Diario di viaggio: Scozia – Giorno 3

Prosegue il mio viaggio on the road alla scoperta della magnifica Scozia, terra selvaggia ricca di storia, fauna e leggende. Dopo la meravigliosa giornata passata sull’Isola di May alla scoperta degli uccelli costieri è ora di lasciare l’East Lothian per dirigersi a nord, verso Stonheaven. Inizia dunque il terzo giorno alla scoperta della magnifica “Alba”.

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L’itinerario prevedeva un unico viaggio verso la seconda tappa di questo viaggio: Stonehaven. Prima però di visitare la cittadina (che sarebbe stata anche la nostra base per la notte), ci saremmo diretti allo splendido Dunnottar Castle, uno dei castelli su scogliera più suggestivi di tutta la Gran Bretagna.

Svegliati di buon mattino e fatta la nostra seconda colazione alla scozzese, saliamo a bordo della nostra automobile, direzione Dunnottar Castle. Il tempo sembra clemente e non si prospetta nessuna perturbazione, almeno per oggi. Le autostrade e tutte le strade sono senza pedaggio e il nostro viaggio procede tranquillamente. Dopo aver superato Edimburgo e la A90 notiamo lungo la strada le indicazioni per una dimora storica, un certo “Scone Palace“. Le indicazioni si fanno sempre più presenti e ci invogliano a dare un’occhiata: del resto, il tempo è buono, siamo in orario e una deviazione dall’itinerario può solo che farci bene. Dunque usciamo dall’autostrada per dirigerci verso questo luogo che ci ha davvero incuriosito. Il paesaggio che si apre davanti a noi è ben diverso da quello costiero: distese di campagna dalle sfumature verdi-gialle, meravigliosi piccoli villagi sparsi e, in lontananza, dolci declivi che si perdono a vista d’occhio. La Scozia inerna è molto affascinante e il Tayside, la regione in cui ci troviamo, sembra davvero poter offrire molto anche al “turista per caso” (come noi in questa occasione).

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Dopo circa un’ora e mezza di viaggio raggiungiamo la nostra meta: Scone Palace. Lo spettacolo che ci si apre davanti agli occhi è incredibile: un meraviglioso palazzo in stile gotico tardo georgiano, con un parco davvero enorme. Il colore dell’arenaria rossa fa spiccare ancora di più questa costruzione che si staglia su un piccolo declivio. Scattate alcune foto decidiamo di visitare gli interni di questo Palazzo, che scopriamo essere davvero importante dal punto di vista storico.

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Lo Scone Palace

Scone era originariamente il sito di una chiesa paleocristiana e in seguito un priorato agostiniano. Il palazzo, costruito dopo la chiesa, è stato sede dei conti di Mansfield per oltre 400 anni. All’inizio del XIX secolo il palazzo fu ampliato dall’architetto William Atkinson. Nel 1802, David Murray, III conte di Mansfield, commissionò ad Atkinson l’ampliamento del palazzo, mantenendo le caratteristiche degli edifici dell’abbazia gotica medievale su cui fu costruito. I lavori di architettura paesaggistica intorno al palazzo furono intrapresi da John Claudius Loudon. Loudon era, come Atkinson, incaricato di progettare un paesaggio che rimanesse in linea con il significato storico di Scone. Ma perchè Scone è così importante per la storia scozzese? Perchè fu per quasi 1000 anni il luogo di incoronazione dei re scozzesi e il luogo della Pietra di Scone (oggi la Pietra di Scone si trova all’interno del Castello di Edimburgo). Il palazzo viene considerato un’attrazione turistica a 5 stelle ed è per questo che la sua presenza è fortemente segnalata lungo le strade nei dintorni e della regione.

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Essendo poi il castello aperto al pubblico non ci si deve stupire che questa sia una meta davvero apprezzata dai visitatori. Gli interni, che non si possono fotografare, sono ben curati e molto lussuosi: alcuni soffitti a volta, originali, sono stati restaurati e si possono ancora ammirare. Inoltre, il palazzo racchiude una collezione d’arte e di oggetti come ceramiche, avori, piatti e suppellettili davvero pregevole. La residenza è bene privato ma è aperta al pubblico per ammirare le sue bellezze. Dopo aver visto gli interni è ora di dirigerci verso il vasto parco: non lo visitiamo tutto altrimenti avremmo fatto tardi per la prossima tappa, ma quello che vediamo ci può davvero bastare. Questa deviazione ci ha fatto conoscere un luogo che non ho trovato segnalato nelle guide che possedevo ma che davvero merita una visita!

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Dopo una rapida sosta ad un fastfood per pranzo (non amo particolarmente i fastfood ma quando viaggio on the road ogni luogo è buono per il pranzo e KFC in Scozia è molto presente), arriviamo nel primo pomeriggio al Castello di Dunnottar.

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Dunnottar Castle

Il tempo è sereno e spira una brezza piacevole. Già dal parcheggio, che si trova di fronte l’inizio del cammino per raggiungere il castello, si nota quanto questo luogo sia suggestivo: il castello di Dunnottar si trova su un promontorio a picco sul Mare del Nord, collegato alla terra ferma soltanto da un piccolo istmo. Non è difficile capire perchè fu costruito proprio in questo luogo: la sua posizione difensiva è straordinaria grazie ai suoi cinquanta metri di altitutidine e data la sua unica via d’accesso (uno stretto e tortuoso sentiero in pendenza che si snoda lungo la parete di roccia). Lo sperone isolato di roccia nera su cui sorge il castello,si staglia sulle scogliere a strapiombo della circostante Tornyhive Bay. Ad oggi rimangono solo poche costruzioni in piedi e di esse poche sono ben riconoscibili, come il mastio, mentre di altre rimangono soltanto ruderi: in realtà ciò che viene indicato come Dunnottar Castle non era solo un fortilizio ma una piccola cittadella fortificata che è stata teatro di molte vicende violente e sanguinose.

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Le origini della cittadella di Dunnottar restano, tuttavia, ancora molto incerte: le prime menzioni del forte risalgono agli Annali di Ulster nei quali si parla di un assedio avvenuto a Duin Foither nel 681. In seguito si hanno notizie di questo luogo a causa di una battaglia avvenuta intorno al 900 tra re Donald II e i vichinghi. Il silenzio storico piomba di nuovo su questo luogo fino al XII secolo, quando Guglielmo I di Scozia, detto il Leone, utilizzò il castello come centro amministrativo: da questo momento si hanno riferimenti storici frequenti e attendibili.

Nel 1296, Edoardo I d’Inghilterra conquistò il forte, ma già l’anno seguente William Wallace riprese Dunnottar dando fuoco alla chiesa presente, all’originario castello in legno e all’esercito inglese che vi si nascondeva all’interno. All’interno del castello ci sono dei pannelli che raccontano questa vicenda e di come il mitologico Wallace sconfisse l’esercito inglese.

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Nel XIV secolo il castello venne acquisito dalla famiglia dei Keith. Nel 1392 sir William Keith decise di erigere un castello sul promontorio sostituendo tutte le fortificazioni originarie in legno con costruzioni in pietra. Le strutture più imponenti rimangono tuttora il mastio, o torre a “L”, e la sala da ballo, tra le più grandi di tutta la Scozia, lunga ben 35 metri. Dunnottar divenne una delle fortezze più importanti del Regno scozzese e i Keith, divenuti ora Earl Marischals, dovevano ora sovrintendere a tutte le cerimonie di corte e custodire i gioielli della corona scozzese, gli Honours of Scotland. Questo periodo storico vede Dunnottar ai massimi splendori, ma due eventi tragici lo renderanno ancora più famoso nella storia della Scozia: il primo avvenne nel 1652 quando il forte rimase l’unico baluardo contro l’avanzata inglese sotto la guida di Oliver Cromwell, deciso a conquistare il castello che custodiva i gioielli della corona e le carte private di Re Carlo II, portate via dal castello di Edimburgoio. Dunnottar sembrava inespugnabile, ma i cannoni inglesi decretarano la fine della resistenza della roccaforte e i 70 uomini del castello si arresero: tuttavia, non fu una sconfitta totale per gli scozzesi: Cromwell non trovò né le carte, nascoste sotto i vestiti di una donna del villaggio, né i gioielli che vennero nascosti sotto il pavimento della chiesa di Kinneff. Tuttavia non fu questo l’avvenimento più sanguinoso della storia di Dunnottar. Il forte vide i suoi giorni peggiori nel 1685: in questo anno vennero rinchiusi in un sotterraneo tutt’ora presente 167 covenantes (122 uomini e 45 donne), promotori dell’autonomia religiosa della Scozia. Queste persone vennero ritenute colpevoli di non aver riconosciuto l’autonomia del re in ambito ecclesiastico. E così questi prigionieri vennero torturati e uccisi all’interno di questo sotterraneo: il luogo è tutt’ora visitabile e fa stringere davvero il cuore. Il declino di Dunnottar fu da qui inesorabile: nel 1715 il decimo Conte Maresciallo prese parte all’insurrezione giacobita e fu condannato per tradimento: i suoi possedimenti furono confiscati e il castello fu smantellato. L’antica fortezza che per oltre 400 anni aveva resistito a ribellioni e assedi venne presa dai soldati della nuova dinastia e ridotta in polvere.

Nel 1925, però, i nuovi proprietari, i visconti di Cowdray, avviarono un’imponente opera di restauro: ad oggi il forte si presenta ancora in rovina ma è indubbiamente una delle fortezze più scenografiche di tutta la Scozia. Una piccola curiosità: proprio qui nel castello di Dunnottar il regista Franco Zeffirelli ha ambientato la trasposizione cinematografica dell’Amleto. Di certo la scelta è stata davvero azzeccata.

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La scogliera a capofitto

Passeggiando sulla spianata e osservando i resti di questo castello si intuisce come tanta storia si sia fatta proprio qui: quante battaglie, quanto sangue e quanta disperazione. Nonostante si possano vedere pochi edifici o percepirli come tale il mio pensiero va a quando questa cittadella era viva e pulsante e mi immagino un assedio o uno scontro tra lanceri e altri guerreri. Mi intrattengo al castello per circa un’ora e mezza e scatto le mie foto: non mi perdo nemmeno la visita al sotterraneo dove furono torturati tutte quelle vittime, il luogo è davvero da brividi e quasi sembra di sentire le urla strazianti di quegli innocenti.

Terminata la visita è ora di risalire verso l’automobile: il sentiero non è proprio banale e la salita è abbastanza ripida quindi vi consiglio di non prenderla sottogamba ma di affrontarla poco alla volta, senza correre. Tornati all’auto decidiamo di visitare lo Stoneheaven War Memorial, il monumento che ricorda le vittime delle due guerre mondiali e, in senso lato, di tutte le guerre: il mezzo lo si può parchieggiare in un piccolo spiazzo e si procede a piedi per circa 10 minuti. Il monumento, ben visibile anche dal castello di Dunnottar, si trova su una piccola collinetta ed è sempre accessibile mediante un piccolo cancelletto. Il monumento è stato progettato dall’architetto locale John Ellis e fu inaugurato nel 1923. Da allora, il monumento è luogo di commemorazione e rispetto per tutte le vittime scozzesi dei grandi conflitti.

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La baia di Dunnottar e il War Memorial

La giornata sta per volgere al termine e, prima di cena, decidiamo di raggiungere il nostro piccolo Guesthouse: il Woodside of Glasslaw Guesthouse, un piccolo B&B a conduzione famigliare di proprietà della Signora Eileen (mia omonima!). Dopo una bella accoglienza calorosa ci dirigiamo alla piccola città di Stoneheaven per scoprire il suo caratteristico porticciolo. Parcheggiata l’auto decidiamo di scattare qualche foto della piccola e caratteristica baia: il porto è il punto nevralgico del paesino e tutti i cittadini si riversano nei numerosi pub e ristoranti che proprio qui sorgono.

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Stonheaven dal War Memorial

Purtroppo quella sera c’era davvero il pienone nei locali per una festa propria della città e noi siamo dovuti ripiegare su un ristorante italiano, l’unico ristorante aperto in quella sera. Io di solito non mangio mai italiano all’estero e ho i miei buoni motivi: ahimè anche questa volta sono rimasta molto delusa non tanto dai piatti ma dal modo di fare del gestore che ha preso il pretesto per non farci lo scontrino (adducendo scuse inutili) e per servirci con superficialità (e che prezzi rispetto alla media!).

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Dopo una cena infelice torniamo dunque al nostro alloggio, stanchi e un po’ amareggiati a causa della cena ma febbricitanti al pensiero di continuare questo viaggio. Una nuova giornata ci aspetta!

Per leggere altri articoli riguardo la Scozia cliccate i link sottostanti:

Scozia – Giorno 1

Scozia – Giorno 2