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Romagna, San Marino, Marche – Giorno 3

L’ultimo giorno del Diario di Viaggio è dedicato alla visita di luoghi storici dell’Emilia Romagna e delle Marche: alla mattina ci siamo diretti a Verucchio e a Poggio Torriana mentre per pranzo questo viaggio ci ha portato nel cuore delle Marche e, precisamente, a Gradara, Fano e Pesaro.

VAGABONDAMETA(2)

L’ultimo giorno è sempre il giorno “della corsa” per vedere più luoghi possibili e anche il giorno della malinconia: si ha la consapevolezza che ormai il viaggio è agli sgoccioli e che il giorno seguente si dovrà volgere il nostro sguardo verso casa.

Alzati di buon mattino saliamo sulla Puffa per dirigerci a poca distanza da Santarcangelo di Romagna: la nostra meta è Verucchio. Arrivati al paese ci siamo diretti subito alla rocca anche se sapevamo che a causa del COVID-19 non avremmo potuto visitarla al suo interno. In ogni caso non ci siamo tirati indietro e anche averla vista dall’esterno è stato molto piacevole: la Rocca Malatestiana è stata fortificata nel 1449, su di una struttura già esistente, su volere di Sigismondo Malatesta come rocca difensiva e luogo di avvistamento data la sua posizione sopraelevata.

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Il Castello ha visto il sovrapporsi di diverse parti architettoniche dal XII al XVI secolo. Ancora una volta nel nostro viaggio alla scoperta della Romagna siamo travolti dalle vicende e dalle rivalità tra la famiglia Malatesta e quella dei Montefeltro dato che questa roccaforte venne proprio utilizzata per difendere il regno della grande Signoria di Rimini. In questa rocca venne poi alla luce il “Mastin Vecchio” Malatesta detto “Il Centenario”, citato anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri:

«E ‘l Mastin vecchio e ‘l nuovo da Verrucchio,
che fecer di Montagna il mal governo,
là dove soglion fan d’i denti succhio.»

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto 27 – versi 46-48)

Nella Commedia il Poeta cita Mastin Vecchio come fautore dell’uccisione di Montagna dei Parcitati definendolo come un “tiranno”: insomma, un personaggio non proprio positivo, almeno secondo il Sommo Poeta.

Veduta della splendida Verucchio

Quando i Malatesta furono sconfitti definitivamente dai Montefeltro il castello passò sotto il dominio diretto della Chiesa e venne affidato, qualche anno più tardi, al Valentino, ovvero Cesare Borgia. Dopo vari passaggi di mano Verucchio e il Castello passano al Duca Alberto Pio, quinto duca di Verucchio: siamo nel 1580. Egli con un pretesto elimina la Contea e pone Verucchio sotto il diretto dominio della Chiesa e sotto questa potenza rimarrà, salvo piccole parentesi temporali, fino all’Unità di Italia.

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Salendo tra le stradine medioevali di Verucchio verso la rocca si respira un’atmosfera di altri tempi, quasi surreale: sembra che da un momento all’altro uno scudiero con il suo cavaliere sbuchino da qualche angolo per passeggiare baldanzosamente. Questi luoghi mi rievocano anche la mia serie fantasy preferita, il Trono di Spade: almeno potessi incontrare Oberyn Martell o la Regina (unica e vera) Cersei! Purtroppo non è accaduto niente del genere, ahinoi! Saliti sul piazzale antistante alla rocca godiamo di un bel panorama sia del paese che delle colline circostanti. Dopo aver scattato qualche fotografia ci siamo diretti verso il piccolo centro storico di Verucchio che tra l’altro è Bandiera Arancione del Touring Club e facente parte del circuito de “I borghi più belli d’Italia. Il nome della città deriva dal latino “verrucula-verruculus” che significa “piccola verruca”: questo nome deriva dalla capacità di godere di una vista privilegiata sulla campagna circostante, su Rimini, data la posizione rialzata (330 sul livello del mare).

Piazza Malatesta e il mercato

Verucchio ha comunque origini molto antiche e vide la nascita e il tramonto della società Etrusca. Con la fine dell’epoca romana Verucchio fu conquistata dai Goti e poi dai Bizantini. Nel 962 l’Imperatore Ottone I donò questo territorio ai duchi di Carpegna ai quali seguì un periodo di decadenza fino all’arrivo dei Malatesta. Se facciamo un salto temporale (dato che vi ho già parlato della storia del castello e, di conseguenza, anche della cittadina), giungiamo nel ‘900 e durante la Seconda Guerra Mondiale Verucchio subì l’occupazione e le rappresaglie nazi-fasciste: l’episodio più grave fu l’eccidio dei “Nove martiri di Verucchio”, fucilati per rappresaglia da soldati tedeschi in ritirata il 21 settembre 1944. Durante questi drammatici giorni per la nostra storia e per l’Italia tutta molti furono i riminesi fuggiti che qui si rifugiarono.

Durante la nostra breve visita troviamo una città con pochissime persone, tutte concentrate nella piazza principale, Piazza Malatesta, piccola ma caratteristica. Fa davvero impressione vedere i bar chiusi, i ristoranti con la saracinesca abbassata, solo un timido mercante sembra portare un po’ di vita con il suo banco della frutta.

Dopo aver scattato qualche fotografia ci dirigiamo verso la seconda tappa: il castello di Poggio Torriana conosciuto come Castello Due Torri presso la frazione di Scorticata. Praticamente dirimpetto rispetto a Verucchio, Torriana  ha origini riconducibili alla civilità villanoviana. In epoca romana il nome dell’insediamento era “Castrum Scortigatae” e rimase “Scorticata” fino al 1938 quando Benito Mussolini cambiò il suo nome in “Torriana” e trasferì l’abitato ai piedi del colle dove in passato sorgevano il castello e il borgo. Il castello ha origini medioevali e contava sicuramente di una torre di avvistamento (da qui l’appellativo “Torriana”) utile per difendere il territorio dalle incursioni dei nemici. La rocca venne concessa dal Papa Lucio II alla Chiesa Riminese, che la assegnò nel 1186 ai Malatesta: una leggenda narra che nelle segrete del castello fu trucidato nel 1304 Gianciotto Malatesta, lo stesso che anni prima, folle di gelosia, aveva ucciso la moglie Francesca da Rimini e il proprio fratello, Paolo Malatesta, gli sfortunati amanti cantati da Dante nel V Canto dell’Inferno nella Divina Commedia. Dove avvenne questo omicidio? A Gradara!

«Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense.
Queste parole da lor ci fuor porte.»

(Dante Alighieri, Inferno, Canto V, 106-108. Parte del racconto di Francesca da Polenta, nell’immaginario di Dante, sul destino di Gianciotto Malatesta.)

Ancora una volta il Sommo Poeta onora ci onora parlando dei nobili vissuti in queste zone, ricche di storia, poesia e leggenda. Non avevo previsto che la visita di questi luoghi sarebbe stato anche un vero e proprio tour dantesco e questo, di certo, non mi dispiace affatto: del resto se i miei gatti si chiamano Dante e Vergil ci sarà un motivo, o no?

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Anche il castello di Torriana seguì la sorte di quello di Verucchio e del territorio circostante passando prima ai Montefeltro dopo la sconfitta dei Malatesta, poi ai Borgia e infine ai Medici. Nel 1519 il castello fu concesso dalla Chiesa al conte Pio dei Carpi.

In origine il castello era dotato una cinta muraria che controllava l’intera rupe dove si trova il castello odierno. Oggi si possono ben vedere una parte della rocca, la porta con i due torrioni circolari uniti dall’arco, una cisterna e parte del maschio. Ora il castello è un bene privato ed è stato adibito parzialmente a ristorante.

Se salite da Torriana verso il castello vi direi di fare attenzione alle curve: procedete rispettando sempre il limite della velocità.

Arrivati si può ammirare l’imponente struttura e immaginare come fosse in epoca medioevale e rinascimentale: doveva essere assolutamente imponente e incutere un certo timore a tutti coloro che dal basso la osservavano. Purtroppo come molte rocche e castelli italiani non si può visitare al suo interno (a prescindere dal periodo di lockdown) quindi io e Gabriele ci siamo limitati ad osservarlo dall’esterno e a scattare qualche fotografia. Eravamo ora pronti per una nuova meta: Gradara.

La fama di Gradara la precede letteralmente: non solo è stata dichiarata “Borgo dei Borghi 2018” ma fa parte anche del Circuito dei “Borghi più belli d’Italia” ed è stata insignita della Bandiera Arancione da parte del Touring Club. Io l’avevo visitata quando avevo circa 10 anni e mi era rimasta impressa: il mio ricordo era ancora più vivido che mai. Gabriele non l’aveva mai vista quindi era molto impaziente di scoprirla soprattutto dopo che io gli avevo fatto “una testa così”. Detto fatto siamo giunti a Gradara sconfinando dunque nelle meravigliose Marche, regione che amo particolarmente e che penso meriti una valorizzazione mirata e precisa: riguardo a ciò sono diventata Marche Ambassador per mostrare, grazie al mio blog, quanto è ricca di meraviglie questa splendida zona d’Italia.

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Il Castello di Gradara è sempre stato teatro di scontri tra le varie fazioni, in particolare tra le milizie fedeli al Potete Papale e le implacabili signorie marchigiane e romagnole.

La leggenda, come già vi ho accennato, vuole che la rocca abbia fatto da sfondo al tragico amore tra Paolo e Francesca moglie di Gianciotto Malatesta, fratello di Paolo, cantato da Dante nella Divina commedia. É chiaro come Gianciotto sia ormai il protagonista di questo articolo a livello storico!

Il grande maniero fu costruito intorno al 1150 dalla potente famiglia dei De Griffo. Caduti in disgrazia, passò ai Malatesta da Verucchio, i quali costruirono anche le due cinta murarie. Gradara venne venduta poi a Francesco Sforza per 20.000 fiorini d’oro; quando però Francesco arrivò a Gradara per entrarne in possesso, Sigismondo Pandolfo Malatesta, si rifiutò di consegnargliela e anche di restituire il denaro. Nonostante un assedio di ben 40 giorni che faceva presagire una sconfitta per i Malatesta, lo Sforza dovette ritirarsi a causa delle intemperie e per l’arrivo imminente dei rinforzi dei signori di Rimini. Il dominio di questi ultimi terminò nel 1463 a causa dell’assedio di Federico da Montefeltro: la rocca venne espugnata per la prima volta nella sua storia. Dopo vari passaggi di mano dal 1641 Gradara passò sotto diretto controllo dello Stato della Chiesa e iniziò il suo lento e rovinoso declino fino al 1920 quando la famiglia Zanvettori acquistò la Rocca e ne finanziò il restauro anche se questo non si basò sempre su criteri filologici. Nel 1928 la Rocca venne venduta allo Stato italiano.

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Chiusa la parentesi storica vi racconto del nostro breve ma piacevole tour: lasciata l’auto presso il parcheggio a pagamento proprio adiacente all’ingresso pricipale, per prima cosa abbiamo deciso di pranzare (dato l’orario e dato lo stomaco gemente) presso un localino che ci ha subito colpiti: Cibovagando. Devo ammetterlo, ciò che mi ha catturato immediatamente è stato il nome senza dubbio, un nome che richiama un po’ Donna Vagabonda e così ci siamo fiondati al suo interno… E non ce ne siamo davvero pentiti!

A metà tra lo street food e la cucina casalinga della domenica, Cibovagando ci ha conquistati con la sua semplicità e con le sue deliziose proposte, assai abbondanti: qui abbiamo assaggiato delle ottime olive ascolane, piatto che ha fatto guadagnare a Cibovagando l’ingresso nell’articolo sulle cucine più buone da me mai assaggiate: tra arrosticini, pasta fatta in casa e una torta alla ricotta sublime beh… Non potevamo non uscire sazi e felici!

Rotolanti e soddisfatti ci siamo accinti a scambiare qualche parola con la proprietaria mentre batteva in cassa il nostro conto: ci disse che era la prima volta in tanti anni di apertura che vedeva Gradara così spoglia, deserta ed estremamente triste e che davvero tutto ciò non avrebbe dovuto ripetersi. Purtroppo non è stato così.

In quel preciso momento eravamo noi lombardi “gli untori” a causa del focolaio scoppiato solo qualche ora prima a Codogno, oggi, mentre scrivo queste parole, ognuno di noi può essere un untore inconsapevole, ma questa etichetta non mi piace e non mi è mai piaciuta: ciò che spero è l’annientamento di questa pandemia ma che questa non se ne vada senza averci insegnato che anche quando meno ce lo si aspetta le nostre certezze possono svanire, dunque smettiamola di far finta di nulla e prendiamo in mano la nostra vita e miglioriamola, sempre.

Credo che viaggiare voglia dire anche ascoltare le persone che si incontrano e questa conversazione con questa signora che mi guardava con occhi apprensivi e preoccupati non la dimenticherò facilmente: “lombardi o no, vi ringraziamo di essere venuti qui a gustarvi la cucina marchigiana. Vi auguro tutto il meglio!” – Cara Signora, anche noi glielo auguriamo, e lo auguriamo a tutte le categorie lavorative così duramente colpite da questa crisi.

Usciti dal ristorante ci siamo immersi completamente nell’atmosfera storica di Gradara, godendoci scorci e stradine pittoresche nel quasi totale silenzio. Se da una parte ciò è triste in quanto è la morte del turismo per varie ragioni, dal punto di vista fotografico è invece la manna dato che non ci sono persone che ostruiscono passaggi e visuali e quindi si può inquadrare il tutto senza dover sgomitare con la folla ansimante. Come dire, ci sono sempre pro e contro dunque ma non baratterei mai una foto senza persone con la crisi del settore turistico, di questo sono certa.

La nostra visita a Gradara dura circa un’oretta e durante questa abbiamo potuto visitare il centro del borgo e percorrere la passeggiata degli innamorati che si snoda lungo Via Cappuccini: si tratta di una gradevole passegiata in piano di circa 10 minuti a passo rilassato. Il sentiero si snoda attorno alle mura, all’ombra di ombreggianti alberi: perfetta per una coppia di innamorati come noi!

Terminato il tour abbiamo deciso, così, all’ultimo momento, di visitare Fano prima di dirigerci a Pesaro dove avremmo cenato con due travel blogger incredibili: Domenico e Simona di USA la Valigia.

Perchè Fano? In realtà sia per caso che per comodità: stavamo cercando un luogo da visitare al di fuori delle solite mete turistiche note e che non fosse troppo distante da Pesaro. Controllando bene sulle mappe abbiamo incrociato Fano. Fino ad ora non mi è mai capitato di leggere di questa cittadina così mi sono detta: perchè non scrivere qualcosa su di lei? E così ho fatto! Insieme alla Puffa siamo partiti in direzione di questa splendida meta chiamata “la Città della Fortuna” e devo dire che non ci ha deluso affatto, anzi! Nonostante avessimo poco tempo a disposizione, siamo riusciti ad apprezzare Fano, centro culturale di antichissime origini fiorito nel Rinascimento. Anche su Fano Dante ha scritto alcuni versi:

«E fa saper a’ due miglior di Fano
a messer Guido e anco ad Angiolello,
che, se l’antiveder qui non è vano,
gittati saran fuor di lor vasello
e mazzerati presso a la Cattolica
per tradimento d’un tiranno fello

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto 28 – versi 76-81)

Facendo un salto nel passato più recente, Fano venne danneggiata dai bombardamenti alleati e tedeschi in quanto comune situato proprio sulla Linea Gotica e, riguardo a questi avvenimenti così cruenti e sanguinosi, l’Oberst Dietrich Beelitz e l’Oberst Adolf Heckel dissero “Sugli Appennini, a sud di San Marino fu combattuta la più grande battaglia d’Italia; i nomi di Fano, Pesaro, Cattolica, Riccione e Rimini rimarranno nella storia della guerra”.

La fontana della Fortuna e il Palazzo della Ragione

Fano è stata una città lacerata dalle guerre e dalle contese ma che oggi brilla di luce propria: le sue architetture medioevali e rinascimentali si mescolano con armonia e senso del gusto. Il fulcro di Fano è senza dubbio Palazzo del Podestà, o della Ragione, situato in Piazza XX Settembre, costruito nel 1299. Accanto ad esso si trova la Fontana della Fortuna, di indiscutibile bellezza.

Perchè Fano è detta “Città della Fortuna”? L’ antica Fanum Fortunae, deve il suo nome alla dea Fortuna, il cui Tempio fu eretto per ringraziare della vittoria nella battaglia che nel 207 a.c., combattuta lungo le rive del Fiume Metauro, in cui i Romani guidati dai due consoli Marco Livio Salinatore e Gaio Claudio Nerone, vinsero contro i Cartaginesi guidati da Asdrubale Barca. Proprio attorno al Tempio della Fortuna nacque il primo nucleo abitato.

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Passeggiando tra i vicoli si può notare il profumo vivo di storia e la bellezza ad ogni suo angolo: all’interno del centro storico si trovano negozi e botteghe di altri tempi oltre che alcune casette colorate.

Purtroppo non abbiamo avuto molto tempo per approfondire la nostra visita a Fano e i palazzi e monumenti visitabili al loro interno erano già chiusi vista l’ora o per le restrizioni. Nonostante ciò siamo comunque riusciti ad apprezzare a pieno la calma e l’atmosfera profumata di salsedine di questa interessante cittadina: proprio qui ci siamo diretti verso il mare e abbiamo toccato la spuma impetuosa dell’Adriatico. Il cielo minaccioso e plumbeo, gli scogli arrabbiati che si stagliano lungo la riva e qualche coppia abbracciata che scrutava l’orizzonte: questo è stato il nostro incontro con il mare, accogliente ma anche insidioso.

Il mare di Fano

Fano è stata una splendida sorpresa per noi, una città vivibile e senza dubbio interessante per via della sua architettura e per la sua storia: abbiamo trovato persone accoglienti e sguardi sinceri tra la sua gente e sicuramente torneremo qui per un weekend e per scoprire le sue timide ma speciali meraviglie!

Ormai la luce sta calando ed è ora di dirigerci verso Pesaro: purtroppo non abbiamo tempo di visitarla a dovere a causa di questo troppo breve weekend e quindi ci limitiamo a girovagare per il suo centro storico e ficcanasando in qualche negozio fino all’arrivo di Simona e Domenico: con loro rompere il ghiaccio non è servito, ci siamo subito trovati in sintonia e sulla stessa lunghezza d’onda su molte questioni. Davanti ad una calda e gustosa pizza ci siamo confrontati sul travel blogging e abbiamo raccontato i nostri viaggi: questa coppia è davvero una forza della natura e i suoi racconti sugli States ci hanno completamente catturato e divorato, tanto da farci sembrare di essere lì con loro davanti al maestoso Grand Canyon o nella frizzante Las Vegas. Viaggi per ora proibiti ma che sicuramente io e Gabriele vorremmo intraprendere: sembra che ci sia sempre poco tempo eppure esistono ancora tante mete da esplorare, magari insieme a questi due veterani degli USA!

Una foto per ricordare questa meravigliosa serata!

Con Simona l’amicizia è nata per caso, tramite Instagram: il suo feed è sempre ricco di meraviglie da scoprire e di luoghi da visitare mai scontati. Con lei ci siamo sentite subito amiche e la nostra amicizia continua ancora oggi anche se a distanza: insieme abbiamo in cantiere un viaggio a due verso mete straordinarie data la nostra affinità.

Domenico è incredibile, sprizza gioia e intraprendenza da ogni poro e ha tanta voglia di stare in nostra compagnia: con lui dobbiamo assolutamente fare un viaggio avventuroso alla scoperta della natura selvaggia dell’America più autentica!

Una coppia incredibile quella di USA la Valigia, che ha tanto da raccontare e vuole scoprire sempre di più la bellezza del mondo!

Ormai si è fatto tardi ed è ora di tornare verso il nostro agriturismo e verso casa. Questo è stato il nostro ultimo viaggio prima dell’inizio della pandemia e ci è rimasto nel cuore perchè inconsapevolmente abbiamo viaggiato senza particolari vincoli o restrizioni e quindi in modo completamente diverso da come si viaggia (o non viaggia) al giorno d’oggi, giornata di novembre 2020.

Vi è piaciuto questo Diario di Viaggio? Anche tu vorresti scoprire le meraviglie sul confine tra Emilia Romagna, San Marino e le Marche? Commenta l’articolo e dimmi che ne pensi!

Se vuoi rileggere gli altri giorni, clicca sui link sottostanti!

Giorno 1

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Commenti

  • foodeviaggi
    4 Novembre 2020

    E’ una zona che abbiamo visitato anche noi qualche anno fa e dove vorremmo tornare a breve: abbiamo in previsione un OTR delle Marche. Ci piacerebbe visitare Fano .. vedremo cosa si potrà fare in primavera!

  • usalavaligia
    4 Novembre 2020

    Che dire… A parte l’articolo splendido e dettagliato come sempre… Nella parte finale mi hai proprio fatta commuovere. Grazie. Spero di rivedervi presto da queste parti per approfondire le visite insieme

  • 4 Novembre 2020

    Una zona davvero ricca di storia. Sono stata solo a San Marino, ma mi piacerebbe molto vedere Gradara, soprattutto il castello. Come ti è sembrato? Si può visitare anche l’interno?

  • 5 Novembre 2020

    Vedo che non sono l’unica che ha un giorno di corse durante un on the road, anche se il mio è il penultimo solitamente. L’ultimo ho troppo l’ansia di perdere il volo per godermelo davvero.
    I panorami e i borghi medievali di queste zone sono davvero magnifici.

  • 5 Novembre 2020

    Resoconto molto dettagliato in una zona che conosco ancora poco, molto interessante Gradara un borgo che mi piacerebbe scoprire!

  • 6 Novembre 2020

    Sai che non conoscevo Verucchio e Poggio Torriana? Fano invece la conosco molto bene, ci ho scritto la tesi sull’Arco di Augusto! D’estate è veramente carina, soprattutto passeggiare sul lungomare la sera. La prossima volta che vieni da queste parti magari ci conosciamo di persona!

  • 6 Novembre 2020

    E’ sempre un piacere leggere i tuoi racconti, così dettagliati e ricchi di spunti. Romagna e San Marino, poi, sono dei luoghi che porto nel cuore e che conosco molto bene perchè ci ho vissuto 🙂

  • 6 Novembre 2020

    Un bellissimo diario di viaggio completo di tutte le informazioni che mia spettavo! Ho apprezzato molto la tua conclusione si viaggio con gli amici di Usa la valigia!

  • Lisa Trevaligie Travelblog
    10 Novembre 2020

    Sono stata spesso in queste zone, ma devo dire che di Verucchio non avevo mai sentito parlare. Sono intrigata soprattutto dalla sua storia millenaria. Deve essere davvero un borgo piacevole in uci passare un week end.

  • 10 Novembre 2020

    Sono stata a San Marino in giornata quando ero molto giovane e purtroppo non mi ricordo granché! Perciò vorrei tanto tornare!

  • 11 Novembre 2020

    Verucchio e Gradara sono un vero paradiso per chi, come me, ama castelli e Medioevo. Ma tutta la zona mi è rimasta nel cuore: sarà forse stato il cibo?

  • 11 Novembre 2020

    Ma che meraviglia questi borghi. Gradara ce l’ho in lista da tempo ma non ho ancora avuto occasione di visitarla mentre Verrucchio non la conoscevo ma l’ho subito inserita in lista, è il genere di borgo che piace a me, medievale con la sua rocca.

  • 12 Novembre 2020

    Molto bello e dettagliato questo articolo! Sono stata in Romagna, ma mai a San Marino e nelle Marche. Fano mi ispira moltissimo, sembra davvero caratteristica da vedere. E poi quanti castelli: mi piace moltissimo visitarli. Continuerò a seguire il tuo tour 🙂

  • Cla
    13 Novembre 2020

    Ma sai che di alcuni posti non avevo mai sentito parlare? A san Marino invece ci voglio tornare, l’ultima volta ero una bambina.

  • 13 Novembre 2020

    Verucchio. Per me Verucchio è sinonimo di Etruschi. A Verucchio infatti sono state rinvenute tombe con i corredi tra i più interessanti di tutta la civiltà etrusca. Alla mostra sugli Etruschi di Bologna (splendida, ma rimasta fregata dalle chiusure per il covid) c’era una sezione dedicata proprio agli Etruschi di Verucchio. Ho adorato. Nel borgo invece non ci sono mai stata, ma mi piacerebbe effettivamente visitarlo: mi pare di capire che oltre agli Etruschi c’è di più 😉

  • 15 Novembre 2020

    Ci piacerebbe tornare a San Marino, per fare un giro nella zona un po’ più completo, in effetti sono passati davvero tanti anni! Un programma davvero interessante e da tenere a mente

  • 17 Novembre 2020

    Per me queste zone sono proprio sconosciute! Ti ringrazio per i tantissimi spunti.. le tue foto e il tuo racconto mi hanno davvero ispirata!

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