bella escursione in giornata ci spostiamo nella bella Sicilia, precisamente a Caltagirone.

Ero in Sicilia a settembre del 2016, in occasione del matrimonio di mia cugina. Mi sono trattenuta qualche giorno in più per visitare l’entroterra catanese e riscoprire i luoghi d’infanzia del mio papà. Non poteva quindi mancare una visita a Caltagirone, la città delle ceramiche.

Caltagirone si trova al centro del territorio Calatino, nella provincia di Catania. Città storica dal glorioso passato, fu roccaforte per bizantini, arabi, genovesi e normanni.

Nel 1900 la città fu simbolo di Don Luigi Sturzo e del movimento anti-fascista. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Caltagirone venne pesantemente bombardata e gli angloamericani distrussero molti monumenti importanti per la città.

Durante gli anni sessanta e settanta, Caltagirone si spopolò a causa del massiccio esodo dele popolazioni del sud verso il nord in cerca di lavoro.

Oggi Caltagirone è Patrimonio dell’Unesco ed uno dei simboli della Sicilia. In città ci sono numerosi interessanti musei, come quello regionale della ceramica e la Mostra dei pupi siciliani.

Durante una bella giornata di sole, una visita non può mancare. Con la mia auto a noleggio mi dirigo verso la città e parcheggio proprio vicino alla famosa Villa Vittorio Emanuele, che è anche la prima meta della mia escursione. Si trova proprio alle spalle del Museo della Ceramica. Si tratta di un imponente parco, in stile inglese, opera dell’architetto G. B. Filippo Basile, e della villa comunale attorniata da viali decorati con vasi in terracotta e maioliche. Nel piazzale centrale si trova un grande palco musicale in stile moresco con rivestimento in maiolica realizzata dalla I.P.A.C.

Nella parte inferiore si può ammirare una delle vasche della Fontana della Flora dello scultore ed architetto fiorentino Camillo Camilliani del XVI secolo.

Il sole splende felice e mi attardo qualche minuto per scattare fotografie e riposarmi su una panchina. Ci sono alcuni gatti che gironzolano davanti a me, e non si negano a coccole e carezze.

Proseguo con il mio itinerario, incontrando il tondo vecchio, un belvedere che ci mostra l’entrotera siciliano, e poi il Convento di San Francesco d’Assisi, con un ampio chiostro risalente al XVII – XVIII secolo. Purtroppo la chiesa è chiusa, quindi mi dirigo verso il centro, infilandomi, di tanto in tanto, nei vari negozi di ceramica.

Giungo alla famosa Scalinata di Santa Maria del Monte: 142 gradini in pietra lavica finemente decorati da mattonelle in maiolica nei tipici colori della ceramica di questa città, cioè verde, giallo e azzurro. La gradinata è suddivisa in settori di 14 gradini in cui le decorazioni delle maioliche richiamano diversi periodi storici, dal X secolo al giorno d’oggi. La salita non è proprio facile, ma non si può davvero evitare se si viene a Caltagirone. Proprio a lato della scalinata sorgono anche negozi di ceramica, alcuni tra i più antichi della città. Finita la scalinata, mi perdo nei piccoli vicoli caratteristici, fino ad arrivare nella periferia della città.

Torno indietro, sono già passate tre ore da quando sono arrivata, e sento un po’ di fame. Compro qualche cartolina, di cui sono una collezionista accanita, e mi fermo a mangiare una buona brioche con una granita in Piazza del Municipio.

Mentre torno all’auto, mi fermo alla Cattedrale di San Giuliano: secondo la tradizione è stata edificata in epoca normanna. Il tempio però è datato nel 1282, in piena età aragonese, grazie all’iscrizione che era posta sull’architrave d’ingresso. Il 12 settembre 1816 papa Pio VII con la bolla pontificia Romanus Pontifex eresse la diocesi di Caltagirone ed elevò la chiesa di San Giuliano a cattedrale.

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L’interno di San Giuliano

Tornando, mi faccio anche indicare una pasticceria buona dove comprare i cannoli e le paste di mandorle: in via Principe Amedeo di Savoia la trovo, proprio non distante.

Prima però di lasciare definitivamente questo meraviglioso paese, devo per forza acquistare delle ceramiche, che mi hanno completamente stregato per la loro bellezza: entro nel negozio Ceramiche Artistiche in via Roma, dove trovo un’esposizione senza pari. Non perdo tempo e compro vari oggetti: piatti, gattini, bummuli… Noto anche numerose ceramiche con le teste di moro e mi faccio raccontare come mai questa raffigurazione: la leggenda narra che c’era una bella ragazza sposata con un moro, il quale però la tradiva. Scoperto il tradimento, la ragazza gli tagliò la testa e ne fece una fiorera. Da qui le teste della ragazza e del moro. un po’ macabra come leggenda, ma pittoresca.

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La grande esposizione del negozio Ceramiche Artisiche

Con una bella cassetta piena di dolci e sei borse di ceramiche, torno a casa contenta.

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: settembre
  • Durata: mezza giornata
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 4

Ultimo giorno a Monaco di Baviera, la tristezza è immensa. Mi alzo di buon mattino, voglio godermi a pieno le ultime ore in questa magnifica città che già mi manca. Oggi il sole splende e mi augura un’ultima radiosa visita. La prima tappa è Odeon Platz, per vedere la Feldherrnhalle, cioè la Loggia dei Marescialli, e la Chiesa di San Gaetano.

Appena fuori dalla metro mi accoglie una maestosa statua di Ludovico I a cavallo, che è stato anche il Re che ha commissionato la Feldherrnhalle.

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La statua di Ludovico I

Proprio di fronte la vedo e subito mi ricorda la Loggia della Signoria di Firenze. In effetti, l’architetto Friedrich von Gärtner si ispirò proprio a quell’opera per la realizzazione della Loggia. Costruita per onorare gli eroi bavaresi, la Loggia è alta 20 metri e ha una tripla arcata e vi si accede grazie ad una scalinata centrale.

La Loggia ospita le statue del conte di Tilly, condottiero della guerra dei Trent’anni, del conte von Wrede, maresciallo dell’età napoleonica, ed una allegoria dell’esercito bavarese : tutte le statue sono opera di Ferdinand von Miller. Questo luogo riveste anche un’importanza storica rilevate: è qui che finì il putsch della birreria di Adolf Hitler, nel 1923.

 

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Loggia dei Marescialli

Qualche foto e poi mi dirigo nella Chiesa di San Gaetano, proprio adiacente: in questo periodo la facciata era sotto restauro, ma riesco comunque a scattare le foto alle caratteristiche due torri. Entro durante la celebrazione della messa, quindi non riesco a visitare bene la chiesa, per non disturbare lo svolgimento della funzione.

La chiesa venne costruita per volere del Principe Elettore Ferdinando e della moglie, per festeggiare la nascita del loro figlio. Si iniziarono i lavori nel 1663 su progetto dell’architetto Agostino Barelli  e nel 1674 si iniziò a costruire la cupola.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa fu pesantemente bombardata e subì danni enormi. Il restauro fu però assai rapido e questa venne riaperta nel 1955.

Esco dalla Chiesa e mi dirigo verso il giardino della Residenz, che avevo visitato il primo giorno. Coppie felici passeggiano, magari in compagnia del proprio cagnolino, e si scattano romantiche fotografie.

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Gazebo nel giardino

Successivamente decido di visitare il Museo Nazionale Bavarese, il Bayerisches Nationalmuseum, quindi prendo il tram e arrivo alla mia meta. Il nucleo centrale della collezione è la collezione Wittelsbach, donata alla città da Massimiliano II nel 1855. Il museo ha tre piani: al piano seminterrato c’è una bellissima collezione di presepi, soprattutto napoletani, tirolesi e siciliani. Al primo piano trovo una ricca collezione di arte religiosa, mentre all’ultimo piano si trova la collezione di strumenti musicali, di porcellane e di arte in stile Biedermeier.

Finisco la visita al museo che è già ora di avviarmi verso l’hotel per ritirare i bagagli, ma prima faccio l’ultima tappa a Marienplatz per una merenda a base dei dolci più buoni di Monaco.

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Presi i bagagli mi dirigo in aereoporto e… Il mio aereo è in ritardo di tre ore e mezza.

Nemmeno l’aereo vuole che torni a casa, da quanto sembra.

Che devo fare? Mi siedo e aspetto, con un giornale del Bayern Monaco e la testa piena di ricordi, ma soprattutto con il cuore pieno di tristezza, perchè è proprio qui che ho lasciato un suo pezzo, e il mio cuore sarà felice soltanto quando ritroverà la sua parte mancante, quando ritornerò a Monaco.

 

 

 

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – Giorno 2

La prima notte è andata, tra stanchezza e freddo inaspettato: siamo ad agosto ma ci sono 12 gradi se va bene, qui siamo in inverno, ma nessuno si aspettava un freddo così! Per fortuna ho un pile, che risulterà essere la mia ancora di salvezza per tutto il viaggio.

Ci alziamo di buon mattino e carichiamo le valigie sul nostro infaticabile mezzo, per poi dirigerci a piedi verso il centro di Ambositra, capoluogo della regione di Amoron’i Mania.

Siamo in alto, a 1345 metri s.l.m, ecco perchè fa così freddo! Qui, gli estranei siamo noi, e tanti bambini, come spesso accadrà durante questo viaggio, ci vengono vicini curiosi e sorridenti, a volte solo per vedere che razza di alieni siamo, altre volte per chiedere cibo, altre soldi: purtroppo ciò accadrà per quasi tutto il viaggio ed è dura non farsi intenerire da due occhioni marroni. Le guide locali ci ammoniscono: la maggiorparte chiede l’elemosina perchè costretti dai genitori. Dura da mandare giù, ma continuiamo, concendoci al massimo qualche fotografia con loro, e per molti questo basta e avanza.

Ambositra è una città molto semplice, dove non ci sono strade asfaltate e dove la terra rossa marca di netto il cuore del centro. E’ un importante centro per la lavorazione del legno, infatti sono numerosi i negozi di piccoli artigiani che lavorano il mogano o l’ebano. Incuriositi entriamo in un negozio di questi e l’artigiano ci fa vedere anche come si modella e si taglia la materia prima. Dopodichè, ci invita a casa sua, come se fossimo suoi amici da sempre: l’ospitalità che ho trovato qui, in Madagascar, non l’ho mai più ritrovata. Salutiamo le donne di casa e queste ci fanno fare un piccolo tuor nella modesta abitazione, senza pretendere nulla in cambio. Torniamo al negozio e decidiamo di acquistare qualche souvenir, l’artigiano è felicissimo!

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Artigiani al lavoro

Continuiamo a visitare la città e ci fermiamo ad altri negozi, dove non solo si commerciano gli oggetti in legno, ma anche vestiti e stoffe, oltre che batterie e oggetti di ogni genere ammassati sulla strada per attirare i clienti.

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Manufatti il legno

Dopo la visita della città, ci dirigiamo ad una missione cattolica non molto distante: qui ci sono molti bambini orfani o abbandonati, che trovano rifugio presso questa congregazione cattolica. Nonostante i bambini siano consci della loro situazione, non perdono il sorriso e ci scattiamo tante fotografie insieme: per loro, il vedersi impressi in una fotografia è la cosa più bella del mondo, infatti, quando mostro lo schermo della reflex e la loro immagine, scoppiano a ridere e mi abbracciano più volte. Mi chiedono il mio nome e glielo dico, loro mi dicono il loro e poi continuano a ripetere una parola: “vasa” che significa straniero. Per loro siamo tutti vasa, ma vasa simpatici.

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Bambini in festa

L’emozione è forte, e decidiamo di fare una cospiqua donazione alla missione, che tra l’altro provvede anche all’istruzione dei bambini, con una piccola scuola dove però non manca nulla.

Lasciata la missione, ci dirigiamo verso la regione degli Zafimariny, una popolazione antica, che vive in casette di legno. La strada è tutt’altro che agevole con il furgoncino, e le buche rendono gli spostamenti davvero problematici. Finalmente raggiungiamo il piccolo villaggio, qui la povertà è veramente palpabile e ci stringe il cuore: i bambini per la fame mangiano la plastica che avvolge le caramelle. Riflettiamo su tutto il nostro benessere rispetto alla loro condizione. In quel momento vorrei portare tutti i bimbi a casa con me, ma non è possibile. Il capo villaggio, un anziano che ricopre anche le funzioni di sciamano, ci invita nella sua umile dimora e ci fa sedere come suoi speciali e graditi ospiti. I bimbi rimangono fuori e ci guardano dalla finestra. Apprendiamo, dalle parole del capo, che il suo villaggio è povero ma la sua gente è orgogliosa e tradizionalista e non rinunceranno mai alle loro usanze per la modernità. Proviamo un profondo rispetto per l’anziano signore, che non ci rifiuta domande e fotografie, anzi, ne è orgoglioso. Chiede poi ad alcuni uomini di farci vedere tutto il piccolo villaggio e di dirci le nostre impressioni alla fine del tour. Siamo sempre accompagnati dai bimbi, che anche qui non sono avari di sorrisi.

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Bambini alla finestra della casa del Capo

Finito il tour e salutato l’anziano capo, il furgoncino ci aspetta per raggiungere il Ranomafana National Park, attraverso la Route Nationale 7, tra campi di riso immensi e coltivazioni di caffè.

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Pastore con gli zebù nelle risaie

E’ ormai sera e finalmente possiamo riposarci, dopo tre ore e mezza di pulmino su strade abbastanza impraticabili a causa delle abbondanti piogge dei giorni precedenti.

Alloggiamo in piccoli bungalow graziosi, proprio di fianco al Parco Nazionale: le sistemazioni sono carine e confortevoli, con letti con le zanzariere per evitare di essere punti dalle fastidiose zanzare che potrebbero anche portare la malaria (la profilassi è comunque obbligatoria e per tutto il viaggio va eseguita).

E’ ora di cena, il pasto caldo della giornata, dato che a pranzo ci accontentiamo di qualche baguette vuota che vendono in tutti i villaggi, di qualche biscotto e dei cioccolatini portati dall’Italia. Una bel pollo arrosto con patatine e per finire, il dolce: la Crèpe al cioccolato, dolce nazionale del Madagascar. Inutile dirvi che ne mangerà un’infinità prima di tornare a casa.

Stanchi ma contenti, andiamo a letto: domani ci aspetta un bel trekking nel Parco.

Per ritornare a leggere il primo giorno, cliccate qui.

I luoghi della storia: il Castello Ducale di Agliè

Quante volte l’ho visto in televisione, in DVD, durante le puntate di Elisa di Rivombrosa, la fiction storica italiana più famosa e più amata. Con il cuore e con l’immaginazione ho sempre sognato di andarci, e finalmente, dopo anni, sono riuscita ad organizzare la mia visita a questo gioiello architettonico.

Il Castello Ducale di Agliè si trova nel comune omonimo di Agliè, nelle vicinanze di Torino. L’edificazione del nucleo centrale è iniziata nel XII secolo per conto della famiglia San Martino.

Nel 1667 il conte Filippo San Martino commissionò all’architetto Amedeo di Castellamonte i lavori per trasformare la facciata sul giardino e altre migliorie come il cortile e le due gallerie.

Nel 1764 i conti vendettero la proprietà ai Savoia e questi affidarono la ristrutturazione all’architetto Ignazio Birago di Borgaro.

Durante l’occupazione di Napoleone, in castello cambia la sua funzione e diventa un ricovero per i mendicanti, mentre il parco viene ceduto ai privati. Non passò molto tempo, siamo nel 1823, che la proprietà rientrò tra le propietà dei Savoia e Carlo Felice lo fece di nuovo ristrutturare, questa volta da Michele Borda di Saluzzo. Ancora, tra il 1830 e il 1840, il castello fu ristrutturato e i lavori furono imponenti: durante questo periodo si costruirono il grande lago, il laghetto e le isole, mentre il giardino venne trasformato all’italiana. Il tutto fu opera dell’architetto tedesco Xavier Kurten. Dopo la morte di Carlo Felice, il castello passò a Ferdinando di Savoia, duca di Genova.

Nel 1939 il castello venne venduto alla Stato Italiano e questo venne trasformato in un museo, oggi visitato da migliaia di persone ogni anno, grazie alla fama acquisita in Italia alle fiction Elisa di Rivombrosa e La bella e la bestia.

Parto di buon mattino, non è proprio vicino da casa mia, e mi dirigo verso il Castello. Da Torino non ci sono molte indicazioni stradali, ma riesco comunque a giungere al Castello, che è proprio all’inizio del paese. Lascio l’automobile e mi informo sulle visite guidate: mi prenoto per quella delle 11 e intanto inizio a visitare il giardino.

Ogni passo che faccio è un passo nella storia e ad ogni passo ricordo ogni scena del mio sceneggiato preferito: sullo scalone quando il Conte Fabrizio dichiara il suo passionale amore ad Elisa, davanti alla fontana dove era posizionato il gazebo dove i due si sono promessi amore eterno, nella galleria dove Elisa passeggiava con la Contessa Anna.

 

Il giardino è spettacolare, con tante siepi di bosso che si incrociano creando dei bellissimi motivi geometrici. La fontana centrale è imponente e incornicia il castello nella sua magnificenza. Dalla veduta mi fermo un attimo dove il povero Conte Fabrizio è morto, ucciso con una fucilata alle spalle da Armand Benac. Lo strazio di Elisa ritorna nella mia mente, e una lacrima scende.

Dopo aver visitato l’ampio giardino, mi dirigo alla visita guidata.

Le sale all’interno non sono quelle della fiction, ma non sono meno belle: riccamente decorate da quadri e da arazzi, ci riportano nel 1800, con una collezione di oggetti cinesi e tante porcellane finemente decorate. La visita si snoda anche all’interno delle cucine del Castello, davvero ampie, dove viene ricostruita la vita dei cuochi e dei camerieri con dovizia di particolari: le cucine erano naturalmente collegate con le camere dei lavoranti ma anche con il castello per portare le pietanze.

Lascio dunque il Castello, la mia visita è finita. Mi riprometto di tornarci presto, magari in una giornata di sole, dove posso apprezzare meglio la parte esterna.

Elisa e Fabrizio mi aspetteranno ancora, in questa reggia dei sogni.

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L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: agosto
  • Durata: mezza giornata
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì