Diario di viaggio: New York – giorno 4

Eccoci arrivati al quarto giorno, superando la metà del viaggio. New York è davvero immensa per visitarla tutta in una settimana, ma faccio del mio meglio e cerco di vedere almeno le attrazioni principali, con qualche chicca. Oggi è il turno della Statua della Libertà e di Ellis Island. Dopo aver pianificato da casa la visita a questi due monumenti famosissimi, mi avvio al Battery Park per prendere il battello che mi porta dritta dritta alla prima meta: La Statua della Libertà, o Lady Liberty come è conosciuta qui, è stata inaugurata nel 1886 ed è il simbolo degli Stati Uniti, oltre che della città di New York.

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Lady Liberty e Liberty Island

La statua è costituita da una struttura reticolare interna in acciaio e all’esterno rivestita da 300 fogli di rame sagomati e rivettati insieme, poggia su un basamento granitico grigio-rosa. Il nome intero dell’opera è La Libertà che illumina il mondo (Liberty Enlightening the World in inglese, La Liberté éclairant le monde in francese). Arriviamo e oltre a noi c’è veramente una fiumana di visitatori, da tutte le parti del mondo, tra cui distinguo nettamente alcuni Amish grazie ai loro peculiari vestiti. E’ bello vedere tanti popoli che vengono a vedere il simbolo della libertà, e che rimangono estasiati da questa imponente statuta. Purtroppo non posso salire fino alla corona, quindi mi accontento di vederla dal basso. Più che per l’opera in sè, che è comunque molto espressiva, sono rimasta ad osservarla a lungo proprio per ciò che simboleggia: la libertà e il sapere, che sempre sono indissolubilmente legati. Purtroppo non in tutto il mondo la libertà è concessa, quindi la luce della fiamma che Lady Liberty mostra deve arrivare anche in quelle parti della nostra Terra in cui le persone vedono solo il buio. Me lo auguro, anche se non è così semplice.

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Sua Maestà, la Libertà.

Il tour prevede delle piccole soste con le audioguide che ci raccontano un po’ la storia della sua costruzione e la sua simbologia. Dopo aver finito il tour, mi riposo assieme alle mie compagne di viaggio, tanto che è già ora di pranzo e decidiamo di mangiare nel piccolo cortiletto dietro alla statua, dove ci sono numerosi venditori ambulanti di prelibatezze americane. Dopo un lauto pasto, è ora di fare una cappatina al negozio dei souvenir, dove non mi faccio scappare il passaporto dei monumenti nazionali americani, una sorta di passaporto delle Dolomiti (ne parlo in questo articolo) ma per i monumenti nazionali degli Stati Uniti: i monumenti qui sono visti come un patrimonio, e comprendono anche parchi e zone protette. Questi monumenti fanno parte della storia integrante del popolo americano ed è giusto preservarli: il governo prende molto seriamente questa mission e fa in modo che anche la popolazione, nonchè i turisti, siano partecipi di questa attività.

Dopo la bellissima Lady Liberty, faccio tappa su Ellis Island: è qui che tutti gli immigrati, spinti dal sogno americano e dalla voglia di riscatto, sono approdati prima di entrare ufficialmente negli U.S.A. L’isolotto ospita appunto l’Ellis Island Immigration Museum che raccoglie le testimonianze delle persone arrivate qui, il loro arrivo, le prassi per accettare gli immigrati, e tutti gli esami per consentire l’entrata. Alcune prove non erano semplici e molte persone venivano rispedite a casa, segno di un’accoglienza non sempre riuscita e che anche oggi forse non è stata completata in modo assoluto, ma anzi, è minacciata da molte politiche della paura. Con curiosità, vediamo che molti immigrati erano italiani, nostri compatrioti e pensiamo a come molti di loro siano riusciti poi a fare carriera e a vivere dignitosamente. Da sempre l’uomo migra, per un futuro migliore: il nostro compito dovrebbe essere sempre quello di ricercare la felicità, anche lasciando le terre natie, con dispiacere certo, ma anche con speranza e determinazione. I visi sorridenti di chi riesce ad ottenere il permesso di rimanere sono spumeggianti e rimangono impressi nella nostra memoria: per loro inziava una nuova vita, speriamo migliore.

La visita al museo dura almeno tre ore grazie alla vasta esposizione e alla fine usciamo che è pomeriggio inoltrato. Io e mia mamma decidiamo di fare una passeggiata nei dintorni del nostro quartiere, e scopriamo con piacere che siamo vicini alla New York County Supreme Court il mitico “tribunale” di Law & Order: i due volti della giustizia, una delle nostre serie tv preferite. E’ da qui che Jack McCoy infatti portava avanti le accuse, prima come membro dell’ufficio del Procuratore Distrettuale, poi proprio come Procuratore effettivo. Indimenticabili le sue arringhe sulle tematiche etiche, razziali e i pregiudizi, argomenti contro cui Jack dimostrava di essere sempre dalla parte giusta. E’ l’impeccabile Sam Waterston che interpreta magistralmente il nostro personaggio preferito.

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La Suprema Corte

Dopo qualche scatto, ci dirigiamo al Columubus Park con una bibita fresca in mano: questo parco è un luogo di ritrovo e di socialità, dove molti lavoratori si leggono il giornale dopo una giornata di lavoro, o dove in molti si ritrovano a giocare a scacchi e a dama sui tavolini del giardinetto. Non mancano gli onnipresenti scoiattoli, sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare.

Anche questa giornata volge al termine, domani un altro bel museo mi attende!

 

 

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